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Art. 2700 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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121 provvedimenti

Altri anni per Art. 2700 Codice Civile

Improcedibilità del ricorso: termini perentori in Cassazione
La Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso di un lavoratore contro l'Ente Previdenziale per il recupero dell'indennità di disoccupazione. La decisione si fonda sul mancato rispetto del termine perentorio per il deposito dell'atto, evidenziando l'importanza cruciale della tempestività processuale.
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Assegno familiare stranieri: prova reddito decisiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore extracomunitario a cui era stato negato l'assegno per il nucleo familiare per i parenti residenti all'estero. La decisione si fonda sulla mancata presentazione della documentazione attestante il reddito complessivo dell'intero nucleo. La Suprema Corte ha confermato che la prova del reddito familiare non è un mero dato per il calcolo, ma un requisito costitutivo del diritto, applicabile a tutti i lavoratori senza discriminazioni, inclusi i casi di assegno familiare stranieri.
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Assegno nucleo familiare: onere prova reddito straniero
Un cittadino di un paese non-UE, con permesso di soggiorno di lungo periodo in Italia, ha richiesto l'assegno nucleo familiare per i suoi parenti residenti nel paese d'origine. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando che il richiedente ha l'onere di provare il reddito complessivo di tutto il nucleo familiare, indipendentemente da dove risiedano i componenti. Questo requisito reddituale è una condizione essenziale per ottenere il beneficio, e i documenti presentati sono stati ritenuti insufficienti a soddisfare tale onere della prova.
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Assegno familiare: prova reddito nucleo è obbligatoria
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un lavoratore extracomunitario contro il diniego dell'assegno familiare. L'ente di previdenza aveva negato il beneficio per mancata prova del reddito dell'intero nucleo familiare, residente all'estero. La Corte ha confermato che la dimostrazione del requisito reddituale familiare è un onere imprescindibile per tutti i richiedenti, senza discriminazioni, e non solo una base di calcolo.
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Assegno nucleo familiare: prova del reddito essenziale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore extracomunitario per l'ottenimento dell'assegno nucleo familiare. La Corte ha stabilito che la prova del reddito complessivo dell'intero nucleo, anche se residente all'estero, è un requisito costitutivo del diritto e un onere che grava sul richiedente. La sola documentazione del reddito prodotto in Italia dal lavoratore è stata ritenuta insufficiente, confermando le decisioni dei giudici di merito.
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Assegno nucleo familiare: prova reddito e stranieri
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per ottenere l'assegno per il nucleo familiare, il lavoratore extracomunitario con familiari a carico all'estero deve fornire la prova del reddito complessivo di tutto il nucleo. La sola dichiarazione dei redditi del richiedente prodotta in Italia non è sufficiente. La Corte ha ritenuto che questo onere probatorio non costituisca discriminazione, in quanto il requisito reddituale familiare è un elemento costitutivo del diritto stesso, applicabile a tutti i lavoratori, italiani e stranieri.
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Assegno nucleo familiare: prova del reddito essenziale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 4035/2025, ha stabilito che per ottenere l'assegno nucleo familiare, il lavoratore extracomunitario deve dimostrare il reddito complessivo di tutti i componenti della sua famiglia, anche se residenti all'estero. La Corte ha chiarito che presentare la sola certificazione dei propri redditi non è sufficiente, in quanto la prova del reddito familiare è un requisito costitutivo del diritto e non una mera base di calcolo. Questo onere della prova, identico a quello richiesto ai cittadini italiani, non costituisce discriminazione.
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Assegno nucleo familiare: onere della prova per stranieri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino extracomunitario, titolare di permesso di soggiorno di lungo periodo, a cui era stato negato l'assegno nucleo familiare per i familiari residenti all'estero. La decisione conferma che il richiedente ha l'onere di dimostrare il reddito complessivo di tutto il nucleo familiare, non essendo sufficiente la sola certificazione del proprio reddito. Secondo la Corte, questo requisito non costituisce discriminazione, poiché si applica indistintamente a tutti i lavoratori, italiani e stranieri, essendo un elemento costitutivo del diritto stesso.
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Assegno nucleo familiare: onere della prova del reddito
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino extracomunitario a cui era stato negato l'assegno nucleo familiare per i parenti residenti all'estero. La Corte ha stabilito che la prova del reddito complessivo di tutto il nucleo familiare è un requisito essenziale per ottenere il beneficio e che l'onere di fornire tale prova spetta interamente al richiedente, anche se la documentazione è difficile da reperire dall'estero. La sola certificazione del reddito del lavoratore in Italia non è stata ritenuta sufficiente.
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Indennità di trasferta: quando è un trasferimento?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda che aveva erogato l'indennità di trasferta a dipendenti di fatto trasferiti stabilmente. L'ordinanza ribadisce che spetta al datore di lavoro l'onere di provare i presupposti per l'esenzione contributiva, distinguendo nettamente la trasferta temporanea dal trasferimento definitivo della sede di lavoro.
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Reperibilità notturna: quando è orario di lavoro?
Una cooperativa sociale si opponeva a una richiesta di contributi da parte dell'ente previdenziale per mancata retribuzione di straordinario notturno. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23845/2025, ha stabilito che la reperibilità notturna con obbligo di permanenza in azienda è a tutti gli effetti 'orario di lavoro' secondo la normativa europea. Tuttavia, non deve essere automaticamente retribuita come straordinario. La retribuzione, anche se prevista da CCNL come indennità, deve rispettare i principi costituzionali di proporzionalità e sufficienza. La Corte ha quindi cassato la sentenza precedente, rinviando il caso al giudice di merito per una nuova valutazione sulla congruità della retribuzione.
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Coltivatore diretto: i requisiti per l’iscrizione INPS
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una lavoratrice contro la sua iscrizione d'ufficio alla gestione dei coltivatori diretti dell'INPS. L'ordinanza ribadisce i criteri di abitualità e prevalenza dell'attività agricola, sia in termini di tempo che di reddito, come requisiti fondamentali per la qualifica di coltivatore diretto. La Corte ha chiarito che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione dei fatti già accertati dal giudice di merito, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva ritenuto sussistenti le condizioni per l'iscrizione sulla base delle prove documentali e ispettive.
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Sanzioni disciplinari: quando inizia il termine?
Una dirigente scolastica ha ricevuto sanzioni disciplinari per inadempienze gestionali e contabili. Il suo ricorso in Cassazione, basato sulla presunta tardività della contestazione e sul valore probatorio degli atti ispettivi, è stato respinto. La Corte ha chiarito che, nel contesto delle sanzioni disciplinari, il termine per avviare il procedimento decorre non dalla mera segnalazione di criticità, ma dal momento in cui l'amministrazione acquisisce una conoscenza certa e dettagliata dei fatti, coincidente in questo caso con il deposito della relazione ispettiva finale. La sentenza ribadisce l'inammissibilità in sede di legittimità di una nuova valutazione dei fatti.
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Obbligo contributivo datoriale: la Cassazione decide
Una società committente è stata ritenuta responsabile in solido per l'omesso versamento dei contributi previdenziali di una ditta appaltatrice. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'azienda. L'ordinanza chiarisce il valore probatorio del verbale ispettivo dell'ente previdenziale e i requisiti per contestare le prove informatiche, rafforzando il principio dell'obbligo contributivo datoriale in regime di appalto.
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Errore materiale: codice fiscale errato non salva
Un datore di lavoro, condannato a un cospicuo risarcimento per una collaboratrice domestica, ha tentato di invalidare la sentenza a causa di un codice fiscale errato. Sostenendo si trattasse di uno scambio di persona, ha presentato ricorso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, qualificando l'inesattezza come un semplice errore materiale correggibile, che non intacca la validità della decisione, poiché l'identità del datore di lavoro era stata chiaramente accertata durante il processo.
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Notificazione licenziamento: quando è valida? La Cass.
La Corte di Cassazione ha confermato la validità della notificazione di un licenziamento a un dipendente agli arresti domiciliari, ritenendo l'impugnazione tardiva. La Corte ha stabilito che le annotazioni postali sulla tentata consegna e sulla compiuta giacenza hanno valore probatorio, anche in assenza di firma dell'operatore. Il ricorso del lavoratore è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e non a contestare una violazione di legge.
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Obbligo contributivo: onere della prova del datore
Una società ha contestato la richiesta di contributi da parte dell'ente previdenziale su indennità di trasferta erogate ai dipendenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che nelle controversie sull'obbligo contributivo, il giudice deve valutare l'esistenza effettiva del debito e non solo la legittimità formale dell'atto di accertamento. La Corte ha confermato che l'onere di provare il diritto a esenzioni contributive spetta interamente al datore di lavoro, il quale non ha fornito prove sufficienti.
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Impresa familiare: quando è lavoro subordinato?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la qualificazione di un rapporto di lavoro dipende dalle sue concrete modalità di svolgimento e non dalla denominazione formale data dalle parti, anche se contenuta in un atto pubblico. Nel caso specifico, nonostante l'esistenza di un atto notarile che costituiva una impresa familiare, la Corte ha confermato la natura subordinata del rapporto di lavoro basandosi su prove testimoniali che dimostravano la presenza di eterodirezione, orario fisso e mancanza di autonomia del prestatore di lavoro. Il ricorso del datore di lavoro è stato quindi respinto.
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Conciliazione sindacale: validità e valore probatorio
In un caso di differenze retributive, la Cassazione ha stabilito che una conciliazione sindacale presentata in appello non può essere considerata solo come prova di un pagamento parziale. Il giudice di merito deve valutare a fondo la sua natura transattiva, che potrebbe estinguere tutte le pretese del lavoratore, e le questioni relative alla sua validità, come il disconoscimento della firma. La Corte ha cassato la sentenza d'appello per non aver condotto questa analisi approfondita, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Notifica avviso di addebito: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica di un avviso di addebito I.N.P.S. tramite raccomandata con 'invio diretto' è valida secondo le regole del servizio postale ordinario. Non è necessaria la seconda raccomandata informativa (C.A.D.) prevista per gli atti giudiziari. Di conseguenza, l'opposizione presentata da un contribuente è stata respinta perché tardiva, essendo il termine decorso dalla perfezione della notifica per compiuta giacenza.
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