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Art. 2727 Codice Civile — Anno 2025

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1020 provvedimenti

Altri anni per Art. 2727 Codice Civile

Contratti Pubblica Amministrazione: la forma scritta
Una società ha fornito beni a un Comune senza un contratto scritto formale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di negare il pagamento, ribadendo che i contratti con la Pubblica Amministrazione richiedono la forma scritta per la loro validità. L'assenza di un accordo firmato e di un corretto impegno di spesa rende la pretesa creditoria inesigibile nei confronti dell'ente pubblico, spostando l'eventuale responsabilità sul funzionario che ha autorizzato la fornitura.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: onere prova
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un caso di operazioni soggettivamente inesistenti, la regolarità dei pagamenti e la congruità dei prezzi non sono sufficienti a dimostrare la buona fede del contribuente per la detrazione IVA. Se sono presenti gravi indizi di frode, come l'operatività con società 'cartiere', spetta all'imprenditore dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva analizzato le prove in modo parziale, senza considerare tutti gli elementi sospetti nel loro complesso.
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Onere della prova frode IVA: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che aveva riconosciuto il diritto alla detrazione IVA a una società, nonostante i forti indizi di un suo coinvolgimento in una frode fiscale. La Corte ha stabilito che l'onere della prova della frode IVA ricade sull'Amministrazione Finanziaria, la quale può assolverlo anche tramite presunzioni. I giudici di merito avevano errato nel non considerare la pluralità di indizi nel loro insieme, come i legami societari e personali tra la contribuente e le società fornitrici. La Cassazione ha chiarito che una valutazione 'atomistica' e non complessiva degli indizi costituisce un errore di diritto, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Principio di competenza: Cassazione su doppia imposta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23573/2025, ha affrontato un caso di accertamento fiscale verso una società edile. La Corte ha rigettato il motivo di ricorso dell'Agenzia delle Entrate basato sulla presunta antieconomicità della gestione, ma ha accolto quello relativo alla violazione del principio di competenza. È stato stabilito che i ricavi dalla vendita di immobili vanno tassati nell'anno di stipula dell'atto, non quando si ricevono gli acconti. L'errata imputazione temporale da parte del contribuente non impedisce la corretta tassazione nell'anno di competenza, anche se ciò crea una temporanea doppia imposizione, risolvibile con un'istanza di rimborso.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla la sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello in un caso di demansionamento, ravvisando una motivazione apparente. La Corte territoriale non aveva spiegato in modo logico perché, pur riconoscendo al lavoratore un inquadramento superiore, avesse negato sia le differenze retributive successive sia il risarcimento del danno da dequalificazione. L'assenza di un ragionamento comprensibile ha reso la decisione nulla, con rinvio del caso al giudice d'appello.
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Spese di sponsorizzazione: i requisiti per dedurle
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato il tema della deducibilità delle spese di sponsorizzazione a favore di associazioni sportive dilettantistiche. Il caso riguardava un agente di commercio a cui l'Agenzia delle Entrate aveva negato la deduzione di tali costi. La Corte ha chiarito che, sebbene esista una presunzione legale sulla natura pubblicitaria di queste spese, il contribuente deve comunque dimostrare che l'associazione sponsorizzata abbia effettivamente svolto l'attività promozionale pattuita. In mancanza di tale prova, il costo non è deducibile. La stessa sorte è toccata alle spese di ristorazione, ritenute non deducibili per mancata prova della loro inerenza all'attività d'impresa.
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Prescrizione ripetizione indebito: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23259/2025, interviene su un caso di ripetizione di indebito bancario, chiarendo i criteri per il calcolo della prescrizione. La Suprema Corte ha cassato la decisione d'Appello che presumeva la natura ripristinatoria dei versamenti in conto corrente, sottolineando che tale natura va provata e non può essere data per scontata. Questa ordinanza è cruciale per la gestione del contenzioso bancario relativo alla prescrizione ripetizione indebito.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del raddoppio termini accertamento fiscale in un caso di presunte fatture inesistenti. L'Agenzia delle Entrate aveva negato la deducibilità di costi di sponsorizzazione. La Corte ha stabilito che per il raddoppio dei termini è sufficiente l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito del processo penale, e ha rigettato il ricorso del contribuente, condannandolo al pagamento delle spese.
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Fatture inesistenti: quando i costi non sono deducibili
Un imprenditore contesta un avviso di accertamento che nega la deducibilità di costi di sponsorizzazione a causa di fatture inesistenti emesse da una società cartiera. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per il raddoppio dei termini di accertamento è sufficiente l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito del processo penale. La Corte ha inoltre stabilito che la registrazione di fatture false costituisce una violazione sostanziale della tenuta delle scritture contabili, rendendo i costi indeducibili.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Cassazione rigetta il ricorso di un imprenditore contro un avviso di accertamento per costi di sponsorizzazione indeducibili, derivanti da fatture parzialmente inesistenti. L'ordinanza conferma la legittimità del raddoppio termini accertamento, basato sul solo obbligo di denuncia penale da parte dell'ufficio, indipendentemente dall'esito del processo penale. Si chiariscono i principi sull'onere della prova e sulla motivazione degli atti impositivi.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di raddoppio termini accertamento fiscale relativo a costi di sponsorizzazione ritenuti parzialmente inesistenti. L'ordinanza chiarisce che per l'applicazione del raddoppio è sufficiente la sussistenza dell'obbligo di denuncia penale da parte dei funzionari, a prescindere dall'esito di un eventuale processo penale. La Corte ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando la legittimità dell'avviso di accertamento e separando nettamente il giudizio tributario da quello penale.
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Raddoppio dei termini: obbligo di denuncia e onere prova
La Cassazione conferma la legittimità del raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale basato sul solo obbligo di denuncia penale, anche in assenza di una condanna. Il caso riguarda la deduzione di costi per fatture parzialmente inesistenti. La Corte ha chiarito che il giudice tributario deve solo verificare la sussistenza dei presupposti per la denuncia e non l'esito del processo penale.
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Esterovestizione: Nullo l’avviso senza urgenza
Una società con sede legale all'estero è stata oggetto di un accertamento fiscale per esterovestizione, basato sulla presunzione che la sua sede amministrativa effettiva fosse in Italia. La Corte di Cassazione ha annullato l'accertamento, non per la questione dell'esterovestizione, ma per un vizio procedurale: l'Agenzia delle Entrate non ha rispettato il termine dilatorio di 60 giorni previsto dallo Statuto del Contribuente prima di emettere l'avviso, e non ha fornito una prova adeguata delle 'ragioni di urgenza' che avrebbero potuto giustificare tale anticipazione. La mera esistenza di un procedimento penale non è stata ritenuta una motivazione sufficiente.
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Onere della prova COSAP: Comune deve dimostrare proprietà
Un comune richiedeva il pagamento del canone di occupazione di suolo pubblico (COSAP) a una società per le sue installazioni in un'area montana. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del comune, stabilendo che l'onere della prova della proprietà del suolo, quale bene demaniale o del patrimonio indisponibile, grava sull'ente pubblico. In assenza di tale prova, la pretesa di pagamento è illegittima.
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Contraddittorio endo-procedimentale: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene su un caso di accertamento per utili extra-contabili a carico di una società e dei suoi soci. L'ordinanza chiarisce che l'obbligo del contraddittorio endo-procedimentale non si applica in via generale alle imposte non armonizzate, come l'IRPEF, ma solo se previsto da una specifica norma. La Corte ha quindi cassato la sentenza di merito che aveva annullato l'accertamento per la sola violazione di tale principio. Per uno dei soci, il giudizio è stato dichiarato estinto a seguito di definizione agevolata, mentre per l'altro il processo è stato rinviato alla corte di merito per un nuovo esame.
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Presunzione utili extracontabili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio di una società a ristretta base, confermando la legittimità dell'avviso di accertamento per maggiori redditi IRPEF non dichiarati. La decisione ribadisce che la presunzione utili extracontabili, secondo cui i maggiori ricavi non contabilizzati dalla società si presumono distribuiti ai soci, non costituisce una 'doppia presunzione' vietata. Il fatto noto da cui parte la presunzione non è l'accertamento sul reddito della società, ma la ristretta compagine sociale, che implica un forte vincolo tra i soci e un controllo diretto sulla gestione. La Corte ha inoltre respinto le eccezioni procedurali del ricorrente relative alla mancata sospensione del giudizio e a presunti vizi formali dell'atto impositivo.
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Notificazione licenziamento: quando è valida? La Cass.
La Corte di Cassazione ha confermato la validità della notificazione di un licenziamento a un dipendente agli arresti domiciliari, ritenendo l'impugnazione tardiva. La Corte ha stabilito che le annotazioni postali sulla tentata consegna e sulla compiuta giacenza hanno valore probatorio, anche in assenza di firma dell'operatore. Il ricorso del lavoratore è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e non a contestare una violazione di legge.
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Litisconsorzio necessario: accertamento nullo
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza relativa a un avviso di accertamento fiscale emesso nei confronti di un socio di una società semplice. La decisione si fonda sulla violazione del principio del litisconsorzio necessario, poiché il giudizio non ha coinvolto tutti i soggetti interessati (la società e l'altro socio). L'ordinanza chiarisce che l'accertamento del reddito delle società di persone è un atto unitario che richiede la partecipazione di tutti i soci e della società stessa nel processo, pena la nullità dell'intero procedimento.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Un contribuente viene accertato per capitali non dichiarati all'estero. L'Agenzia delle Entrate applica il raddoppio termini accertamento previsto dal D.L. 78/2009. La Corte di Cassazione chiarisce che tale raddoppio, essendo una norma procedurale, si applica anche ai periodi d'imposta precedenti alla sua entrata in vigore. Tuttavia, la presunzione legale di evasione, di natura sostanziale, non è retroattiva. L'Agenzia può comunque provare l'evasione tramite presunzioni semplici basate sugli stessi fatti. La sentenza è cassata con rinvio.
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Giudizio di rinvio: i limiti del giudice d’appello
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un accertamento fiscale a carico di un imprenditore, rigettando il suo ricorso. La decisione si fonda sul principio del carattere 'chiuso' del giudizio di rinvio, secondo cui il giudice d'appello è strettamente vincolato ai principi di diritto enunciati dalla Suprema Corte nella precedente sentenza di cassazione. L'imprenditore non era riuscito a fornire prove adeguate per giustificare ingenti movimentazioni finanziarie, onere che spettava a lui dopo che la Cassazione aveva inquadrato la questione.
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