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Art. 2119 Codice Civile

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757 provvedimenti

Licenziamento disciplinare: stop agli accessi abusivi
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare intimato a un dipendente di un ente pubblico per oltre duemila accessi abusivi ai sistemi informatici. La decisione si fonda sulla validità della prova presuntiva, derivante dalla sistematica mancanza di richieste formali degli utenti e dalle dichiarazioni rese dal lavoratore alla polizia giudiziaria. La Corte ha stabilito che la condotta, caratterizzata da dolo e violazione della privacy, integra una giusta causa di recesso, rendendo irrilevante l'eventuale estinzione del reato penale per prescrizione.
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Incompatibilità pubblico impiego: basta l’albo
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'incompatibilità pubblico impiego si configura con la semplice iscrizione all'albo degli avvocati, rendendo irrilevante l'esercizio effettivo della professione. Il caso riguardava un funzionario comunale licenziato per non aver dichiarato la propria iscrizione forense. La Suprema Corte ha chiarito che la mera iscrizione lede i principi di imparzialità e buon andamento della Pubblica Amministrazione, rinviando tuttavia alla Corte d'Appello per valutare se il licenziamento sia una sanzione proporzionata alla condotta specifica.
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NASpI: dimissioni per contributi non versati
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto alla NASpI per una lavoratrice dimessasi per giusta causa a seguito del mancato versamento dei contributi previdenziali per circa quattro anni. L'ente previdenziale aveva negato l'anticipazione del trattamento, sostenendo l'insussistenza della giusta causa. I giudici hanno invece stabilito che l'omissione contributiva prolungata lede irrimediabilmente il rapporto fiduciario, rendendo legittimo il recesso immediato. La presenza di tutele alternative, come il principio di automaticità delle prestazioni, non sana la gravità della condotta datoriale ai fini della risoluzione del contratto.
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Licenziamento illegittimo: prova e poteri del giudice
La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza d'appello che dichiarava il licenziamento illegittimo di un dipendente accusato di offese razziali verso una dirigente. La decisione si fonda sulla mancata prova dei fatti contestati, emersa a seguito di una nuova audizione dei testimoni in secondo grado. La Corte ha ribadito che il giudice d'appello può esercitare poteri istruttori ufficiosi per chiarire discrepanze probatorie, rendendo il licenziamento illegittimo qualora l'addebito non risulti confermato con certezza.
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Giusta causa: NASpI per mancati straordinari
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore a percepire la NASpI a seguito di dimissioni per giusta causa. Il dipendente aveva interrotto il rapporto a causa del mancato pagamento sistematico di straordinari, indennità festive e di trasferta. La Suprema Corte ha stabilito che l'inadempimento datoriale, se protratto e cumulato oltre la normale tollerabilità, integra la giusta causa, rendendo irrilevante il principio di immediatezza se inteso in senso assoluto, poiché la valutazione della gravità spetta al giudice di merito.
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Licenziamento disciplinare e contestazione tardiva
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento disciplinare intimato a un dipendente pubblico per accessi abusivi ai sistemi informatici. Nonostante la gravità della condotta, consistente in oltre 80 interrogazioni non autorizzate a dati sensibili, i giudici hanno confermato il diritto del lavoratore a un'indennità risarcitoria. Tale decisione scaturisce dalla tardività della contestazione disciplinare, mossa dall'ente oltre due mesi dopo la piena conoscenza dei fatti. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione sulla tempestività e sulla proporzionalità della sanzione è un giudizio di merito non sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato.
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Licenziamento disciplinare: controlli leciti
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare intimato a un dipendente che si allontanava sistematicamente dal posto di lavoro. Attraverso indagini condotte da un'agenzia investigativa, è emerso che il lavoratore attestava falsamente la propria presenza tramite badge mentre si dedicava ad attività private o alla gestione di una propria società. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso a controlli occulti è lecito quando finalizzato a scoprire condotte fraudolente e non a monitorare la mera prestazione lavorativa, rispettando i principi di proporzionalità e i diritti fondamentali del lavoratore.
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Licenziamento per insubordinazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per insubordinazione irrogato a un dipendente scolastico con funzioni di rappresentanza sindacale. Il lavoratore si era opposto reiteratamente a un ordine di servizio che ne disponeva lo spostamento tra due plessi appartenenti allo stesso istituto comprensivo. La Suprema Corte ha chiarito che tale movimento non costituisce un trasferimento ai sensi dello Statuto dei Lavoratori, poiché avviene all'interno della medesima unità produttiva, rendendo superfluo il nulla osta sindacale. La condotta è stata ulteriormente aggravata dallo svolgimento di un secondo lavoro non autorizzato, integrando una violazione insanabile dei doveri di fedeltà e correttezza.
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Licenziamento per giusta causa e rapporti impropri
L'ordinanza conferma il licenziamento per giusta causa di un dipendente che intratteneva rapporti eccessivamente confidenziali, inclusi frequenti pranzi, con potenziali fornitori aziendali. La Corte ha ritenuto che tali condotte ledano irrimediabilmente il vincolo fiduciario, rendendo legittimo il recesso immediato senza preavviso.
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Licenziamento per assenza ingiustificata: la guida
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un lavoratore licenziato per assenza ingiustificata protrattasi per oltre quattro giorni. Mentre la legittimità dell'espulsione è stata confermata in base al CCNL di categoria, i giudici hanno accolto il ricorso per omessa pronuncia riguardo a una richiesta di risarcimento danni avanzata dal dipendente per condotte datoriali precedenti al licenziamento.
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Licenziamento per permessi 104 e indagini investigative
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un dipendente oggetto di licenziamento per permessi 104, sorpreso a svolgere attività personali anziché assistere il familiare disabile. La decisione si concentra sulla legittimità delle indagini private effettuate tramite collaboratori non autorizzati, sollevando dubbi sulla violazione della privacy e sull'utilizzabilità delle prove. Il caso è stato rinviato alla pubblica udienza per la rilevanza delle questioni di diritto.
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Licenziamento disciplinare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento disciplinare per giusta causa intimato a un dipendente che svolgeva mansioni di operatore ecologico. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché la valutazione della gravità della condotta e della proporzionalità della sanzione spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, se supportata da una motivazione logica e coerente.
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Dimissioni per giusta causa e contributi INPS
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità delle dimissioni per giusta causa presentate da un lavoratore a causa del mancato versamento dei contributi previdenziali per 16 mesi. Nonostante la tutela del principio di automaticità delle prestazioni, l'omissione contributiva protratta lede il nesso fiduciario tra le parti, rendendo intollerabile la prosecuzione del rapporto.
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Licenziamento disciplinare e condotta omertosa
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento disciplinare irrogato a un dirigente che, pur essendo stato assolto in sede penale, aveva mantenuto una condotta omertosa non segnalando illeciti di cui era a conoscenza. La decisione ribadisce l'autonomia del procedimento disciplinare rispetto a quello penale quando i fatti materiali contestati rimangono i medesimi.
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Licenziamento in periodo di prova: guida alla nullità
La Corte d'Appello ha annullato un licenziamento in periodo di prova poiché il datore di lavoro aveva assegnato alla lavoratrice mansioni di pulizia anziché quelle contrattuali di receptionist. Essendo stata impedita la prova effettiva e risultando inesistente la giusta causa per assenza ingiustificata, la società è stata condannata al risarcimento dei danni.
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Credito contributivo prededucibile: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il credito contributivo vantato dall'ente previdenziale sull'indennità sostitutiva del preavviso è da considerarsi prededucibile. Ciò accade quando il rapporto di lavoro prosegue dopo la dichiarazione di fallimento e viene successivamente interrotto dal curatore. Secondo la Corte, tale debito sorge dalla gestione della procedura fallimentare e non dalla precedente attività dell'impresa, garantendogli così la massima priorità nel pagamento.
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Licenziamento disciplinare: motivazione e tutele
Un lavoratore, licenziato per motivi disciplinari, otteneva in Appello la dichiarazione di illegittimità del recesso ma solo un'indennità economica. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, ritenendo la motivazione del giudice d'Appello 'apparente'. Il giudice, infatti, non aveva spiegato perché la condotta del lavoratore non rientrasse tra quelle punibili con una sanzione conservativa (meno grave del licenziamento) prevista dal contratto collettivo, un'analisi necessaria per escludere la reintegrazione nel posto di lavoro. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Licenziamento per giusta causa e processo penale
Un dipendente bancario, assolto in sede penale dall'accusa di estorsione, subisce un licenziamento per giusta causa. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del recesso, sottolineando che l'assoluzione penale non preclude una valutazione autonoma dei fatti in sede disciplinare, dove la condotta ha integrato una grave violazione dei doveri di lealtà e correttezza, configurando un conflitto di interessi.
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Licenziamento giusta causa: reato extra-lavorativo
Un lavoratore, licenziato per una condanna penale definitiva per un grave reato commesso anni prima al di fuori dell'orario di lavoro, era stato reintegrato dai giudici di merito. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il licenziamento per giusta causa è legittimo. La particolare gravità della condotta, anche se risalente nel tempo, è sufficiente a ledere irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro, a prescindere dal contesto extra-lavorativo.
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Licenziamento giusta causa: la proporzionalità vince
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha affrontato un caso di licenziamento per giusta causa, annullandolo perché sproporzionato. La decisione sottolinea come l'uso personale di strumenti aziendali non giustifichi automaticamente la massima sanzione espulsiva se di lieve entità.
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