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Art. 2704 Codice Civile

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534 provvedimenti

Opponibilità al fallimento: la Cassazione decide
La Cassazione rigetta il ricorso di una banca, confermando che la mancanza di data certa rende i contratti inopponibili alla procedura concorsuale. L'ordinanza chiarisce l'onere della prova a carico del creditore e i limiti dell'opponibilità al fallimento degli estratti conto, sottolineando come il curatore sia considerato un terzo rispetto ai rapporti del fallito.
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Simulazione assoluta: prova con presunzioni
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di una vendita immobiliare, ritenendola una simulazione assoluta finalizzata a frodare i creditori. L'ordinanza sottolinea che la prova della simulazione può basarsi su presunzioni gravi, precise e concordanti, come il prezzo irrisorio, il rapporto tra le parti e la tempistica dell'atto. Il ricorso dei soccombenti è stato dichiarato inammissibile per violazione del principio di autosufficienza, non avendo adeguatamente documentato le proprie argomentazioni, in particolare riguardo a un contratto preliminare privo di data certa e quindi inopponibile ai terzi.
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Compensazione concordato preventivo: la banca vince
Una società in concordato preventivo ha citato in giudizio una banca per la restituzione di somme incassate dopo l'inizio della procedura, a fronte di anticipazioni concesse in precedenza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la compensazione concordato preventivo è legittima se prevista da un'apposita clausola contrattuale (patto di compensazione). In tal caso, si configura una "compensazione impropria" che deroga al principio di cristallizzazione dei debiti, in quanto crediti e debiti derivano da un unico rapporto negoziale.
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Compensazione impropria bancaria: ok in concordato
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità della compensazione impropria bancaria anche dopo l'apertura di un concordato preventivo. Una banca può trattenere le somme incassate per conto del cliente dopo l'avvio della procedura per compensare un proprio credito anteriore, a condizione che tale facoltà sia prevista da uno specifico patto contrattuale. La Corte ha chiarito che non si tratta di una compensazione tradizionale, soggetta al principio della cristallizzazione dei crediti, ma di un'operazione contabile interna a un unico rapporto negoziale complesso.
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Onere della prova vizi: chi deve dimostrare i difetti?
Una società acquirente si opponeva al pagamento di una fornitura, lamentando vizi sulla merce. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28224/2023, ha chiarito un punto fondamentale: l'onere della prova vizi spetta sempre al compratore che li denuncia. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente addossato al venditore (in questo caso, un fallimento) il compito di dimostrare di aver consegnato merce perfetta. Questa decisione ribadisce che la regola specifica sulla garanzia per vizi prevale sul principio generale dell'inadempimento contrattuale.
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Eccezione data certa: quando il giudice decide d’ufficio
La Corte di Cassazione conferma che la mancanza di data certa di una scrittura privata, come un contratto preliminare, costituisce un'eccezione rilevabile d'ufficio dal giudice. In un caso di azione revocatoria, la Corte ha stabilito che, in assenza di prova della data certa del preliminare, il momento per valutare la consapevolezza del danno ai creditori è quello della stipula del contratto definitivo, rendendo inefficace la vendita immobiliare che pregiudicava le ragioni creditorie.
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Revocatoria fallimentare: il pagamento via terzo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un creditore contro la revoca di un pagamento di 35.000 euro. Il pagamento, ricevuto da un terzo poco prima della dichiarazione di fallimento del debitore, è stato qualificato come delegazione di pagamento, un mezzo anomalo soggetto a revocatoria fallimentare, e non come cessione di credito. La Corte ha sottolineato che la consapevolezza dello stato di insolvenza del debitore da parte del creditore ha reso l'atto ulteriormente revocabile.
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Onere della prova bancario: la guida completa
Una società in liquidazione ha citato in giudizio un istituto di credito per l'applicazione di interessi ultralegali e altre somme non dovute su due conti correnti. Le corti di merito hanno respinto la domanda, attribuendo alla società l'onere della prova bancario, ovvero la mancata produzione dei contratti. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che in un'azione di ripetizione di indebito, la prova della mancanza di una causa giustificativa (un fatto negativo) può essere fornita anche tramite presunzioni, come la mancata produzione del contratto da parte della banca, che ha l'obbligo di conservarlo.
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Rinnovazione della notifica: la Cassazione salva l’appello
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro due società per una questione di indeducibilità di costi. A causa di un difetto nella notifica del ricorso a una delle società, dichiarata fallita, la Corte non ha dichiarato l'inammissibilità dell'appello, ma ha ordinato la rinnovazione della notifica. Questa ordinanza interlocutoria ha rinviato la causa a nuovo ruolo, concedendo 60 giorni alla parte ricorrente per sanare il vizio procedurale e garantire la corretta instaurazione del contraddittorio.
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Prescrizione presuntiva: il riconoscimento del debito
Un avvocato chiede l'ammissione al passivo fallimentare per i suoi compensi. La sua domanda viene respinta per prescrizione presuntiva. La Cassazione conferma che un riconoscimento di debito, per interrompere la prescrizione, deve avere data certa anteriore al fallimento, requisito che non può essere supplito dalla mancata costituzione in giudizio del curatore.
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Imposta di registro: la transazione non riduce la tassa
Un contribuente, condannato a pagare 845.000 euro per mala gestio, aveva successivamente transatto la lite per circa 239.000 euro. L'Agenzia delle Entrate ha comunque liquidato l'imposta di registro sull'importo originario della condanna. La Corte di Cassazione ha confermato l'operato del Fisco, stabilendo che la base imponibile per l'imposta di registro è determinata dal contenuto della sentenza e la successiva transazione tra le parti, a cui l'amministrazione finanziaria è estranea, non ha alcun effetto sulla determinazione del tributo.
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Data certa scrittura privata: i limiti alla prova
La Corte di Cassazione ha stabilito che la data certa di una scrittura privata, necessaria per renderla opponibile a una procedura concorsuale, non può essere provata tramite documenti creati e inviati dalla stessa parte che ha interesse a dimostrarla. Nel caso specifico, un consulente finanziario chiedeva l'ammissione di un credito in un'amministrazione straordinaria basandosi su un contratto privo di data certa. Il Tribunale aveva ritenuto sufficiente la prova fornita da una fattura pro-forma inviata dal consulente stesso. La Cassazione ha annullato questa decisione, affermando che la prova della data certa scrittura privata deve derivare da un fatto oggettivo, esterno e non nella disponibilità della parte che la invoca, per garantire l'imparzialità della prova.
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Prova del credito: onere e limiti della CTU
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un ingente credito per prestazioni svolte. Il Tribunale ha ammesso solo una minima parte, rigettando il resto per carenza di prove. La Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso. Il punto centrale è la necessità di una solida prova del credito, sottolineando che non basta dimostrare l'esistenza di un incarico, ma è fondamentale provare l'effettivo svolgimento delle prestazioni. La Corte ha inoltre stabilito che una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) non può essere ammessa se ha carattere meramente esplorativo, ovvero se serve a sopperire alla totale mancanza di prove da parte dell'attore.
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Costi infragruppo: onere della prova e deducibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2569/2026, ha stabilito che per la deducibilità dei costi infragruppo non è sufficiente la prova documentale (contratto e fatture). La società che riceve il servizio deve dimostrare l'effettiva utilità e il vantaggio concreto ottenuto, ribaltando così l'onere della prova a carico del contribuente. La Corte ha cassato la decisione precedente che aveva erroneamente addossato all'amministrazione finanziaria l'onere di provare l'indeducibilità.
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Contraddittorio su data certa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto del Tribunale che aveva escluso un credito bancario da un fallimento per mancanza di data certa sui contratti. La Corte ha stabilito che il giudice, pur potendo rilevare d'ufficio tale mancanza, ha violato il principio del contraddittorio non sottoponendo la questione alle parti. La decisione sottolinea la necessità di un corretto contraddittorio su data certa e il valore probatorio degli estratti conto, che non possono essere ignorati.
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Saldo zero: prova del credito bancario nel fallimento
Una società cessionaria di crediti bancari si è vista rigettare la domanda di ammissione al passivo di un fallimento per la mancata produzione di tutti gli estratti conto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che in questi casi è possibile applicare il principio del "saldo zero", una tecnica che permette di provare il credito partendo dal primo estratto conto disponibile, a condizione che la curatela fallimentare non contesti puntualmente l'esistenza di un precedente saldo a credito per il fallito.
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Data Certa: Prova del Credito nel Fallimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di gestione crediti, ribadendo un principio fondamentale: per essere opponibile al fallimento, un credito basato su un contratto bancario deve essere provato con documentazione avente data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento. L'ordinanza chiarisce che, per i contratti che richiedono la forma scritta per la loro validità, come quelli bancari, la prova della data certa non può essere sostituita da altri elementi. Di conseguenza, il credito è stato definitivamente escluso dallo stato passivo.
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Desistenza creditore istante: revoca del fallimento
Una società era stata dichiarata fallita su istanza di un unico creditore. In seguito, la società ha dimostrato che il debito era stato saldato prima della dichiarazione di fallimento e che lo stesso creditore aveva rinunciato all'azione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la desistenza del creditore istante, se motivata da un pagamento anteriore, fa venir meno la legittimazione a chiedere il fallimento e ne giustifica la revoca, anche in presenza di un decreto ingiuntivo definitivo. La Corte ha quindi cassato la precedente decisione della Corte d'Appello, che aveva erroneamente ritenuto irrilevante il pagamento.
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Data certa: la prova testimoniale non basta nel fallimento
Un consulente chiede l'ammissione di un credito in un fallimento, ma la sua domanda viene respinta. La Cassazione conferma la decisione, sottolineando che un contratto privo di data certa non è opponibile alla procedura e che la prova testimoniale non può essere usata per stabilire tale data.
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Data certa: PEC non la garantisce per gli allegati
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto di affitto d'azienda privo di data certa non è opponibile al fallimento. La trasmissione del contratto come allegato a una PEC non è sufficiente a conferirgli data certa, in assenza di una firma digitale apposta sul file. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile, confermando che la mera menzione di un atto in un documento successivo non ne sana il difetto di data certa.
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