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Art. 273 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

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Altri anni per Art. 273 Codice di Procedura Penale

Gravi indizi di colpevolezza: confermato il carcere per il basista
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di aver partecipato a un violento assalto a un furgone portavalori. La difesa contestava i riconoscimenti fotografici, l'analisi delle celle telefoniche e l'interpretazione delle intercettazioni, denunciando anche l'uso indebito del silenzio serbato durante l'interrogatorio. I giudici hanno chiarito che sussistono gravi indizi di colpevolezza quando molteplici elementi concordanti creano un quadro indiziario solido. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato l'indagato alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Reato di usura: carcere escluso senza prove certe sui tassi
La Procura della Repubblica contestava a un indagato plurimi episodi relativi al reato di usura e all'emissione di fatture false, ottenendo inizialmente la custodia cautelare in carcere. Il Tribunale del Riesame riduceva la misura agli arresti domiciliari, escludendo i gravi indizi per l'usura a causa dell'indeterminatezza dei tassi e delle somme prestate rilevabili dalle sole intercettazioni, in assenza di dichiarazioni delle persone offese. La Procura impugnava l'ordinanza lamentando carenze motivazionali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero, confermando che il giudice di legittimità non può rivalutare le prove se il provvedimento cautelare risulta motivato in modo logico e coerente.
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Gravi indizi di colpevolezza: confermati i domiciliari
La Corte di Cassazione ha confermato la misura degli arresti domiciliari per rapina aggravata a carico di un'indagata. La difesa contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza a causa dell'esito negativo delle perquisizioni e della presunta mancanza di un'autonoma motivazione da parte del Tribunale del Riesame. I giudici supremi hanno chiarito che il mancato rinvenimento del denaro non esclude la responsabilità se sussistono altri riscontri oggettivi, come il ritrovamento degli occhiali dell'indagata nell'auto della vittima e lo strappo sull'abito di quest'ultima. Inoltre, l'obbligo di autonoma valutazione degli indizi riguarda il giudice che emette la misura iniziale e non il collegio del riesame. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Custodia cautelare in carcere: l’incensurato resta dentro
L'Indagato, accusato di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata a rapine, ricettazione e incendi, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare in carcere. La difesa contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e invocava l'assenza di precedenti penali per ottenere una misura attenuata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso: la persona priva di precedenti non ottiene automaticamente la scarcerazione se emergono una forte caratura criminale e legami con la criminalità organizzata. I giudici hanno condannato il ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Revoca della custodia cautelare ed estinzione del ricorso
L'indagato, accusato di rapina aggravata commessa a Milano, subiva un ordine di carcerazione eseguito all'estero tramite mandato di arresto internazionale. La difesa presentava ricorso per ottenere la libertà e successivamente impugnava il rigetto davanti alla Corte di Cassazione. Prima dell'udienza di legittimità, il giudice competente disponeva la revoca della custodia cautelare per decorrenza dei termini massimi di carcerazione preventiva, provocando la conseguente rinuncia alla richiesta di estradizione da parte dello Stato italiano. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Poiché l'indagato ha già riacquistato la libertà, la prosecuzione del giudizio non avrebbe prodotto effetti pratici.
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Impresa e associazione a delinquere di stampo mafioso: stop ricorsi
Un imprenditore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la misura cautelare per associazione a delinquere di stampo mafioso. La difesa sosteneva l'assenza dei gravi indizi di partecipazione attiva al clan, qualificando il fatto al massimo come concorso esterno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Gli ermellini hanno ribadito che la valutazione degli indizi spetta ai giudici di merito. L'ordinanza impugnata ha spiegato in modo coerente e logico come l'attività dell'indagato costituisse parte integrante della struttura criminale.
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Tentata estorsione aggravata: proiettile per il debito privato
Una madre richiede somme di denaro alla titolare di un salone di bellezza a favore della figlia ex dipendente. Per costringerla al pagamento, l'indagata procura una busta contenente un cornetto e un proiettile, recapitata poi nel negozio tramite complici. I giudici applicano la misura degli arresti domiciliari per il reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. La difesa impugna l'ordinanza cautelare sostenendo l'assenza di collegamenti con clan e la natura privata del debito. La Corte di Cassazione respinge l'impugnazione. I giudici confermano che recapitare un proiettile costituisce una minaccia di morte idonea a evocare la pressione criminale tipica delle mafie, rendendo legittima la misura cautelare.
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Falso amico ed estorsione aggravata dal metodo mafioso: arresti
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per un soggetto accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. L'indagato si spacciava per un amico mediatore della vittima, ma di fatto veicolava pesanti minacce evocando la caratura criminale di una cosca locale per scoraggiarla dal partecipare a un'asta giudiziaria. La difesa sosteneva la natura amichevole e solidale dell'intervento, lamentando l'assenza di minacce dirette. I giudici hanno chiarito che evocare la forza criminale di un clan mafioso basta a integrare il metodo mafioso, a prescindere dall'affiliazione formale. Inoltre, per i reati aggravati da contesto mafioso, la pericolosità si presume attuale fino a prova contraria. Il ricorso è stato rigettato.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione conferma la misura
Un indagato ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava una misura cautelare per tentata estorsione e lesioni personali. La difesa sosteneva l'insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, offrendo una diversa interpretazione delle registrazioni delle telecamere di videosorveglianza rispetto a quella formulata dai giudici di merito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno ribadito che la Cassazione non può riesaminare il merito delle prove o sostituire la propria valutazione a quella del tribunale territoriale, se quest'ultima risulta priva di vizi logici evidenti. L'indagato è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione respinge il ricorso
Un uomo indagato per estorsione e per la partecipazione a un'associazione a delinquere finalizzata alle truffe assicurative ha impugnato l'ordinanza cautelare emessa a suo carico. Il Tribunale del Riesame aveva confermato la custodia cautelare, accertando il pericolo di inquinamento probatorio e il ruolo direttivo dell'indagato nelle estorsioni e nei finti incidenti. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di gravi indizi di colpevolezza e contestando l'attendibilità della persona offesa. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che il ricorso per cassazione non può servire per ottenere una nuova valutazione dei fatti già motivati in modo logico dai giudici di merito. L'indagato perde il ricorso, resta soggetto alla misura cautelare ed è condannato al pagamento delle spese.
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Revoca della misura cautelare: conta il ravvedimento
Un giovane indagato, sottoposto all'obbligo di dimora per i reati di rapina, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, ha chiesto la revoca della misura cautelare. La difesa ha evidenziato elementi rilevanti successivi ai fatti: la confessione piena, il risarcimento integrale del danno alle vittime, un percorso di recupero psico-sociale e la giovane età con totale incensuratezza. Il Tribunale del Riesame ha respinto l'istanza basandosi unicamente sulla gravità dei reati accertati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che il giudice non può fondare il rischio di reiterazione solo sul titolo di reato, ma deve valutare attentamente e in modo attuale i comportamenti virtuosi di ravvedimento mostrati dopo il fatto.
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Gravi indizi di colpevolezza e arresti: ricorso inammissibile
Il Tribunale del Riesame ha applicato gli arresti domiciliari a un indagato per i reati di associazione a delinquere, furto di veicoli commerciali e riciclaggio. L'indagato ha proposto ricorso per Cassazione, contestando la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, la pericolosità sociale e la proporzionalità della misura, sostenendo di aver iniziato un lavoro onesto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la solidità delle prove basate su intercettazioni e tabulati, ribadendo che la valutazione dei fatti spetta ai giudici di merito e che il pericolo di reiterazione del reato era concreto e attuale.
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Custodia cautelare in carcere: valida senza reati imminenti
Il Tribunale del Riesame ha disposto la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di far parte di un'associazione a delinquere dedita a furti e riciclaggio. L'indagato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza di gravi indizi di colpevolezza e la mancanza di attualità del pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la validità degli indizi raccolti tramite tabulati telefonici, pedinamenti e telecamere. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che il pericolo di reiterazione non richiede un'occasione imminente di reato, ma emerge dalla personalità del soggetto e dalla persistente operatività del gruppo criminale. La custodia cautelare in carcere risulta l'unica misura idonea a prevenire nuovi delitti. Il ricorrente deve versare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Custodia cautelare in carcere per vertice di furti e riciclaggio
L'indagato ha contestato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che disponeva la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione a delinquere finalizzata a furti e riciclaggio di veicoli. La difesa sosteneva l'assenza del vincolo associativo, la propria incensuratezza e il decorso del tempo dai fatti contestati, ritenendo ingiustificata la massima misura cautelare. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno confermato che la sistematica ricezione dei veicoli rubati e il ruolo apicale ricoperto rendono attuale il pericolo di recidiva, superando anche lo stato di incensuratezza.
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Tentata estorsione aggravata: confermato il carcere per usura
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di usura e tentata estorsione aggravata. La difesa sosteneva la nullità dell'ordinanza cautelare per genericità delle accuse, la carenza di motivazione autonoma del giudice e l'impossibilità di configurare l'estorsione tra soggetti già complici nel reato di usura. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. L'accusa cautelare richiede una descrizione sommaria ma sufficiente a consentire la difesa. Le intercettazioni chiaramente rappresentative giustificano una motivazione sintetica. Infine, il profitto della tentata estorsione aggravata resta ingiusto anche se collegato a pregresse intese illecite di credito a tassi usurari tra i soggetti coinvolti.
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Elementi costitutivi della rapina tra minaccia e custodia
Il Tribunale della Libertà ha confermato la custodia cautelare in carcere per L'Indagato, accusato di rapina aggravata ed estorsione. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione, sostenendo che mancasse la minaccia necessaria a configurare gli elementi costitutivi della rapina, poiché la vittima si era spaventata soltanto per un repentino cambio di tono vocale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso difensivo. I giudici hanno chiarito che la forza intimidatoria emergeva con chiarezza dal contesto globale dell'azione, dal riconoscimento visivo della vittima e dai filmati di videosorveglianza. La presenza di precedenti penali e la gravità dei fatti giustificano appieno la massima misura cautelare.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile ma senza spese
Un indagato sottoposto a custodia cautelare in carcere chiedeva la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari presso una comunità terapeutica. Il Tribunale del riesame respingeva l'istanza e la difesa proponeva ricorso per cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il giudice per le indagini preliminari concedeva la misura richiesta in comunità. Il difensore rinunciava quindi all'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'indagato non deve pagare le spese processuali né la sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende, poiché la causa della rinuncia non è a lui imputabile.
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Partecipazione ad associazione mafiosa: confermato il carcere
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere a carico di un indagato per i delitti di estorsione aggravata e partecipazione ad associazione mafiosa. La difesa proponeva ricorso per Cassazione, contestando la mancanza di indizi precisi sul ruolo esecutivo nelle estorsioni e sostenendo che le semplici mansioni materiali non dimostrassero l'organicità al clan. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la ripetuta esecuzione di attività dirette agli scopi del clan comprova la partecipazione ad associazione mafiosa. Le intercettazioni analizzate dai giudici di merito delineavano in modo solido la pianificazione e la divisione dei proventi illeciti. Di conseguenza, l'indagato resta in carcere e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Gravi indizi di colpevolezza: confermato il carcere per rapina
I giudici hanno confermato la custodia cautelare in carcere per un giovane accusato di rapina a mano armata e porto illegale di arma. La difesa sosteneva l'assenza di prove dirette, qualificando la presenza sul luogo e il contatto con l'esecutore materiale come mere coincidenze. I filmati di videosorveglianza hanno invece registrato ripetuti passaggi notturni dell'auto dell'indagato davanti al locale poco prima dell'aggressione e un incontro immediato con il complice. La Corte di Cassazione ha ritenuto pienamente sussistenti i gravi indizi di colpevolezza, chiarendo che il controllo di legittimità non può rivalutare i fatti già logicamente accertati dai giudici territoriali.
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Custodia cautelare in carcere: indizi gravi vs. prova piena
L'Indagata, sottoposta a custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere e altri gravi reati predatori, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la misura. La difesa lamentava una motivazione insufficiente sui gravi indizi di colpevolezza e sulle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, affermando che la motivazione del giudice di primo grado, seppur concisa, era stata validamente integrata dal Tribunale del Riesame. Ha ribadito che per la custodia cautelare in carcere bastano gravi indizi e non la prova piena del reato, e che la Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo la logicità della motivazione.
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