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Art. 2560 Codice Civile

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281 provvedimenti

Tariffa depurazione acque: quando è dovuta?
Una società fornitrice di servizi idrici ha rinunciato al ricorso in Cassazione in una causa per la restituzione della tariffa depurazione acque. La rinuncia è seguita a recenti sentenze che hanno stabilito che tale tariffa non è dovuta in assenza del servizio, che la richiesta di rimborso va fatta all'attuale gestore e che la prescrizione è decennale. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio.
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Responsabilità cessionario azienda: quando si paga?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29071/2024, chiarisce un punto cruciale sulla responsabilità del cessionario d'azienda. Nel caso di specie, la figlia che aveva ricevuto in donazione la farmacia del padre è stata ritenuta responsabile per un debito del genitore sorto prima della cessione, anche se non iscritto nei libri contabili. La Suprema Corte ha superato il requisito formale dell'iscrizione, valorizzando la mancanza di 'effettiva alterità soggettiva' tra cedente e cessionaria. Essendo la figlia già inserita nella gestione aziendale e a conoscenza della situazione debitoria, la sua responsabilità come cessionario d'azienda è stata confermata.
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Responsabilità cessionario azienda: la Cassazione decide
Una società che aveva acquistato un ramo d'azienda ha impugnato una cartella di pagamento per debiti tributari della società venditrice, risalenti a un periodo antecedente la cessione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28344/2024, ha stabilito che la responsabilità del cessionario d'azienda si estende anche a violazioni commesse più di due anni prima della cessione, a condizione che siano state contestate formalmente nell'anno della cessione stessa. La Corte ha chiarito che la disciplina tributaria speciale (D.Lgs. 472/1997) prevale su quella civilistica generale, ampliando la garanzia per il Fisco.
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Definizione agevolata: la cartella al cessionario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28310/2024, ha stabilito che la cartella di pagamento notificata al cessionario di un'azienda per debiti fiscali del cedente ha natura di atto impositivo. Di conseguenza, tale atto rientra tra le controversie che possono beneficiare della definizione agevolata. La Corte ha accolto il ricorso del contribuente contro il diniego dell'Agenzia delle Entrate, dichiarando estinto il giudizio per avvenuta definizione della lite.
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Onere della prova fallimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un socio di una S.N.C. contro la dichiarazione di fallimento della società. Il punto centrale è l'onere della prova fallimento: la Corte ha ribadito che spetta al debitore dimostrare, tramite scritture contabili, di essere al di sotto delle soglie di fallibilità. In assenza di tale prova, il ricorso non può essere accolto e la valutazione del giudice di merito non è sindacabile in sede di legittimità.
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Giudicato interno: quando l’appello è inammissibile
Una società ricorre in Cassazione contro una sentenza che dichiarava la nullità di una cessione d'azienda. La Corte dichiara il ricorso inammissibile a causa del formarsi di un giudicato interno su un capo della sentenza di primo grado, non impugnato da un'altra parte coinvolta. La decisione sottolinea come la mancata impugnazione di parti dipendenti di una sentenza possa precludere l'esame nel merito dell'appello.
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Appello tardivo debitore non interrompe prescrizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un appello tardivo proposto dal debitore, e successivamente dichiarato inammissibile, non interrompe la prescrizione decennale del credito. In questo caso, relativo a una cartella di pagamento per debiti fiscali, il termine di prescrizione è iniziato a decorrere dal passaggio in giudicato della sentenza di primo grado e non dalla decisione sull'appello. La Corte ha chiarito che l'atto del debitore non può sostituire l'azione del creditore nel manifestare la volontà di esercitare il proprio diritto, confermando così l'estinzione del credito fiscale per decorso del tempo.
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Cessione ramo d’azienda: chi paga i debiti?
Una società ha citato in giudizio una banca per la rideterminazione del saldo di un vecchio conto corrente. La banca si è difesa sostenendo di non essere il soggetto passivo corretto a seguito di una cessione di ramo d'azienda. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che spetta al creditore (la società) l'onere di provare che il proprio credito rientrasse specificamente nel perimetro della cessione. In assenza di tale prova, la domanda contro la banca cessionaria è stata respinta.
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Abuso del diritto IVA: l’operazione elusiva è sanzionata
La Corte di Cassazione ha confermato un avviso di accertamento per abuso del diritto IVA nei confronti di una società immobiliare. L'operazione contestata, una compravendita tra società collegate, è stata ritenuta priva di valide ragioni economiche e finalizzata unicamente a trasferire un credito IVA in modo indebito. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, inclusa la richiesta di sospensione del processo e l'inapplicabilità delle sanzioni, stabilendo che le operazioni elusive sono sanzionabili.
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Cessione crediti: la banca acquirente risponde
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce che nella cessione crediti in blocco secondo l'art. 58 TUB, la banca cessionaria è tenuta a rispondere delle richieste di restituzione del debitore per somme indebitamente pagate alla banca originaria. Dopo tre mesi dalla pubblicazione della cessione, la responsabilità diventa esclusiva della cessionaria, a differenza di quanto avviene nelle operazioni di cartolarizzazione.
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Qualificazione atto: limiti alla riqualificazione fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30737/2025, ha stabilito che la qualificazione dell'atto ai fini dell'imposta di registro deve basarsi esclusivamente sul singolo negozio presentato alla registrazione. Non è consentito all'Agenzia delle Entrate riqualificare una cessione di quote societarie in una cessione d'azienda, considerando operazioni collegate ma giuridicamente distinte. Questa decisione riafferma i principi introdotti dalle riforme del 2017-2018, limitando il potere di riqualificazione del Fisco al contenuto intrinseco dell'atto stesso.
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Credito concorsuale: nascita e termini per l’insinuazione
La Corte di Cassazione chiarisce la natura del credito concorsuale e i termini perentori per la sua insinuazione al passivo. Un'azienda sanitaria ha visto respingere la sua domanda tardiva di ammissione di un credito, poiché il momento genetico del debito risaliva a un'epoca ben anteriore al fallimento, rendendo irrilevante la successiva esigibilità. La Corte ha stabilito che né la cessione d'azienda né l'esito di un'azione revocatoria possono giustificare il superamento dei termini di decadenza previsti dalla legge fallimentare.
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Termine dilatorio: nullo l’avviso fiscale dopo 39 giorni
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento fiscale perché emesso solo 39 giorni dopo la conclusione della verifica, violando il termine dilatorio obbligatorio di 60 giorni previsto dallo Statuto del Contribuente. La Corte ha ribadito che tale violazione determina la nullità insanabile dell'atto impositivo, a meno che l'Amministrazione Finanziaria non dimostri specifiche ragioni d'urgenza, non presenti in questo caso.
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Spese personali imprenditore individuale: la guida
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un imprenditore individuale condannato per bancarotta fraudolenta. La Corte ha confermato la condanna per la distrazione di beni aziendali, ma ha annullato la decisione riguardo ai prelievi personali. È stato stabilito che le spese personali dell'imprenditore individuale non sono automaticamente un reato. I giudici devono distinguere tra spese necessarie (lecite), spese eccessive (che possono integrare la bancarotta semplice) e spese dissipative (che configurano la bancarotta fraudolenta).
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Retrocessione d’azienda: la responsabilità del locatore
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità del proprietario di un'azienda in caso di retrocessione d'azienda. L'ordinanza stabilisce che, se l'azienda viene restituita dal primo affittuario e immediatamente concessa a un secondo, il proprietario non è solidalmente responsabile per i debiti di lavoro del primo affittuario, a meno che non si provi che abbia proseguito direttamente l'attività. La mancata prova della continuità aziendale da parte del proprietario esclude l'applicazione dell'art. 2112 c.c.
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Bancarotta fraudolenta: prescrizione e effetti civili
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di bancarotta fraudolenta, annullando la condanna penale per intervenuta prescrizione ma confermando la responsabilità civile dell'imputato. La sentenza chiarisce che l'estinzione del reato non cancella l'obbligo di risarcire il danno causato alla società fallita, distinguendo nettamente tra gli effetti penali e quelli civili dell'illecito.
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Legittimazione passiva ente ponte: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ente ponte, creato nel contesto di una risoluzione bancaria, non possiede la legittimazione passiva per rispondere delle pretese risarcitorie avanzate dagli azionisti della banca originaria. La decisione si fonda sulla necessità di garantire la stabilità finanziaria del nuovo istituto, trasferendogli solo le passività esplicitamente previste nel provvedimento di cessione e non oneri pregressi e incerti. Le pretese degli azionisti, pertanto, devono essere rivolte verso l'ente originario posto in liquidazione.
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Bancarotta fraudolenta: la vendita a prezzo vile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta a carico di due amministratrici. Il caso riguarda la cessione di un ramo d'azienda, comprensivo di un immobile di grande valore, a un prezzo irrisorio a una società collegata. La Corte ha stabilito che tale operazione, unita alla mancata dimostrazione della destinazione del ricavato, integra il reato di distrazione, anche se avvenuta prima della dichiarazione di fallimento. Questa sentenza ribadisce i severi obblighi di trasparenza e corretta gestione per gli amministratori.
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Azione revocatoria e fallimento: chi agisce?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30140/2024, chiarisce le sorti dell'azione revocatoria quando il debitore fallisce. Se il curatore fallimentare subentra nel processo, il creditore individuale che aveva iniziato l'azione perde la legittimazione ad agire. La sua posizione viene assorbita nell'interesse della massa dei creditori, e l'azione prosegue a beneficio di tutti. Di conseguenza, il creditore originario deve essere estromesso dal giudizio e non ha diritto al rimborso delle spese legali per le fasi successive al subentro del curatore.
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Fattibilità del piano: limiti al controllo del giudice
Una società ha visto respingere la sua proposta di concordato preventivo e, di conseguenza, è stata dichiarata fallita. Dopo aver perso in appello, si è rivolta alla Cassazione, sostenendo che i giudici avessero ecceduto nel valutare il suo piano di risanamento. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, affermando che il controllo giudiziario sulla fattibilità del piano è non solo legittimo ma necessario. Il tribunale deve verificare sia la fattibilità giuridica sia quella economica, quest'ultima per escludere piani palesemente irrealizzabili, prima che i creditori si esprimano sulla convenienza. Il ricorso è stato respinto perché i motivi non contestavano adeguatamente le ragioni della decisione d'appello.
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