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Servitù di passaggio volontaria: muretto abusivo e risarcimento

Una società, titolare di una servitù di passaggio volontaria su un fondo vicino, ha citato in giudizio la società proprietaria per aver costruito un muretto in cemento che bloccava il transito. La proprietaria del fondo servente sosteneva che la servitù si fosse estinta poiché il fondo non era più intercluso e i proprietari utilizzavano un’altra strada. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la servitù di passaggio volontaria, a differenza di quella coattiva, non si estingue automaticamente con il venir meno dell’interclusione. Per la sua estinzione serve un atto scritto o il non uso ventennale. La società ricorrente è stata condannata anche al risarcimento dei danni.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 25716 Anno 2023
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Pubblicato il 16 luglio 2026 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

La tutela della servitù di passaggio volontaria e la costruzione del muretto

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa chiarezza sulla durata e sull’estinzione dei diritti di transito sui terreni altrui. La vicenda nasce quando la società proprietaria di un fondo decide di costruire un muretto in cemento sul confine. Questo muretto blocca di fatto l’accesso attraverso due cancelli a un’altra società, che possiede una servitù di passaggio volontaria costituita originariamente nel 1964. La società danneggiata si rivolge quindi al Tribunale per chiedere la rimozione dell’ostacolo e il risarcimento dei danni subiti per l’impedimento del transito.

Il contrasto tra fondo dominante e fondo servente

La società che ha costruito il muretto si difende in giudizio sostenendo che il diritto di passaggio si sia ormai estinto. Secondo la sua tesi, il fondo vicino non ha più bisogno del passaggio perché non si trova più in uno stato di interclusione (la condizione di un terreno privo di sbocco sulla via pubblica). I proprietari utilizzano infatti un’altra strada privata da molti anni. Inoltre, la società sostiene che vi sia stata una rinuncia implicita al diritto. I giudici di merito respingono questa tesi e condannano la società al pagamento di tremila euro di danni. La questione giunge così davanti alla Corte di Cassazione.

Le motivazioni della Cassazione sulla servitù di passaggio volontaria

I giudici della Suprema Corte respingono il ricorso della società proprietaria del fondo servente (il terreno gravato dal passaggio). La Corte spiega che esiste una differenza fondamentale tra le servitù coattive (imposte dalla legge) e le servitù volontarie (nate da un accordo contrattuale). Le servitù coattive si estinguono quando cessa la necessità che le ha determinate. Al contrario, la servitù di passaggio volontaria non si estingue con il semplice venir meno dell’interclusione del fondo. Questo diritto nasce per garantire una maggiore comodità al proprietario del fondo dominante (il terreno che beneficia del passaggio). Pertanto, la disponibilità di un’altra strada non cancella il diritto originario.

Il principio di ambulatorietà (il trasferimento automatico del diritto con la vendita del terreno) comporta che l’acquirente del fondo servente riceva l’immobile con il peso di cui è gravato. Questo avviene se il titolo originario è stato regolarmente trascritto nei registri immobiliari. La Corte chiarisce anche che la rinuncia a un diritto reale immobiliare richiede sempre un atto scritto (documento formale firmato dalle parti). Non è possibile desumere la rinuncia da comportamenti impliciti o fatti concludenti.

Le conclusioni della Cassazione sulla tutela del diritto di passaggio

La decisione della Cassazione conferma la condanna della società che ha abusivamente interrotto il transito. Il ricorso viene rigettato e la società deve risarcire il danno liquidato in via equitativa (valutato dal giudice secondo giustizia) per tremila euro. La liquidazione del danno operata dai giudici di merito è corretta. Il giudice ha valutato la natura e la durata dell’impedimento causato dal muretto di cemento. La presenza di una via alternativa non esclude il danno derivante dalla privazione del passaggio specifico pattuito nel contratto.

Questa sentenza lancia un messaggio chiaro a tutti i proprietari di terreni. Chi acquista un immobile gravato da una servitù trascritta nei registri immobiliari deve rispettare quel peso. Non è possibile rimuovere unilateralmente un diritto di passaggio basandosi sulla convinzione che il vicino non ne abbia più bisogno. La stabilità dei contratti e la certezza dei diritti reali prevalgono sulle mutate condizioni di fatto dei luoghi.

Una servitù di passaggio volontaria si estingue se il proprietario trova un’altra strada?
No, la servitù volontaria non si estingue automaticamente con il venir meno dell’interclusione o dell’utilità originaria, a meno che non vi sia un accordo scritto o il non uso per venti anni.

È possibile rinunciare a una servitù di passaggio senza un atto scritto?
No, la rinuncia a un diritto reale di servitù richiede obbligatoriamente un atto scritto e non può essere desunta da comportamenti o fatti concludenti.

Cosa rischia chi blocca abusivamente il passaggio del vicino?
Il proprietario che ostacola il transito con muretti o cancelli può essere condannato alla rimozione dell’opera e al risarcimento dei danni causati dall’impedimento.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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