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Art. 2727 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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278 provvedimenti

Altri anni per Art. 2727 Codice Civile

Dichiarazione di pubblica utilità: prova e giurisdizione
Un istituto religioso ha citato in giudizio un ente comunale per l'occupazione illegittima di un terreno. La Corte di Cassazione ha confermato la giurisdizione del giudice amministrativo, stabilendo che l'esistenza di una dichiarazione di pubblica utilità, pur non essendo stata prodotta in giudizio, può essere provata tramite presunzioni. Il richiamo all'atto in un documento successivo e la mancata contestazione specifica della sua esistenza sono stati ritenuti elementi sufficienti a dimostrare l'esercizio di un potere pubblico, radicando così la competenza del giudice amministrativo.
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Data certa e fallimento: la Cassazione decide
Un istituto di credito si è visto rigettare la domanda di ammissione al passivo fallimentare a causa della mancanza di data certa sul contratto di conto corrente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la decisione, ribadendo che l'assenza di data certa rende le clausole contrattuali inopponibili alla procedura fallimentare, anche se l'esistenza del rapporto è provata da altri elementi. La pronuncia sottolinea l'importanza fondamentale di questo requisito formale per la tutela dei creditori.
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Data certa contratto: opponibilità al fallimento
Una società creditrice si è vista respingere la richiesta di ammissione al passivo di un fallimento perché il contratto di conto corrente era privo di data certa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che la mancanza di una data certa del contratto rende le sue clausole specifiche, come tassi di interesse e spese, inopponibili alla massa dei creditori, anche se l'esistenza del rapporto è provata da altri elementi.
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Estratti conto nel fallimento: prova sufficiente?
Una società creditrice, cessionaria di un credito bancario, ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un'ex società cliente. Il Tribunale aveva negato tale ammissione, svalutando il valore probatorio degli estratti conto. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che gli estratti conto completi, se non specificamente contestati dal curatore, costituiscono prova adeguata del credito. L'onere di sollevare obiezioni puntuali ricade quindi sul curatore, poiché la procedura di insinuazione al passivo funge da rendicontazione.
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Data certa contratto: quando è opponibile al fallimento
Una banca ha visto respingere la sua domanda di ammissione al passivo fallimentare a causa della mancanza di una data certa sul contratto di conto corrente. La Corte di Cassazione ha confermato che, pur potendo provare l'esistenza del rapporto con altri mezzi, la mancanza di data certa sul documento contrattuale rende le sue clausole (come gli interessi convenzionali) inopponibili alla procedura fallimentare. Di conseguenza, il credito può essere ricalcolato considerando solo il capitale e gli interessi legali.
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Querela di Falso: limiti dopo verificazione firma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28871/2024, ha stabilito che la querela di falso è inammissibile se proposta per contestare l'autenticità di una firma già accertata con una sentenza passata in giudicato interno. Il caso riguardava un fideiussore che, dopo l'esito negativo di un procedimento di verificazione della propria sottoscrizione, aveva tentato di riaprire la questione con una querela di falso. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che la mancata impugnazione della decisione sull'autenticità della firma crea una preclusione processuale, impedendo di rimettere in discussione lo stesso punto con un diverso strumento giuridico.
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Responsabilità precontrattuale: risarcimento solo con prova
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28404/2024, ha chiarito i limiti del risarcimento in caso di responsabilità precontrattuale della Pubblica Amministrazione. Un'impresa edile si era aggiudicata un appalto, ma il contratto è divenuto inefficace per mancata registrazione. La Corte ha stabilito che, sebbene la P.A. sia responsabile, l'impresa non ha diritto a un risarcimento presunto per le "spese generali" basato sulla sola consegna del cantiere. È sempre necessaria la prova specifica dei costi effettivamente sostenuti e delle occasioni perse (interesse negativo).
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Ritardo consegna lavori: niente risarcimento senza recesso
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un ente comunale per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dal ritardo nella consegna di un cantiere per il restauro di un immobile storico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando la richiesta. La sentenza stabilisce che, nel contesto degli appalti pubblici, la disciplina speciale prevale su quella generale del codice civile. Pertanto, in caso di ritardo consegna lavori, l'appaltatore deve prima esercitare la facoltà di recesso dal contratto. Solo in caso di mancato accoglimento di tale istanza può richiedere un compenso per i maggiori oneri. Non avendo seguito questa procedura, l'impresa ha perso il diritto al risarcimento.
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Subentro del curatore: ammesso anche in appello
La Corte di Cassazione chiarisce che il subentro del curatore fallimentare in un'azione revocatoria, avviata da un creditore, è un diritto potestativo esercitabile anche in appello. La Corte ha ritenuto irrilevante la precedente inerzia o la diversa posizione processuale assunta dal fallimento in primo grado. La decisione conferma inoltre la revoca di una compravendita immobiliare, basandosi su presunzioni per dimostrare la consapevolezza del terzo acquirente del pregiudizio ai creditori.
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Liquidazione Giudiziale: no atto notarile per la domanda
Un socio di maggioranza ha impugnato la sentenza che apriva la liquidazione giudiziale della sua società, sostenendo che la domanda dell'amministratore fosse formalmente invalida e costituisse un abuso del processo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un importante principio: la domanda di liquidazione giudiziale, a differenza di altri strumenti di regolazione della crisi, non necessita di verbale notarile. È sufficiente che sia sottoscritta dal legale rappresentante. Inoltre, ha chiarito che il socio non può eccepire l'abuso del processo per bloccare la procedura se lo stato di insolvenza è accertato.
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Prova della scientia decoctionis: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare volto a ottenere la revoca di un pagamento a favore di una banca. La Corte ribadisce che la valutazione della prova della scientia decoctionis, ovvero la conoscenza dello stato di insolvenza da parte del creditore, è un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito. Tale valutazione non può essere riesaminata in sede di legittimità se non per vizi logico-giuridici o per l'omesso esame di un fatto decisivo, non essendo sufficiente proporre una diversa lettura degli indizi.
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Scientia decotionis: prova e onere del fallimento
La Cassazione chiarisce i limiti della prova della scientia decotionis. In un caso di revocatoria fallimentare contro una banca, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della curatela, ribadendo che la valutazione degli indizi (bilanci, centrale rischi) spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è adeguata. L'onere della prova della conoscenza dello stato di insolvenza resta a carico del fallimento.
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Azione revocatoria fallimentare: la prova della scientia
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di una vendita immobiliare stipulata poco prima del fallimento della società costruttrice. L'ordinanza si concentra sulla prova della consapevolezza (scientia decoctionis) degli acquirenti dello stato di insolvenza del venditore. La Corte ha stabilito che tale consapevolezza può essere desunta da una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come il notevole ritardo nella stipula del rogito, il coinvolgimento di legali e le proteste collettive di altri promissari acquirenti. La decisione chiarisce che l'azione revocatoria fallimentare è esperibile anche in presenza di un mutuo fondiario e comporta per l'acquirente l'obbligo di restituire l'immobile e i frutti civili maturati dalla data della domanda giudiziale.
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Privilegio ipotecario: onere della prova nel fallimento
L'appello di un'Agenzia di Riscossione per il riconoscimento di un privilegio ipotecario nel contesto di un fallimento è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha ribadito che il creditore ha l'onere di specificare e documentare con precisione i beni immobili su cui grava la garanzia al momento della domanda di insinuazione al passivo, pena la degradazione del credito a chirografario. La valutazione della documentazione da parte del tribunale di merito è considerata un insindacabile accertamento di fatto.
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Nesso causale: onere della prova nell’investimento
Un'investitrice ha citato in giudizio un istituto bancario per le perdite subite in operazioni su derivati, addebitando alla banca la mancata attualizzazione del suo profilo finanziario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Il punto focale della decisione è la mancata dimostrazione del nesso causale tra l'inadempimento formale della banca e il danno economico. L'investitrice, infatti, non è riuscita a provare che un profilo aggiornato avrebbe effettivamente impedito le operazioni ad alto rischio.
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Prescrizione conto corrente: quando si applica?
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un istituto bancario per pratiche illegittime sul proprio conto corrente, chiedendo il ricalcolo del saldo. La banca ha sollevato l'eccezione di prescrizione per le somme versate oltre dieci anni prima. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha stabilito che la prescrizione conto corrente si applica anche se il cliente chiede solo l'accertamento del saldo e non la restituzione di somme, riducendo drasticamente il credito del correntista. Il ricorso della società è stato dichiarato inammissibile.
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Valore probatorio: la lettera dell’avvocato fa prova?
Una società di produzione è stata condannata a pagare degli autori per la stesura di un progetto televisivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando la decisione dei giudici di merito. Il punto cruciale della controversia è stato il valore probatorio attribuito a una comunicazione scritta dall'avvocato della società, che, pur non essendo una confessione formale, è stata considerata un valido elemento indiziario per dimostrare l'avvenuta consegna del lavoro.
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Revocatoria rimesse bancarie: il saldo di fine giornata
Una società in amministrazione straordinaria ha intentato un'azione di revocatoria rimesse bancarie contro un istituto di credito. Il fulcro della controversia era il metodo di calcolo degli importi da restituire (saldo di fine giornata contro saldo infra-giornaliero) e la prova della conoscenza dello stato di insolvenza da parte della banca. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi, stabilendo che, in assenza di una prova certa sulla cronologia delle operazioni giornaliere, il criterio corretto da applicare è quello del saldo di fine giornata. La Corte ha inoltre confermato la valutazione dei giudici di merito sulla consapevolezza della banca dello stato di crisi dell'impresa.
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Azione revocatoria bancaria: la capofila risponde
Una società in amministrazione straordinaria ha ottenuto la revoca dei pagamenti effettuati a un pool di banche prima della dichiarazione di insolvenza. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della sola banca capofila a restituire l'intero importo, in quanto unico soggetto ricevente e rappresentante delle altre. La sentenza chiarisce anche i termini di prescrizione per l'azione revocatoria bancaria in procedure concorsuali avviate prima delle riforme del 2005-2006, confermando l'applicazione della legge precedente.
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Onere della prova: chi deve provare il saldo del conto?
Una società si opponeva a un decreto ingiuntivo per un finanziamento, lamentando anomalie su un conto corrente collegato e danni per investimenti non autorizzati. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'onere della prova per dimostrare le presunte illegalità sul conto e un saldo diverso ricade sul correntista. Inoltre, ha chiarito che una domanda di risarcimento danni non può essere accolta se formulata in modo generico, senza specificare la natura e l'esistenza del danno stesso.
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