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Art. 2727 Codice Civile — Anno 2026

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343 provvedimenti

Altri anni per Art. 2727 Codice Civile

Contraddittorio preventivo: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un accertamento fiscale. La sentenza chiarisce che, in un accertamento "a tavolino", l'assenza del contraddittorio preventivo non invalida automaticamente l'atto per le imposte sui redditi e l'IRAP. Per l'IVA, tributo armonizzato, il contribuente deve superare la "prova di resistenza", dimostrando che la sua partecipazione avrebbe modificato l'esito dell'accertamento, cosa che nel caso di specie non è avvenuta.
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Responsabilità del liquidatore: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un ex liquidatore per mala gestio, colpevole di aver svenduto e rottamato il magazzino sociale. La sentenza chiarisce che la responsabilità del liquidatore ha natura contrattuale e spetta a lui dimostrare di aver agito con diligenza. Viene inoltre confermata l'inefficacia di una donazione fatta ai figli, in quanto il credito risarcitorio del fallimento era sorto al momento degli atti dannosi e non con la successiva azione legale.
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Ricorso Cassazione: limiti al riesame del merito
Una società concessionaria di auto in liquidazione presenta ricorso alla Corte di Cassazione contro una casa automobilistica in una complessa disputa su crediti commerciali. La Corte rigetta integralmente il ricorso, sottolineando che il giudizio di legittimità non consente un riesame del merito dei fatti o delle prove. La pronuncia ribadisce i rigorosi requisiti di autosufficienza che un ricorso in Cassazione deve possedere per non essere dichiarato inammissibile.
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Accertamento analitico-induttivo: quando è valido?
Una società ha contestato un avviso di accertamento basato sul metodo analitico-induttivo, sostenendo che la propria contabilità fosse formalmente corretta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che un **accertamento analitico-induttivo** è valido quando specifiche e gravi incongruenze (come pasti serviti senza personale o incassi non registrati) rendono le scritture contabili complessivamente inattendibili, anche se formalmente in ordine. In questi casi, l'onere di dimostrare il contrario passa al contribuente.
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Accertamento per relationem: valido senza allegati
Un'azienda ha ricevuto un avviso di accertamento basato su prove emerse da una verifica fiscale su un'altra società. La Corte di Cassazione ha stabilito la validità di tale atto, chiarendo che un accertamento per relationem è legittimo anche se il documento esterno richiamato non è allegato, a condizione che l'avviso ne riproduca il contenuto essenziale per garantire il diritto di difesa del contribuente. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Società di fatto: la prova per presunzioni fiscali
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per la prova di una società di fatto in ambito fiscale. L'Agenzia delle Entrate aveva accertato l'esistenza di un sodalizio occulto tra due soggetti operanti nel settore immobiliare, ma le commissioni tributarie avevano annullato gli atti. La Suprema Corte ha cassato la decisione di merito, affermando che il giudice non può esaminare gli indizi in modo isolato, ma deve procedere a una valutazione complessiva per verificare la sussistenza dei requisiti di gravità, precisione e concordanza necessari a fondare la prova per presunzioni. La sentenza sottolinea come la prova di una società di fatto si basi sull'analisi combinata di più elementi.
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Accertamento induttivo: la contabilità in nero vince
Una società è stata soggetta a un accertamento induttivo dopo il ritrovamento di un file sul computer dell'amministratore che indicava vendite non dichiarate. Nonostante la contabilità ufficiale fosse formalmente corretta, la Corte di Cassazione ha stabilito che tale contabilità parallela o 'in nero' costituisce una base probatoria valida e sufficiente per una rettifica fiscale, anche se rappresenta l'unico indizio. La Corte ha quindi annullato la decisione contraria del giudice di merito, rinviando il caso per un nuovo esame basato su questo principio.
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Società a ristretta base: presunzione utili ai soci
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso sulla presunzione di distribuzione di utili non dichiarati in una società a ristretta base a un socio indiretto. La Corte ha accolto il ricorso per difetto di motivazione dell'avviso di accertamento, che non spiegava adeguatamente il nesso con il socio non diretto. Tuttavia, ha confermato la piena legittimità della presunzione di distribuzione degli utili, specificando che essa si estende anche attraverso più livelli societari, purché la compagine sociale rimanga ristretta. La causa è stata rinviata per un nuovo esame sul profilo della motivazione.
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Contratto autonomo di garanzia: rinvio della Cassazione
La Corte di Cassazione esamina un ricorso relativo a un contratto autonomo di garanzia. Il ricorrente, erede del garante originario, solleva questioni sulla natura del contratto, distinguendolo dalla fideiussione, e sulla sua possibile nullità per conformità a schemi ABI anticoncorrenziali. Tuttavia, la Corte non decide nel merito. Con un'ordinanza interlocutoria, rinvia la trattazione del caso, assegnando al ricorrente un termine per sanare un difetto di notifica del ricorso a una delle parti, considerata litisconsorte necessario.
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Scientia decoctionis: prova e oneri del creditore
Una società cooperativa in liquidazione ha agito in revocatoria fallimentare per un pagamento effettuato a favore di un'altra società, sostenendo la sussistenza della scientia decoctionis. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prova della conoscenza dello stato di insolvenza del debitore deve essere effettiva e concreta, non meramente potenziale. La valutazione degli indizi presuntivi spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
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Trasferimento d’azienda e TFR: la Cassazione decide
Un lavoratore si dimette per essere immediatamente assunto da una nuova società che prosegue la stessa attività. L'INPS nega l'intervento del Fondo di Garanzia per il TFR. La Corte di Cassazione conferma che si tratta di un trasferimento d'azienda fraudolento, finalizzato a eludere la legge. Di conseguenza, il nuovo datore di lavoro è responsabile per il TFR maturato e l'operazione è inefficace.
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Trasferimento d’azienda: no al Fondo Garanzia INPS
Analisi di un'ordinanza della Cassazione sul caso di un presunto trasferimento d'azienda mascherato da dimissioni di massa e successive riassunzioni. La Corte ha stabilito che, in caso di operazione elusiva volta a scaricare il TFR sul Fondo di Garanzia dell'Ente Previdenziale, quest'ultimo può legittimamente negare il pagamento, confermando la responsabilità solidale della società cessionaria.
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Credito IVA negato: la prova della società cedente
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che si era vista negare il rimborso di un credito IVA acquisito da un'altra impresa. La decisione si fonda sull'accertata inesistenza e non operatività della società cedente. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione sull'effettività di un soggetto passivo è un accertamento di fatto, non sindacabile in sede di legittimità, e che l'onere di dimostrare la reale consistenza della società originaria grava su chi richiede il rimborso del credito IVA.
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Perdita di chance: onere della prova del dirigente
Un gruppo di dirigenti medici ha citato in giudizio un'azienda ospedaliera per il mancato pagamento della retribuzione variabile. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione d'appello. La Corte ha stabilito che, per ottenere un risarcimento per perdita di chance, non basta provare l'inadempimento del datore, ma è necessario allegare e provare elementi specifici sulla concreta possibilità e sul valore dell'occasione persa, onere non soddisfatto dai ricorrenti.
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Scientia decoctionis: onere della prova e indizi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una procedura concorsuale che chiedeva la revoca di alcuni pagamenti a favore di un fornitore. Il caso verteva sulla prova della cosiddetta "scientia decoctionis", ovvero la conoscenza da parte del creditore dello stato di insolvenza del debitore. La Corte ha ribadito che l'onere di fornire tale prova spetta a chi agisce in revocatoria e che la valutazione degli elementi indiziari (come assegni protestati di modesto importo o ritardi nei pagamenti) è di competenza esclusiva del giudice di merito, non potendo essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è logicamente coerente.
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Scientia decoctionis: prova e oneri del curatore
Una società cooperativa in liquidazione ha agito in revocatoria contro una compagnia di telecomunicazioni per pagamenti ricevuti prima dell'insolvenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione d'appello. La Corte ha stabilito che la procedura non ha fornito prove sufficienti della 'scientia decoctionis' del creditore, ovvero la sua effettiva conoscenza dello stato di insolvenza. È stato ribadito che la valutazione degli indizi è di competenza dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è adeguata.
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Prova presuntiva: la Cassazione sui redditi di capitale
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte di Giustizia Tributaria che aveva qualificato delle somme come rimborsi spese anziché redditi da capitale. La decisione è stata cassata perché il giudice di secondo grado non ha correttamente applicato la prova presuntiva, omettendo di valutare tutti gli elementi indiziari forniti dall'Agenzia delle Entrate e limitandosi a considerare solo le prove del contribuente. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione degli indizi deve essere complessiva e non atomistica.
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Benefici fiscali ASD: onere della prova e limiti
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito due principi fondamentali per le Associazioni Sportive Dilettantistiche (ASD). La Corte ha stabilito che spetta all'associazione dimostrare di possedere tutti i requisiti per accedere ai benefici fiscali ASD, inclusa la gestione democratica. Inoltre, il superamento del limite di ricavi commerciali stabilito dalla legge (in questo caso 250.000 euro per l'anno di riferimento) è di per sé sufficiente per la revoca delle agevolazioni, indipendentemente dalla prevalenza dell'attività commerciale su quella istituzionale. La sentenza di secondo grado, che aveva dato ragione all'associazione, è stata annullata con rinvio.
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Benefici fiscali ASD: onere della prova e gestione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 149/2026, ha chiarito un punto cruciale sui benefici fiscali per le ASD. Ha stabilito che l'onere di provare la sussistenza dei requisiti per le agevolazioni, in particolare la democraticità della gestione, spetta all'associazione stessa e non all'Amministrazione finanziaria. Il caso riguardava un'associazione sportiva a cui erano stati negati i benefici per IRES, IRAP e IVA. La Corte ha cassato la decisione del giudice di secondo grado che aveva erroneamente invertito l'onere della prova, sottolineando che gli elementi indiziari forniti dall'Ufficio, se gravi, precisi e concordanti, sono sufficienti a innescare il dovere dell'ASD di fornire prova contraria.
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Inammissibilità dell’appello: motivi e conseguenze
Una società cooperativa in liquidazione ha agito contro un fornitore per la revoca di un pagamento. La Corte d'Appello ha dichiarato l'impugnazione inammissibile per genericità. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che una volta dichiarata l'inammissibilità dell'appello, ogni successiva argomentazione sul merito diventa irrilevante e non può essere oggetto di ricorso, poiché il giudice si è già spogliato del potere di decidere.
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