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Art. 2704 Codice Civile — Anno 2025

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122 provvedimenti

Altri anni per Art. 2704 Codice Civile

Data certa e Fisco: accordo riduzione canone
La Corte di Cassazione ha stabilito che un accordo di riduzione del canone di locazione, formalizzato con una scrittura privata non autenticata, per essere opponibile al Fisco necessita di una prova oggettiva della sua data certa. Nell'ordinanza si chiarisce che né la dichiarazione successiva del conduttore né le ricevute di pagamento per l'importo ridotto costituiscono prove sufficienti a conferire data certa all'accordo, in quanto non sono elementi oggettivi e terzi rispetto alle parti. L'Agenzia delle Entrate, considerata 'terzo' rispetto al patto, può quindi legittimamente recuperare a tassazione il maggior reddito basato sul canone originario.
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Ammissione al passivo: prova del credito bancario
Una banca si oppone al rigetto di due sue pretese creditorie nell'ambito di un fallimento: la prima relativa a un'ipoteca a garanzia di un debito di terzi, la seconda per il saldo di un conto corrente. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Ribadisce che l'ammissione al passivo non è la sede per far valere un'ipoteca a garanzia di un debito altrui e che la prova del credito da conto corrente richiede il contratto scritto con data certa, non essendo sufficienti i soli estratti conto.
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Delega di firma: nullo l’avviso senza prova
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un avviso di accertamento poiché l'Agenzia delle Entrate non ha fornito la prova della delega di firma del funzionario che lo aveva sottoscritto. Se il contribuente contesta la legittimità della firma, spetta all'Amministrazione finanziaria l'onere di dimostrare, tramite l'esibizione della delega, la validità del potere esercitato. La mancata produzione di tale documento in giudizio rende l'atto impositivo invalido, un principio chiave in materia di delega di firma.
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Inopponibilità transazione: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello relativa all'inopponibilità della transazione stipulata da una società poi fallita. Il curatore fallimentare aveva richiesto la restituzione di una somma, contestando la causa del pagamento. La Suprema Corte ha rilevato che la motivazione della corte d'appello era intrinsecamente illogica e contraddittoria, avendo confuso i presupposti dell'azione per simulazione con quelli per la ripetizione di indebito. Questa confusione ha portato a un'errata applicazione delle norme sulla data certa e sulla posizione del curatore, rendendo necessaria la cassazione con rinvio per un nuovo esame.
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Compenso professionista fallimento: quando è negato?
Un professionista ha richiesto il pagamento per aver attestato un piano di concordato preventivo per una società poi fallita. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego del suo credito, stabilendo che il compenso professionista fallimento non è dovuto se la prestazione risulta inadeguata e inutile per i creditori. La Corte ha validato l'eccezione di inadempimento sollevata dal curatore, sottolineando che l'onere di provare la diligenza professionale spetta al creditore stesso.
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Conversione del negozio nullo: i principi della Cassazione
Un'ordinanza della Cassazione affronta il tema della conversione del negozio nullo. Un mutuo fondiario, dichiarato nullo per superamento del limite di finanziabilità, può essere convertito in un mutuo ipotecario. La Corte chiarisce che per la conversione non è necessaria la prova di una volontà concreta, ma è sufficiente che lo scopo pratico delle parti sia parzialmente realizzato dal nuovo contratto.
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Ricorso per revocazione inammissibile: il caso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso una sentenza della Corte d'Appello che negava la revocazione. Il principio chiave è che il ricorso per revocazione perde il suo oggetto e diventa inammissibile per carenza di interesse se la sentenza che si intendeva revocare è stata, nel frattempo, annullata in un separato giudizio di cassazione. La pronuncia chiarisce che l'annullamento della sentenza originaria travolge qualsiasi procedimento di revocazione pendente contro di essa.
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Rinuncia al ricorso: l’estinzione del giudizio
Un'ordinanza della Corte di Cassazione analizza il caso di una rinuncia al ricorso presentata a seguito di una transazione tra le parti. La controversia, originata da un contratto preliminare di vendita di azioni e complicata dal fallimento di una delle società, si è conclusa con l'estinzione del giudizio. La Corte ha preso atto dell'accordo, dichiarando la fine del procedimento senza pronunciarsi sulle spese legali, come richiesto dalle parti stesse.
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Data certa scrittura privata: opponibilità al Fisco
Un contribuente ha impugnato un accertamento fiscale basato su una scrittura privata non registrata che riduceva un canone di locazione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che senza una data certa la scrittura privata non è prova sufficiente contro il Fisco e che la Corte non può riesaminare i fatti.
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Rendita vitalizia: prova del danno e risarcimento
Un lavoratore agricolo, dopo aver ottenuto una rendita vitalizia dall'ente previdenziale e essersi dimesso dal lavoro, si è visto revocare il beneficio. Ha quindi richiesto il risarcimento dei danni, ma la sua domanda è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che per ottenere un risarcimento è indispensabile fornire la prova concreta sia dell'esistenza sia dell'entità del danno subito, non essendo sufficiente la sola revoca del provvedimento favorevole.
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Interposizione fittizia: prova scritta necessaria
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una moglie che chiedeva di riconoscere un immobile, formalmente intestato ai suoceri, come parte della comunione dei beni. L'ordinanza ribadisce un principio fondamentale: per provare l'interposizione fittizia in una compravendita immobiliare, è indispensabile una prova scritta che dimostri la partecipazione all'accordo simulatorio non solo dell'acquirente reale e di quello fittizio, ma anche del venditore.
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Crediti prededucibili: la Cassazione fa il punto
La Corte di Cassazione esamina il caso di un fornitore che richiede l'ammissione di un credito come prededucibile nel fallimento di una società, sostenendo che tale credito sia sorto durante un precedente concordato preventivo. Data la complessità e l'evoluzione della giurisprudenza sui criteri per definire i crediti prededucibili, la Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la trattazione a nuovo ruolo. La decisione finale è sospesa in attesa di una pronuncia su un caso analogo in pubblica udienza, che potrebbe chiarire definitivamente la materia.
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Incentivo esodo: la data di adesione è decisiva
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per ottenere l'agevolazione fiscale su un incentivo esodo erogato dopo l'abrogazione della norma, non basta che il piano aziendale sia anteriore. È fondamentale dimostrare che l'adesione individuale del lavoratore, con la sua manifestazione di volontà irretrattabile, sia avvenuta prima della data di abrogazione (4 luglio 2006). L'onere della prova di tale circostanza ricade sul contribuente che richiede il rimborso. La Corte ha cassato la decisione precedente che dava rilevanza solo alla data del piano aziendale.
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Valore probatorio scritture contabili: la Cassazione
Un dipendente ha richiesto il pagamento di anticipazioni basandosi su una nota contabile informale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il documento non aveva sufficiente valore probatorio. La Corte ha specificato che una nota interna non firmata e non datata non può provare l'esistenza di un credito verso il datore di lavoro, ponendo l'onere della prova sul lavoratore. Anche il ricorso incidentale dell'azienda è stato respinto.
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Opponibilità IMU: la scrittura privata è sufficiente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4329/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di opponibilità IMU. Un contribuente aveva costituito un diritto di abitazione a favore del coniuge tramite una scrittura privata registrata ma non trascritta, comunicandola al Comune. L'ente impositore riteneva comunque il proprietario come soggetto passivo del tributo, data la mancata trascrizione. La Suprema Corte ha invece chiarito che, ai fini fiscali, la registrazione dell'atto è sufficiente a conferirgli data certa e a renderlo opponibile al Comune. Quest'ultimo, infatti, non è un terzo che vanta diritti reali in conflitto, per cui la trascrizione non è un requisito necessario per spostare l'obbligo di pagamento dell'IMU dal proprietario al titolare del diritto di abitazione.
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Prova del credito professionale nel fallimento: la data certa
Un professionista si è visto respingere la richiesta di ammissione al passivo fallimentare per i suoi crediti professionali a causa della mancanza di documenti con data certa opponibili alla procedura. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando il rigore necessario nella prova del credito professionale e chiarendo i limiti del principio di non contestazione da parte del curatore, il quale agisce come terzo a tutela della massa dei creditori.
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Fatture false: quando i contratti non bastano a provare i costi
La Corte di Cassazione ha confermato un avviso di accertamento a carico di una società edile per l'indebita deduzione di costi derivanti da fatture false. La Corte ha stabilito che la presentazione di contratti d'appalto generici e privi di riferimenti temporali certi non è sufficiente a superare le presunzioni dell'Agenzia delle Entrate e a dimostrare l'effettiva esecuzione delle prestazioni, ribadendo il principio del libero convincimento del giudice nella valutazione delle prove.
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Registrazione tardiva locazione: salvo il bonus fiscale
L'Agenzia delle Entrate aveva negato un'agevolazione fiscale per un immobile conferito a un fondo, poiché il relativo contratto di locazione non era registrato al momento dell'atto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la registrazione tardiva locazione ha un'efficacia sanante retroattiva (ex tunc), validando il contratto fin dall'origine e confermando il diritto al beneficio fiscale per il contribuente.
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Riconoscimento di debito: opponibile al fallimento?
La Corte di Cassazione stabilisce che il riconoscimento di debito, se dotato di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento, è opponibile alla massa dei creditori. Questa decisione ribalta un precedente orientamento, affermando che tale atto fa presumere l'esistenza del debito e inverte l'onere della prova, che ricade sul curatore fallimentare. Il caso riguardava la richiesta di ammissione al passivo di un credito professionale, inizialmente respinta dal Tribunale proprio sulla base della presunta inopponibilità dell'atto di riconoscimento.
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Credito d’imposta investimenti: l’onere della prova
Una società si è vista negare un credito d'imposta investimenti per non aver rispettato i requisiti formali. La società sosteneva che l'investimento fosse anteriore all'introduzione di tali obblighi, ma non è riuscita a fornirne prova certa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'onere di provare la data di inizio dell'investimento spetta al contribuente e ha chiarito i principi sul valore probatorio dei documenti e sulla validità del richiamo a verbali già noti al contribuente.
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