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Art. 2727 Codice Civile — Anno 2023

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293 provvedimenti

Altri anni per Art. 2727 Codice Civile

Operazioni oggettivamente inesistenti: i pagamenti non salvano
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di noleggio la deduzione di costi basati su operazioni oggettivamente inesistenti, poiché il fornitore era privo di reale organizzazione. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione alla società, ritenendo sufficiente la regolarità formale delle fatture e dei pagamenti. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la regolarità contabile e i pagamenti tracciabili non bastano a dimostrare la realtà delle operazioni. Inoltre, nei casi di operazioni oggettivamente inesistenti, l'ufficio tributario non deve provare la malafede del contribuente, in quanto chi paga sa bene se ha ricevuto o meno la prestazione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: quando la forma non salva
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la detrazione dell'IVA relativa ad acquisti di pneumatici, ritenendo che si trattasse di operazioni soggettivamente inesistenti effettuate tramite una società cartiera priva di struttura. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che, per negare la detrazione, l'Amministrazione finanziaria deve dimostrare, anche tramite indizi, la fittizietà del fornitore e che l'acquirente sapesse o potesse accorgersi della frode usando l'ordinaria diligenza. Spetta poi al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza professionale. La Cassazione ha chiarito che non basta la regolarità formale delle carte o dei pagamenti per salvarsi, ma serve un comportamento attivo e prudente. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Rapporto tra processo penale e tributario: assolto il liquidatore
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento per presunte false fatturazioni nei confronti del liquidatore di una società. Il contribuente è stato assolto in sede penale per gli stessi fatti. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto impositivo, valorizzando sia l'assoluzione penale sia il lungo tempo trascorso dall'inizio delle verifiche senza contestazioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando la legittimità della decisione. I giudici hanno chiarito il Rapporto tra processo penale e tributario: pur non essendoci un'automatica efficacia di giudicato della sentenza penale, il giudice tributario può liberamente e criticamente valutare le prove raccolte in sede penale per formare il proprio convincimento, integrandole con gli altri elementi di causa.
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Azione revocatoria ordinaria: la parentela smaschera la finta vendita
Una banca avvia un'azione revocatoria ordinaria per annullare la vendita di un immobile effettuata da due coniugi fideiussori a favore di una società immobiliare. I coniugi, garanti di un grosso debito societario, avevano venduto i propri beni subito dopo la revoca dei finanziamenti da parte della banca. Il Tribunale e la Corte d'Appello accolgono la domanda, ritenendo provata la complicità della società acquirente a causa dei legami di parentela tra il suo titolare e una socia della debitrice principale. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo che la consapevolezza del danno da parte del terzo acquirente può essere dimostrata tramite presunzioni semplici, come i rapporti di parentela o di affari. L'acquirente perde la causa e deve pagare le spese.
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Azione revocatoria: donare la casa e tenere quote non basta
Un debitore ha donato alle figlie la nuda proprietà di un immobile, riservandosi il diritto di abitazione. La banca creditrice ha promosso un'azione revocatoria per dichiarare inefficace la donazione, ritenendo che l'atto riducesse le garanzie patrimoniali. Il debitore si è difeso sostenendo di possedere ancora quote societarie di valore superiore al debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del debitore, confermando l'inefficacia della donazione. I giudici hanno chiarito che, per l'azione revocatoria, il danno al creditore non richiede la perdita totale del patrimonio, ma basta una maggiore difficoltà nel recupero del credito. Le quote societarie, soggette a forti fluttuazioni di mercato e valutate in concreto molto meno del dichiarato, non offrivano le stesse garanzie di un immobile.
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Azione revocatoria ordinaria: casa ai genitori ma il debito resta
Un fideiussore, consapevole dei debiti della società da lui garantita, vendeva la nuda proprietà del proprio appartamento ai genitori. La banca creditrice avviava un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la vendita, sostenendo che l'atto pregiudicasse il recupero del credito. I giudici di merito accoglievano la domanda, ritenendo provata la consapevolezza del danno tramite presunzioni, come il vincolo di parentela. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del debitore. La Corte ha chiarito che l'eventus damni sussiste anche in presenza di un semplice pericolo di rendere più difficile la riscossione del credito. Inoltre, la vicinanza familiare costituisce un elemento grave e preciso per presumere la conoscenza del pregiudizio da parte dei terzi acquirenti.
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Fatture per operazioni inesistenti: il fisco vince sul fittizio
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro Il Contribuente, un commerciante di imballaggi, contestando l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti emesse da un fornitore fittizio. I giudici di merito hanno confermato l'inesistenza delle operazioni basandosi su presunzioni gravi, precise e concordanti, come la mancanza di mezzi del fornitore e l'incoerenza tra merci nuove e usate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Contribuente. La Corte ha chiarito che spetta al contribuente dimostrare l'effettiva esistenza degli acquisti o la correlazione tra costi indeducibili e ricavi da escludere. Di conseguenza, Il Contribuente perde la causa e deve pagare le imposte accertate, le sanzioni e le spese processuali.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: la prova dell’impresa
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società commerciale la detrazione dell'IVA relativa a operazioni soggettivamente inesistenti effettuate tramite presunte società cartiere. Sebbene il giudice di secondo grado avesse dato ragione alla contribuente ritenendo non provata la sua consapevolezza della frode, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici di legittimità hanno chiarito che, una volta forniti dall'amministrazione finanziaria gli indizi della frode, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza e senza la consapevolezza di partecipare a un'evasione fiscale. La regolare contabilità o i pagamenti tracciabili non bastano a scagionare l'impresa. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Costi di sponsorizzazione: spese maxi e utili minimi ko
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'azienda la deducibilità di alcuni costi di sponsorizzazione a favore di squadre sportive locali, ritenendoli sproporzionati rispetto ai bassi utili conseguiti. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione all'azienda, ritenendo i costi inerenti all'attività d'impresa per via del ritorno d'immagine. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che, sebbene il principio di inerenza sia qualitativo, la sproporzione quantitativa e l'antieconomicità della spesa rappresentano indizi fondamentali della mancanza di inerenza. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame della congruità dei costi.
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Operazioni inesistenti: il Fisco vince grazie agli indizi
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società, contestando la detrazione IVA su fatture per operazioni inesistenti relative all'acquisto di macchinari per circa due milioni di euro. L'ufficio si basava su molteplici indizi, tra cui l'assenza del contratto scritto, dichiarazioni dei rappresentanti legali e pagamenti compensati con un evasore totale. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto, ritenendo gli indizi insufficienti. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il giudice di merito deve valutare le presunzioni semplici in modo globale e non isolato. Gli indizi raccolti erano gravi, precisi e concordanti, idonei a spostare sul contribuente l'onere della prova contraria. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Indagini bancarie: i conti societari non sono dell’amministratore
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un Amministratore, imputandogli personalmente i movimenti finanziari registrati sui conti correnti di alcune società estere da lui gestite. Il Fisco ha basato l'atto su indagini bancarie, presumendo che, poiché le società non avevano dichiarato redditi, i conti fossero usati dall'Amministratore per scopi personali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministratore. I giudici hanno stabilito che la semplice carica di amministratore e la mancata dichiarazione dei redditi da parte delle società non bastano a dimostrare la riconducibilità dei conti correnti societari alla persona fisica. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza d'appello, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Compensazione delle spese di lite: quando il condominio paga
Il Proprietario di un locale adibito ad autorimessa ha citato in giudizio il Supercondominio per i danni causati da infiltrazioni d'acqua provenienti dal cortile sovrastante. Il Tribunale ha condannato il Supercondominio a risarcire i danni e a eliminare le infiltrazioni. In appello, i giudici hanno escluso il risarcimento per lucro cessante per difetto di prova e hanno disposto la totale compensazione delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso sul mancato guadagno, ma ha accolto il motivo relativo alla compensazione delle spese di lite. La Suprema Corte ha stabilito che l'integrale accoglimento della domanda di rimozione delle infiltrazioni esclude una soccombenza reciproca tale da giustificare la divisione delle spese, rideterminando la ripartizione dei costi a favore del Proprietario.
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Società a ristretta base partecipativa: il socio paga per il nero
L'Agenzia delle Entrate ha accertato maggiori redditi a carico di una contribuente, socia al 75% di una s.r.l. a gestione familiare, applicando la presunzione di distribuzione dei guadagni in nero tipica di una società a ristretta base partecipativa. I giudici di merito avevano annullato l'atto impositivo, ritenendo che il fisco dovesse dimostrare l'effettivo incasso delle somme da parte della donna. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, chiarendo che spetta esclusivamente al socio fornire la prova contraria, dimostrando che gli utili extracontabili sono stati accantonati o reinvestiti nell'azienda e non distribuiti.
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Occupazione senza titolo: risarcimento dovuto anche senza prove
I proprietari di un appartamento hanno richiesto il rilascio dell'immobile e il risarcimento dei danni per l'occupazione senza titolo da parte di due soggetti che lo abitavano a titolo precario. Nonostante la formale richiesta di restituzione inviata tramite raccomandata nel 2006, gli occupanti hanno liberato l'immobile solo nel 2009. La Corte d'Appello ha condannato gli occupanti al pagamento di oltre 16.000 euro per il danno subito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli occupanti, confermando che l'occupazione senza titolo di un immobile genera un danno da perdita della sua utilità che il giudice può calcolare in base al valore di mercato (canone di locazione figurativo) tramite presunzioni semplici, senza necessità di una prova rigorosa del danno concreto da parte del proprietario.
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Prescrizione contributi previdenziali: no al dolo automatico
Un avvocato si opponeva all'addebito dell'INPS per contributi non versati alla Gestione Separata nel 2011. La Corte d'Appello riteneva che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, sospendendo la prescrizione. La Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che non esiste alcun automatismo tra l'omessa compilazione del quadro RR e il dolo del contribuente. Di conseguenza, la prescrizione contributi previdenziali non può considerarsi sospesa senza un accertamento concreto delle intenzioni del debitore. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Licenziamento individuale: nullo se il badge spia è abusivo
L'Azienda ha intimato un licenziamento individuale a un Lavoratore, accusandolo di aver timbrato il badge d'ingresso per una collega assente. Per dimostrare l'infrazione, l'Azienda ha utilizzato i dati del sistema di rilevazione delle presenze. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il provvedimento poiché i controlli automatici a distanza erano privi di accordo sindacale o autorizzazione amministrativa, rendendo i dati inutilizzabili. Mancando altre prove della condotta contestata, il licenziamento è stato ritenuto illegittimo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando la reintegra del Lavoratore e il risarcimento del danno, ribadendo che i controlli tecnologici non autorizzati non possono fondare un licenziamento.
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Beneficiario effettivo: la Cassazione batte il fisco sulle prove
Una compagnia assicurativa estera ha richiesto il rimborso parziale delle ritenute subite sugli interessi di titoli obbligazionari italiani. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso, sostenendo che la società non avesse provato la qualità di beneficiario effettivo dei proventi, ritenendo insufficienti le certificazioni della banca intermediaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che i giudici di merito hanno omesso di valutare correttamente le prove documentali e i chiarimenti forniti. Le dichiarazioni di soggetti terzi, come le banche intermediarie, hanno valore indiziario nel processo tributario e non possono essere ignorate senza una motivazione logica. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Incarico professionale: niente compenso se i lavori non coincidono
Un Professionista ha richiesto il pagamento di oltre tredicimila euro per l'adeguamento dell'impianto elettrico di un'Associazione Sportiva, ottenendo un decreto ingiuntivo. L'Associazione Sportiva ha proposto opposizione. La Corte d'Appello ha revocato il decreto, rilevando che i lavori descritti nel progetto non corrispondevano allo stato dei luoghi e che mancava la prova del conferimento dell'incarico professionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Professionista, confermando che spetta al giudice di merito valutare le prove e che non è possibile richiedere un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità. Il Professionista perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Servitù di passaggio volontaria: muretto abusivo e risarcimento
Una società, titolare di una servitù di passaggio volontaria su un fondo vicino, ha citato in giudizio la società proprietaria per aver costruito un muretto in cemento che bloccava il transito. La proprietaria del fondo servente sosteneva che la servitù si fosse estinta poiché il fondo non era più intercluso e i proprietari utilizzavano un'altra strada. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la servitù di passaggio volontaria, a differenza di quella coattiva, non si estingue automaticamente con il venir meno dell'interclusione. Per la sua estinzione serve un atto scritto o il non uso ventennale. La società ricorrente è stata condannata anche al risarcimento dei danni.
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Azione revocatoria ordinaria: il fondo non salva la casa
Una curatela fallimentare ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro due coniugi che avevano costituito un fondo patrimoniale, inserendovi un immobile, durante una causa di responsabilità risarcitoria. I coniugi sostenevano che il fondo fosse stato creato prima della loro condanna e che l'immobile fosse già ipotecato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei coniugi, confermando l'inefficacia del fondo patrimoniale. La Corte ha chiarito che per l'azione revocatoria ordinaria basta la consapevolezza del potenziale danno al creditore (scientia damni). Inoltre, un credito contestato in giudizio (credito litigioso) abilita comunque all'azione, e l'esistenza di un'ipoteca precedente non esclude il pregiudizio per il creditore, poiché la garanzia ipotecaria potrebbe ridursi in futuro.
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