Due fratelli hanno accusato la sorella, che aveva convissuto per ventiquattro anni con l'anziana madre, di aver ricevuto in vita da quest'ultima continue somme di denaro, ledendo la loro quota di legittima. I giudici di merito avevano calcolato matematicamente il risparmio teorico della madre, presumendo che il quaranta per cento della sua pensione fosse stato donato alla figlia convivente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della figlia, stabilendo che i passaggi di denaro tra conviventi non costituiscono automaticamente donazioni. Per applicare la collazione delle donazioni, non basta una semplice presunzione matematica basata sui redditi del defunto, ma occorre dimostrare lo specifico spirito di liberalità, escludendo che le somme fossero destinate alle normali spese di gestione della vita comune e della coabitazione.
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