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Art. 267 TFUE

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448 provvedimenti

Incarico legale PA: non è appalto di servizi
Una Regione ha contestato le parcelle di un avvocato esterno, sostenendo la nullità dell'incarico per mancato rispetto delle norme sugli appalti pubblici. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che un singolo incarico legale PA è un contratto d'opera intellettuale basato sulla fiducia (intuitu personae) e non un appalto di servizi che necessita di una gara. Di conseguenza, le parcelle dell'avvocato sono state confermate.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoggettamento all'imposta unica scommesse di un bookmaker estero per le giocate raccolte in Italia nell'anno 2010. La Corte ha chiarito che, a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, per gli anni antecedenti al 2011 la responsabilità tributaria ricade esclusivamente sul bookmaker e non in solido con il centro di trasmissione dati locale. La decisione si basa sul principio di territorialità del tributo, applicabile a chiunque organizzi giochi e scommesse sul territorio nazionale, indipendentemente dalla sede legale o dalla presenza di una concessione.
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Obbligo informativo e asilo: la Cassazione decide
La Cassazione, in un caso di immigrazione, ha stabilito che la mancata consegna dell'opuscolo informativo previsto dal Regolamento Dublino non comporta l'annullamento automatico del trasferimento del richiedente asilo. Il giudice deve verificare se tale omissione ha concretamente leso il diritto di difesa. La sentenza chiarisce l'importanza dell'obbligo informativo per le autorità.
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Conflitto marchio e DOP: la Cassazione si appella all’UE
La Corte di Cassazione esamina un complesso caso di conflitto marchio e DOP. Una nota azienda vinicola, titolare di un marchio storico e rinomato, ha agito in giudizio per far dichiarare la nullità di una Denominazione di Origine Protetta (DOP) successiva, che utilizza lo stesso nome. L'azienda sostiene che la DOP sia decettiva per i consumatori. I tribunali di merito hanno respinto la domanda, applicando una normativa europea preesistente. La Cassazione, rilevando un complesso intreccio di normative europee succedutesi nel tempo, ha sospeso il giudizio e ha posto due questioni pregiudiziali alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea per chiarire quale disciplina sia applicabile.
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Cessione d’azienda e IVA: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12450 del 2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla distinzione tra cessione d'azienda e semplice vendita immobiliare ai fini IVA. Il caso riguardava una società alberghiera che aveva acquistato un immobile, ma l'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato l'operazione come cessione d'azienda, disconoscendo l'IVA detratta. La Corte ha chiarito che, per l'accertamento IVA, l'amministrazione finanziaria deve valutare l'operazione economica nella sua sostanza, considerando tutti gli elementi, anche quelli esterni al contratto (extratestuali). I limiti probatori previsti dall'art. 20 del Testo Unico sull'Imposta di Registro (TUR) valgono solo per tale imposta e non possono vincolare l'accertamento IVA, che resta autonomo e orientato a principi unionali. Di conseguenza, il ricorso della società è stato rigettato.
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Indennità aggiuntiva: prova della coltivazione diretta
Una società agricola, affittuaria di un terreno espropriato, ha richiesto un'indennità aggiuntiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, non perché la società non ne avesse diritto in astratto, ma perché non aveva fornito la prova fondamentale di praticare la "coltivazione diretta" del fondo. La decisione sottolinea che l'onere della prova sui presupposti di fatto prevale su qualsiasi interpretazione giuridica.
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Responsabilità amministratore bancario: doveri e oneri
Un ex amministratore di una banca impugna una sanzione della autorità di vigilanza per carenze nei controlli interni. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando la piena responsabilità dell'amministratore bancario, anche se non esecutivo, e il suo dovere di informarsi attivamente sulla gestione, escludendo l'applicazione di normative sanzionatorie successive più favorevoli.
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Imposta unica scommesse: obblighi per bookmaker esteri
Una società estera di scommesse ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'imposta unica scommesse per l'attività svolta in Italia tramite un centro di trasmissione dati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando un principio consolidato: chiunque gestisca la raccolta di scommesse sul territorio italiano, anche se privo di concessione e per conto di un bookmaker estero, è soggetto passivo d'imposta. La Corte ha ribadito che sia l'operatore locale (CTD) sia il bookmaker estero sono obbligati in solido al pagamento del tributo, in conformità con la normativa nazionale e i principi del diritto dell'Unione Europea.
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Imposta unica scommesse: obbligo per i bookmaker esteri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12088/2024, ha rigettato il ricorso di una società di scommesse maltese, confermando la sua soggezione all'Imposta unica sulle scommesse per l'attività di raccolta gioco svolta in Italia tramite un centro trasmissione dati. La Corte ha stabilito che la normativa nazionale è compatibile con il diritto dell'Unione Europea, non ravvisando alcuna discriminazione nei confronti degli operatori esteri e affermando la solidarietà nel pagamento del tributo tra il bookmaker e il gestore locale.
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Esterovestizione: la Cassazione sui fatti decisivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di presunta esterovestizione. La sentenza chiarisce i limiti del sindacato della Corte sull'omesso esame di un fatto decisivo, affermando che non può riesaminare il merito delle prove, ma solo verificare la totale omissione di un fatto storico. L'Agenzia contestava la residenza fiscale di una società lussemburghese, ritenendola di fatto amministrata in Italia, ma le prove addotte (email, presenze dell'amministratore) sono state giudicate insufficienti dal giudice di merito, valutazione che la Cassazione ha ritenuto insindacabile.
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Abuso di posizione dominante: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda multata per abuso di posizione dominante nel settore dei gelati. La Corte ha stabilito che gli errori procedurali e la presunta violazione del diritto UE da parte del Consiglio di Stato non costituiscono eccesso di potere giurisdizionale, ma errori di giudizio non sindacabili in sede di legittimità.
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Esimente dazi doganali: buona fede e onere prova
La Cassazione cassa la sentenza di merito in un caso di dazi anti-dumping. L'importatore invocava l'esimente dazi doganali per errore dell'autorità filippina. La Corte ha stabilito che il giudice deve valutare cumulativamente le tre condizioni: errore attivo dell'autorità, buona fede dell'operatore e rispetto delle norme, non potendosi limitare a constatare la falsità del certificato d'origine.
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Buona fede importatore e dazi: la Cassazione fissa i limiti
Una società importatrice, agendo sulla base di certificati di origine filippina poi rivelatisi falsi, si è vista notificare avvisi di rettifica per il recupero di dazi antidumping. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34917/2025, ha cassato la decisione di merito, stabilendo che per escludere la buona fede importatore non è sufficiente la mera falsità del certificato. Il giudice deve invece condurre un'analisi approfondita su tre condizioni cumulative: l'esistenza di un errore attivo dell'autorità doganale estera, la non rilevabilità dell'errore da parte di un operatore diligente e il rispetto di tutte le prescrizioni doganali.
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Buona fede importatore: quando è tutelata?
Una società di importazione contesta un accertamento fiscale per dazi antidumping. La questione centrale riguarda la possibilità di invocare la buona fede importatore per evitare il pagamento a seguito della scoperta di certificati di origine falsi. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice di merito non può limitarsi a constatare la falsità dei documenti, ma deve condurre un'analisi approfondita e cumulativa di tre condizioni specifiche: l'errore attivo delle autorità, la non rilevabilità dell'errore da parte di un operatore diligente e il rispetto di tutte le prescrizioni. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Errore autorità doganale: quando si annulla il dazio?
Una società importatrice ha ricevuto avvisi di accertamento per dazi antidumping su merci la cui origine filippina si è rivelata falsa a seguito di un'indagine OLAF. L'azienda ha invocato l'esimente per errore dell'autorità doganale estera. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso su questo punto, stabilendo che il giudice di merito aveva errato nel non effettuare una valutazione completa e cumulativa delle tre condizioni necessarie per l'esenzione: l'errore attivo dell'autorità, la non rilevabilità dell'errore da parte di un importatore diligente e in buona fede, e il rispetto delle prescrizioni. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Manipolazione Euribor: Cassazione attende la UE
In una causa relativa a un contratto di leasing, una società ha contestato la validità delle clausole sugli interessi basate sull'Euribor, denunciandone l'indeterminabilità a causa della nota manipolazione del tasso. Dopo due sentenze sfavorevoli nei gradi di merito, il caso è giunto in Cassazione. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso il giudizio. La decisione è motivata dalla pendenza di una questione pregiudiziale dinanzi alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, chiamata a chiarire le conseguenze della manipolazione Euribor sui contratti stipulati con i clienti finali.
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Remunerazione medici specializzandi: no retroattività
Un gruppo di medici specializzandi ha richiesto l'applicazione retroattiva di norme più favorevoli sulla remunerazione per la loro formazione, completata prima del 2006. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la legislazione precedente era già conforme alle direttive UE sull'"adeguata remunerazione". L'introduzione di un sistema più vantaggioso è stata una scelta discrezionale del legislatore, non applicabile al passato. Sono state negate anche le richieste di indicizzazione e rivalutazione della borsa di studio.
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Imposta unica scommesse: no a operatori senza licenza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società estera di scommesse, confermando la legittimità dell'applicazione dell'imposta unica scommesse anche agli operatori privi di concessione nazionale che raccolgono gioco in Italia. La Corte ha escluso la violazione del diritto UE, ribadendo che la normativa non è discriminatoria. Ha inoltre precisato che l'esimente delle sanzioni per incertezza normativa non è applicabile all'annualità 2015, poiché la legge aveva già chiarito gli obblighi fiscali dal 2010.
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Risarcimento Medici Specializzandi: la Prescrizione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul diritto al risarcimento dei medici specializzandi per la mancata retribuzione durante i corsi frequentati prima del 1991, a causa della tardiva attuazione di direttive europee da parte dell'Italia. La Corte ha rigettato i ricorsi, confermando il proprio orientamento consolidato secondo cui il termine di prescrizione decennale per tale diritto decorre dal 27 ottobre 1999. A quella data, con l'entrata in vigore della Legge n. 370/99, si è cristallizzato l'inadempimento dello Stato, rendendo il danno certo e azionabile. Di conseguenza, le azioni intraprese oltre il 2009 sono state considerate tardive e quindi prescritte.
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Responsabilità dello Stato per errore del giudice
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità dello Stato per un errore interpretativo commesso dalla più alta giurisdizione amministrativa. Un operatore di telecomunicazioni aveva versato un canone per il 1998, successivamente ritenuto in contrasto con il diritto dell'Unione Europea. Nonostante una pronuncia della Corte di Giustizia UE, i giudici amministrativi avevano negato la restituzione. La Cassazione ha stabilito che tale errata decisione costituisce una 'violazione grave e manifesta' del diritto UE, obbligando lo Stato a risarcire il danno, quantificato in oltre 500 milioni di euro.
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