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Art. 2719 Codice Civile — Anno 2024

181 provvedimenti

Altri anni per Art. 2719 Codice Civile

Impugnazione estratto di ruolo: quando è ammissibile?
Una società in liquidazione ha impugnato diversi avvisi di pagamento basandosi su un estratto di ruolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nel fatto che il contribuente non ha dimostrato di avere un interesse concreto e attuale all'impugnazione, requisito fondamentale per procedere con l'impugnazione estratto di ruolo. La Corte ha sottolineato che la semplice conoscenza del debito non è sufficiente a giustificare un'azione legale, ma è necessario provare un pregiudizio imminente.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Una società ha tentato l'impugnazione di un estratto di ruolo relativo a una cartella non notificata. La Cassazione, applicando la nuova normativa, ha dichiarato il ricorso inammissibile perché il contribuente non ha provato di subire un pregiudizio concreto, presupposto ora indispensabile per agire in giudizio.
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Crediti controversi e confisca: no all’ammissione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva l'ammissione di un suo credito allo stato passivo di un consorzio sottoposto a confisca di prevenzione. La Corte ha stabilito che i crediti controversi, privi del requisito della certezza documentale anteriore al sequestro, non possono essere ammessi. Viene inoltre chiarito che il potere del giudice della prevenzione è di mera verifica documentale e non di accertamento nel merito, a differenza di quanto avviene in ambito fallimentare. L'eccezione di incompatibilità del giudice è stata respinta perché non sollevata tempestivamente.
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Tardività ricorso: l’avviso incompleto non salva
Un contribuente ha presentato un ricorso contro diversi avvisi di intimazione oltre i termini di legge. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la tardività del ricorso ne determina l'inammissibilità. La Corte ha chiarito che l'omessa indicazione, nell'atto, dei termini e delle modalità per l'impugnazione non sospende il decorso dei termini né costituisce, da sola, una causa sufficiente per la rimessione in termini, specialmente in assenza di una richiesta tempestiva e della prova di un impedimento assoluto.
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Onere della prova ingiunzione: la Cassazione chiarisce
Un imprenditore si opponeva a un'ingiunzione di pagamento di un ente pubblico per la restituzione di agevolazioni. La Cassazione, con ordinanza n. 10629/2024, chiarisce che l'onere della prova grava sull'ente pubblico, che agisce come attore sostanziale. Tuttavia, rigetta il ricorso perché il disconoscimento dei documenti da parte dell'imprenditore è stato ritenuto troppo generico e, quindi, inefficace.
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Estratto di ruolo: quando è impugnabile? La Cassazione
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo sostenendo la mancata notifica della cartella di pagamento. La Corte di Cassazione, applicando la recente normativa (art. 12, co. 4-bis, D.P.R. 602/1973), ha dichiarato il ricorso originario inammissibile. La Corte ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è preclusa, e la contestazione diretta del ruolo o della cartella è consentita solo se il contribuente dimostra un pregiudizio specifico e qualificato (es. impossibilità di partecipare a gare d'appalto), condizione non provata nel caso di specie.
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Errore di fatto: Cassazione nega la revocazione
Un contribuente ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto nella valutazione del suo disconoscimento di una fotocopia. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la valutazione delle argomentazioni difensive costituisce un errore di giudizio, non un errore di fatto, e quindi non è motivo di revocazione.
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Prescrizione rimborsi fiscali: la Cassazione decide
Un istituto di credito alla cooperazione ha richiesto un rimborso fiscale risalente al 1986. L'Agenzia delle Entrate ha eccepito la prescrizione. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza 12284/2024, ha ribaltato il precedente orientamento, stabilendo che la L. 350/2003 imponeva al Fisco un obbligo, e non un mero invito, di non eccepire la prescrizione rimborsi fiscali per le dichiarazioni fino al 1997. Tuttavia, questo obbligo non è eterno: è venuto a cessare dopo dieci anni dall'entrata in vigore della legge, ovvero il 1° gennaio 2014. Poiché la richiesta di rimborso era stata presentata prima di tale scadenza, il ricorso dell'Agenzia è stato respinto.
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Licenziamento post social: quando è giusta causa?
Un lavoratore viene licenziato per aver pubblicato un post diffamatorio contro l'azienda su un social network. Il lavoratore contesta il licenziamento, sostenendo che la prova (uno screenshot) non fosse valida e che la diffusione del post fosse limitata ai suoi "amici". La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando il licenziamento. La Corte ha stabilito che la gravità della condotta sussiste anche se il post è visibile a una cerchia ristretta, a causa della potenziale diffusione incontrollata tipica dei social media, che lede irrimediabilmente il vincolo di fiducia con il datore di lavoro. La prova, inoltre, può essere fornita anche tramite testimoni.
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Eccezione incompetenza territoriale: quando è tardiva?
Una società, dichiarata fallita, ha impugnato la decisione sostenendo un'eccezione incompetenza territoriale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: l'eccezione di incompetenza deve essere sollevata non oltre la prima udienza di comparizione. Presentarla in una memoria successiva, anche se autorizzata, la rende tardiva. I motivi relativi alla valutazione dello stato di insolvenza sono stati altresì respinti in quanto miravano a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Notifica cartella esattoriale: la prova e la CAN
Una società ha impugnato diversi avvisi di intimazione, sostenendo la mancata o irregolare notifica delle cartelle di pagamento prodromiche. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12069/2024, ha respinto il ricorso, chiarendo che la prova della notifica della cartella esattoriale si considera assolta con la produzione della relata o dell'avviso di ricevimento. Inoltre, ha specificato che per le notifiche effettuate direttamente dall'Agente della riscossione a mezzo posta, non è necessaria la Comunicazione di Avvenuta Notificazione (CAN) in caso di consegna a terzi.
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Notifica cartella esattoriale: la Cassazione decide
Una società ha impugnato diversi avvisi di intimazione sostenendo la mancata notifica delle cartelle di pagamento prodromiche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la notifica della cartella esattoriale effettuata direttamente dall'Agente della riscossione a mezzo posta è valida. Inoltre, ha stabilito che la produzione in giudizio della copia della relata di notificazione è sufficiente a provare l'avvenuta consegna, soprattutto se la contestazione del contribuente è generica.
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Notifica cartella esattoriale: prova e disconoscimento
Un contribuente ha impugnato un avviso di intimazione sostenendo di non aver mai ricevuto la prodromica cartella di pagamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo principi chiave sulla notifica cartella esattoriale. In particolare, ha confermato che per dimostrare l'avvenuta notifica è sufficiente produrre in giudizio la relata di notifica o l'avviso di ricevimento, senza necessità di depositare anche la copia dell'atto. Inoltre, ha precisato che il disconoscimento della conformità della copia all'originale, per essere efficace, deve essere specifico e non generico.
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Valore probatorio fotocopia: la Cassazione decide
Un contribuente impugna un avviso di intimazione, sostenendo di non aver mai ricevuto la cartella di pagamento presupposta. In giudizio, l'agente della riscossione produce una semplice fotocopia dell'avviso di ricevimento. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, stabilisce il pieno valore probatorio della fotocopia, ai sensi dell'art. 2719 c.c., qualora la sua conformità all'originale non venga specificamente contestata dalla controparte. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Cessata materia contendere per debiti sotto i 1000€
Un contribuente impugna un'intimazione di pagamento, lamentando la mancata notifica della cartella esattoriale prodromica. Il contenzioso giunge fino alla Corte di Cassazione, la quale dichiara la cessata materia del contendere. La decisione si fonda sulla normativa sopravvenuta (D.L. 119/2018) che ha disposto l'annullamento automatico dei debiti fiscali di importo residuo fino a 1000 euro affidati agli agenti della riscossione tra il 2000 e il 2010, come quello oggetto della causa.
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Cessazione materia del contendere per debiti annullati
Un contribuente impugnava due intimazioni di pagamento. Durante il giudizio in Cassazione, emergeva che i debiti sottostanti erano stati annullati automaticamente per legge (D.L. 119/2018), in quanto di importo inferiore a 1.000 euro e rientranti nel periodo previsto dalla norma. La Corte Suprema ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, poiché è venuto meno l'interesse a proseguire la causa, e ha compensato le spese legali tra le parti.
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Disconoscimento copia fotostatica: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un preavviso di ipoteca sostenendo la mancata notifica della cartella di pagamento originaria e operando il disconoscimento della copia fotostatica della relata di notifica prodotta dall'Agente della Riscossione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che il disconoscimento generico non priva la copia di ogni valore probatorio, ma rimette al giudice di merito la valutazione della sua attendibilità. Inoltre, il ricorso è stato ritenuto inammissibile per non aver allegato i documenti cruciali contestati.
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Memorandum d’intenti: vincolante anche senza ripetizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che una clausola contenuta in un memorandum d'intenti, che obbliga l'acquirente di quote societarie a liberare il venditore da garanzie prestate, è valida ed efficace anche se non espressamente ripetuta nel contratto definitivo di cessione. La Corte ha ritenuto tale clausola un'obbligazione autonoma e già perfezionata, la cui efficacia era semplicemente condizionata alla stipula dell'atto finale. Il ricorso dell'acquirente, che contestava anche la validità di una sigla (paraffo) e vari aspetti procedurali, è stato integralmente rigettato.
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Disconoscimento scrittura privata: quando è valido?
In un caso riguardante un presunto prestito tra familiari, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'espressione di "forti dubbi" da parte di un'erede non costituisce un valido disconoscimento della scrittura privata attribuita al defunto. Tale dichiarazione, ritenuta equivoca e non specifica, non equivale alla formale contestazione richiesta dalla legge. Di conseguenza, la scrittura si considera legalmente riconosciuta, e la causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione nel merito.
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Impugnazione estratto di ruolo: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo e diverse cartelle di pagamento. La Corte di Cassazione, applicando una nuova legge (jus superveniens), ha dichiarato il ricorso originario inammissibile. La Corte ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è possibile solo se il contribuente dimostra un pregiudizio concreto e attuale, come l'esclusione da appalti pubblici, cosa non avvenuta nel caso di specie. La decisione conferma la natura dell'estratto di ruolo come mero documento informativo, non come atto impositivo autonomamente impugnabile.
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