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Art. 2740 Codice Civile — Anno 2024

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105 provvedimenti

Altri anni per Art. 2740 Codice Civile

Bancarotta per mancata compensazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20736/2024, ha stabilito che gli amministratori di una società, poi fallita, che pagano un debito a una società collegata (e in stato di decozione) senza avvalersi della compensazione legale con un controcredito, commettono il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione. L'atto distrattivo non è l'omissione, ma il pagamento di un debito già estinto 'ipso iure', che sottrae liquidità alla garanzia dei creditori. La consapevolezza dello stato di difficoltà della società beneficiaria è un elemento chiave.
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Responsabilità socio srl cancellata: i limiti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14575/2024, ha chiarito i limiti della responsabilità del socio di srl cancellata. Il caso riguardava un ex socio condannato a risarcire i debiti della società fino al valore di un immobile ricevuto durante la liquidazione. La Corte ha stabilito che anche i beni trasferiti ai soci prima del bilancio finale, a titolo di 'anticipo sulla liquidazione', rientrano nelle somme riscosse che determinano il limite della loro responsabilità verso i creditori insoddisfatti, a meno che il socio non provi rigorosamente la natura di tale trasferimento come rimborso di un credito legittimo e non postergato.
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Revocatoria Fallimentare: imposta proporzionale o fissa?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14473/2024, ha stabilito che la pronuncia giudiziale di accoglimento di una revocatoria fallimentare relativa a un pagamento è soggetta a imposta di registro in misura proporzionale (3%) e non fissa. La Corte ha chiarito che tale sentenza non annulla l'atto originario, ma determina un effettivo trasferimento di ricchezza a favore della massa fallimentare, configurandosi come una condanna al pagamento di somme di denaro. Questa decisione consolida un orientamento giurisprudenziale costante, distinguendo nettamente gli effetti della revocatoria di pagamenti da quelli relativi ad atti come le compravendite immobiliari.
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Fallimento dopo fusione: società incorporata fallibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14414/2024, ha stabilito che una società, anche se estinta a seguito di una fusione per incorporazione, può essere dichiarata fallita entro un anno dalla sua cancellazione dal registro delle imprese. Il caso riguardava una società editrice che, dopo essere stata incorporata in un'altra entità, era stata dichiarata fallita. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la fusione ha un effetto estintivo e non meramente modificativo, rendendo applicabile la norma che tutela i creditori consentendo il fallimento dopo fusione dell'impresa cessata ma insolvente.
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Responsabilità professionale notaio e appello inammissibile
Un acquirente cita in giudizio un notaio per responsabilità professionale a seguito dell'acquisto di un immobile parzialmente non di proprietà dei venditori. La Corte d'Appello respinge la richiesta di risarcimento, ritenendo che l'acquirente avesse implicitamente rinunciato alla sua domanda originaria modificandola in corso di causa. La Corte di Cassazione conferma questa linea, dichiarando il ricorso inammissibile per vizi procedurali. La decisione sottolinea come un caso, pur fondato nel merito sulla responsabilità professionale notaio, possa essere perso a causa di errori nella gestione processuale della domanda e nella formulazione dell'atto di appello.
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Errore di fatto: i limiti alla revoca della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14094/2024, chiarisce la distinzione tra errore di fatto e errore di giudizio. Ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione, stabilendo che una valutazione errata delle prove processuali non costituisce un errore di fatto, ma un errore di giudizio, e pertanto non può essere motivo di revocazione della sentenza.
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Proroga pagamenti vittime usura: illegittima la cartella
La Corte di Cassazione, con la sentenza 14015/2024, ha stabilito che la proroga dei pagamenti fiscali concessa alle vittime di usura e estorsione (ex L. 44/1999) rende il debito temporaneamente inesigibile. Di conseguenza, l'emissione di un'intimazione di pagamento e della relativa cartella durante il periodo di sospensione è illegittima. La Corte ha chiarito che tale proroga non si limita a bloccare la sola fase esecutiva (pignoramenti), ma incide anche sul processo di cognizione, sospendendo la stessa esigibilità del tributo.
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Sospensione adempimenti fiscali: la tutela rafforzata
Una contribuente, vittima di usura, ha impugnato un'intimazione di pagamento per debiti fiscali risalenti al 2002. La Corte di Cassazione, con la sentenza 13989/2024, ha chiarito che la sospensione degli adempimenti fiscali prevista dalla Legge 44/1999 non si limita a bloccare le procedure esecutive (come i pignoramenti), ma rende temporaneamente inesigibile il debito stesso. Di conseguenza, gli atti impositivi e di riscossione emessi durante il periodo di sospensione sono illegittimi, poiché la tutela si estende anche ai processi di cognizione, come quello tributario.
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Sospensione termini fiscali: vittoria per vittime usura
Una contribuente, vittima di estorsione per oltre vent'anni, ha impugnato un'intimazione di pagamento per tributi del 2002. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sospensione termini fiscali prevista dalla legge antiusura rende il debito temporaneamente inesigibile e, di conseguenza, illegittimo l'atto di riscossione emesso durante tale periodo, anche se prima dell'esecuzione forzata. La sentenza della commissione tributaria regionale è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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Omissione variazioni patrimoniali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omissione comunicazione variazioni patrimoniali a carico di una donna, già condannata per reati di tipo mafioso, che non aveva dichiarato la liquidazione di due polizze vita. La Corte ha rigettato la tesi dell'ignoranza inevitabile della legge, sottolineando che l'obbligo di comunicazione ha finalità preventive e riguarda ogni modifica patrimoniale superiore a una certa soglia, a prescindere dalla sua liceità.
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Azione revocatoria: la prova del terzo acquirente
La Corte di Cassazione esamina un caso di azione revocatoria su una vendita immobiliare stipulata tramite un contratto preliminare per persona da nominare. La venditrice, gravata da debiti, aveva promesso in vendita al marito la propria quota di un immobile, il quale ha poi nominato una terza persona come acquirente definitivo. La Corte chiarisce i criteri per valutare la consapevolezza del pregiudizio ai creditori da parte del terzo acquirente, soprattutto quando il credito sorge dopo il preliminare ma prima del rogito, annullando la decisione d'appello e specificando la corretta sequenza di valutazione degli stati soggettivi delle parti coinvolte.
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Fondo patrimoniale: pignorabilità per debiti d’impresa
Un debitore ha contestato un pignoramento immobiliare, sostenendo la protezione del bene in quanto parte di un fondo patrimoniale. Il debito derivava da una fideiussione per un'impresa di famiglia. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'onere della prova spetta al debitore e ribadendo una nozione ampia di 'bisogni familiari', che include le attività finalizzate a produrre reddito. Di conseguenza, i beni del fondo patrimoniale sono pignorabili per debiti d'impresa se non contratti per scopi puramente speculativi. La Corte ha inoltre chiarito che il creditore può agire contro il garante senza prima escutere i beni ipotecati del debitore principale.
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Bancarotta fraudolenta: vendita alla madre è reato
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta di un imprenditore che aveva venduto alla madre la nuda proprietà di un immobile. L'operazione, avvenuta poco prima del fallimento e realizzata tramite accollo del mutuo, è stata considerata una distrazione di beni, in quanto ha sottratto una garanzia patrimoniale ai creditori, a prescindere dalla possibilità di recuperare il bene con altre azioni legali.
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Prescrizione azione responsabilità: il dies a quo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8651/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex sindaco di una società fallita, confermando un principio chiave sulla prescrizione dell'azione di responsabilità. Il ricorrente sosteneva che il termine di prescrizione quinquennale fosse decorso prima della notifica dell'atto di citazione, individuando il 'dies a quo' nel momento in cui si erano deteriorati i rapporti con il principale creditore. La Suprema Corte ha ribadito che esiste una presunzione 'iuris tantum' secondo cui il termine di prescrizione decorre dalla data della dichiarazione di fallimento, momento in cui l'insufficienza patrimoniale diventa oggettivamente percepibile dalla generalità dei creditori. Spetta al sindaco o all'amministratore fornire la prova contraria, dimostrando con fatti di assoluta evidenza una diversa e anteriore data di percepibilità, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Azione revocatoria: interesse ad agire e fondo
Una coppia aveva costituito un fondo patrimoniale con beni già sotto sequestro da parte di un ente ministeriale. L'ente ha avviato un'azione revocatoria per rendere inefficace tale costituzione. Le corti di merito hanno dato ragione all'ente. La coppia ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'interesse del creditore fosse venuto meno, dato che i beni erano stati nel frattempo venduti all'asta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'azione revocatoria serve a preservare la garanzia del creditore e l'interesse a procedere persiste indipendentemente dalle procedure esecutive parallele, per assicurare al creditore la possibilità di rivalersi sul ricavato.
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Concordato in continuità: la Cassazione riesamina
Una società in concordato in continuità si è vista respingere il piano dalla Corte d'Appello perché destinava i flussi di cassa futuri ai creditori chirografari prima di soddisfare integralmente i privilegiati. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8491/2024, non ha deciso nel merito ma ha ritenuto la questione di tale importanza da rimettere la causa in pubblica udienza, aprendo a un possibile ripensamento della giurisprudenza sul tema del concordato in continuità.
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Concordato con continuità: la Cassazione riesamina
Una società in crisi si è vista negare l'accesso al concordato con continuità perché la sua proposta prevedeva di pagare i creditori con i profitti futuri, senza rispettare l'ordine di prelazione. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, non ha deciso il caso nel merito ma, riconoscendo la rilevanza della questione e la possibilità di rivedere un precedente orientamento, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito. Il punto focale è stabilire se i proventi derivanti dalla prosecuzione dell'attività aziendale debbano essere considerati 'nuova finanza' liberamente utilizzabile o se debbano rispettare le regole concorsuali classiche.
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Sequestro conservativo: quando si può ottenere?
Il Tribunale ha concesso un sequestro conservativo a favore di una società creditrice. La decisione si basa sulla prova del credito (fumus boni iuris) tramite fatture, e sul rischio di insolvenza del debitore (periculum in mora), desunto da un bilancio negativo e dalle dimissioni dell'amministratore.
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Azione revocatoria: quando l’atto è pregiudizievole
La Corte di Cassazione conferma la revoca di alcuni atti di disposizione patrimoniale compiuti da fideiussori a danno di un istituto di credito. La sentenza chiarisce che per l'azione revocatoria è sufficiente che l'atto renda più incerta o difficile la riscossione del credito. Si precisa inoltre che la pendenza di un giudizio sulla validità del credito non impone la sospensione del processo revocatorio e che l'onere di dimostrare la sufficienza del patrimonio residuo grava sul debitore.
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Cessione del credito: l’azione revocatoria si trasferisce?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6582/2024, ha stabilito che in caso di cessione del credito, l'azione revocatoria non si trasferisce automaticamente al nuovo creditore, ma è necessario che vi sia un'espressa volontà negoziale delle parti. Nel caso di specie, una società acquirente di un credito in blocco è stata ritenuta legittimata a proseguire l'azione revocatoria iniziata dalla banca cedente, poiché il contratto di cessione includeva il trasferimento di 'ogni e qualsiasi diritto, ragione e pretesa, azione ed eccezione' connessa al credito. La Corte ha valorizzato un'interpretazione conservativa del contratto, ritenendo tale clausola sufficiente a manifestare la volontà di trasferire anche l'azione in corso, respingendo così il ricorso dei debitori.
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