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Trust vs. Creditori: La Cassazione conferma l’Azione revocatoria trust

Una società creditrice ha promosso un’azione revocatoria ordinaria contro un atto di trust (Trust Evo) stipulato da due fratelli, garanti di un finanziamento. La società sosteneva che l’atto pregiudicava le sue ragioni creditorie. I giudici di merito hanno accolto la domanda, ritenendo che l’atto fosse una nuova disposizione patrimoniale e non una semplice proroga di un precedente trust (Trust Epica). La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei fratelli e della società trustee, confermando la decisione che l’atto di trust era revocabile. La sentenza ha ribadito che l’Azione revocatoria trust è ammissibile quando l’atto pregiudica i creditori, anche se i beni erano già segregati.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 16259 Anno 2026
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Pubblicato il 6 giugno 2026 in Giurisprudenza Civile

L’Azione revocatoria trust: quando un atto di destinazione non basta a sfuggire ai creditori

L’istituto del trust, spesso percepito come uno scudo impenetrabile per i beni, si confronta con i diritti dei creditori. La recente ordinanza della Corte di Cassazione fa chiarezza su un aspetto cruciale: l’Azione revocatoria trust. Questa decisione sottolinea come anche gli atti di destinazione patrimoniale, seppur complessi, possano essere messi in discussione quando pregiudicano le ragioni di chi vanta un credito. Capire i confini di questa azione è fondamentale per chiunque operi con strumenti di protezione patrimoniale o si trovi a dover recuperare un credito.

Il caso: un trust contestato dall’Azione revocatoria trust

La vicenda ha visto una società creditrice agire in giudizio contro due fratelli, garanti di un finanziamento bancario. I fratelli avevano stipulato un atto di trust, denominato “Trust Evo”, che la creditrice riteneva lesivo dei suoi diritti. La creditrice sosteneva che questo atto rendeva più difficile il recupero del credito. I giudici di primo e secondo grado hanno dato ragione alla società creditrice, dichiarando l’inefficacia dell’atto di trust per una quota dei beni coinvolti.

La natura dell’atto: proroga o nuova disposizione?

Il punto centrale del dibattito riguardava la natura dell’atto del 2018. I fratelli e la società trustee sostenevano che si trattasse di una semplice “continuazione” di un precedente trust (il “Trust Epica”) istituito nel 2011 dal padre. Se fosse stata una mera proroga, l’atto non avrebbe avuto una natura dispositiva nuova e, di conseguenza, non avrebbe potuto essere oggetto di revocatoria. La Corte d’Appello, e poi la Cassazione, hanno invece stabilito che l’atto del 2018 costituiva l’istituzione di un “nuovo trust”. Questa distinzione è cruciale: un nuovo atto di disposizione può essere revocato se danneggia i creditori, mentre una semplice proroga di un vincolo preesistente no.

I presupposti dell’Azione revocatoria trust: Eventus Damni e Scientia Damni

Per esercitare l’azione revocatoria, la legge richiede la presenza di due elementi fondamentali: l’“eventus damni” e la “scientia damni”.
L’“eventus damni” (danno ai creditori) si verifica quando l’atto del debitore rende più difficile o incerta la soddisfazione del credito. Non è necessario che il patrimonio del debitore sia azzerato, basta una variazione che comprometta la garanzia patrimoniale. La Cassazione ha ribadito che l’“eventus damni” deve essere valutato al momento dell’atto dispositivo, non al momento in cui è sorto il debito.
La “scientia damni” (consapevolezza del danno) è la conoscenza da parte del debitore di arrecare un pregiudizio ai creditori con l’atto compiuto. Nel caso di atti a titolo gratuito (senza corrispettivo), come spesso accade nei trust, la consapevolezza del danno è insita nella natura stessa dell’atto, poiché il disponente si priva di un bene senza ricevere nulla in cambio, riducendo così la garanzia per i creditori.

La decisione della Cassazione sull’Azione revocatoria trust

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai fratelli e dalla società trustee. La Corte ha confermato l’interpretazione dei giudici precedenti, ribadendo che l’atto del 2018 era un nuovo trust e non una proroga. Ha inoltre sottolineato che la valutazione dell’“eventus damni” deve riferirsi al momento dell’atto dispositivo e che la “scientia damni” è implicita negli atti a titolo gratuito. I ricorrenti avevano tentato di contestare la valutazione delle prove e la ripartizione dell’onere della prova, ma la Cassazione ha ritenuto queste censure inammissibili, in quanto miravano a un riesame del merito della causa, non consentito in sede di legittimità.

Le motivazioni: perché l’Azione revocatoria trust ha prevalso

Le motivazioni della Corte di Cassazione si basano su principi consolidati. L’atto del 22.6.2018 non era una mera continuazione, ma un nuovo atto dispositivo. I beni, alla scadenza del “Trust Epica”, erano tornati nella disponibilità dei beneficiari, che poi li hanno segregati in un “Trust Evo”. Questa nuova segregazione ha influito sulla consistenza patrimoniale dei garanti. La Corte ha ribadito che l’“eventus damni” si valuta al momento dell’atto dispositivo. Per gli atti a titolo gratuito, la “scientia damni” è insita nella consapevolezza di chi si priva di un bene senza corrispettivo. I presupposti per l’Azione revocatoria trust erano pienamente soddisfatti.

Le conclusioni: l’efficacia dell’Azione revocatoria trust

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi, rendendo definitiva la decisione della Corte d’Appello. I fratelli e la società trustee sono stati condannati a pagare le spese legali del giudizio di Cassazione, oltre al contributo unificato. L’esito finale conferma che l’Azione revocatoria trust è uno strumento efficace per i creditori. Essa permette di rendere inefficaci gli atti di disposizione patrimoniale, inclusi quelli che istituiscono un trust, quando compromettono la possibilità per i creditori di recuperare quanto dovuto. La sentenza ribadisce l’importanza di bilanciare la protezione patrimoniale con la tutela dei diritti dei creditori.

Cos’è l’azione revocatoria ordinaria?
L’azione revocatoria ordinaria è un’azione legale che permette a un creditore di rendere inefficace, nei suoi confronti, un atto di disposizione patrimoniale compiuto dal debitore che diminuisce la garanzia del credito, rendendo più difficile o incerta la riscossione.

Un trust può essere oggetto di azione revocatoria?
Sì, un atto di istituzione o di modifica sostanziale di un trust può essere oggetto di azione revocatoria se ha natura dispositiva e pregiudica le ragioni dei creditori, rendendo più difficile per questi ultimi recuperare il proprio credito.

Quali sono i requisiti principali per l’azione revocatoria di un atto di trust?
I requisiti principali sono l’“eventus damni” (il pregiudizio per il creditore, cioè la diminuzione o l’incertezza della garanzia patrimoniale) e la “scientia damni” (la consapevolezza del debitore di arrecare tale pregiudizio con l’atto). Per gli atti a titolo gratuito, la consapevolezza del danno è spesso considerata implicita.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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