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Art. 2126 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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491 provvedimenti

Altri anni per Art. 2126 Codice Civile

Mansioni superiori: prova e inquadramento
Un lavoratore ha impugnato il decreto del Tribunale che rigettava la sua richiesta di ammissione al passivo di un ente in liquidazione coatta amministrativa per differenze retributive legate a mansioni superiori. Il ricorrente sosteneva di aver operato come autista-soccorritore (Area B) pur essendo inquadrato in un'area inferiore (Area A). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il lavoratore non ha fornito prove idonee dello svolgimento di compiti eccedenti il profilo tecnico della sua qualifica originaria. Sebbene sia stato riconosciuto che il ritardo nella domanda non fosse imputabile al creditore per mancanza di avviso, la decisione di merito è rimasta ferma a causa del mancato assolvimento dell'onere probatorio.
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Pubblico Impiego: prescrizione crediti retributivi
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una lavoratrice che, pur avendo operato formalmente con contratti autonomi presso un ente universitario, ha ottenuto il riconoscimento della natura subordinata del rapporto. Il cuore della controversia riguarda la decorrenza della prescrizione dei crediti retributivi nel Pubblico Impiego. La Suprema Corte ha confermato che, a differenza del settore privato, nel settore pubblico la prescrizione decorre durante lo svolgimento del rapporto di lavoro, poiché non si ravvisa quello stato di timore (metus) del licenziamento che giustificherebbe la sospensione dei termini. Entrambi i ricorsi, quello della lavoratrice per la prescrizione e quello dell'ente per la negazione della subordinazione, sono stati rigettati.
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Abuso contratti a termine: risarcimento forestali
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per un lavoratore forestale vittima di un abuso contratti a termine. Nonostante i contratti fossero nulli per mancanza di forma scritta, la loro reiterazione illegittima configura un danno risarcibile. La decisione applica le nuove soglie indennitarie del D.L. 131/2024, rigettando il ricorso dell'amministrazione regionale.
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Lavoro subordinato nella PA: l’onere della prova
La Corte di Cassazione chiarisce che il riconoscimento del lavoro subordinato nella PA richiede una prova concreta della subordinazione. Non basta la nullità dei contratti a progetto o di collaborazione, poiché le presunzioni legali previste per il settore privato non si applicano alle pubbliche amministrazioni.
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Ripetizione di indebito: quando restituire le somme
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo per un ex dipendente pubblico di restituire le somme percepite a seguito di un inquadramento dirigenziale annullato. La sentenza chiarisce che la ripetizione di indebito è un atto dovuto per la Pubblica Amministrazione, indipendentemente dalla buona fede del percettore, a meno che non si configuri una responsabilità risarcitoria dell'ente per aver generato un falso affidamento.
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Lavoro subordinato mascherato: tutele e nullità
La Corte di Cassazione conferma la decisione d'Appello che aveva riqualificato un rapporto di volontariato in lavoro subordinato mascherato. Il caso riguarda un'infermiera, formalmente volontaria per un'associazione, che di fatto lavorava per un'azienda sanitaria pubblica. La Corte ha stabilito che, nonostante la nullità del contratto per violazione di norme imperative, il lavoratore ha diritto alla retribuzione per il periodo di lavoro prestato, ai sensi dell'art. 2126 c.c. La responsabilità economica ricade esclusivamente sull'ente pubblico che ha beneficiato della prestazione, e non sull'associazione intermediaria.
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Lavoro subordinato pubblico: quando è inammissibile
Un ente pubblico ricorre in Cassazione contro la riqualificazione di un contratto di collaborazione in lavoro subordinato pubblico. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando che la contestazione sulla valutazione dei fatti, come la natura subordinata di un rapporto, non costituisce motivo di 'violazione di legge' ma attiene al merito, non sindacabile in sede di legittimità se non per vizio di motivazione. La sentenza della Corte d'Appello viene quindi confermata.
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Obbligo retributivo cedente: il datore di lavoro paga
La Corte di Cassazione conferma che, in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, l'obbligo retributivo del cedente verso il lavoratore è di natura salariale e non risarcitoria. Il datore di lavoro originario, che non riammette in servizio il dipendente, è tenuto a corrispondere l'intera retribuzione, senza poter detrarre quanto percepito dal lavoratore presso l'azienda cessionaria (c.d. aliunde perceptum). La sentenza ribadisce che il rapporto di lavoro prosegue legalmente con il cedente, il quale si trova in una situazione di mora del creditore.
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Trasferimento ramo d’azienda: obblighi del cedente
La Cassazione conferma che in caso di trasferimento ramo d'azienda illegittimo, l'obbligo del datore di lavoro cedente che non ottempera all'ordine di reintegra ha natura retributiva e non risarcitoria. Di conseguenza, non è possibile detrarre quanto percepito dal lavoratore presso il cessionario. L'obbligo di pagare l'intera retribuzione sorge dalla mora del creditore (datore di lavoro).
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Stabilizzazione precari: no a proroghe successive
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una lavoratrice che chiedeva la conversione del suo contratto di collaborazione in subordinato e l'accesso alla stabilizzazione precari presso un Comune. La Corte ha ribadito che i requisiti per la stabilizzazione dovevano essere maturati entro una data specifica e che le proroghe successive sono irrilevanti. Inoltre, la mancata prova della subordinazione nei gradi di merito ha precluso la riqualificazione del rapporto.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
L'appello di un ente comunale contro una sentenza che dichiarava illegittimi dei contratti di lavoro somministrato è stato respinto. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto del lavoratore al risarcimento danno pubblico impiego, basato sulla L. 183/2010, specificando che si tratta di un danno presunto. La successiva assunzione a tempo indeterminato del lavoratore non annulla il diritto al risarcimento per i precedenti contratti irregolari.
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Posizione organizzativa: no rinnovo, no indennità
Un dipendente comunale ha richiesto il riconoscimento dell'indennità legata a una posizione organizzativa, sostenendo di aver continuato a svolgere le mansioni anche dopo la scadenza del suo incarico formale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato stabilito che il mancato rinnovo di una posizione organizzativa è una scelta discrezionale dell'ente e non richiede motivazione. Inoltre, il dipendente non è riuscito a fornire la prova di aver effettivamente continuato a svolgere le funzioni superiori, onere che spettava a lui. Di conseguenza, nessuna indennità è dovuta.
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Lavoro straordinario: il diritto alla retribuzione
Un operatore sanitario ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Pubblica per il mancato pagamento di prestazioni rese per un servizio di 'dialisi estiva' tra il 2013 e il 2015. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, non riconoscendo la fattispecie come 'prestazioni aggiuntive' per mancanza dei requisiti autorizzativi. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17641/2023, ha cassato la decisione, riqualificando la prestazione come lavoro straordinario. Ha stabilito che, ai sensi dell'art. 2126 c.c., il lavoro effettivamente prestato con il consenso del datore di lavoro deve essere sempre retribuito, indipendentemente dai vincoli di bilancio dell'ente.
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Assunzione senza concorso: licenziamento legittimo?
Un dipendente pubblico, assunto tramite chiamata diretta e non tramite concorso, ha impugnato il suo licenziamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che un'assunzione senza concorso pubblico è nulla. Di conseguenza, il licenziamento non è solo legittimo ma costituisce un atto dovuto da parte dell'amministrazione per ripristinare la legalità violata. La sentenza chiarisce anche importanti aspetti procedurali legati all'applicazione del Rito Fornero nel pubblico impiego.
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Lavoro straordinario pubblico impiego: quando va pagato?
Un dipendente pubblico, tecnico caldaista, ha richiesto il pagamento per lavoro straordinario svolto su ordine del suo diretto superiore. La Corte d'Appello aveva negato il compenso, ritenendo necessaria l'autorizzazione del Direttore Generale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per il diritto alla retribuzione del lavoro straordinario pubblico impiego è sufficiente l'autorizzazione preventiva del dirigente responsabile della struttura, anche se questa comporta il superamento dei limiti contrattuali. La prestazione lavorativa effettivamente resa e autorizzata deve essere sempre remunerata.
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Mansioni superiori: no a qualifica superiore senza prova
Un dipendente pubblico, inquadrato nell'Area A, ha richiesto il pagamento delle differenze retributive per aver svolto mansioni superiori riconducibili all'Area B. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato stabilito che il lavoratore non ha fornito la prova adeguata dello svolgimento effettivo, prevalente e continuativo delle mansioni superiori rivendicate. La Corte ha sottolineato che i compiti svolti dal dipendente rientravano nell'attività di mero supporto strumentale tipica dell'Area A, e non possedevano il grado di specializzazione e autonomia richiesto per l'inquadramento nell'Area B.
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Qualifica giornalista: redattore o corrispondente?
La Corte di Cassazione interviene sul tema della qualifica giornalista, accogliendo il ricorso di un lavoratore. L'ordinanza stabilisce che per distinguere un corrispondente da un redattore non contano l'assenza dalla redazione o l'orario flessibile, ma criteri oggettivi come la continuità nella trasmissione delle notizie e il loro carattere generale, non solo locale. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva declassato il giornalista a corrispondente, rinviando per un nuovo esame basato su questi principi.
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Magistratura onoraria: tutele alle Sezioni Unite
Due giudici onorari hanno richiesto il riconoscimento del loro rapporto di lavoro come subordinato, con le relative tutele previdenziali e retributive. Dopo il rigetto in appello, la Corte di Cassazione, vista la complessità del caso e il conflitto di giurisdizione tra giudice ordinario e amministrativo, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. La questione sulla tutela della magistratura onoraria è stata rimessa alle Sezioni Unite per una decisione di principio che chiarisca quale giudice sia competente e definisca lo status di questi lavoratori.
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Giudice onorario: la Cassazione alle Sezioni Unite
Una giudice onorario ha richiesto il riconoscimento del suo rapporto come lavoro subordinato e il relativo trattamento economico equiparato a quello dei magistrati ordinari. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, negando la comparabilità tra le due figure. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha sospeso la decisione e ha rimesso gli atti alle Sezioni Unite per risolvere il fondamentale dubbio sulla giurisdizione: la controversia spetta al giudice ordinario o a quello amministrativo?
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Risarcimento danno somministrazione: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10575/2024, ha respinto il ricorso di un Comune, confermando la condanna al risarcimento del danno in favore di una lavoratrice per l'illegittimo utilizzo di contratti di somministrazione a termine. La Corte ha ribadito che, nel pubblico impiego, pur non essendo possibile la conversione del rapporto in tempo indeterminato, spetta al lavoratore un danno presunto, con valenza sanzionatoria, in linea con la normativa nazionale ed europea. L'illegittimità derivava dalla genericità della causale apposta ai contratti.
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