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Art. 274 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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634 provvedimenti

Altri anni per Art. 274 Codice di Procedura Penale

Custodia cautelare in carcere: errore e ricorso respinto
Un indagato ha proposto ricorso in Cassazione per annullare l'ordinanza che manteneva la custodia cautelare in carcere a suo carico per reati di droga. La difesa contestava un errore del giudice di merito sulla data di un altro reato, ritenuto a torto successivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'ordinanza del Riesame si fondava su due motivi distinti: l'ulteriore reato e la straordinaria gravità dello spaccio di ingenti quantitativi di cocaina. Il ricorrente ha impugnato soltanto la ricostruzione temporale, tralasciando l'argomento della gravità dei fatti. La Suprema Corte ha ricordato che l'impugnazione limitata a una sola ragione autonoma rende il ricorso privo di specificità, confermando la misura e condannando l'indagato alle spese e al versamento di tremila euro.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per gravi abusi
Un padre è stato sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere per presunti abusi sessuali continuati ai danni della figlia minorenne. L'indagato ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame sostenendo la violazione del diritto di difesa per il deposito tardivo di una relazione psicologica e contestando l'attualità del pericolo di recidiva a distanza di tempo dai fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che non esiste un obbligo di notifica per gli atti depositati dal Pubblico Ministero prima dell'udienza, spettando alla difesa visionare il fascicolo. Inoltre, la Corte ha confermato la sussistenza della presunzione di adeguatezza del carcere, data la gravità dei fatti, la reiterazione delle condotte e l'assenza di elementi idonei a giustificare misure meno afflittive come gli arresti domiciliari.
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Custodia cautelare in carcere: il lavoro non cancella i rischi
Il Tribunale del Riesame ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti dell'Indagata per la partecipazione a un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'Indagata ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'insussistenza del pericolo di reiterazione del reato, l'efficacia del tempo trascorso dai fatti, lo svolgimento di un'attività lavorativa regolare e presunti errori nella valutazione delle prove relative a un controllo di polizia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il mero tempo trascorso non supera la presunzione legale di pericolosità per i reati associativi di droga. Inoltre, gli eventuali errori di fatto contestati dalla difesa non risultano decisivi rispetto al quadro probatorio complessivo, caratterizzato dalla gravità delle condotte e dal costante inserimento della donna nella rete criminale.
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Revoca della misura cautelare: il solo tempo trascorso non basta
L'Imputato, condannato in secondo grado a sei anni e due mesi di reclusione per associazione per delinquere e truffa aggravata finalizzata ad erogazioni pubbliche, ha chiesto la revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari. La difesa sosteneva l'attenuazione delle esigenze cautelari a causa del tempo trascorso e dello svolgimento di una regolare attività lavorativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il solo tempo trascorso non giustifica la revoca della misura cautelare. La sopravvenuta condanna in appello e la precedente violazione dei domiciliari confermano l'attualità del pericolo di reiterazione. L'Imputato rimane agli arresti domiciliari e deve pagare le spese processuali.
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Custodia cautelare in carcere: ferisce al collo e tenta la fuga
Durante una vacanza, un turista ha accoltellato al collo un passante sconosciuto all'esterno di un locale dopo un alterco. L'aggressore si è poi nascosto nell'alloggio temporaneo in attesa del volo di ritorno all'estero. Il Giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere per tentato omicidio. L'indagato ha impugnato la misura sostenendo che il biglietto aereo fosse già programmato e invocando il dolo d'impeto per ottenere i domiciliari. La Corte di Cassazione ha confermato la misura detentiva, accertando sia il pericolo di fuga sia la totale incapacità di autocontrollo dell'indagato.
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Misure cautelari minorili tra tutela e divieto rieducativo
Un giovane minorenne subisce un'accusa per diffusione di contenuti violenti online e propaganda discriminatoria. Il giudice per le indagini preliminari dispone la custodia in carcere. Successivamente, il tribunale del riesame sostituisce il carcere con il collocamento in una comunità educativa multiculturale con divieto d'uso di dispositivi informatici. I giudici giustificano la misura con lo scopo di rieducare il ragazzo. La difesa impugna la decisione contestando l'assenza di un pericolo attuale e l'uso improprio della misura. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso sulle esigenze cautelari. La Suprema Corte stabilisce che le misure cautelari minorili servono solo a contenere specifici rischi processuali previsti dalla legge e non possono avere scopi punitivi o rieducativi prima di una sentenza di condanna.
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Aggravamento della misura cautelare: annullati gli arresti
Un professionista, sottoposto al divieto di esercitare la professione di ingegnere e di fare impresa nel settore edilizio, subiva un aggravamento della misura cautelare con il ripristino degli arresti domiciliari. Il Tribunale contestava la violazione dei divieti sulla base di consulenze tecniche e lavori d'impiantistica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato e annullato l'ordinanza con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che il divieto d'impresa edilizia era ormai scaduto e che le generiche attività tecniche contestate non dimostravano un effettivo esercizio abusivo della professione protetta di ingegnere. Di conseguenza, la misura custodiale non poteva essere disposta senza la prova certa di una trasgressione specifica.
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Custodia in carcere per ultrasettantenni: frena la mafia
L'Indagato, un uomo di oltre settanta anni accusato di estorsioni aggravate dal metodo mafioso protrattesi per quasi un decennio, ha proposto ricorso contro la decisione che ne confermava la misura detentiva. La difesa sosteneva la prevalenza del divieto di carcerazione legato all'età anagrafica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la custodia in carcere per ultrasettantenni in presenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. I giudici hanno riscontrato la certezza del pericolo di reiterazione dei reati e di condizionamento dei testimoni. Misure meno afflittive, come gli arresti domiciliari anche con controllo elettronico, non offrono adeguate garanzie per interrompere i contatti con la criminalità organizzata. L'Indagato rimane quindi in carcere ed è stato condannato alle spese processuali.
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Premeditazione nei reati minorili: lite o aggressione pianificata?
Un giovane è stato accusato di tentato omicidio aggravato per aver ferito un coetaneo all'addome con un coltello a seguito di una lite per motivi di gelosia. Il Tribunale per i Minorenni ha applicato la misura cautelare del collocamento in comunità, ritenendo sussistenti la premeditazione e il pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione, accogliendo in parte il ricorso della difesa, ha confermato la gravità del fatto ma ha annullato la decisione in merito alla **premeditazione nei reati minorili** e all'adeguatezza della misura custodiale. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'agguato e il piano preordinato richiedono un lasso di tempo ampio e la ferma volontà criminosa, elementi non provati nel caso di uno scontro occasionale. La causa è stata rinviata per un nuovo giudizio che consideri la priorità dei percorsi educativi del minore.
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Custodia cautelare in carcere: serve una motivazione concreta
L'Indagato è stato arrestato per aver fatto esplodere un congegno a ridosso di due automobili e per la detenzione di sostanze stupefacenti. Il giudice ha applicato la misura della custodia cautelare in carcere. L'Indagato ha richiesto la concessione degli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico presso la casa paterna. Il Tribunale del Riesame ha confermato il carcere usando motivazioni generiche e astratte. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Indagato. I giudici di legittimità hanno stabilito che la custodia cautelare in carcere richiede una motivazione rigorosa sulla concreta inidoneità dei domiciliari con controllo elettronico, specialmente per un soggetto incensurato. L'ordinanza cautelare è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame del caso.
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Concorso morale nel reato di spaccio: la Cassazione sul ricorso
Il Tribunale del Riesame ha confermato la misura del divieto di dimora a carico di un indagato per concorso morale nel reato di spaccio di sostanze stupefacenti. Secondo i giudici, l'indagato partecipava all'attività illecita coordinandosi con due complici che vendevano la droga e raccoglievano denaro a lui destinato. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza di prove su un suo ruolo attivo o su un accordo preventivo. Ha inoltre giustificato i passaggi di denaro evocando la compravendita di una bicicletta e vecchi crediti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto pienamente logica la ricostruzione dei fatti basata sulle intercettazioni telefoniche e sulla manifesta inverosimiglianza delle spiegazioni fornite dall'indagato. Di conseguenza, la Corte ha confermato la misura cautelare e condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari se c’è fuga
L'Indagato è accusato di aver organizzato il sequestro di persona della Vittima a fini estorsivi. La difesa ha richiesto la concessione degli arresti domiciliari, contestando la sussistenza del pericolo di fuga e sottolineando la temporaneità di uno spostamento all'estero dell'assistito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa. I giudici hanno confermato la custodia cautelare in carcere per la spiccata pericolosità sociale dell'Indagato e per il concreto rischio di allontanamento. L'Indagato dispone infatti di ingenti somme di denaro, legami internazionali e strumenti di comunicazione cifrati. La misura della custodia cautelare in carcere risulta l'unica idonea a fronteggiare i rischi accertati.
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Arresti domiciliari e pericolo di reiterazione: la Cassazione frena
Un impiegato comunale era stato sottoposto agli arresti domiciliari con l'accusa di corruzione per aver presuntivamente intascato somme di denaro al fine di velocizzare il rilascio di carte d'identità. La difesa ha impugnato la misura segnalando che il dipendente era stato trasferito a un settore privo di contatti con il pubblico, facendo venir meno i presupposti legati a arresti domiciliari e pericolo di reiterazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e annullato la misura. I giudici di legittimità hanno chiarito che occorre accertare se le nuove mansioni consentano effettivamente di commettere reati analoghi. Inoltre, prima di privare una persona della libertà personale, il giudice deve valutare se sia sufficiente una misura interdittiva, come la sospensione dal servizio. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Sostituzione della custodia cautelare negata al pusher
Un indagato per traffico di sostanze stupefacenti e violazioni sulle armi ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. A sostegno dell'istanza ha addotto la disponibilità di un lavoro, il decorso del tempo dall'arresto, la liberazione di un coindagato e la proposta di patteggiamento. I giudici di merito hanno respinto la richiesta rilevando l'assenza di elementi nuovi e la persistente pericolosità del soggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato. La Suprema Corte ha chiarito che il semplice trascorrere del tempo ha valore neutro e che la scelta processuale del patteggiamento non dimostra un reale ravvedimento idoneo ad attenuare il pericolo di reiterazione del reato.
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Sfruttamento del lavoro tra finto aiuto e arresti domiciliari
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per un intermediario accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e sfruttamento del lavoro. L'uomo gestiva l'ingresso in Italia di connazionali stranieri mediante false attestazioni di assunzione e alloggio fornite da imprenditori compiacenti. Una volta giunti sul territorio nazionale, i lavoratori venivano impiegati in nero nel settore florovivaistico con orari massacranti, stipendi decurtati e alloggi fittizi a pagamento. La difesa sosteneva la liceità della semplice attività di incontro tra domanda e offerta, ma i giudici hanno evidenziato la gravità del quadro indiziario e il reale pericolo di inquinamento delle prove. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo la misura cautelare proporzionata e necessaria a impedire la reiterazione dei reati.
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Misure cautelari e pericolo di reiterazione: annullati arresti
Una dipendente comunale dell'ufficio anagrafe è stata accusata di corruzione per aver favorito pratiche di cittadinanza in cambio di denaro e vantaggi economici. Il Tribunale del riesame ha disposto la misura degli arresti domiciliari, ritenendo sufficiente la permanenza in servizio dell'indagata per dimostrare il rischio di recidiva. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza con rinvio. La Suprema Corte ha stabilito che, in materia di misure cautelari e pericolo di reiterazione, il mero dato formale del rapporto di lavoro non basta. Occorre verificare se l'indagata svolga ancora le medesime mansioni a distanza di tempo dai fatti. Inoltre, il giudice deve motivare l'eventualità che una misura interdittiva, come la sospensione dall'ufficio, sia insufficiente prima di disporre la custodia domiciliare.
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Tentata estorsione aggravata: il carcere prevale sui domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un indagato contro la custodia cautelare in carcere per due episodi di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. La difesa contestava l'attendibilità delle persone offese, la sussistenza dell'aggravante e chiedeva una misura attenuata come gli arresti domiciliari. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione del Tribunale del riesame. Le dichiarazioni delle vittime risultano coerenti e riscontrate da intercettazioni e videoriprese. Inoltre, la condotta minatoria ha espresso la tipica carica intimidatoria mafiosa, rendendo impossibile configurare una desistenza volontaria. Trattandosi di reati di criminalità organizzata, vale la presunzione di adeguatezza del carcere per recidere i contatti con l'ambiente criminale locale.
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Sostituzione della misura cautelare minorile: no ai domiciliari
Un minore, ristretto presso un Istituto Penale Minorile per reati di rapina e altre infrazioni, ha chiesto la sostituzione della misura cautelare minorile con una modalita meno restrittiva. La difesa ha sostenuto che il giudice di merito avesse ignorato le relazioni favorevoli dei servizi sociali e della struttura. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il Tribunale ha valutato correttamente tutti gli elementi. Nonostante i primi progressi personali, persiste un elevato pericolo di reiterazione del reato. Il giovane presenta un contesto familiare fragile, ha rifiutato l'inserimento in comunita, ha fatto uso di stupefacenti e ha compiuto atti aggressivi in carcere. Di conseguenza, la misura custodiale in istituto rimane confermata.
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Rissa o tentato omicidio: la Cassazione conferma il carcere
Un gruppo di persone ha aggredito brutalmente due uomini nel parcheggio di un impianto sportivo, ferendoli gravemente con armi da taglio al cranio e alla schiena con perforazione polmonare. Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per tentato omicidio a carico di uno dei responsabili. L'indagato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che si trattasse di una semplice rissa scaturita da provocazioni reciproche, priva della volontà di uccidere. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'uso di armi di grandi dimensioni, la violenza dell'azione e i colpi inferti a organi vitali dimostrano la piena sussistenza del tentato omicidio, confermando la legittimità del carcere per la spiccata pericolosità sociale e il pericolo di reiterazione.
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Custodia cautelare in carcere: confessione non evita la cella
L'imputato, condannato in primo grado per reati di armi con l'aggravante mafiosa, ha chiesto la revoca della custodia cautelare in carcere per ottenere gli arresti domiciliari. La difesa ha sostenuto l'affievolimento del pericolo di reiterazione per via della confessione, del tempo trascorso e della concessione dei domiciliari ai complici. Il Tribunale del Riesame e la Corte di Cassazione hanno respinto l'istanza. I giudici hanno chiarito che l'aggravante mafiosa comporta una presunzione di adeguatezza del carcere. Il tempo trascorso da solo non basta e la confessione era parziale e minimizzante. Poiché l'indagato nascondeva le armi in botole create in casa, la detenzione domiciliare risulta del tutto inadeguata.
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