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Art. 2727 Codice Civile — Anno 2025

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1020 provvedimenti

Altri anni per Art. 2727 Codice Civile

Divieto di doppia presunzione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene su un caso di responsabilità degli organi sociali di una società fallita. La Corte ha cassato la sentenza di merito riguardo la quantificazione del danno, riaffermando il divieto di doppia presunzione. Secondo i giudici, il calcolo del danno non può basarsi su una presunzione che a sua volta deriva da un altro fatto non provato ma solo presunto, specialmente in relazione alla stima delle rimanenze di magazzino. La decisione chiarisce anche l'impatto delle transazioni parziali sulla responsabilità solidale dei convenuti.
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Prescrizione quinquennale agente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato che la prescrizione quinquennale si applica alle indennità di fine rapporto per gli agenti di commercio, rigettando la tesi del termine decennale. In un caso riguardante un agente che chiedeva varie somme dopo la cessazione del contratto, i giudici hanno ribadito che la 'ratio' della norma è evitare difficoltà probatorie a distanza di tempo. È stato inoltre chiarito che una notifica per un tentativo di conciliazione, se inviata a un indirizzo errato, non è idonea a interrompere la prescrizione quinquennale dell'agente.
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Responsabilità cessionario azienda: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha ribadito un principio fondamentale in materia di cessione d'azienda. L'acquirente (cessionario) risponde dei debiti dell'azienda ceduta solo se questi risultano dai libri contabili obbligatori. Questa regola sulla responsabilità del cessionario azienda vale anche se l'acquirente era a conoscenza dei debiti o se la cessione è avvenuta con intenti fraudolenti. Per i creditori, la tutela contro atti fraudolenti risiede in altri strumenti legali, come l'azione revocatoria, e non in un'interpretazione estensiva dell'art. 2560 c.c. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva condannato il cessionario basandosi sulla natura fraudolenta dell'operazione, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Società di fatto: la prova spetta all’Agenzia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate relativo a un accertamento fiscale basato sull'esistenza di una società di fatto. La Corte ha stabilito che l'onere di provare gli elementi essenziali della società (fondo comune, affectio societatis) spetta all'Amministrazione finanziaria, e che ricoprire ruoli manageriali in altre aziende dello stesso gruppo non costituisce una prova sufficiente.
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Società di fatto: prova a carico dell’Agenzia Entrate
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che l'onere di provare l'esistenza di una società di fatto, ai fini dell'imputazione di un reddito da partecipazione, grava sull'Amministrazione finanziaria. Nel caso di specie, l'Agenzia non ha fornito prove sufficienti sugli elementi essenziali del vincolo societario, come il fondo comune e l'affectio societatis, rendendo illegittimo l'avviso di accertamento notificato al contribuente, ritenuto erroneamente socio di due società estere.
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Onere della prova: appalto illecito e Cassazione
La Cassazione chiarisce l'onere della prova in caso di appalto sospettato di essere una illecita intermediazione di manodopera. Se l'Agenzia delle Entrate fornisce indizi, spetta al committente dimostrare la genuinità del contratto, provando l'autonoma organizzazione e il rischio d'impresa dell'appaltatore. In mancanza di tale prova, i costi non sono deducibili.
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Spese di sponsorizzazione e onere della prova
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di contestazione di spese di sponsorizzazione per presunta sovrafatturazione, spetta all'Amministrazione Finanziaria fornire indizi della parziale inesistenza dell'operazione. Una volta forniti, l'onere della prova si sposta sul contribuente, che deve dimostrare l'effettività e la congruità della spesa. La presunzione di inerenza non è sufficiente a superare la contestazione sull'esistenza del costo.
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Qualificazione rapporto di lavoro: Volontariato o No?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gestore di un circolo culturale contro la sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato la qualificazione del rapporto di lavoro di alcuni soci come subordinato, anziché come volontariato. La decisione si fonda sulla prevalenza degli indici fattuali della subordinazione (orario fisso, compenso periodico, eterodirezione) rispetto alla qualificazione formale data dalle parti. La Corte ha ribadito che l'accertamento di fatto del giudice di merito, se correttamente motivato, non è censurabile in sede di legittimità.
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Onere della prova licenziamento: chi prova la dimensione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13689/2025, ha stabilito un principio cruciale sull'onere della prova nel licenziamento. In caso di recesso per giustificato motivo oggettivo, spetta esclusivamente al datore di lavoro dimostrare che l'azienda ha un numero di dipendenti inferiore alla soglia per l'applicazione della tutela reale. Una semplice visura camerale, essendo un documento basato su dati forniti dall'azienda stessa, non è considerata una prova sufficiente. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente invertito l'onere della prova, ponendolo a carico del lavoratore, e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Licenziamento orale: la prova spetta al lavoratore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13683/2025, ha stabilito che l'onere della prova del licenziamento orale ricade sempre sul lavoratore. Anche se il datore di lavoro nega in toto l'esistenza del rapporto, questa difesa non solleva il dipendente dal dover dimostrare l'effettiva volontà del datore di interrompere il contratto. La Corte ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando che la negazione del rapporto non è logicamente incompatibile con la negazione del licenziamento stesso.
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Onere della prova del pagamento: spetta al debitore
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce un principio fondamentale delle obbligazioni: l'onere della prova del pagamento spetta sempre al debitore. Il caso riguardava una fornitura di beni non pagata, dove il debitore sosteneva erroneamente che il saldo di fatture successive implicasse il pagamento di quelle precedenti. La Corte ha respinto il ricorso, ribadendo che spetta al debitore fornire prova certa dell'avvenuto pagamento per estinguere l'obbligazione.
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Azione revocatoria: un solo indizio basta per la prova
Una società creditrice agisce con azione revocatoria per rendere inefficace la cessione di un ramo d'azienda effettuata dalla sua debitrice. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo due principi chiave: il pregiudizio per il creditore va valutato al momento dell'atto e, per provare la consapevolezza del danno da parte del terzo acquirente, può essere sufficiente anche un solo indizio, purché grave e preciso, come la coincidenza dell'amministratore tra le due società coinvolte.
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Sovrafatturazione IVA: onere della prova del contribuente
Una società ha contestato un avviso di accertamento per una presunta indebita detrazione IVA di oltre 2 milioni di euro, derivante da un'operazione immobiliare sospettata di sovrafatturazione IVA. I giudici di merito hanno confermato l'accertamento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, specificando che, in presenza di presunzioni gravi, precise e concordanti fornite dall'autorità fiscale, l'onere della prova si trasferisce sul contribuente. La Corte ha inoltre ribadito i limiti del proprio sindacato sui fatti, soprattutto in presenza di una decisione "doppia conforme" dei tribunali di merito.
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Minimale contributivo: onere della prova del datore
Una società ha contestato un avviso di addebito dell'ente previdenziale per contributi non versati, sostenendo che un dipendente avesse lavorato meno ore dello standard. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, riaffermando il principio del minimale contributivo. Secondo la Corte, i contributi si calcolano sulla retribuzione e sull'orario minimi previsti dai contratti collettivi, e spetta al datore di lavoro l'onere di provare formalmente qualsiasi legittima riduzione oraria; in assenza di tale prova, la contribuzione piena è dovuta.
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Onere della prova frode IVA: la Cassazione decide
L'Amministrazione Finanziaria contesta a una società delle operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del Fisco, chiarisce la ripartizione dell'onere della prova frode IVA. Spetta all'Amministrazione fornire indizi gravi, precisi e concordanti sulla frode e sulla consapevolezza del contribuente, dopodiché la prova della buona fede passa a quest'ultimo. La Commissione Tributaria Regionale aveva errato nel non valutare tutti gli indizi forniti dal Fisco.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: onere della prova
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia Fiscale contro una società, annullando la sentenza di secondo grado. Il caso riguarda il recupero di IVA per operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte ha stabilito che i giudici di merito hanno errato nel valutare gli indizi di frode in modo isolato anziché congiunto. L'onere della prova spetta all'Amministrazione Finanziaria, che deve dimostrare, anche tramite presunzioni, la consapevolezza del contribuente di partecipare a un'evasione. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione complessiva degli elementi probatori.
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Frode carosello: onere della prova e buona fede
In un caso di presunta frode carosello, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che aveva riconosciuto il diritto alla detrazione IVA ad una società. La Corte ha ribadito che, una volta che l'Amministrazione Finanziaria fornisce indizi gravi, precisi e concordanti sull'esistenza di una frode, l'onere della prova si sposta sul contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto, non essendo sufficiente la mera regolarità formale dei documenti contabili.
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Onere della prova frode IVA: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, annullando la decisione di merito che aveva riconosciuto il diritto alla detrazione IVA a una società. Il caso riguarda operazioni soggettivamente inesistenti con una società 'cartiera'. La Corte ha ribadito che, una volta che il Fisco fornisce indizi gravi, precisi e concordanti sulla consapevolezza della frode da parte dell'acquirente, l'onere della prova si sposta su quest'ultimo. La società deve quindi dimostrare di aver agito con la massima diligenza per verificare la legittimità del fornitore, non potendosi limitare a prove formali come il pagamento tracciabile o la congruità dei prezzi.
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Accertamento analitico induttivo: la prova da terzi
Una società di ristorazione ha contestato un accertamento fiscale basato sul metodo dell'accertamento analitico induttivo, fondato su documentazione extracontabile rinvenuta presso una lavanderia esterna (c.d. 'tovagliometro'). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità dell'utilizzo di tali documenti come presunzioni gravi, precise e concordanti per ricostruire il reddito non dichiarato, qualora la contabilità aziendale risulti parzialmente inattendibile.
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Cessione contratto di lavoro: se è una finta è nulla
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di una cessione contratto di lavoro ritenuta fittizia, poiché orchestrata al solo fine di licenziare un dirigente. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, ribadendo che la valutazione dei fatti che provano una "macchinazione" spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Di conseguenza, il licenziamento è stato giudicato inefficace e il rapporto di lavoro ripristinato con la società originaria.
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