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Art. 2740 Codice Civile — Sezione Quinta Penale

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66 provvedimenti

Altri anni per Art. 2740 Codice Civile

Bancarotta preferenziale: dolo e responsabilità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta preferenziale e altri reati fallimentari a carico di amministratori e liquidatori di una società di abbigliamento. Gli imputati avevano effettuato operazioni anomale di compravendita di stock di merce per svuotare le casse sociali e favorire un singolo creditore, ignorando un altro creditore munito di titolo esecutivo. La sentenza ribadisce che il dolo nella bancarotta preferenziale risiede nella volontà di alterare l'ordine di soddisfazione dei creditori, consapevoli del danno arrecato alla massa creditoria. Sono state inoltre sanzionate la mancata tenuta delle scritture contabili e la presentazione di una domanda di concordato basata su dati patrimoniali falsificati per ritardare la dichiarazione di fallimento.
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Bancarotta fraudolenta: doveri del liquidatore
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale di un liquidatore per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. Il caso riguardava la vendita di macchinari e veicoli aziendali senza l'effettiva riscossione del prezzo, configurando una distrazione di crediti. Inoltre, la Corte ha ribadito che il nuovo liquidatore ha l'obbligo autonomo di ricostruire la contabilità mancante lasciata dalle precedenti gestioni, non potendo limitarsi a denunciare lo smarrimento dei documenti a ridosso del fallimento.
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Bancarotta Fraudolenta: Condannato per aver liquidato un socio
Un amministratore viene condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale per due motivi. Primo, ha usato fondi della società, ottenuti con un mutuo, per pagare l'acquisto della quota di un socio uscente a favore dei soci rimasti, pagando così un debito personale con patrimonio aziendale. Secondo, ha prelevato oltre 230.000 euro dalle casse sociali senza alcuna giustificazione contabile. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che entrambe le condotte costituiscono una sottrazione di risorse ai danni dei creditori e integrano il reato di bancarotta, a prescindere dallo stato di crisi dell'azienda al momento dei fatti.
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Bancarotta fraudolenta: prova della distrazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale nei confronti di un amministratore che aveva prelevato oltre 150 mila euro dai conti societari senza giustificarne l'impiego. La difesa sosteneva che tali somme fossero compensi dovuti, ma la Corte ha ribadito che l'amministratore ha l'onere di dimostrare la specifica destinazione dei fondi. In assenza di prove documentali sull'uso delle somme per fini sociali, il prelievo configura una distrazione del patrimonio e non una semplice violazione dell'ordine dei pagamenti.
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Concorso in bancarotta: la responsabilità dell’extraneus
La Corte di Cassazione conferma una condanna per il concorso in bancarotta fraudolenta di un imprenditore. Pur essendo un soggetto esterno ('extraneus') alla gestione formale della società fallita, il suo contributo nel sottrarre risorse attraverso complesse operazioni infragruppo è stato ritenuto decisivo. La Corte ha chiarito che l'interesse personale e il ruolo sostanziale prevalgono sulla qualifica formale. La sentenza nei confronti di un coimputato è stata annullata per decesso.
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Bancarotta preferenziale: più pagamenti, un solo reato
Un imprenditore è stato condannato per bancarotta preferenziale per aver favorito alcuni creditori a danno di altri. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 46400/2023, ha chiarito che molteplici pagamenti omogenei e ravvicinati nel tempo costituiscono un unico reato e non attivano l'aggravante dei 'più fatti di bancarotta', procedendo a ridurre la pena. La Corte ha inoltre ribadito che il reato sussiste indipendentemente dalla prova della finale insufficienza dell'attivo fallimentare.
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Recidiva e bancarotta: la motivazione è essenziale
Un soggetto, ritenuto amministratore di fatto di una società fallita, è stato condannato per bancarotta fraudolenta e semplice. In Cassazione, l'imputato ha contestato la sua colpevolezza e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha rigettato gran parte dei motivi, confermando che l'uso di fondi societari per fini personali costituisce distrazione. Tuttavia, ha annullato la sentenza con rinvio sul punto della recidiva, poiché i giudici di merito non avevano adeguatamente motivato le ragioni per cui i precedenti penali indicassero una maggiore pericolosità sociale, limitandosi a un mero riscontro del casellario giudiziale.
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Bancarotta documentale: prova del dolo specifico
Un soggetto, ritenuto amministratore di fatto di una società fallita, è stato condannato per bancarotta patrimoniale e documentale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per la bancarotta patrimoniale, ma ha annullato quella per bancarotta documentale. Secondo la Corte, la semplice mancata consegna delle scritture contabili non è sufficiente a provare l'intento specifico (dolo specifico) di recare pregiudizio ai creditori, elemento necessario per questo tipo di reato. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame su questo punto.
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Bancarotta fraudolenta: distrazione di beni in affitto
La Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta di un amministratore che aveva distratto beni strumentali presi in affitto da un'altra società. La Corte ha stabilito che la sottrazione del diritto di godimento di tali beni, e non solo della proprietà, integra il reato, in quanto diminuisce la garanzia patrimoniale per i creditori della società fallita.
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Bancarotta fraudolenta: concorso dell’extraneus
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta a carico di due coniugi, amministratori di due società fallite. La sentenza chiarisce i criteri per l'attribuzione di responsabilità al concorrente 'extraneus', in questo caso la moglie, che, pur senza un ruolo gestionale primario, ha consapevolmente contribuito alle operazioni distrattive ideate dal marito, legittimandole con la sua partecipazione attiva.
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Bancarotta fraudolenta ditta individuale: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta ditta individuale a carico di un imprenditore che aveva ceduto quattro motoveicoli alla moglie prima di fallire. La sentenza ribadisce che per un'impresa individuale non c'è distinzione tra patrimonio personale e aziendale ai fini del reato, poiché l'intero patrimonio costituisce garanzia per i creditori. L'intento fraudolento è stato desunto da elementi oggettivi, come la tempistica sospetta dell'atto di cessione.
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Crediti tributari e confisca: ammesso l’estratto
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per l'ammissione di crediti tributari al passivo di una confisca di prevenzione, è sufficiente la produzione dell'estratto di ruolo. La Corte ha annullato la decisione di un tribunale che richiedeva la prova della "pertinenzialità" del debito all'azienda confiscata, chiarendo che tale requisito non è previsto dalla legge per i creditori dell'intestatario fittizio. L'estratto di ruolo, se non sospeso o annullato, costituisce un titolo esecutivo idoneo, equiparabile a una sentenza civile provvisoriamente esecutiva, soddisfacendo così i requisiti per l'insinuazione al passivo.
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Scissione societaria: reato di bancarotta e confini
La Corte di Cassazione ha confermato che una scissione societaria, pur essendo un'operazione formalmente lecita, può costituire bancarotta fraudolenta. Nel caso esaminato, un amministratore aveva trasferito beni di valore, tra cui auto di lusso, da una società in crisi a una nuova entità da lui controllata, per poi rivenderli e distrarre i fondi. La Corte ha ritenuto l'operazione finalizzata a depauperare il patrimonio a danno dei creditori. È stata invece dichiarata la prescrizione per il connesso reato di autoriciclaggio.
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Bancarotta per distrazione: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40732/2024, ha confermato la condanna per bancarotta per distrazione a carico di un amministratore di diritto e di uno di fatto. Essi avevano trasferito l'azienda a una nuova società per un valore irrisorio, lasciando la vecchia impresa piena di debiti. La Corte ha ritenuto irrilevante la forma lecita dell'atto (conferimento) di fronte all'effetto di svuotamento patrimoniale a danno dei creditori, configurando pienamente la bancarotta per distrazione.
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Bancarotta fraudolenta: donazioni e danno ai creditori
La Corte di Cassazione ha confermato che la donazione di beni immobili da parte di una società a un'entità collegata (un partito politico) costituisce il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale. La Corte ha chiarito che l'intento di ottenere vantaggi fiscali o di ripianare un singolo debito non esclude la natura distrattiva dell'operazione, poiché questa riduce oggettivamente la garanzia patrimoniale per la generalità dei creditori. Trattandosi di un reato di pericolo, è irrilevante che l'atto non abbia causato direttamente il fallimento o che la società possedesse altri beni.
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Bancarotta Fraudolenta: guida alla responsabilità
La Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta di due amministratori di una società nautica. La sentenza chiarisce la responsabilità per la distrazione di beni e la tenuta della contabilità, anche in caso di gestione promiscua con altre società. L'amministratore ha l'onere di provare la destinazione dei beni mancanti all'attivo fallimentare.
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Spese personali imprenditore individuale: la guida
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un imprenditore individuale condannato per bancarotta fraudolenta. La Corte ha confermato la condanna per la distrazione di beni aziendali, ma ha annullato la decisione riguardo ai prelievi personali. È stato stabilito che le spese personali dell'imprenditore individuale non sono automaticamente un reato. I giudici devono distinguere tra spese necessarie (lecite), spese eccessive (che possono integrare la bancarotta semplice) e spese dissipative (che configurano la bancarotta fraudolenta).
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Bancarotta Fraudolenta: la prova del dolo specifico
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale a carico di un amministratore. La sentenza chiarisce che il dolo specifico, ovvero l'intento di recare pregiudizio ai creditori, può essere desunto dalla complessiva condotta fraudolenta dell'imputato, come la sottrazione di beni e la contestuale omissione delle scritture contabili per occultare tali operazioni. La mancata riscossione di crediti rilevanti verso società collegate è stata ritenuta una forma di distrazione patrimoniale.
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Sequestro conservativo condebitori: la scelta del creditore
La Cassazione Penale conferma che, in caso di più debitori solidali, il sequestro conservativo condebitori va valutato sul singolo soggetto scelto dal creditore. La presenza di un altro coobbligato più solvibile, anche se responsabile civile, non impedisce la misura cautelare. Il ricorso dell'imputato, coinvolto nel fallimento di una società per reati finanziari, viene respinto poiché la scelta del creditore di agire contro di lui è legittima in base al principio di solidarietà passiva.
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Autoriciclaggio e bancarotta: serve un quid pluris
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio a carico di un amministratore. La Corte ha confermato le condanne per bancarotta distrattiva e documentale, ma ha annullato quella per autoriciclaggio. La decisione chiarisce che per configurare l'autoriciclaggio e bancarotta non è sufficiente il mero trasferimento dei beni distratti, ma è necessario un 'quid pluris', ovvero un'ulteriore attività concretamente idonea a ostacolare l'identificazione della provenienza delittuosa dei beni.
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