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Art. 2119 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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693 provvedimenti

Altri anni per Art. 2119 Codice Civile

Licenziamento dipendente pubblico: Cassazione e limiti
Un dipendente pubblico è stato licenziato per essersi allontanato ripetutamente dal posto di lavoro senza timbrare il cartellino. Dopo la conferma della legittimità del licenziamento in primo e secondo grado, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo ruolo non è quello di riesaminare nel merito i fatti, ma di verificare la corretta applicazione della legge. La decisione sul licenziamento dipendente pubblico è quindi divenuta definitiva.
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Licenziamento giusta causa: merce in borsa è grave
La Corte di Cassazione conferma il licenziamento per giusta causa di una dipendente di un supermercato che aveva nascosto merce per un valore di circa 20 euro nella propria borsa personale. Anche se la lavoratrice ha pagato la merce dopo essere stata scoperta, i giudici hanno ritenuto che la sua condotta avesse irrimediabilmente compromesso il rapporto di fiducia con il datore di lavoro. La Suprema Corte ha chiarito che, ai fini disciplinari, l'intenzione di sottrarre i beni è sufficiente a giustificare il licenziamento, rendendo irrilevante sia la mancata consumazione del reato, sia il pagamento successivo.
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Licenziamento condanna penale: non è giusta causa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8899/2024, ha stabilito l'illegittimità di un licenziamento per giusta causa basato su una condanna penale del lavoratore per fatti commessi molti anni prima dell'inizio del rapporto di lavoro. Secondo la Corte, per giustificare il recesso, non è sufficiente la mera esistenza di una vecchia condanna, ma il datore di lavoro deve dimostrare l'incidenza negativa attuale e concreta di quei fatti sul vincolo fiduciario e sulla funzionalità del rapporto. In assenza di tale prova, il fatto contestato è considerato insussistente ai fini disciplinari e al lavoratore spetta la tutela reintegratoria.
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Accesso illecito dati: licenziamento proporzionato
Una dipendente di un'azienda ospedaliera è stata licenziata per aver effettuato un accesso illecito ai dati sanitari dei propri vicini di casa per ragioni personali. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, ritenendo la condotta una violazione talmente grave del vincolo fiduciario da rendere proporzionata la massima sanzione disciplinare, anche in considerazione della natura sensibile delle informazioni consultate.
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Licenziamento giusta causa: la prova in appello
La Corte di Cassazione conferma il licenziamento per giusta causa di un dirigente pubblico che aveva ricevuto una somma di denaro da un imprenditore. La Corte ha ritenuto inammissibile il tentativo del dirigente di introdurre in appello una nuova versione dei fatti e nuove prove, ribadendo il principio del 'divieto di nova'. La condotta del dirigente è stata giudicata una grave violazione del vincolo fiduciario, sufficiente a giustificare la sanzione espulsiva, indipendentemente dalla qualificazione del fatto come prestito o regalia.
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Licenziamento disciplinare: limiti del ricorso Cassazione
Un dipendente pubblico impugna un licenziamento disciplinare per assenze ingiustificate. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando che la Corte non può riesaminare i fatti già valutati nei gradi di merito, ma solo verificare la corretta applicazione della legge.
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Licenziamento disciplinare: la Cassazione sulla prova
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento disciplinare inflitto da un ente pubblico a un dipendente per falsa attestazione della presenza in servizio. La sentenza chiarisce che la valutazione delle prove è di competenza dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Inoltre, la gravità della condotta, che lede il rapporto di fiducia, rende la sanzione proporzionata, a prescindere dall'entità del danno economico.
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Recesso giusta causa agente: la Cassazione decide
Un'ordinanza della Corte di Cassazione conferma la legittimità del recesso per giusta causa di un agente che aveva omesso di versare alla società preponente le somme incassate dai clienti. La Corte ha ritenuto tale condotta, unita all'alterazione dello stato delle pratiche nel sistema informativo, una violazione talmente grave del rapporto fiduciario da giustificare la risoluzione immediata del contratto, negando all'agente il diritto a qualsiasi indennità. Il ricorso dell'agente è stato dichiarato inammissibile.
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Controllo investigativo dipendente: i limiti del datore
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento basato sulle prove raccolte tramite un'agenzia investigativa. Il caso riguarda un controllo investigativo dipendente focalizzato sul rispetto dell'orario di lavoro, considerato una violazione dello Statuto dei Lavoratori. La Corte ha stabilito che tali controlli non possono avere ad oggetto la verifica della prestazione lavorativa, ma solo la prevenzione di illeciti. Le prove raccolte sono state dichiarate inutilizzabili, rendendo il licenziamento nullo e disponendo la reintegrazione del lavoratore.
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Controlli difensivi: licenziamento per accessi abusivi
Un dipendente di un ente previdenziale viene licenziato per aver effettuato migliaia di accessi non autorizzati alla banca dati istituzionale. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, chiarendo la natura e l'ammissibilità dei controlli difensivi posti a tutela della privacy di terzi, distinguendoli da quelli mirati alla sola prestazione lavorativa.
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Licenziamento giusta causa: condotta extralavorativa
Un dipendente pubblico, agendo nel suo ruolo secondario di giudice onorario, ha commesso un abuso d'ufficio ai danni del suo stesso datore di lavoro, un Comune. A seguito della condanna penale definitiva, l'ente ha riattivato il procedimento disciplinare e lo ha licenziato. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa, stabilendo che anche una condotta extralavorativa, se mina irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro, costituisce un valido motivo per la risoluzione del rapporto. La sentenza chiarisce anche le regole sulla sospensione e riattivazione dei procedimenti disciplinari nel pubblico impiego.
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Mancata riconferma direttore sanitario e spoils system
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex Direttore Sanitario che contestava la sua mancata riconferma a seguito del cambio del vertice aziendale. La Corte ha stabilito che la decisione non configurava un'ipotesi di decadenza automatica (c.d. spoils system), in quanto l'ente aveva fornito una specifica motivazione basata sulla rottura del rapporto fiduciario e sulla mancanza di una collaborazione costruttiva. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché non affrontava il nucleo centrale della decisione impugnata, ovvero la presenza di una giustificazione puntuale per la non prosecuzione del rapporto.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione decide
Due dipendenti, un impiegato commerciale e un magazziniere, sono stati licenziati per giusta causa per aver caricato merce non conforme ai documenti di trasporto. Dopo aver perso in primo e secondo grado, hanno fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando il licenziamento. La sentenza ribadisce che la Cassazione non può riesaminare i fatti già valutati dai giudici di merito, specialmente in caso di "doppia conforme", ovvero quando due sentenze precedenti concordano.
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Abuso permessi legge 104: licenziamento legittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento di una dipendente bancaria per l'abuso dei permessi legge 104. La lavoratrice utilizzava le ore di permesso, concesse per assistere i genitori disabili, per svolgere altre attività non correlate. La Corte ha ritenuto tale comportamento una grave violazione dei doveri di correttezza e buona fede, idonea a ledere il vincolo fiduciario e a giustificare il recesso per giusta causa, respingendo il ricorso della dipendente.
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Esonero obbligo assicurativo: no indennità disoccupazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore non ha diritto all'indennità di disoccupazione se il suo ex datore di lavoro ha ottenuto un esonero dall'obbligo assicurativo con efficacia retroattiva. Anche se il decreto di esonero è stato emesso dopo la cessazione del rapporto di lavoro, la sua retroattività, prevista per legge, fa venire meno il requisito essenziale di un valido rapporto assicurativo per il periodo lavorato, rendendo legittimo il diniego della prestazione e la richiesta di restituzione delle somme eventualmente già percepite.
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Licenziamento per insubordinazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento per insubordinazione a carico di un autista. La Corte ha ritenuto che la condotta gravemente offensiva e inadempiente tenuta durante un corso sulla sicurezza sul lavoro integrasse una giusta causa di recesso, respingendo il ricorso del lavoratore che mirava a una rivalutazione dei fatti.
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Licenziamento giusta causa: condotta reiterata
Un operatore di sportello è stato licenziato per aver compiuto gravi e ripetute violazioni procedurali nel negoziare assegni. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa, dichiarando inammissibile il ricorso del lavoratore. Secondo la Corte, la reiterazione delle condotte illecite integra un 'modus operandi' che rompe irrimediabilmente il vincolo di fiducia, rendendo irrilevante la prova di un danno economico effettivo per l'azienda.
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Licenziamento sproporzionato: CCNL vincolante
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento sproporzionato inflitto a una lavoratrice che si era allontanata ripetutamente in anticipo dal posto di lavoro. I giudici hanno stabilito che se il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) qualifica una specifica condotta come punibile con una sanzione conservativa (es. sospensione), il datore di lavoro non può infliggere la sanzione espulsiva del licenziamento, in quanto le previsioni contrattuali sulle sanzioni conservative sono vincolanti.
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Licenziamento disciplinare: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico contro un licenziamento disciplinare. Il lavoratore, licenziato per essersi allontanato dal servizio senza timbrare, aveva contestato la valutazione delle prove e la procedura seguita. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di giudicare la legittimità della sentenza, soprattutto quando, come in questo caso, le decisioni dei due precedenti gradi di giudizio sono conformi ('doppia conforme').
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Licenziamento disciplinare: quando è inammissibile
Un dipendente pubblico, licenziato per essersi allontanato dal servizio senza timbrare, ha impugnato il provvedimento. Dopo la conferma nei primi due gradi di giudizio, il suo ricorso in Cassazione è stato respinto. La Suprema Corte ha dichiarato i motivi inammissibili, chiarendo che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità, confermando così il licenziamento disciplinare.
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