LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 274 Codice di Procedura Penale — Sezione Quinta Penale

Pagina 23 di 25

492 provvedimenti

Altri anni per Art. 274 Codice di Procedura Penale

Concorso esterno: Cassazione nega arresti domiciliari
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, che chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che né il tempo trascorso né la sentenza di condanna sono elementi sufficienti a indebolire le esigenze cautelari, soprattutto di fronte a prove recenti che dimostrano la persistente pericolosità sociale del soggetto e i suoi continui legami con l'ambiente criminale.
Continua »
Misure cautelari: pericolosità e arresti domiciliari
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato a cui era stata negata la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Nonostante l'assenza di precedenti, il suo deliberato intervento in una rissa, armato di catena, è stato ritenuto indice di una pericolosità sociale tale da rendere inadeguate altre misure cautelari meno afflittive. La Corte ribadisce che non può riesaminare nel merito i fatti, ma solo verificare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione del giudice precedente.
Continua »
Associazione mafiosa: la Cassazione sui gravi indizi
La Corte di Cassazione conferma un'ordinanza di custodia cautelare per due soggetti accusati di associazione mafiosa. La sentenza chiarisce che una condanna non definitiva può costituire un grave indizio di colpevolezza e che un periodo senza nuovi reati (il 'tempo silente') non è sufficiente a vincere la presunzione di pericolosità per i membri di clan storici.
Continua »
Associazione per delinquere: la prova dalle intercettazioni
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di una misura cautelare nei confronti di un medico, ritenuto parte di un'associazione per delinquere finalizzata alla produzione di falsi certificati sulla sicurezza sul lavoro. La Corte ha stabilito che le intercettazioni telefoniche, sebbene contestate dalla difesa, costituivano una prova sufficiente a dimostrare l'esistenza di un accordo criminoso stabile e il contributo consapevole del ricorrente, respingendo il ricorso in quanto volto a una inammissibile rivalutazione dei fatti.
Continua »
Custodia cautelare ultrasettantenni: i limiti
La Procura ricorre contro la decisione di non aggravare la misura cautelare (da arresti domiciliari a carcere) per un indagato ultrasettantenne, anche a fronte di una condanna non definitiva per associazione mafiosa. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la custodia cautelare per ultrasettantenni è possibile solo in presenza di esigenze cautelari di 'eccezionale rilevanza', che richiedono una sostanziale certezza di recidiva e non possono basarsi su una sentenza non ancora passata in giudicato.
Continua »
Esigenze cautelari: il tempo non basta contro la mafia
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due indagati per associazione di tipo mafioso, confermando la custodia cautelare in carcere. La sentenza chiarisce che il notevole tempo trascorso dai fatti (sei anni) non è di per sé sufficiente a superare la presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari. Per vincere tale presunzione, l'indagato deve fornire prova concreta e oggettiva del suo definitivo allontanamento dal sodalizio criminale, cosa che nel caso di specie non è avvenuta, data la persistente pericolosità sociale dei ricorrenti e la continua operatività del clan.
Continua »
Presunzione esigenze cautelari: il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato per associazione mafiosa contro il mantenimento della custodia in carcere. La sentenza ribadisce che per superare la presunzione esigenze cautelari nei reati di mafia, il mero decorso del tempo ("tempo silente") non è sufficiente. È necessaria una prova concreta e oggettiva della rescissione del legame con il sodalizio, che nel caso di specie non è stata fornita, confermando così la massima misura cautelare.
Continua »
Sequestro probatorio: legittima la copia forense del PC
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un sequestro probatorio di dispositivi informatici, inclusa la creazione di una copia forense integrale. La Corte ha stabilito che tale procedura non è sproporzionata se motivata da difficoltà tecniche nell'estrazione immediata dei dati e se la durata del sequestro è limitata al tempo necessario per l'analisi, respingendo il ricorso degli indagati per reati fallimentari e falso ideologico.
Continua »
Sequestro probatorio: legittimo su interi dispositivi
Un consulente fiscale, indagato per reati fallimentari e falso, ha impugnato un'ordinanza di sequestro probatorio dei suoi dispositivi informatici, ritenendola sproporzionata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il sequestro di un intero dispositivo, anziché la sola estrazione di dati, è legittimo quando sussistono difficoltà tecniche che impediscono un'analisi immediata. La Corte ha chiarito che la creazione di una copia forense integrale (definita "copia-mezzo") è permessa se il decreto è adeguatamente motivato, specificando le esigenze investigative e la finalità della prova, evitando così di configurarsi come una ricerca meramente esplorativa.
Continua »
Pericolo di reiterazione: la valutazione della Cassazione
Un indagato, sottoposto agli arresti domiciliari per reati di bancarotta, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di un attuale pericolo di reiterazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che la valutazione del pericolo di reiterazione si basa sulla gravità dei fatti, sulla personalità dell'indagato e sulla sistematicità della condotta, non essendo necessaria la prova di una specifica e imminente occasione di reato.
Continua »
Dissociazione dal clan: basta l’ostilità interna?
Un soggetto condannato per associazione mafiosa ha richiesto la revoca della custodia cautelare, portando come prova le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che attestavano l'ostilità del clan nei suoi confronti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i conflitti interni a un'organizzazione criminale non sono di per sé sufficienti a dimostrare una reale e stabile dissociazione dal clan, necessaria per superare le presunzioni di pericolosità sociale.
Continua »
Pericolo di reiterazione: la valutazione della Corte
La Corte di Cassazione conferma l'applicazione degli arresti domiciliari a due indagati per furto, respingendo i loro ricorsi. La sentenza stabilisce che il concreto e attuale pericolo di reiterazione può essere desunto dalla professionalità dimostrata nell'esecuzione del reato, dalla storia giudiziaria degli indagati e persino dai procedimenti penali ancora in corso, senza che il tempo trascorso dal fatto o il ruolo di 'palo' possano di per sé escludere la pericolosità sociale.
Continua »
Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo indagato per associazione di stampo mafioso ed estorsione. La Corte ha stabilito che la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza deve essere globale e unitaria, non frammentaria. Il ricorso, che proponeva una diversa interpretazione delle intercettazioni e degli elementi di prova, è stato rigettato in quanto mirava a un riesame del merito dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
Continua »
Pericolo di recidiva: la Cassazione conferma il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati di furto. La decisione si fonda sulla valutazione del concreto e attuale pericolo di recidiva, desunto dal modus operandi seriale dell'indagato, dai suoi precedenti specifici e dal fatto che i reati sono stati commessi mentre era già sottoposto a sorveglianza speciale. La Corte ha ritenuto infondate le censure relative al pericolo di inquinamento probatorio e all'adeguatezza della misura, ribadendo che la massima misura cautelare è giustificata a fronte di una spiccata pericolosità sociale.
Continua »
Pericolo inquinamento probatorio: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva revocato la custodia cautelare a due indagati per furto. La Corte ha stabilito che il pericolo di inquinamento probatorio era stato erroneamente escluso, precisando che i tentativi di occultare i profitti del reato costituiscono un rischio concreto che giustifica la misura, anche a indagini avanzate.
Continua »
Appello cautelare: nuovi elementi e aggravamento misura
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di appello cautelare promosso dal Pubblico Ministero. L'imputato, inizialmente agli arresti domiciliari per reati finanziari, si è visto aggravare la misura in custodia in carcere dal Tribunale del riesame. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che nell'appello cautelare è possibile introdurre nuovi elementi di prova, purché relativi allo stesso fatto, per dimostrare l'inadeguatezza della misura più lieve e la sussistenza di esigenze cautelari come il pericolo di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato.
Continua »
Presunzione di pericolosità: Cassazione su 416-bis
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo indagato per partecipazione ad associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.), confermando la misura della custodia cautelare in carcere. La Corte ha ribadito la validità della presunzione di pericolosità sociale per questo tipo di reato, specificando che essa può essere superata solo con prove concrete di un recesso definitivo dal sodalizio criminale, non essendo sufficiente il mero decorso del tempo o la presenza di elementi favorevoli generici.
Continua »
Concorso associazione mafiosa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato, confermando la misura di custodia cautelare in carcere per reati associativi. La sentenza stabilisce che il concorso tra associazione mafiosa e associazione finalizzata al narcotraffico è configurabile quando le due organizzazioni, pur collegate, presentano distinte strutture organizzative e soggettive. Viene inoltre chiarito che l'omessa valutazione di una memoria difensiva da parte del Tribunale del riesame non causa nullità automatica, ma un vizio di motivazione da dimostrare in concreto.
Continua »
Ordinanza cautelare nulla e potere del GIP
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'ordinanza cautelare nulla per un vizio procedurale, come l'omesso interrogatorio preventivo, non preclude allo stesso Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) di emettere un nuovo provvedimento corretto. La nullità non si trasmette e la potenziale incompatibilità del giudice non invalida l'atto, ma può essere fatta valere solo tramite l'istituto della ricusazione.
Continua »
Esigenze cautelari: la Cassazione sul carcere preventivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per bancarotta fraudolenta, confermando la misura cautelare in carcere. La decisione si fonda sulla sussistenza di concrete esigenze cautelari, quali il pericolo di reiterazione del reato, di fuga e di inquinamento probatorio, ritenendo la motivazione del Tribunale del riesame logica e coerente nonostante il tempo trascorso dai fatti.
Continua »