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Art. 2719 Codice Civile — Anno 2024

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181 provvedimenti

Altri anni per Art. 2719 Codice Civile

Ricorso per cassazione: inammissibile contro la CTU
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una sentenza della Corte d'Appello che, basandosi su una CTU grafologica, aveva confermato l'autenticità di alcune firme su effetti cambiari. Il ricorso per cassazione è stato respinto perché i motivi sollevati criticavano la decisione di primo grado anziché quella d'appello e miravano a un riesame del merito della perizia, operazione non consentita in sede di legittimità.
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Prova del credito: onere e poteri del giudice
Una società di servizi si è vista rigettare la domanda di ammissione di un credito nei confronti di un'impresa in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che la prova del credito, ossia la dimostrazione della completa esecuzione della prestazione, spetta interamente al creditore. La Corte ha inoltre chiarito che il giudice fallimentare ha il potere-dovere di verificare d'ufficio la fondatezza del credito, anche in assenza di una specifica contestazione da parte degli organi della procedura.
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Prescrizione crediti tributari: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un'iscrizione ipotecaria basata su presunti crediti tributari prescritti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18774/2024, ha stabilito un punto fermo sulla prescrizione crediti tributari. Ha confermato il termine decennale per le imposte principali (IRPEF, IVA), ma ha ribadito la prescrizione quinquennale per le sanzioni e gli interessi. La sentenza di secondo grado è stata quindi parzialmente annullata con rinvio.
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Sfratto alloggi popolari: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'inquilina contro un ordine di sfratto alloggi popolari per morosità. La Corte ha chiarito che le contestazioni sulle procedure speciali di ingiunzione diventano irrilevanti una volta instaurato il giudizio di opposizione, che valuta il merito della morosità. I motivi di ricorso sono stati respinti per vizi procedurali e perché miravano a un riesame dei fatti.
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Disconoscimento copie: come contestare una notifica
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento, sostenendo di non aver mai ricevuto le cartelle esattoriali originali. Di fronte alle fotocopie delle relate di notifica prodotte dall'Agente di Riscossione, il contribuente le ha contestate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il disconoscimento copie deve essere specifico e circostanziato, non generico. Una contestazione vaga come "impugno e contesto" è inefficace per invalidare la prova documentale prodotta in copia.
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Appello incidentale non notificato: le conseguenze
In una controversia su un contratto di locazione commerciale, la Corte di Cassazione ha analizzato le conseguenze di un appello incidentale non notificato. Sebbene abbia respinto le difese del conduttore sul merito del pagamento tramite titoli cambiari, ha accolto il suo motivo di ricorso puramente procedurale. La Corte ha stabilito che la mancata notifica dell'appello incidentale ne causa l'improcedibilità, che può essere rilevata d'ufficio, portando alla cassazione della sentenza impugnata con rinvio al giudice d'appello.
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Disconoscimento firma: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un fideiussore contro una società di gestione crediti. Il ricorrente aveva prima contestato la falsità della propria firma sulla fideiussione e, in un secondo momento, la conformità della copia del documento all'originale. La Corte ha stabilito che un disconoscimento firma così contraddittorio, generico e tardivo costituisce una valutazione di fatto riservata al giudice di merito, rendendo il motivo di ricorso inammissibile.
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Procura speciale cassazione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un preavviso di iscrizione ipotecaria. La decisione si fonda sulla mancanza di una valida procura speciale cassazione, un documento essenziale per agire davanti alla Suprema Corte. A causa di questo vizio procedurale, l'appello non è stato esaminato nel merito e, in modo significativo, la Corte ha condannato i difensori del ricorrente, e non il cliente, al pagamento di tutte le spese processuali.
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Prescrizione sanzioni tributarie: Cassazione conferma 5 anni
Una contribuente si oppone a un'intimazione di pagamento per prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18459/2024, ha accolto il suo ricorso limitatamente a sanzioni e interessi, confermando che la prescrizione sanzioni tributarie è quinquennale, e non decennale, quando il credito non deriva da una sentenza passata in giudicato. La causa è stata rinviata alla Corte di Giustizia Tributaria per una nuova valutazione.
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Prescrizione quinquennale: Cassazione su sanzioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18436/2024, ha ribadito un principio cruciale in materia tributaria. Il caso riguardava un contribuente che aveva impugnato un preavviso di iscrizione ipotecaria, eccependo la prescrizione dei crediti. La Corte ha rigettato il motivo relativo al disconoscimento delle notifiche, ma ha accolto quello sulla prescrizione quinquennale di sanzioni e interessi. È stato confermato che, in assenza di una sentenza passata in giudicato, sanzioni e interessi tributari si prescrivono in cinque anni, a differenza del termine decennale previsto per alcuni tributi erariali.
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Disconoscimento copia: oneri e validità in giudizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18080/2024, ha chiarito i requisiti per il valido disconoscimento di una copia fotostatica in un processo tributario. Il caso riguardava l'annullamento di un'iscrizione ipotecaria da parte di un agente della riscossione. La Corte ha stabilito che il disconoscimento copia non può essere generico, ma deve indicare specificamente le difformità rispetto all'originale. Inoltre, la motivazione della sentenza di merito che si limita a constatare la mancata produzione di originali senza analizzare le contestazioni è considerata 'apparente' e, quindi, nulla. La Corte ha cassato la decisione precedente, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Iscrizione ipotecaria: la comunicazione è obbligatoria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18032/2024, ha annullato una sentenza di secondo grado, stabilendo la nullità di una iscrizione ipotecaria effettuata dall'agente della riscossione senza la preventiva comunicazione al contribuente. La Corte ha ribadito che l'omissione di questo avviso viola il diritto al contraddittorio del cittadino, rendendo l'atto nullo, anche se il contribuente ha erroneamente invocato una norma non pertinente. La decisione conferma un principio fondamentale a tutela del contribuente prima dell'avvio di procedure esecutive.
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Prescrizione sanzioni tributarie: 5 anni, non 10
Un contribuente ha impugnato una proposta di compensazione dell'Agenzia delle Entrate, sostenendo la mancata notifica della cartella di pagamento e l'avvenuta prescrizione del debito. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18022/2024, ha respinto il motivo relativo al disconoscimento delle copie prodotte dall'Agenzia ma ha accolto quello sulla prescrizione. I giudici hanno ribadito un principio fondamentale: la prescrizione sanzioni tributarie e degli interessi è quinquennale, non decennale. Di conseguenza, la Corte ha cassato la sentenza precedente e rinviato il caso al giudice di merito per ricalcolare il dovuto, escludendo gli importi prescritti.
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Interesse ad agire: impugnazione estratto di ruolo
Un contribuente impugna una cartella di pagamento scoperta tramite estratto di ruolo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17906/2024, dichiara l'azione inammissibile per carenza di interesse ad agire. Viene stabilito che non basta la mera conoscenza del debito, ma è necessario dimostrare un pregiudizio concreto e attuale per poter agire in giudizio, in linea con la nuova normativa e la giurisprudenza delle Sezioni Unite.
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Decadenza Tarsu: nuove regole e termini di notifica
L'erede di una contribuente ha impugnato delle cartelle di pagamento per la Tarsu, eccependo la decadenza del potere di riscossione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla decadenza Tarsu: quando la riscossione è preceduta da un avviso di accertamento, si applica il termine triennale previsto dalla Legge 296/2006, che prevale e abroga implicitamente la precedente normativa che prevedeva un termine più breve. La Corte ha inoltre ribadito che eventuali vizi di notifica sono sanati se l'atto raggiunge il destinatario, che infatti lo impugna.
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Improcedibilità del ricorso: cosa succede in Cassazione
Una debitrice ha presentato ricorso per Cassazione contro una sentenza che aveva respinto la sua opposizione a un'esecuzione forzata. La Corte Suprema ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso poiché la ricorrente non ha depositato la relata di notificazione della sentenza impugnata, un adempimento formale indispensabile per dimostrare la tempestività dell'appello. La decisione sottolinea l'importanza cruciale delle formalità procedurali nelle impugnazioni.
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Impugnazione estratto di ruolo: la Cassazione decide
Una contribuente ha impugnato delle cartelle di pagamento dopo averne scoperto l'esistenza tramite un estratto di ruolo, sostenendo di non averle mai ricevute. La Corte di Cassazione, applicando la recente normativa, ha dichiarato il ricorso originario inammissibile. La sentenza stabilisce che l'impugnazione estratto di ruolo non è permessa se il contribuente non dimostra un pregiudizio concreto e attuale derivante dalla sola iscrizione a ruolo, come l'impossibilità di partecipare a gare d'appalto. La semplice affermazione di non aver ricevuto la notifica non è più sufficiente per agire in via preventiva.
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Ricorso inammissibile per mancanza di chiarezza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un ex agente assicurativo contro una compagnia. L'agente aveva intentato una causa per falsità documentale dopo la risoluzione del suo contratto, ma il suo appello è stato respinto perché formulato in modo confuso, farraginoso e non pertinente, violando i principi di chiarezza e sinteticità richiesti dalla legge per questo tipo di atti.
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Fondo Garanzia TFR: l’originale del titolo non serve
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16776/2024, ha stabilito che l'INPS non può rifiutare il pagamento del TFR a carico del Fondo Garanzia TFR solo perché il lavoratore non ha consegnato l'originale del titolo esecutivo contro il datore di lavoro insolvente. Secondo la Corte, una copia del titolo è sufficiente, a meno che l'ente non ne contesti formalmente la conformità. La richiesta dell'originale è stata ritenuta irragionevole e non necessaria, neanche per la successiva azione di surroga dell'INPS verso il datore di lavoro.
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Improcedibilità ricorso: errore che blocca l’appello
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso presentato da un agente della riscossione. Avendo attestato nell'atto di appello di aver ricevuto la notifica della sentenza impugnata, l'agente non ha poi depositato la copia autentica richiesta dalla legge, rendendo il ricorso inammissibile. La decisione sottolinea il principio di autoresponsabilità e il rigore delle norme procedurali.
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