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Art. 2727 Codice Civile — Anno 2026

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343 provvedimenti

Altri anni per Art. 2727 Codice Civile

Annullamento contratto opera d’arte: la guida completa
La Corte di Cassazione conferma l'annullamento di un contratto di compravendita di un'opera d'arte a causa di un errore sull'autenticità, ritenuto bilaterale e essenziale. La sentenza chiarisce che l'azione di annullamento contratto opera d'arte è ammissibile anche in presenza di una garanzia di autenticità e che il termine di prescrizione di cinque anni decorre non dall'acquisto, ma dalla scoperta effettiva dell'errore, ovvero dalla presa di coscienza della mancanza di certezza sulla paternità dell'opera.
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Presunzione di evasione: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione chiarisce che la presunzione di evasione legale per capitali detenuti in paradisi fiscali (D.L. 78/2009) non è retroattiva. Tuttavia, l'Amministrazione Finanziaria può comunque utilizzare gli stessi fatti come presunzioni semplici per fondare l'accertamento. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, cassando la sentenza d'appello e rinviando il caso per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Scientia decoctionis: quando l’appello è inammissibile
Un'azienda cartaria, dopo aver ricevuto pagamenti da una società poi fallita, si è vista revocare tali somme. I tribunali di merito hanno confermato che l'azienda era a conoscenza dello stato di insolvenza del debitore (scientia decoctionis). La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso finale, poiché mirava a un riesame dei fatti e mescolava in modo confuso diversi motivi di impugnazione, violando i principi procedurali per il ricorso di legittimità.
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Presunzione evasione: no retroattività, sì a indizi
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presunzione di evasione fiscale legata a investimenti in paradisi fiscali, introdotta nel 2009, non può essere applicata retroattivamente. Tuttavia, l'annullamento della presunzione legale non invalida l'accertamento. Il giudice di merito ha il dovere di valutare se gli stessi fatti (come la detenzione di capitali all'estero e l'omessa dichiarazione) possano costituire prove basate su presunzioni semplici, gravi, precise e concordanti. La Corte ha quindi cassato la sentenza precedente, che si era limitata a dichiarare l'inapplicabilità della norma senza procedere a questa ulteriore valutazione, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Scientia decoctionis: prova e indizi per la banca
Una società cooperativa in liquidazione agiva contro un istituto bancario per la revoca di pagamenti effettuati prima della crisi. I tribunali di merito respingevano la domanda per mancanza di prova della scientia decoctionis della banca. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, criticando la valutazione frammentaria degli indizi (notizie, protesti) e chiarendo che la prova presuntiva richiede un'analisi complessiva e logica, specialmente nei confronti di un creditore qualificato come una banca.
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Costi deducibili: la Cassazione sul noleggio barche
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la legittimità della deduzione dei costi per un'attività secondaria di noleggio imbarcazioni. L'Amministrazione Finanziaria sosteneva la fittizietà dell'attività, avviata da una società con un'altra branca produttiva molto redditizia. La Corte ha stabilito che, una volta provata l'effettività dell'intento imprenditoriale, anche attraverso elementi come un sito web e attività promozionali, i costi deducibili sono legittimi. La perdita iniziale non è di per sé indice di fittizietà, ma una normale fase di avvio di una nuova iniziativa, escludendo così l'ipotesi di abuso del diritto.
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Scientia decoctionis: prova e onere in Cassazione
Una cooperativa in liquidazione ha tentato di revocare un pagamento a una società alimentare, sostenendo che quest'ultima fosse a conoscenza del suo stato di insolvenza (scientia decoctionis) e che ci fosse stato un doppio pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha sottolineato che la valutazione della scientia decoctionis è un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito e che il ricorso per cassazione non può limitarsi a proporre una diversa lettura delle prove, ma deve evidenziare vizi specifici, rispettando il principio di autosufficienza.
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Scientia decoctionis: prova e limiti del ricorso
Una società fallita agiva in revocatoria per recuperare pagamenti. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la valutazione della scientia decoctionis (conoscenza dello stato di insolvenza) da parte del creditore è un apprezzamento di fatto del giudice di merito, non riesaminabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato. Il ricorso incidentale è stato dichiarato inefficace.
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Revocatoria Fallimentare: la prova dell’insolvenza
Una società che aveva ricevuto un pagamento di oltre 500.000 euro è stata condannata a restituirlo dopo il fallimento dell'azienda pagatrice. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo aspetti cruciali dell'azione di revocatoria fallimentare. La Corte ha stabilito che la conoscenza dello stato di insolvenza del debitore da parte del creditore può essere provata tramite presunzioni, incluse le notizie di stampa. Inoltre, ha ribadito che il danno per gli altri creditori è insito nel pagamento stesso e non necessita di una prova separata.
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Demansionamento infermieri: quando è illecito?
Un gruppo di infermieri ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per demansionamento, lamentando di essere stati costretti a svolgere per anni mansioni di livello inferiore. La Corte d'Appello aveva respinto la loro richiesta, ritenendo che le mansioni infermieristiche rimanessero prevalenti. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che il demansionamento infermieri è illegittimo quando l'assegnazione a compiti inferiori è sistematica e non marginale, a prescindere dalla prevalenza delle mansioni proprie. La Corte ha cassato la sentenza e rinviato il caso per un nuovo esame sul demansionamento, rigettando però la domanda di differenze retributive.
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Scientia decoctionis: prova e oneri del creditore
Una società creditrice ha ricevuto pagamenti da un'altra società, poi fallita. Il curatore ha agito in revocatoria, sostenendo la conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis). La creditrice ha contestato la validità della notifica dell'atto di citazione (ricevuta via PEC con file .p7m) e la mancanza di prove. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il destinatario di una PEC deve essere in grado di aprire i formati legali come il .p7m e che la scientia decoctionis si può provare con indizi quali solleciti, piani di rientro falliti e le stesse dichiarazioni del creditore in precedenti atti giudiziari.
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Scientia decoctionis: i limiti alla prova in appello
Una compagnia aerea in amministrazione straordinaria ha agito in revocatoria contro una società di consulenza per recuperare un pagamento, sostenendo che quest'ultima fosse a conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis). La domanda è stata respinta in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della compagnia aerea, confermando che l'argomento cruciale sulla specifica competenza professionale della società di consulenza, quale prova della scientia decoctionis, era stato introdotto tardivamente solo in appello, violando i limiti processuali.
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Agevolazioni fiscali ASD: onere della prova decisivo
La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale sulle agevolazioni fiscali ASD. In caso di accertamento fiscale, spetta all'associazione sportiva dimostrare di possedere tutti i requisiti previsti dalla legge, come la democraticità della gestione, per beneficiare del regime di favore. L'ordinanza analizza il caso di un'associazione a cui erano stati contestati diversi indizi di non conformità. La Corte ha stabilito che il giudice di merito non può limitarsi a esaminare singolarmente gli indizi, ma deve valutarli nel loro complesso, ricordando che l'onere della prova è a carico del contribuente che invoca il beneficio.
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Presunzione di evasione: prova anche senza la legge
Un contribuente ha ottenuto l'annullamento di un accertamento per capitali esteri perché la norma sulla presunzione di evasione non era retroattiva. La Corte di Cassazione ha cassato la decisione, stabilendo che, anche senza la presunzione legale, gli stessi fatti possono costituire prova per presunzioni semplici (indizi). Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione di tutte le prove fornite dall'Amministrazione Finanziaria.
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Responsabilità amministratori associazione: il caso
Un'ordinanza della Corte di Cassazione analizza la responsabilità degli amministratori di un'associazione sportiva per debiti fiscali. Il caso riguarda un ente, formalmente non profit, riqualificato come impresa commerciale dall'Agenzia delle Entrate per aver svolto attività nel settore wellness. La Corte ha confermato la decisione, sottolineando che la gestione di fatto e l'orientamento commerciale dell'attività sono sufficienti a far scattare la responsabilità amministratori associazione, rendendoli personalmente e solidalmente responsabili per le imposte e le sanzioni.
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Danno in re ipsa: la Cassazione nega il risarcimento
Una ditta di autotrasporti, privata dell'uso di un muletto e di un piazzale, ha chiesto il risarcimento dei danni. La Cassazione ha respinto il ricorso, negando il concetto di danno in re ipsa e ribadendo che la parte lesa deve sempre fornire la prova concreta del pregiudizio economico subito. L'assenza di tale prova impedisce sia il risarcimento che la liquidazione equitativa.
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Regime fiscale agevolato: onere della prova per ASD
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito che spetta all'associazione sportiva dilettantistica (ASD) l'onere di dimostrare la sussistenza di tutti i requisiti, sia formali che sostanziali, per poter beneficiare del regime fiscale agevolato. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente invertito tale onere, ponendolo a carico dell'Agenzia delle Entrate. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che applichi correttamente questo principio fondamentale.
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Socio occulto: onere della prova a carico del Fisco
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, stabilendo che la qualifica di amministratore di fatto non è sufficiente per dimostrare quella di socio occulto. Per poter applicare la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili di una società a ristretta base partecipativa, l'Agenzia delle Entrate ha l'onere di provare in modo concreto la qualità di socio in capo al soggetto accertato. In assenza di tale prova, l'accertamento basato sulla trasparenza è illegittimo.
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Amministratore di fatto: la prova della gestione
L'Agenzia delle Entrate accusava un contribuente di essere l'amministratore di fatto e socio occulto di una cooperativa, richiedendo imposte su utili presunti. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'accertamento per insufficienza di prove. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, rigettando il ricorso del Fisco. La Corte ha sottolineato che la prova della qualifica di amministratore di fatto richiede elementi concreti e sistematici, non generiche presunzioni, e che tale ruolo non può essere confuso con quello di socio occulto, soprattutto in una società cooperativa.
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Amministratore di fatto: onere della prova fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando l'annullamento di un avviso di accertamento a carico di un presunto amministratore di fatto. La Corte ha stabilito che spetta all'Agenzia Fiscale fornire la prova certa e incontestabile di una gestione sistematica e continuativa della società da parte del soggetto, non essendo sufficienti elementi indiziari o richiami a procedimenti penali archiviati. La decisione ribadisce il gravoso onere probatorio a carico del Fisco quando intende estendere la responsabilità tributaria alla figura dell'amministratore di fatto.
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