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Art. 274 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

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639 provvedimenti

Altri anni per Art. 274 Codice di Procedura Penale

Ricorso per saltum: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per saltum presentato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ribadito che tale impugnazione è limitata alle sole violazioni di legge, escludendo una rivalutazione del merito. La motivazione del provvedimento, sebbene in parte 'per relationem', è stata giudicata ampia, logica e frutto di autonoma valutazione del giudice, quindi non meramente apparente.
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Doppia conforme: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato in primo e secondo grado per detenzione di stupefacenti. La sentenza ribadisce il principio della "doppia conforme", secondo cui, in presenza di due sentenze di merito concordanti, i motivi di ricorso sono estremamente limitati. In particolare, la Corte ha respinto le censure relative al vizio di motivazione e al travisamento della prova, ritenendole infondate e non correttamente formulate per il giudizio di legittimità.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato agli arresti domiciliari per spaccio. La difesa lamentava l'assenza di gravi indizi di colpevolezza, basati solo sulle dichiarazioni degli acquirenti. La Corte ribadisce che, in fase cautelare, le dichiarazioni precise e concordanti dei consumatori sono sufficienti a configurare i gravi indizi, anche senza sequestro di droga, e chiarisce i criteri per escludere il reato di 'lieve entità'.
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Esigenze cautelari: il tempo non cancella il rischio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un agente di polizia penitenziaria contro la misura della custodia cautelare in carcere per traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva la mancanza di attualità delle esigenze cautelari, dato il tempo trascorso dai fatti e la sospensione dal servizio. La Corte ha invece ribadito che la gravità delle condotte, la loro sistematicità e i legami con la criminalità organizzata rendono il pericolo di recidiva concreto e attuale, giustificando la massima misura restrittiva.
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Misure cautelari: la valutazione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza che disponeva gli arresti domiciliari per detenzione di stupefacenti. La Suprema Corte ha chiarito che, ai fini delle misure cautelari, è sufficiente una qualificata probabilità di colpevolezza e non una prova piena. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e perché il pericolo di reiterazione del reato era stato correttamente valutato dal tribunale sulla base delle modalità concrete dell'azione.
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Esigenze cautelari: il ‘tempo silente’ non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione di tipo mafioso e traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva che il lungo periodo trascorso dai fatti ('tempo silente') avesse affievolito le esigenze cautelari. La Corte ha stabilito che, per reati di tale gravità, il solo passare del tempo non è sufficiente a superare la presunzione di pericolosità sociale, in assenza di prove concrete di un effettivo allontanamento dal contesto criminale.
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Esigenze cautelari e mafia: il tempo non basta
La Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un indagato di associazione mafiosa e narcotraffico, respingendo il ricorso. La Corte ha ribadito che per le esigenze cautelari nei reati di mafia, il solo decorso del tempo non è sufficiente a dimostrare la cessazione della pericolosità sociale, in assenza di prove concrete di recesso dall'associazione criminale.
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Utilizzabilità intercettazioni Sky-Ecc: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato, confermando la misura della custodia cautelare in carcere per reati di associazione mafiosa e narcotraffico. La sentenza stabilisce la piena utilizzabilità delle intercettazioni Sky-Ecc ottenute tramite cooperazione giudiziaria internazionale con le autorità francesi. La Corte ha ritenuto infondate le censure difensive relative all'impossibilità di analizzare l'algoritmo di decriptazione e ha ribadito che, nei reati di mafia, il mero decorso del tempo ("tempo silente") non è sufficiente a escludere le esigenze cautelari.
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Intercettazioni in altro procedimento: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato sottoposto agli arresti domiciliari per associazione per delinquere. La sentenza chiarisce i presupposti per l'utilizzo di intercettazioni in altro procedimento, affermando che è sufficiente che il reato per cui sono state originariamente disposte rientri nelle soglie di legge, anche se attribuito solo ai capi dell'organizzazione e non a tutti i partecipi. La Corte ha inoltre ribadito i limiti del proprio sindacato sui gravi indizi di colpevolezza e sulle esigenze cautelari in materia di misure restrittive.
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Associazione mafiosa: quando il ricorso è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo in custodia cautelare per partecipazione ad un'associazione mafiosa. L'imputato, coinvolto nella gestione di scommesse illegali, ha presentato un ricorso ritenuto generico, in quanto non si confrontava specificamente con le motivazioni del tribunale del riesame. La Corte ha ribadito che, per reati di tale gravità, vige una presunzione di pericolosità che l'indagato ha l'onere di superare con elementi concreti, non essendo sufficiente il solo trascorrere del tempo dai fatti contestati.
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Misure cautelari: il tempo non basta a escluderle
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ribadito che, in tema di misure cautelari per reati associativi, la presunzione di pericolosità sociale non può essere superata dal solo decorso del tempo. È necessario che l'indagato fornisca prove concrete della rescissione dei legami con l'ambiente criminale, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Presunzione di pericolosità e tempo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, confermando la custodia cautelare in carcere. La Corte ha stabilito che la presunzione di pericolosità associata a tali gravi reati non viene meno semplicemente per il notevole tempo trascorso dai fatti. L'avvio di un'attività lavorativa lecita non è stato ritenuto sufficiente a dimostrare un reale cambiamento di vita, in quanto l'attività era preesistente alle ultime contestazioni e non provava un distacco definitivo dal contesto criminale.
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Esigenze cautelari: annullamento parziale per motivazione
Una donna, sottoposta agli arresti domiciliari per reati legati al traffico di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha ritenuto inammissibile il motivo relativo alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ma ha accolto quello sul difetto di motivazione riguardo le esigenze cautelari. L'ordinanza è stata annullata con rinvio perché il tribunale non ha adeguatamente giustificato la concretezza e l'attualità del pericolo di reiterazione del reato, un requisito fondamentale per l'applicazione di misure restrittive.
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Presunzione esigenze cautelari: il tempo non basta
Un soggetto, indagato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, sostenendo che il tempo trascorso dai fatti avesse reso non più attuali le esigenze preventive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che per reati di tale gravità vige una presunzione di esigenze cautelari. Tale presunzione non può essere superata dal solo decorso del tempo, specialmente di fronte a una comprovata pericolosità del sodalizio criminale e a un ruolo attivo dell'indagato.
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Frode carburanti: la Cassazione sulla prova indiziaria
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato coinvolto in una vasta frode carburanti. La sentenza conferma la validità delle misure cautelari basate su gravi indizi di colpevolezza, anche se di natura indiziaria, e chiarisce il concetto di "attualità" del pericolo di reiterazione del reato. Il caso riguardava un'associazione a delinquere finalizzata alla sottrazione di prodotti petroliferi al pagamento delle accise e dell'IVA, attraverso l'uso di una società "cartiera" e documentazione di trasporto fittizia. La Corte ha ritenuto che la sistematicità delle condotte e la professionalità dimostrata giustificassero il mantenimento delle misure.
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Gravi indizi di colpevolezza: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione finalizzata al narcotraffico. La sentenza ribadisce che la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza deve basarsi su un'analisi complessiva e convergente delle prove, non su una lettura frammentaria. Vengono inoltre confermati i criteri per la sussistenza delle esigenze cautelari, anche in presenza di presunzioni legali.
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Esigenze cautelari: attualità del pericolo di reato
La Cassazione conferma la custodia in carcere per traffico di droga, respingendo il ricorso. La Corte ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari basate sull'attualità del pericolo di reiterazione del reato, valutando la personalità dell'indagato, i suoi legami con la criminalità organizzata e le modalità del fatto, nonostante il tempo trascorso.
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Presunzione esigenze cautelari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la Sentenza 9922/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ribadito la forza della presunzione esigenze cautelari prevista dall'art. 275 c.p.p., specificando che il solo trascorrere del tempo non è sufficiente a superarla in assenza di nuovi elementi concreti che dimostrino un affievolimento della pericolosità sociale.
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Rischio di recidiva: la Cassazione e le misure cautelari
Un individuo, arrestato per detenzione di stupefacenti, ha contestato la sua custodia cautelare in carcere per incompetenza territoriale e per assenza di un concreto e attuale rischio di recidiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che per un reato permanente come la detenzione di droga, la competenza è radicata dove avviene una parte della condotta. Inoltre, ha chiarito che il rischio di recidiva è considerato 'attuale' quando esiste una continuità nel potenziale criminale dell'individuo, valutata su elementi concreti come la gravità del fatto e lo stile di vita, senza la necessità di prevedere una specifica occasione di reato imminente.
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Prove Sky-Ecc: la Cassazione conferma la custodia
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10056/2025, ha rigettato il ricorso di un indagato sottoposto a custodia cautelare per associazione di stampo mafioso e narcotraffico. Il caso verteva sull'utilizzabilità delle prove Sky-Ecc, acquisite tramite ordine europeo di indagine. La Corte ha confermato la piena validità di tali prove, ribadendo che l'acquirente stabile di stupefacenti può essere considerato partecipe del sodalizio criminale, e ha respinto le censure sulla mancanza di attualità delle esigenze cautelari.
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