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Art. 23 d.l. 28 ottobre 2020, n. 137

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159 provvedimenti

Omissione di lavori: se l’ordine non c’è, il reato cade
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per omissione di lavori in un edificio pericolante. La ricorrente era stata condannata nonostante l'ordinanza comunale non le imponesse di eseguire lavori, ma solo di sgomberare i suoi locali adiacenti a quelli pericolanti. La Corte ha stabilito che mancava il presupposto del reato, non essendo lei la proprietaria dell'edificio che minacciava rovina.
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Ricorso inammissibile: le regole della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un uomo condannato per violenza sessuale e altri reati contro la fidanzata. La Corte ha stabilito che la richiesta di pene sostitutive e di attenuanti generiche era stata formulata in modo proceduralmente scorretto in appello, e ha respinto le censure sulla valutazione delle prove, ritenendole un tentativo di riesame del merito non consentito in sede di legittimità.
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Competenza territoriale reati online: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 38511/2024, ha stabilito il criterio per determinare la competenza territoriale per reati online di illecito trattamento di dati personali. Nel caso di specie, dati sensibili di una persona sono stati diffusi su un noto social network da più soggetti residenti in luoghi diversi, rendendo impossibile individuare il luogo di consumazione del reato. La Corte ha chiarito che il reato è istantaneo e, data l'incertezza sui luoghi e la pluralità di residenze degli imputati, si applica il criterio residuale dell'art. 9, comma 3, c.p.p. La competenza spetta quindi al giudice del luogo in cui ha sede l'ufficio del pubblico ministero che per primo ha iscritto la notizia di reato.
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Particolare tenuità del fatto: esclusa se abituale
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di assoluzione per particolare tenuità del fatto nei confronti di un soggetto che aveva indebitamente percepito il reddito di cittadinanza per 19 mesi. La Corte ha stabilito che sia l'importo percepito (€9.418,58) sia i precedenti penali dell'imputato per reati della stessa indole ostacolano l'applicazione del beneficio, in quanto la condotta non può essere considerata né tenue né non abituale.
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Reddito di cittadinanza e vincite: il ricorso generico
Un cittadino è stato condannato per aver ottenuto il reddito di cittadinanza omettendo di dichiarare ingenti vincite da gioco online. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando inammissibile il ricorso perché si limitava a riproporre gli stessi motivi dell'appello, senza un confronto critico con la sentenza di secondo grado. La decisione sottolinea l'importanza della specificità e criticità dei motivi di ricorso.
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Dolo specifico e fatture false: Cassazione annulla
Un imprenditore, condannato per l'emissione di fatture per operazioni inesistenti, ha ottenuto l'annullamento della sentenza. La Cassazione ha rilevato che la Corte d'Appello non ha motivato in merito all'assenza di dolo specifico, elemento essenziale del reato, come sollevato dalla difesa.
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Piano di Recupero Scaduto: No a Nuove Costruzioni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo di un immobile. Il permesso di costruire era basato su un piano di recupero scaduto da oltre vent'anni, autorizzando una demolizione e ricostruzione con aumento di volume non prevista dal piano regolatore generale. La Suprema Corte ha confermato che un piano di recupero scaduto non può giustificare interventi in contrasto con la normativa urbanistica vigente.
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Interesse a impugnare sequestro: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore unico contro il sequestro di un bene societario. La Corte ha chiarito che l'indagato non proprietario del bene ha interesse a impugnare sequestro solo se mira alla restituzione del bene a sé stesso, non alla società. Agendo in proprio e non come legale rappresentante, l'amministratore è risultato privo di legittimazione.
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Omessa traduzione atti: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata straniera per omessa traduzione degli atti processuali. La Corte ha stabilito che la scelta del giudizio abbreviato sana le nullità procedurali precedenti, impedendo all'imputato di sollevare tale eccezione in una fase successiva del procedimento.
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Associazione a delinquere: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non consente una nuova valutazione dei fatti, ma solo un controllo sulla corretta applicazione della legge e sulla logicità della motivazione. La condanna è stata confermata sulla base di un consolidato 'modus operandi' e di gravi indizi che collegavano l'imputato all'organizzazione criminale, superando la tesi difensiva di un'attività lecita di trasporto di fiori.
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Prescrizione reato: l’astensione del PM non sospende
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per omessa dichiarazione IVA, stabilendo un importante principio sulla prescrizione del reato. La Corte ha chiarito che l'adesione del Pubblico Ministero a un'astensione dalle udienze non costituisce una causa di sospensione dei termini. A seguito del ricalcolo, il reato è risultato estinto per prescrizione prima della sentenza di appello, portando all'annullamento senza rinvio della condanna.
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Sequestro preventivo: quando è possibile un nuovo sequestro?
La Corte di Cassazione ha stabilito che è possibile emettere un nuovo provvedimento di sequestro preventivo sugli stessi beni anche dopo un annullamento, qualora la prima decisione fosse basata su vizi formali, come la totale assenza di motivazione sul 'periculum in mora'. La Corte chiarisce che il principio del 'ne bis in idem' cautelare non opera in modo assoluto e può essere superato dalla presenza di nuovi elementi investigativi o da una corretta motivazione prima assente. La sentenza analizza in dettaglio i presupposti per un legittimo secondo sequestro, rigettando il ricorso di un'indagata per reati fiscali.
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Reddito di cittadinanza: false dichiarazioni e reato
La Corte di Cassazione conferma che commette reato chi omette informazioni nella domanda per il reddito di cittadinanza al fine di ottenere un beneficio di importo superiore a quello spettante. La sentenza chiarisce che il termine 'indebitamente' si riferisce non solo a chi non ha alcun diritto al sussidio, ma anche a chi, tramite false dichiarazioni, ne percepisce una somma maggiore del dovuto. Il ricorso di una donna, che aveva omesso di dichiarare lo stato di detenzione del figlio, è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Omessa dichiarazione fallimento: chi è responsabile?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del legale rappresentante di una società per il reato di omessa dichiarazione fallimento, relativa a un periodo d'imposta precedente alla dichiarazione di fallimento. La Corte ha ribadito che l'obbligo di presentazione resta in capo al fallito per i periodi pre-fallimentari, mentre spetta al curatore per quelli successivi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando anche la sussistenza del dolo specifico di evasione.
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Recidiva: quando le condanne non contano per la Corte
Un imprenditore, condannato per occultamento di scritture contabili, ha presentato ricorso in Cassazione contestando sia la sussistenza del reato sia l'applicazione dell'aggravante della recidiva. La Suprema Corte ha confermato la condanna per il reato fiscale, ritenendo che il ritrovamento delle fatture presso i clienti fosse prova sufficiente della loro creazione e successiva distruzione. Tuttavia, ha accolto il motivo sulla recidiva, annullando la sentenza su questo punto. È stato chiarito che le condanne per reati colposi e quelle per reati estinti a seguito di patteggiamento o esito positivo della messa alla prova non possono essere considerate per aggravare la pena.
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Contraddittorio scritto: la nullità della sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva condannato due imputati al risarcimento danni, precedentemente assolti. La decisione è stata invalidata per una grave violazione del contraddittorio scritto: il giudice d'appello aveva completamente ignorato la memoria difensiva presentata dagli imputati. Questo errore procedurale ha leso il diritto di difesa, portando all'annullamento della condanna civile e al rinvio del caso a un giudice civile competente per un nuovo esame.
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Associazione lieve entità: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di diversi imputati condannati per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza ribadisce i criteri per distinguere l'ipotesi di associazione lieve entità da quella ordinaria, sottolineando che elementi come l'ingente quantitativo di droga, la complessa struttura organizzativa e l'ampio giro d'affari escludono la configurabilità del reato minore. La Corte ha ritenuto le motivazioni della Corte d'Appello logiche e ben fondate, respingendo le censure fattuali dei ricorrenti.
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Competenza liberazione anticipata: chi decide?
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza tra GIP e Magistrato di Sorveglianza. Viene stabilito che la competenza per la liberazione anticipata, in caso di pena sostituita con lavoro di pubblica utilità, spetta al Magistrato di Sorveglianza, e non al giudice che ha emesso la condanna. Questa decisione chiarisce un importante aspetto procedurale.
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Attenuanti generiche: quando il ricorso è generico?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La richiesta di attenuanti generiche è stata respinta perché basata su motivi di salute non sollevati in appello e per la gravità del fatto, rendendo il ricorso generico.
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Inammissibilità del ricorso: perquisizione e sequestro
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per detenzione di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'eventuale illegittimità della perquisizione non invalida il successivo sequestro del corpo del reato, come la droga. Tutti gli altri motivi di ricorso, inclusa la presunta mancata conoscenza della lingua italiana e la richiesta di attenuanti, sono stati respinti perché ritenuti generici o manifestamente infondati, confermando così la condanna dei giudici di merito.
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