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Art. 274 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

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639 provvedimenti

Altri anni per Art. 274 Codice di Procedura Penale

Finanziatore associazione stupefacenti: carcere confermato
Un indagato ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del riesame che confermava la misura della custodia cautelare in carcere. L'accusa individua il soggetto quale finanziatore associazione stupefacenti, con il compito di mettere a disposizione ingenti risorse economiche per sostenere l'acquisto della droga e l'operatività del gruppo criminale. La difesa contestava la presenza dei gravi indizi di colpevolezza e l'attualità del pericolo di reiterazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, affermando che chi fornisce capitali continui risponde del reato associativo. La disponibilità di mezzi finanziari e i precedenti penali giustificano il mantenimento della misura cautelare in carcere.
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Misure cautelari: il pericolo di reiterazione prevale sugli arresti domiciliari
L'Indagato è stato sottoposto a custodia cautelare in carcere per reati legati allo spaccio di droga (Art. 73 DPR 309/90). Il provvedimento, emesso dal GIP e confermato dal Tribunale del riesame, è stato impugnato in Cassazione. L'Indagato contestava il pericolo di reiterazione, sostenendo che la precedente esperienza agli arresti domiciliari non avesse evidenziato tale rischio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la dedizione professionale all'attività illecita e i legami criminali dell'Indagato rendessero concreto e attuale il pericolo di reiterazione, giustificando la misura più severa della custodia in carcere.
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Uso personale o spaccio: i gravi indizi di colpevolezza
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari ha subito la custodia cautelare in carcere per detenzione e spaccio di hashish. Gli inquirenti hanno trovato oltre 90 grammi di droga nascosti in casa, dosi già confezionate, un bilancino di precisione, carte prepagate e un impianto di videosorveglianza esterna. L'indagato ha sostenuto che lo stupefacente fosse destinato all'uso personale e ha presentato ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La Suprema Corte ha chiarito che per applicare una misura cautelare bastano gravi indizi di colpevolezza basati su una prognosi di elevata probabilità, senza pretendere la certezza assoluta del giudizio finale. L'organizzazione, le dosi e la recidiva giustificano il carcere.
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Accesso abusivo a un sistema informatico: arresti per l’ex doganiere
Un ex funzionario pubblico subisce la misura degli arresti domiciliari per falso ideologico e accesso abusivo a un sistema informatico doganale. L'indagato inviava foto di documenti riservati e comunicava il successo delle operazioni tramite messaggi cifrati. La difesa contesta la misura cautelare, sostenendo l'equivocità dei messaggi e l'assenza di rischio recidiva a causa dell'avvenuto pensionamento. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso. La Suprema Corte conferma i gravi indizi e la legittimità della custodia domiciliare: il pericolo di reiterazione persiste poiché il supporto illecito può avvenire a distanza senza presenza fisica negli uffici.
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Concorso nella detenzione di stupefacenti: connivenza o reato?
Un individuo ha impugnato l'ordinanza che gli applicava la custodia cautelare in carcere per concorso nella detenzione di stupefacenti con il fratello. Egli sosteneva una mera connivenza non punibile e chiedeva misure meno afflittive, come gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la detenzione della droga, trovata in casa, e il passato criminale dell'imputato giustificavano la misura cautelare. La Corte ha ribadito che il suo contributo non era passivo ma attivo, escludendo la connivenza non punibile.
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Accesso agli Atti e Misure Cautelari: Difesa vs. Ritardo PM
Due indagati, sottoposti a misure cautelari per traffico di stupefacenti, hanno impugnato la decisione del Tribunale che aveva confermato l'obbligo di presentazione alla polizia. Contestavano il ritardo nell'accesso agli atti delle intercettazioni e l'illogicità della motivazione sulle esigenze cautelari e i gravi indizi di colpevolezza. La Cassazione ha rigettato i ricorsi. Ha stabilito che la difesa non ha dimostrato di aver richiesto tempestivamente le copie delle intercettazioni o il rinvio dell'udienza. Inoltre, ha ribadito che la valutazione degli indizi e delle esigenze cautelari rientra nel merito e non è sindacabile in Cassazione se la motivazione del giudice di merito non è manifestamente illogica. La sentenza conferma l'importanza di un tempestivo Accesso agli atti e misure cautelari per la difesa.
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Gravi indizi di colpevolezza: dalla consegna alla condanna
L'Indagato ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare in carcere per traffico di stupefacenti e partecipazione a un'associazione criminale. La difesa contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza per il reato associativo, sostenendo che l'uomo eseguiva solo consegne occasionali di modico valore per pochi euro senza far parte della struttura organizzativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno accertato che l'Indagato conosceva perfettamente le dinamiche del gruppo, riceveva direttive sui luoghi e sui tempi di consegna dai vertici e percepiva compensi regolari che costituivano la sua unica fonte di reddito, confermando così la piena legittimità della misura cautelare.
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Custodia cautelare in carcere: quando il tempo annulla la misura
La Corte di Cassazione si è espressa sul caso di un indagato sottoposto alla custodia cautelare in carcere per presunta partecipazione ad un'associazione per il traffico di sostanze stupefacenti ed estorsione. La Suprema Corte ha annullato la misura relativamente al reato associativo e alla sussistenza delle esigenze cautelari. I giudici hanno chiarito che il semplice ruolo di intermediario d'affari o di recupero crediti non dimostra l'appartenenza a un sodalizio criminale se mancano scopi e profitti condivisi. Inoltre, quando trascorre un lasso di tempo considerevole dai fatti senza ulteriori condotte illecite, il giudice deve motivare in modo approfondito la reale ed attuale pericolosità del soggetto. Il caso torna al Tribunale del Riesame per una nuova decisione.
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Custodia cautelare in carcere: nuova accusa e giudicato
L'Indagato impugna l'ordinanza del Tribunale del Riesame che conferma la misura restrittiva a suo carico per traffico organizzato di stupefacenti. La difesa invoca una precedente assoluzione definitiva, la retrodatazione dei termini e l'inutilizzabilità di prove già note. I giudici di legittimità respingono le censure rilevando che il nuovo sodalizio criminale costituisce una realtà storica distinta e autonoma. La Corte conferma la piena legittimità della custodia cautelare in carcere. La legge prevede una presunzione di idoneità del regime detentivo per i reati associativi di droga, superabile solo da specifica prova contraria mai fornita dall'interessato. Il ricorso viene dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Arresti Domiciliari: La Durata Massima della Custodia Cautelare non è Scontata
Un Lavoratore, sottoposto ad arresti domiciliari per reati di droga, ha chiesto la revoca della misura. Ha sostenuto che la durata massima della custodia cautelare fosse stata superata e che il pericolo di commettere nuovi reati fosse cessato. Il Tribunale ha respinto la sua richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha chiarito che per i reati gravi, come il traffico di stupefacenti, la durata massima della custodia cautelare è di un anno, non sei mesi. Inoltre, il semplice trascorrere del tempo o una buona condotta non bastano a escludere il pericolo di reiterazione del reato, specialmente se persistono contatti con ambienti criminali. La Corte ha quindi rigettato il ricorso del Lavoratore.
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Custodia cautelare in carcere per la maxi piantagione
Le forze dell'ordine hanno sorpreso l'indagato mentre curava una vasta coltivazione di marijuana composta da 305 piante, idonee a produrre oltre un milione e ottocento mila dosi. Il Tribunale del Riesame ha disposto la custodia cautelare in carcere, considerando i precedenti specifici dell'uomo e l'elevata quantita di sostanza. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione eccependo irregolarita nella campionatura e chiedendo gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'omesso avviso al difensore per la campionatura non annulla il sequestro. Inoltre, la gravita dei fatti e i precedenti giustificano pienamente la custodia cautelare in carcere, rendendo i domiciliari del tutto inadeguati.
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Custodia cautelare per traffico stupefacenti: il tempo non basta
Un indagato, accusato di partecipazione a un sodalizio criminoso per traffico di stupefacenti, ha impugnato l'ordinanza che confermava la sua custodia cautelare in carcere. Ha contestato la valutazione degli indizi di colpevolezza e l'attualità delle esigenze cautelari, invocando il "tempo silente". La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti opera una presunzione relativa di sussistenza delle misure cautelari in carcere. Il "tempo silente" da solo non basta a superare questa presunzione, se non ci sono elementi concreti che dimostrano la cessazione del pericolo di reiterazione del reato. L'indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Confessa il reato ma la revoca arresti domiciliari viene negata
L'Indagato, sottoposto alla custodia cautelare degli arresti domiciliari per il trasporto di sostanze stupefacenti per conto di una rete criminale, ha richiesto la revoca arresti domiciliari a seguito di una confessione piena dei fatti. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta ritenendo elevato il pericolo di reiterazione del reato. L'Indagato ha impugnato la decisione in Cassazione lamentando l'omessa valutazione della propria collaborazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la confessione conferma i gravi indizi di colpevolezza ma non elimina automaticamente la pericolosità sociale dell'indagato. L'Uso dell'attività lavorativa come copertura per il traffico illecito dimostra uno spessore criminale che giustifica il mantenimento della misura cautelare.
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Associazione a delinquere per contrabbando: Misure cautelari confermate
Un individuo ha presentato ricorso contro la custodia in carcere, misura cautelare applicata per un'accusa di promozione e organizzazione di un'associazione a delinquere per contrabbando di tabacchi. Il Tribunale del riesame aveva confermato la misura. Il ricorrente lamentava la mancanza di autonoma valutazione degli indizi e delle esigenze cautelari, oltre all'assenza di prova dell'associazione e del pericolo di reiterazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale avesse adeguatamente motivato la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari, basandosi sull'organizzazione e sulla capacità gestionale del gruppo criminale. Il ricorrente è stato condannato alle spese e a una multa.
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Corriere della droga: adeguatezza della misura cautelare
Un indagato finisce in custodia cautelare in carcere con l'accusa di aver trasportato partite di cocaina nel ruolo di corriere per conto di un'organizzazione criminale. Il Tribunale del Riesame conferma la misura di massimo rigore, ritenendo la custodia in carcere indispensabile per frenare il pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione convalida la gravità degli indizi e la pericolosità del soggetto, ma accoglie il ricorso sulla scelta della misura detentiva. I giudici supremi evidenziano un difetto logico nella valutazione sulla adeguatezza della misura cautelare: l'attività di trasporto richiede mobilità sul territorio, un fattore che gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico possono neutralizzare efficacemente. La Suprema Corte annulla quindi l'ordinanza limitatamente alla misura applicata e rinvia gli atti per un nuovo esame.
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Custodia cautelare in carcere: quando non è l’unica via possibile
Un Individuo è stato arrestato per detenzione di sostanza stupefacente a fini di spaccio. Il Tribunale aveva confermato la `custodia cautelare in carcere`. L'Individuo ha contestato la decisione, sostenendo l'assenza di un concreto pericolo di reiterazione del reato e la sproporzione della misura. La Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale non avesse adeguatamente motivato l'esclusiva idoneità della `custodia cautelare in carcere`, non provando l'inserimento dell'Individuo in ampi circuiti criminali né che la sua abitazione fosse una base logistica per lo spaccio. La Corte ha annullato l'ordinanza, rinviando per un nuovo esame.
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Associazione per traffico di stupefacenti: carcere confermato
Un indagato propone ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale della Libertà che conferma la custodia cautelare in carcere. L'accusa contestata riguarda la partecipazione a un'associazione per traffico di stupefacenti. La difesa sostiene l'assenza di gravi indizi, valorizzando la breve durata delle intercettazioni e il tempo trascorso dai fatti. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici stabiliscono che le intercettazioni e i riscontri dimostrano un ruolo attivo nella ricerca di terreni e nella gestione della droga. Inoltre, per il reato di associazione per traffico di stupefacenti vige la presunzione relativa di pericolosità e adeguatezza del carcere, non superata dal solo scorrere del tempo. Il ricorrente viene condannato alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Custodia cautelare in carcere: annullata per il corriere
Un indagato subisce la custodia cautelare in carcere con l'accusa di aver trasportato partite di cocaina per conto di un'organizzazione criminale. La difesa contesta sia la gravità indiziaria sia l'eccessiva severità della misura, richiedendo i domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione conferma la validità degli indizi e la pericolosità sociale del soggetto, ma accoglie il motivo relativo all'adeguatezza della misura. L'attività di corriere richiede continui spostamenti sul territorio e il controllo domiciliare elettronico può neutralizzare efficacemente il rischio di recidiva. I giudici annullano l'ordinanza con rinvio limitatamente alla scelta della misura cautelare.
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Spaccio e custodia cautelare in carcere: no alla comunità
Un indagato ha contestato la misura della custodia cautelare in carcere applicata per una vasta attività di spaccio continuato di stupefacenti e gravi condotte violente. La difesa ha sostenuto l'assenza di esigenze cautelari attuali, evidenziando la confessione, la collaborazione con gli inquirenti e la richiesta di avviare un percorso di disintossicazione in comunità tramite il SERT. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'intensa e collaudata frequenza criminale, unita alla forte pericolosità sociale, giustifica pienamente il carcere preventivo. L'atteggiamento collaborativo e la domanda terapeutica non cancellano il concreto e persistente pericolo di reiterazione del reato.
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Custodia cautelare in carcere: la Cassazione conferma l’arresto
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che disponeva la custodia cautelare in carcere nei confronti di un indagato accusato di spaccio e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità delle indagini per una tardiva iscrizione del nome dell'indagato nel registro delle notizie di reato, oltre a negare la gravità indiziaria. I giudici hanno chiarito che l'eventuale ritardo del pubblico ministero nell'iscrizione non comporta l'inutilizzabilità degli atti e che il termine delle indagini decorre solo dalla registrazione formale. Inoltre, le intercettazioni, l'uso di telefoni riservati, auto intestate a prestanome e movimentazioni di oltre cento chili di marijuana confermano la misura. La Cassazione ha rigettato il ricorso e condannato l'indagato alle spese.
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