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Art. 2727 Codice Civile — Anno 2022

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316 provvedimenti

Altri anni per Art. 2727 Codice Civile

Rivalutazione contributiva per amianto: decide la consapevolezza
Un lavoratore ha chiesto all'INPS la rivalutazione contributiva per amianto per il periodo in cui è stato esposto alla sostanza nociva. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, ritenendo il diritto prescritto perché erano passati più di dieci anni dal pensionamento. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore. I giudici hanno stabilito che il termine di prescrizione decennale non inizia a decorrere automaticamente dal giorno del pensionamento o dalla fine dell'esposizione. Al contrario, la prescrizione inizia a correre solo dal momento in cui il lavoratore acquisisce l'effettiva consapevolezza dell'esposizione all'amianto. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello.
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Accertamento analitico-induttivo: studi di settore vs dati reali
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un tassista, rideterminando i suoi ricavi per via di evidenti anomalie contabili, tra cui spese per carburante fisse a prescindere dai chilometri percorsi. Il contribuente ha impugnato l'atto, sostenendo che i propri ricavi fossero coerenti con gli studi di settore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del tassista, confermando la legittimità dell'operato del fisco. I giudici hanno stabilito che la coerenza con gli studi di settore non impedisce un accertamento analitico-induttivo se emergono gravi incongruenze contabili che dimostrano l'inattendibilità della dichiarazione. Di conseguenza, spetta al contribuente l'onere di provare la regolarità delle proprie operazioni a fronte della contestata antieconomicità della gestione.
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Società a ristretta base sociale: fisco vince su utili in nero
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un socio il possesso di redditi non dichiarati, derivanti dalla presunta distribuzione di utili in nero da parte di una società a ristretta base sociale di cui faceva parte. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione al contribuente, ritenendo che il fisco non potesse applicare questa presunzione in modo automatico. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco. I giudici hanno stabilito che, per le società con pochissimi soci, è legittimo presumere che i guadagni nascosti al fisco vengano distribuiti ai soci stessi. Spetta al contribuente dimostrare il contrario, ad esempio provando che i soldi sono stati reinvestiti o di essere stato del tutto estraneo alla gestione aziendale. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio.
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Sottofatturazione vendite immobiliari: mutuo ed evasione
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento a due soci di una società immobiliare, contestando la sottofatturazione vendite immobiliari. L'ufficio si è basato sul fatto che gli acquirenti avevano stipulato mutui di importo superiore al prezzo dichiarato nei rogiti e avevano ammesso di aver pagato una parte in nero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei soci, confermando la legittimità dell'accertamento. I giudici hanno stabilito che la sproporzione tra il mutuo concesso e il prezzo dichiarato, unita alle dichiarazioni dei terzi acquirenti, costituisce un valido quadro indiziario. Inoltre, secondo le regole di comune esperienza, le banche non finanziano l'intero valore dell'immobile, rendendo logica la presunzione di un prezzo reale superiore a quello dichiarato. I soci perdono la causa e devono pagare le imposte accertate.
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Accertamento induttivo: errore contabile o evasione fiscale?
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una società, basando l'accertamento induttivo sulle perdite dichiarate per più anni. La società ha contestato la pretesa, sostenendo di essere incorsa in un mero errore materiale nella compilazione delle rimanenze. La Corte di Giustizia Tributaria Regionale ha accolto parzialmente le ragioni della contribuente, ritenendo provato l'errore tramite scritture contabili e dati del pubblico registro automobilistico. La Corte di Cassazione ha però accolto il ricorso dell'ufficio finanziario. I giudici di legittimità hanno rilevato che i giudici d'appello non hanno esaminato un fatto decisivo: la reale idoneità della scrittura di giroconto a correggere l'errore sulle rimanenze iniziali. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Incarico professionale: senza prove scritte il cliente non paga
Un professionista ha richiesto il pagamento delle proprie competenze ottenendo un decreto ingiuntivo contro due clienti. Il Tribunale ha successivamente revocato il provvedimento per mancanza di prove sufficienti sul conferimento del mandato. Il professionista ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'esistenza dell'accordo si potesse desumere da elementi indiretti, come la stipula di una compravendita. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La valutazione delle prove sull'effettivo incarico professionale spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se adeguatamente motivata. Il professionista perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali.
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Definizione agevolata delle liti: stop al contenzioso col Fisco
Una società di profumi impugnava un avviso di accertamento per tasse non pagate. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, l'Agenzia delle Entrate ricorreva in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, la società ha richiesto la definizione agevolata delle liti ai sensi del decreto-legge n. 119 del 2018, pagando quanto dovuto. L'amministrazione finanziaria ha confermato la regolarità della procedura. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere, ponendo fine alla disputa tributaria e stabilendo che le spese processuali restano a carico di chi le ha anticipate.
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Patrocinio a spese dello Stato: no al diniego per vecchi reati
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino a cui era stato negato il patrocinio a spese dello Stato. Il Tribunale aveva respinto la richiesta basandosi esclusivamente sulla presenza di vecchi precedenti penali per reati contro il patrimonio, presumendo l'esistenza di redditi illeciti non dichiarati. La Suprema Corte ha chiarito che i precedenti penali, specialmente se risalenti nel tempo, non bastano da soli a dimostrare la disponibilità di un reddito superiore alla soglia di legge. Per negare il beneficio, il giudice deve indicare elementi concreti e attuali, come una netta sproporzione tra il tenore di vita reale dell'interessato e i redditi dichiarati al fisco. Di conseguenza, il provvedimento di diniego è stato annullato.
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Operazioni inesistenti: perché pagare con bonifico non basta
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro L'Azienda, contestando la deduzione di costi per operazioni inesistenti relativi a servizi pubblicitari fatturati da una presunta società cartiera. L'ufficio ha dimostrato l'inesistenza tramite indizi gravi, come l'assenza di contratti con gli organizzatori delle fiere e la mancanza di personale dedicato. L'Azienda si è difesa esibendo la tracciabilità dei pagamenti e un book fotografico standardizzato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando che la regolarità formale dei pagamenti e delle scritture contabili non basta a superare le presunzioni dell'amministrazione finanziaria, in quanto elementi facilmente falsificabili. Vince l'Agenzia delle Entrate.
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Accertamento induttivo: valido anche senza registri contabili.
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un contribuente per l'anno d'imposta 2011, utilizzando il metodo dell'accertamento induttivo. Il contribuente non aveva infatti presentato i libri e i registri contabili richiesti dal fisco. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto ritenendolo privo di motivazione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici hanno chiarito che l'avviso è valido e motivato se ricostruisce chiaramente la pretesa fiscale basandosi su elementi indiziari, specialmente quando il contribuente è inadempiente e non collabora. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Bancarotta impropria da operazioni dolose: tasse non pagate
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un amministratore di fatto per i reati di bancarotta documentale e bancarotta impropria da operazioni dolose. L'imputato aveva sistematicamente omesso il versamento di tributi e contributi previdenziali per oltre 1,5 milioni di euro, accumulando un enorme debito con l'Erario. La difesa sosteneva che l'accertamento basato su studi di settore fosse insufficiente e che le scritture contabili fossero andate distrutte in un allagamento. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il sistematico inadempimento fiscale rappresenta una precisa strategia gestionale illecita che aggrava il dissesto della societa. Inoltre, l'accertamento induttivo e utilizzabile nel processo penale come prova atipica.
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Accertamento valore immobili: il mutuo smentisce il rogito
L'Amministrazione Finanziaria ha rettificato il valore di vendita di alcuni immobili realizzati da una società costruttrice, basandosi sulla differenza tra il prezzo dichiarato nell'atto di vendita e la somma erogata per il mutuo agli acquirenti. La società sosteneva che i prezzi fossero vincolati da una convenzione comunale per l'edilizia popolare. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accertamento valore immobili basato sul prezzo del mutuo è pienamente legittimo. Tale dato, risultante da un atto pubblico, costituisce un indizio grave e preciso, da solo sufficiente a fondare la rettifica fiscale. Spetta quindi al contribuente fornire la prova contraria, dimostrando che il prezzo effettivamente pagato corrisponde a quello dichiarato, a nulla rilevando il limite del prezzo calmierato. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Accertamento analitico-induttivo: il libro nero nella borsa
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una società attiva nel settore alimentare, ipotizzando vendite non fatturate. L'ufficio ha utilizzato l'accertamento analitico-induttivo basandosi su una contabilità parallela in nero, rinvenuta nella borsa della vicepresidente, e sulle dichiarazioni di un ex dipendente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di cassazione se il giudice di merito ha già analizzato le prove in modo logico e coerente. Di conseguenza, la società perde la causa e viene condannata al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Azione revocatoria fallimentare: accordo ferma la Cassazione
Una procedura di amministrazione straordinaria ha promosso un'azione revocatoria fallimentare contro un'azienda creditrice per recuperare oltre seicentomila euro di pagamenti. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda, ritenendo che l'azienda conoscesse lo stato di insolvenza del debitore. L'azienda ha proposto ricorso in Cassazione contestando le prove di tale conoscenza. Tuttavia, prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo e chiesto il rinvio dell'udienza per formalizzare la transazione e abbandonare la causa. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, rinviando la causa a nuovo ruolo per consentire la chiusura amichevole della lite.
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Accertamento basato sul mutuo: Fisco vince su prezzo calmierato
L'Amministrazione Finanziaria ha rettificato il reddito di un'impresa costruttrice, contestando la vendita di alcuni immobili a un prezzo inferiore rispetto all'importo del mutuo ottenuto dagli acquirenti. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto, ritenendo che i vincoli di edilizia convenzionata impedissero la vendita a prezzi di mercato. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che l'accertamento basato sul mutuo è pienamente legittimo. Il valore del mutuo indicato in un atto pubblico costituisce una presunzione grave, precisa e concordante, sufficiente da sola a supportare la rettifica. Spetta quindi al contribuente fornire la prova contraria, dimostrando che il prezzo effettivamente pagato coincide con quello dichiarato nell'atto di vendita, a prescindere dall'esistenza di tariffe calmierate. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità solidale associazione: paga anche chi non firma
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente il mancato pagamento di imposte dovuto da un'associazione sportiva dilettantistica. Il fisco riteneva il contribuente coobbligato in quanto amministratore di fatto e firmatario di contratti di sponsorizzazione. I giudici d'appello avevano escluso la sua responsabilità per mancanza di cariche formali o firme su atti ufficiali. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco, stabilendo che per i debiti fiscali delle associazioni non riconosciute opera una particolare ripartizione dell'onere della prova. Se l'ufficio dimostra elementi che indicano una gestione di fatto, spetta al contribuente provare la sua totale estraneità. La Cassazione ha quindi sancito che la responsabilità solidale associazione si fonda sull'attività di gestione concreta e non solo sulle cariche formali.
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Scudo fiscale: la perquisizione penale blocca il condono
L'Amministrazione Finanziaria ha accertato utili extra-bilancio in capo a una società a ristretta base azionaria, presumendone la distribuzione al socio. Il Contribuente ha impugnato gli avvisi di accertamento opponendo gli effetti dello scudo fiscale. Tuttavia, prima di presentare la dichiarazione riservata per lo scudo fiscale, il socio aveva ricevuto la notifica di un decreto di perquisizione penale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Contribuente, stabilendo che la notifica della perquisizione penale costituisce "formale conoscenza" del procedimento a suo carico. Tale conoscenza esclude la spontaneità dell'adesione e impedisce l'applicazione dei benefici dello scudo fiscale. Di conseguenza, l'Amministrazione Finanziaria vince la causa e il Contribuente deve pagare le imposte accertate e le spese di giudizio.
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Fatture per operazioni inesistenti: il fisco batte lo sponsor
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro un'azienda per l'uso di fatture per operazioni inesistenti relative a contratti di sponsorizzazione. La Commissione Tributaria Regionale ha ritenuto legittimo il recupero fiscale, basandosi su indizi gravi, precisi e concordanti, tra cui un ingente prelievo in contanti effettuato dall'associazione sponsorizzata. L'azienda ha impugnato la decisione in Cassazione, lamentando la violazione delle regole sull'onere della prova e sulle presunzioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la valutazione degli indizi spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. L'azienda perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali.
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Mutuo batte OMI nell’accertamento valore immobili
L'Agenzia delle Entrate ha rettificato il reddito di una società di costruzioni, contestando i prezzi di vendita di alcuni immobili. Per alcuni ha usato il valore del mutuo, per altri le quotazioni OMI. La Cassazione ha stabilito che l'accertamento valore immobili basato sul contratto di mutuo è legittimo, poiché l'atto pubblico costituisce una valida presunzione semplice che sposta l'onere della prova sul contribuente. Al contrario, la rettifica basata esclusivamente sui valori OMI è illegittima senza ulteriori indizi gravi, precisi e concordanti. La Corte ha quindi accolto parzialmente il ricorso del Fisco, cassando la sentenza d'appello limitatamente agli immobili con mutuo e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Azione revocatoria ordinaria: svendere non salva
I Creditori hanno promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la vendita dell'unico immobile del Debitore a favore di un'Azienda Acquirente. Il Debitore, gravato da ingenti debiti, aveva svenduto il bene a un prezzo notevolmente inferiore al valore di mercato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda Acquirente, confermando l'inefficacia dell'atto. I giudici hanno stabilito che la consapevolezza del danno da parte dell'acquirente può essere dimostrata tramite prove presuntive. Elementi come il prezzo palesemente fuori mercato, la fretta nella vendita e la mancata prova dell'incasso degli assegni costituiscono indizi gravi e concordanti della complicità nel sottrarre il bene alle garanzie patrimoniali dei creditori.
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