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Art. 2729 Codice Civile — Anno 2023

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703 provvedimenti

Altri anni per Art. 2729 Codice Civile

Residenza fiscale all’estero: il Fisco perde contro il cantante lirico
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la residenza fiscale all'estero di un noto cantante lirico, iscritto all'AIRE e residente a Monaco, pretendendo il pagamento di IRPEF e IVA in Italia. L'amministrazione valorizzava la presenza in Italia della moglie e della figlia. Tuttavia, il contribuente ha dimostrato che la sua attività lavorativa internazionale lo portava a viaggiare continuamente, che possedeva immobili principalmente all'estero e che il matrimonio era da tempo in crisi profonda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, stabilendo che la residenza fiscale all'estero è valida se il centro degli interessi economici e personali del contribuente si trova stabilmente fuori dai confini nazionali, a prescindere da saltuari soggiorni lavorativi in Italia.
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Simulazione della compravendita: finta vendita tra parenti nulla
Una banca ha contestato la vendita di un immobile tra madre e figlia, ritenendola una donazione fittizia per sottrarre il bene ai creditori. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno dichiarato la nullità dell'atto per vizio di forma, ritenendo provata la simulazione della compravendita tramite indizi come il prezzo irrisorio e la mancanza di prove sul pagamento. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso delle parti. La Corte ha chiarito che, di fronte a indizi precisi forniti dal creditore, spetta all'acquirente dimostrare l'effettivo versamento del prezzo. Inoltre, le dichiarazioni di avvenuto pagamento inserite nel rogito notarile non hanno valore vincolante per i terzi creditori estranei all'atto.
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Occupazione senza titolo: risarcimento dovuto anche senza prove
I proprietari di un appartamento hanno richiesto il rilascio dell'immobile e il risarcimento dei danni per l'occupazione senza titolo da parte di due soggetti che lo abitavano a titolo precario. Nonostante la formale richiesta di restituzione inviata tramite raccomandata nel 2006, gli occupanti hanno liberato l'immobile solo nel 2009. La Corte d'Appello ha condannato gli occupanti al pagamento di oltre 16.000 euro per il danno subito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli occupanti, confermando che l'occupazione senza titolo di un immobile genera un danno da perdita della sua utilità che il giudice può calcolare in base al valore di mercato (canone di locazione figurativo) tramite presunzioni semplici, senza necessità di una prova rigorosa del danno concreto da parte del proprietario.
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Responsabilità dei soci per debiti tributari: pagare senza utili
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dei soci per debiti tributari di una società di capitali estinta e cancellata dal registro delle imprese. Nel caso specifico, l'Agenzia delle Entrate aveva ricalcolato le imposte (IRES e IRAP) di una società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata, richiedendo il pagamento ai singoli soci dopo la cancellazione della stessa. Un socio ha contestato la pretesa, sostenendo di non aver mai percepito utili o somme dalla liquidazione. I giudici hanno stabilito che l'estinzione della società comporta il trasferimento dei debiti ai soci in proporzione alla loro quota, indipendentemente dall'effettiva riscossione di somme nel bilancio finale. La contestazione sull'effettiva percezione degli utili potrà essere sollevata solo nella successiva fase di riscossione. Il ricorso del socio è stato rigettato con condanna alle spese.
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Prescrizione contributi previdenziali: no al dolo automatico
Un avvocato si opponeva all'addebito dell'INPS per contributi non versati alla Gestione Separata nel 2011. La Corte d'Appello riteneva che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, sospendendo la prescrizione. La Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che non esiste alcun automatismo tra l'omessa compilazione del quadro RR e il dolo del contribuente. Di conseguenza, la prescrizione contributi previdenziali non può considerarsi sospesa senza un accertamento concreto delle intenzioni del debitore. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità dell’intermediario finanziario: vince il cliente
Un risparmiatore ha citato in giudizio due istituti bancari chiedendo il risarcimento dei danni per la perdita di oltre 300.000 euro investiti in obbligazioni subordinate estere. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda, presumendo che l'investitore conoscesse i rischi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del risparmiatore, ribadendo che in tema di responsabilità dell'intermediario finanziario spetta alla banca l'onere di provare di aver agito con la specifica diligenza professionale e di aver fornito informazioni adeguate. I giudici di merito hanno erroneamente invertito tale onere e utilizzato presunzioni smentite da prove dirette. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Licenziamento individuale: nullo se il badge spia è abusivo
L'Azienda ha intimato un licenziamento individuale a un Lavoratore, accusandolo di aver timbrato il badge d'ingresso per una collega assente. Per dimostrare l'infrazione, l'Azienda ha utilizzato i dati del sistema di rilevazione delle presenze. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il provvedimento poiché i controlli automatici a distanza erano privi di accordo sindacale o autorizzazione amministrativa, rendendo i dati inutilizzabili. Mancando altre prove della condotta contestata, il licenziamento è stato ritenuto illegittimo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando la reintegra del Lavoratore e il risarcimento del danno, ribadendo che i controlli tecnologici non autorizzati non possono fondare un licenziamento.
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Azione revocatoria: la separazione non salva i beni dai creditori
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia del trasferimento di beni immobili effettuato da un ex amministratore di una società fallita a favore della moglie e dei figli in sede di separazione consensuale. La Curatela Fallimentare ha promosso con successo l'azione revocatoria per tutelare i creditori. Il debitore si era difeso sostenendo di essere solo un amministratore di facciata ("testa di legno") e che spettasse ai creditori provare la mancanza di altri beni. I giudici hanno invece ribadito che la quasi totale dismissione del patrimonio fa presumere il danno per i creditori, gravando sul debitore l'onere di provare il contrario. Inoltre, la qualifica formale di amministratore non esclude la consapevolezza del pregiudizio arrecato. L'appello del debitore è stato rigettato, confermando la revoca dei trasferimenti immobiliari.
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Responsabilità precontrattuale: mutuo promesso e poi negato
Una società immobiliare avvia trattative con una banca per ottenere un finanziamento. Su rassicurazione dei funzionari, la società acquista cinque appartamenti accogliendosi un mutuo in sofferenza. Tuttavia, concluso l'acquisto, la banca nega il finanziamento e segnala erroneamente la società alla Centrale Rischi. La Corte d'Appello respinge la richiesta di risarcimento, ma la Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte riconosce la responsabilità precontrattuale dell'istituto di credito: le trattative erano giunte a uno stadio avanzato e l'affidamento della società era legittimo. Inoltre, la banca risponde dell'operato dei propri dipendenti e l'errata segnalazione alla Centrale Rischi, prolungata nel tempo, consente di presumere il danno alla reputazione commerciale della società. La causa viene rinviata per un nuovo esame.
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Revocatoria fallimentare: banca condannata a restituire i fondi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Istituto di Credito, confermando l'obbligo di restituire oltre 795.000 euro a favore della procedura concorsuale. L'azione di revocatoria fallimentare promossa dal Fallimento di un'Impresa di Costruzioni ha colpito i versamenti sul conto corrente della società nell'anno precedente al fallimento. I giudici hanno ritenuto provata la conoscenza dello stato di insolvenza da parte della banca, desumendola dai bilanci aziendali negativi e dall'andamento anomalo del conto. La Suprema Corte ha chiarito che anche i giroconti dal conto anticipi al conto corrente ordinario hanno natura solutoria se riducono lo scoperto di conto, rendendoli così soggetti a revoca.
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Accertamento bancario: reddito di 1 euro ma conti milionari
L'Agenzia delle Entrate ha emesso tre avvisi di accertamento contro una coltivatrice che dichiarava un reddito di solo un euro, a fronte di ingenti movimentazioni sui conti correnti. I giudici di merito avevano annullato gli atti ritenendo che la contribuente non possedesse terreni agricoli nei primi anni e avesse giustificato genericamente le operazioni del 2009. La Cassazione accoglie il ricorso del Fisco. Gli ermellini chiariscono che l'accertamento bancario fondato sulle indagini finanziarie fa scattare una presunzione legale a favore dell'erario. Spetta quindi al contribuente fornire una prova analitica, specifica per ogni singola operazione, per dimostrare che i movimenti non sono imponibili. La mancanza di terreni di proprietà non esclude lo svolgimento dell'attività. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Beneficiario effettivo: la Cassazione batte il fisco sulle prove
Una compagnia assicurativa estera ha richiesto il rimborso parziale delle ritenute subite sugli interessi di titoli obbligazionari italiani. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso, sostenendo che la società non avesse provato la qualità di beneficiario effettivo dei proventi, ritenendo insufficienti le certificazioni della banca intermediaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che i giudici di merito hanno omesso di valutare correttamente le prove documentali e i chiarimenti forniti. Le dichiarazioni di soggetti terzi, come le banche intermediarie, hanno valore indiziario nel processo tributario e non possono essere ignorate senza una motivazione logica. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Finanziamenti dei soci: se manca la prova sono ricavi in nero
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società oltre ottocentomila euro di ricavi non dichiarati, ritenendo che i versamenti registrati come finanziamenti dei soci fossero in realtà utili aziendali nascosti. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione alla società, ritenendo le accuse del Fisco semplici sospetti. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la situazione, accogliendo il ricorso dell'ufficio tributario. I giudici hanno stabilito che, per smentire la presunzione di ricavi occulti, spetta alla società dimostrare la regolarità formale dei passaggi e l'effettiva disponibilità economica dei soci al momento del versamento. Inoltre, la Corte ha chiarito che la sola esibizione delle fatture non basta a dimostrare l'inerenza dei costi dedotti. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Centro commerciale vuoto: sì al recesso per gravi motivi
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso per gravi motivi esercitato da una società conduttrice, che gestiva una palestra all'interno di un centro commerciale. Il centro commerciale aveva subìto un progressivo e drastico declino, culminato nell'abbandono quasi totale da parte delle altre attività commerciali. Questo svuotamento ha causato un crollo verticale del fatturato della palestra. La società locatrice aveva contestato il recesso, chiedendo la risoluzione del contratto per inadempimento e il risarcimento dei danni. I giudici di legittimità hanno invece stabilito che il degrado oggettivo e imprevedibile della struttura commerciale costituisce un fatto sopravvenuto e involontario. Tale situazione rende la prosecuzione del rapporto intollerabilmente gravosa per l'inquilino, giustificando pienamente l'interruzione anticipata del contratto di locazione.
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Interessi di mora: l’Ente Pubblico vince contro il fornitore
Una Società Fornitrice ha richiesto il pagamento di interessi di mora per il ritardo nei pagamenti di forniture effettuate a favore di alcune aziende sanitarie locali poi soppresse. L'Ente Pubblico ha contestato la richiesta, evidenziando la mancanza di prove sulla presentazione delle fatture specifiche per gli interessi e l'inefficacia degli atti di interruzione della prescrizione, inviati a soggetti non corretti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Pubblico, stabilendo che per ottenere gli interessi di mora è indispensabile presentare la specifica fattura per interessi e che la messa in mora deve essere indirizzata esclusivamente al commissario liquidatore dell'ente soppresso. La sentenza d'appello è stata quindi annullata con rinvio.
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Rivendicazione di beni nel fallimento: proprietari senza tutele
Il Fallimento Rivendicante ha richiesto la restituzione di un macchinario industriale detenuto dal Fallimento Resistente. Il Tribunale ha respinto la domanda per mancanza di un titolo d'acquisto con data certa anteriore al fallimento e per mancata prova del titolo di consegna del bene. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha confermato che la rivendicazione di beni nel fallimento richiede la prova rigorosa, tramite atto avente data certa anteriore alla procedura, sia della proprietà del bene sia del titolo per cui il bene era stato affidato alla società poi fallita. Inoltre, il rifiuto del giudice di merito di ordinare l'esibizione delle scritture contabili non è sindacabile in sede di legittimità.
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Azione di riduzione per lesione di legittima: finta vendita ko
Un figlio (poi rappresentato dalla propria erede) ha contestato due finte compravendite immobiliari effettuate dal padre defunto a favore dei nipoti, sostenendo che si trattasse in realtà di donazioni che ledevano la sua quota di eredità. Ha quindi proposto un'azione di riduzione per lesione di legittima. La Corte di Cassazione ha confermato che il figlio, agendo per tutelare la propria quota di riserva, va considerato come "terzo" rispetto ai contratti simulati. Di conseguenza, egli può dimostrare la simulazione senza i limiti di prova previsti per le parti contraenti. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso dell'erede del figlio stabilendo che un assegno ricevuto dalla madre dopo la morte del padre, proveniente da fondi personali di quest'ultima, non deve essere sottratto dalla massa ereditaria del padre. La sentenza è stata cassata con rinvio su questo specifico punto.
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Occupazione senza titolo: no al danno automatico ma sì alle prove
La Curatela Fallimentare ha richiesto la liberazione di un appartamento e il risarcimento dei danni per l'occupazione senza titolo da parte di un privato. I giudici di merito hanno ordinato il rilascio dell'immobile, ma hanno negato il risarcimento ritenendo il danno non provato. La Cassazione, richiamando i principi delle Sezioni Unite, ha chiarito che il danno da occupazione senza titolo non è automatico (in re ipsa), ma consiste nella perdita della concreta possibilità di godere del bene. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso della Curatela poiché la Corte d'Appello ha omesso di valutare le prove indiziarie e le presunzioni offerte, fornendo una motivazione solo apparente. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Efficacia vincolante della puntuazione: quando la bozza non è contratto
Due fratelli hanno citato in giudizio il terzo fratello per far accertare l'efficacia vincolante della puntuazione di un accordo di divisione ereditaria firmato durante un'udienza. Nonostante la scrittura contenesse clausole dettagliate, il verbale d'udienza dello stesso giorno definiva l'accordo come una semplice ipotesi su cui riflettere. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda, escludendo la natura di contratto definitivo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso principale. La Corte ha chiarito che la contemporaneità tra la firma della bozza e la dichiarazione a verbale supera la presunzione di conclusione del contratto, confermando che si trattava di una fase di trattativa non vincolante.
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Contratto di transazione: il silenzio non cancella i debiti
Una società committente ha chiesto al Tribunale di accertare l'inesistenza di un debito verso l'appaltatrice, sostenendo l'avvenuta stipulazione di un contratto di transazione. Secondo la committente, l'accordo si era concluso poiché essa aveva accettato una proposta scritta di rinuncia reciproca ai crediti, semplicemente evitando di avviare azioni risarcitorie. L'appaltatrice ha invece richiesto il pagamento dei lavori eseguiti. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato la tesi della committente, ritenendo mai perfezionato l'accordo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che il semplice silenzio o la mancata promozione di azioni legali non equivalgono a un'accettazione tacita idonea a perfezionare un contratto di transazione, che richiede invece una prova scritta o un'adesione formale e inequivocabile.
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