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Art. 267 TFUE — Sezione Terza Penale

10 provvedimenti

Altri anni per Art. 267 TFUE

Acquisizione chat: Sezioni Unite sulla prova digitale
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la questione sulla corretta procedura per l'acquisizione di chat criptate da server esteri. Il caso riguarda un'indagine per traffico di stupefacenti basata su dati ottenuti da autorità straniere tramite Ordine Europeo di Indagine (OEI). Il punto cruciale è stabilire se tale acquisizione chat sia qualificabile come mera ricezione di documenti informatici, esperibile dal solo Pubblico Ministero, o se richieda un controllo e un'autorizzazione preventiva da parte di un giudice, assimilabile a un sequestro di corrispondenza, per garantire i diritti fondamentali dell'indagato.
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Utilizzabilità chat criptate: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per traffico di stupefacenti. La Corte ha confermato la piena utilizzabilità delle chat criptate ottenute tramite Ordine di Indagine Europeo da un server estero, qualificandole come prova documentale e non come intercettazione di un flusso comunicativo. È stato inoltre ribadito il principio di presunzione di legittimità delle prove acquisite in un altro Stato membro dell'UE e confermata la correttezza della valutazione sui gravi indizi di colpevolezza e sulla scelta della misura cautelare più restrittiva.
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Acquisizione tabulati: Cassazione su validità prove
Un individuo, condannato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ricorre in Cassazione contestando la legittimità dell'acquisizione tabulati telefonici e il suo ruolo nell'organizzazione. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno ritenuto validi i dati telefonici sulla base di una normativa transitoria e hanno giudicato gli altri motivi di ricorso generici e infondati, ribadendo che la valutazione delle prove è di competenza dei giudici di merito.
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Ordine Europeo Indagine: Chat Criptate e Prove Penali
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro una misura cautelare basata su chat criptate ottenute tramite un ordine europeo indagine. La sentenza chiarisce che, se la prova è già in possesso dell'autorità giudiziaria estera, il Pubblico Ministero italiano può acquisirla senza preventiva autorizzazione del giudice, applicando le norme sulla circolazione della prova. Viene inoltre stabilito che spetta alla difesa l'onere di dimostrare una concreta violazione dei diritti fondamentali nell'acquisizione originaria dei dati.
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Ordine europeo di indagine: prova valida senza giudice?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33878/2024, ha respinto il ricorso di un indagato in custodia cautelare per reati di droga, le cui prove principali consistevano in messaggi da chat criptate. Tali prove erano state ottenute dalle autorità francesi e trasmesse all'Italia tramite un Ordine europeo di indagine. La Corte ha stabilito che per l'acquisizione di prove già in possesso di un'autorità giudiziaria di un altro Stato UE, non è necessaria una preventiva autorizzazione del giudice italiano. Si applica la disciplina sulla circolazione della prova e vige una presunzione di legittimità dell'operato dell'autorità straniera, salvo che la difesa fornisca prova concreta di una violazione dei diritti fondamentali.
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Ordine Europeo di Indagine: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33876/2024, ha rigettato il ricorso di un'indagata per reati legati agli stupefacenti, confermando la legittimità dell'acquisizione di chat criptate tramite un Ordine Europeo di Indagine (OEI). La Corte ha stabilito che l'OEI per ottenere prove già in possesso di un'autorità giudiziaria straniera segue le regole sulla circolazione della prova e non quelle sulla sua formazione. Pertanto, il pubblico ministero può emettere l'OEI senza preventiva autorizzazione del giudice. Vige una presunzione di legittimità dell'operato dell'autorità estera, e spetta alla difesa l'onere di provare specifiche violazioni dei diritti fondamentali.
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Reddito di cittadinanza: la condanna per false dichiarazioni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di indebita percezione del reddito di cittadinanza a carico di un soggetto che aveva falsamente attestato il possesso del requisito della residenza. La difesa sosteneva che la successiva dichiarazione di incostituzionalità del requisito dei 10 anni di residenza (ridotto a 5) dovesse portare all'assoluzione. La Corte ha rigettato il ricorso, specificando che, nel caso concreto, il richiedente non possedeva neppure il requisito ridotto dei 5 anni al momento della domanda, rendendo la sua dichiarazione comunque falsa e penalmente rilevante.
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Confisca profitto reato: come si calcola? La Cassazione
Un soggetto, condannato per associazione a delinquere finalizzata all'evasione fiscale su prodotti energetici, ha impugnato la sentenza che disponeva la confisca di una somma pari all'intera imposta evasa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca del profitto del reato a carico dell'intermediario deve essere limitata al suo guadagno personale (la provvigione), e non può estendersi all'intero risparmio di spesa, che costituisce invece il profitto degli acquirenti finali, unici soggetti obbligati al pagamento dell'imposta.
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Raccolta scommesse e onere della prova: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma una condanna per raccolta scommesse illecita, rigettando il ricorso di un gestore di un centro affiliato a un operatore estero. La sentenza stabilisce che l'onere di provare la discriminazione da parte dello Stato, che avrebbe impedito di ottenere la licenza, spetta alla difesa e non può essere solo genericamente affermato. Viene inoltre esclusa la buona fede dell'imputato, poiché era consapevole che il suo centro non rientrava in alcuna procedura di regolarizzazione.
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Abuso edilizio: il legittimo affidamento non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di demolizione per un abuso edilizio. I ricorrenti, eredi dell'autrice dell'illecito, avevano invocato il principio di legittimo affidamento, sostenendo di aver confidato nei permessi di costruire in sanatoria. La Corte ha stabilito che non poteva sorgere alcun legittimo affidamento, data l'incertezza della normativa sul condono e l'esistenza di una giurisprudenza consolidata che interpretava restrittivamente i limiti volumetrici. Di conseguenza, la richiesta di sospensione della demolizione è stata respinta.
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