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Art. 2119 Codice Civile — Anno 2025

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172 provvedimenti

Altri anni per Art. 2119 Codice Civile

Licenziamento ritorsivo: quando è nullo e illegittimo
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un licenziamento disciplinare inflitto a un'infermiera da un'associazione non profit. I giudici hanno stabilito che le motivazioni addotte dal datore di lavoro erano pretestuose e che il recesso era in realtà un licenziamento ritorsivo, ovvero una vendetta. Di conseguenza, è stata confermata la reintegrazione della lavoratrice, chiarendo che la tutela reale si applica anche alle cosiddette 'organizzazioni di tendenza' in caso di licenziamenti nulli.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento per giusta causa di un dipendente bancario accusato di aver effettuato operazioni illecite ai danni di alcuni clienti. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso del lavoratore, validando la procedura disciplinare seguita dalla banca, la condanna al risarcimento e l'obbligo di manleva. La sentenza sottolinea che la complessità delle indagini interne può giustificare un ritardo nella contestazione disciplinare.
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Licenziamento disciplinare: quando inizia il termine?
La Corte di Cassazione conferma un licenziamento disciplinare, chiarendo due principi chiave. Primo: il datore di lavoro è l'ente che stipula il contratto, non quello che lo finanzia. Secondo: il termine per concludere il procedimento disciplinare decorre non dalla mera notizia del fatto, ma dall'acquisizione di tutti gli elementi necessari a una valutazione completa della condotta del dipendente.
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Licenziamento per assenze ingiustificate: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento per assenze ingiustificate di una dipendente pubblica. La sentenza stabilisce che, ai fini della valutazione della proporzionalità della sanzione, il giudice può considerare l'intera condotta del lavoratore, inclusa la mancata adesione a un piano di recupero per assenze precedenti, anche se non formalmente contestate. Tale comportamento complessivo è stato ritenuto idoneo a ledere in modo irreparabile il vincolo di fiducia con il datore di lavoro.
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Licenziamento disciplinare: quando inizia il termine?
Una dipendente pubblica impugna il proprio licenziamento disciplinare per falsa attestazione della presenza, sostenendo la tardività della contestazione. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che il termine per l'azione disciplinare decorre non dal mero sospetto, ma dal momento in cui l'amministrazione acquisisce piena conoscenza dei fatti, in questo caso tramite l'accesso al fascicolo penale. La Corte ha ritenuto che solo in quel momento l'ente avesse tutti gli elementi per una contestazione fondata, confermando la legittimità del licenziamento.
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Licenziamento ritorsivo: quando è nullo? La Cassazione
Una lavoratrice ha impugnato il suo licenziamento durante il periodo di prova, sostenendo si trattasse di un licenziamento ritorsivo a seguito di sue lamentele. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ravvisando una reciproca insoddisfazione nel rapporto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile e ribadendo che, per aversi un licenziamento ritorsivo, il motivo illecito deve essere l'unica e determinante ragione del recesso, condizione non soddisfatta nel caso di specie.
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Procedimento disciplinare: chi firma il licenziamento?
Un lavoratore con qualifica di quadro è stato licenziato per giusta causa per aver sottratto un mazzo di chiavi aziendali. Ha impugnato il licenziamento sostenendo un vizio nel procedimento disciplinare, in quanto l'atto non era stato firmato dall'Ufficio per i Procedimenti Disciplinari (UPD) come previsto, a suo dire, dal regolamento interno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità del licenziamento. I giudici hanno stabilito che l'interpretazione del regolamento aziendale fornita dalla corte di merito, secondo cui l'UPD era competente solo per la fase istruttoria, era plausibile e non sindacabile in sede di legittimità. Inoltre, la violazione di una norma procedurale interna non determina automaticamente la nullità del recesso.
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Licenziamento quadro: autonomia e onere della prova
Un'azienda ha licenziato un dipendente con qualifica di quadro per aver presumibilmente modificato i piani di missione. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, stabilendo che la prolungata tolleranza da parte dell'azienda verso determinati comportamenti crea una prassi che svuota di valore disciplinare la contestazione. Il caso di licenziamento quadro in esame sottolinea come l'autonomia del lavoratore e la coerenza del datore di lavoro siano elementi cruciali nella valutazione della giusta causa.
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Reintegrazione e pensione: la Cassazione chiarisce
Una società ha contestato l'obbligo di risarcimento verso una lavoratrice, sostenendo che il suo successivo pensionamento avesse estinto il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave in materia di reintegrazione e pensione: l'ordine di reintegrazione ha efficacia retroattiva (ex tunc), ripristinando giuridicamente il rapporto di lavoro come se non fosse mai stato interrotto. Di conseguenza, è la pensione percepita nel frattempo a diventare indebita, non il contrario. La reintegrazione prevale sul pensionamento.
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Licenziamento per insubordinazione: CCNL non vincola
Un lavoratore, licenziato per grave insubordinazione, era stato reintegrato in appello poiché il CCNL prevedeva il licenziamento solo per insubordinazione seguita da violenza fisica. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che le previsioni del CCNL sul licenziamento per insubordinazione sono solo esemplificative. Il giudice di merito deve valutare autonomamente la gravità della condotta per verificare se essa leda irrimediabilmente il rapporto di fiducia, anche in assenza di vie di fatto, giustificando così il recesso.
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Licenziamento sproporzionato: reintegra e CCNL
Un lavoratore è stato licenziato per aver attestato falsamente delle trasferte. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, giudicando il licenziamento sproporzionato. Secondo i giudici, la condotta del dipendente, qualificata come una 'disordinata rendicontazione' di natura colposa e non dolosa, rientrava tra le infrazioni punibili con una sanzione conservativa secondo il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicabile. Di conseguenza, è stata ordinata la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, poiché la sanzione espulsiva è stata ritenuta eccessiva rispetto alla gravità del fatto contestato.
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Valutazione globale condotta: no al licenziamento
Una società chimica ha licenziato un dipendente per una serie di comportamenti tenuti in una sola mattinata, tra cui un alterco con un superiore e la violazione di norme di sicurezza. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento del licenziamento, stabilendo che è necessaria una valutazione globale della condotta. Nel caso specifico, le azioni, seppur sanzionabili, non erano così gravi da ledere irrimediabilmente il rapporto di fiducia e rientravano in ipotesi punibili con sanzioni conservative previste dal CCNL, con conseguente reintegro del lavoratore.
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Licenziamento disciplinare: cumulo di infrazioni
Un lavoratore subisce un licenziamento disciplinare per una serie di gravi condotte, tra cui assenze ingiustificate, uso di un certificato medico falso e offese a un collega. La Corte d'Appello conferma la legittimità del recesso. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del lavoratore, stabilendo che ciascuna delle infrazioni contestate era, di per sé, sufficientemente grave da ledere irreparabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro, rendendo irrilevanti le singole censure proposte in sede di legittimità.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento per giusta causa di un vice titolare di filiale di banca. Il dipendente aveva autorizzato operazioni finanziarie ad alto rischio per centinaia di migliaia di euro, violando le procedure interne e gli obblighi di diligenza. La Corte ha stabilito che tale condotta ha irrimediabilmente leso il vincolo fiduciario, rendendo proporzionata la sanzione espulsiva, e ha ribadito di non poter riesaminare nel merito le valutazioni dei fatti compiute dai giudici dei gradi precedenti.
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Licenziamento per giusta causa: condotta aggressiva
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento per giusta causa inflitto a un dipendente di una società di servizi postali per condotta aggressiva e intimidatoria. L'episodio, che ha richiesto l'intervento delle forze dell'ordine e del 118 per un malore di un collega, è stato ritenuto talmente grave da ledere irrimediabilmente il vincolo di fiducia, superando le ipotesi di sanzioni conservative previste dal CCNL.
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Licenziamento giusta causa: onere della prova datoriale
La Corte di Cassazione conferma l'annullamento di un licenziamento per giusta causa per 'radicale insussistenza dei fatti' contestati a un addetto alla cassa. L'ordinanza ribadisce che il giudizio di legittimità non può rivalutare le prove e precisa l'onere del datore di lavoro di allegare circostanze specifiche per la riduzione del risarcimento del danno (cd. aliunde perceptum). La mancanza di prove solide e di contestazioni precise rende illegittimo il recesso e comporta la reintegrazione del lavoratore.
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Licenziamento disciplinare: termini e controlli
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento disciplinare a carico di un'informatrice scientifica del farmaco. La lavoratrice era stata licenziata per giusta causa dopo che un'indagine privata aveva rivelato la mancata effettuazione di visite mediche obbligatorie, falsamente annotate nei report aziendali. La Corte ha stabilito che i termini per la conclusione del procedimento disciplinare previsti dal CCNL sono stati rispettati, anche grazie a una dilazione concessa per la chiusura estiva aziendale, e ha ribadito la liceità dei controlli difensivi per accertare illeciti del dipendente.
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Ammanco di cassa: licenziamento legittimo per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore licenziato per un significativo ammanco di cassa. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione dei fatti, la colpevolezza del dipendente e la proporzionalità della sanzione disciplinare sono di competenza esclusiva del giudice di merito. Se la sentenza d'appello è motivata in modo logico e coerente, non è possibile un riesame delle prove in sede di legittimità.
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Licenziamento disciplinare: valido il secondo recesso?
Un autista di autobus, dopo un primo licenziamento disciplinare per varie infrazioni, ne subisce un secondo per minacce ai vertici aziendali. La Corte di Cassazione ha stabilito che il secondo licenziamento è valido perché basato su una ragione diversa e successiva, non costituendo una 'contestazione a catena'. La Corte ha quindi respinto i ricorsi di entrambe le parti, confermando la legittimità del secondo recesso e l'illegittimità del primo.
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Licenziamento ritorsivo: quando è nullo? Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di licenziamento ritorsivo. Un lavoratore, fratello del socio di maggioranza della società e proprietario dei locali aziendali, era stato licenziato per motivi oggettivi dopo aver intimato lo sfratto alla società. La Corte d'Appello aveva già dichiarato il licenziamento illegittimo in quanto ritorsivo. La Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'azienda per vizi procedurali, consolidando di fatto la condanna per licenziamento ritorsivo.
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