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Art. 2112 Codice Civile

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915 provvedimenti

Trasferimento d’azienda: accordi pregressi vincolanti
Una società, dopo un trasferimento d'azienda, cercava di interrompere il pagamento di indennità previste da accordi sindacali precedenti. La Cassazione ha respinto il ricorso della società, confermando che gli accordi erano stati recepiti nei contratti individuali e che il ricorso era inammissibile per vizi procedurali, non avendo contestato tutte le motivazioni della sentenza d'appello.
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Superminimo non assorbibile: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un datore di lavoro può legittimamente interrompere l'erogazione di un superminimo non assorbibile se questo deriva da un accordo collettivo che è stato successivamente disdettato. La tutela prevista in caso di trasferimento d'azienda non "congela" in eterno le condizioni retributive di fonte collettiva, che restano soggette alle dinamiche della contrattazione. Nel caso di specie, la riduzione della retribuzione è avvenuta oltre vent'anni dopo il trasferimento d'azienda, a seguito della legittima disdetta dell'accordo integrativo che prevedeva il superminimo, e non a causa del trasferimento stesso.
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Cessione contratto di lavoro: quando è legittima?
Un lavoratore impugna il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, sostenendo che facesse parte di un licenziamento collettivo mascherato dalla cessione del contratto di lavoro dei suoi colleghi. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che la cessione del contratto di lavoro, se accettata dal dipendente, non costituisce un licenziamento e quindi non concorre a raggiungere la soglia numerica per la procedura collettiva. La decisione sottolinea la validità di tale strumento in caso di esternalizzazione di attività aziendali.
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Giudicato su precetto: preclusione a nuove opposizioni
La Cassazione chiarisce che il giudicato formatosi su una prima opposizione a precetto impedisce di sollevare nuove contestazioni in un'opposizione a un secondo precetto basato sul medesimo titolo esecutivo, anche se con prospettazioni diverse. Il caso riguarda la successione nel debito di una società a seguito di operazioni straordinarie. La Corte ha stabilito che la preclusione del giudicato copre ogni questione sulla titolarità passiva del debito, rendendo il secondo precetto una mera rinnovazione del primo.
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Litisconsorzio necessario e cessione d’azienda: no
Un lavoratore impugna il licenziamento dopo una cessione d'azienda, citando solo le società acquirenti. I giudici di merito dichiarano la domanda improcedibile per mancata citazione della società cedente. La Cassazione cassa la sentenza, escludendo il litisconsorzio necessario in questi casi e affermando che l'invalidità della citazione verso una parte non invalida l'intero processo.
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Appello incidentale: quando è necessario?
La Corte di Cassazione chiarisce che una parte, la cui eccezione preliminare (es. decadenza) sia stata implicitamente respinta dal giudice di primo grado, deve proporre un appello incidentale per farla riesaminare. Il rigetto è implicito quando il giudice decide nel merito della causa, presupponendo il superamento dell'eccezione. La semplice riproposizione dell'eccezione in appello non è sufficiente, pena la formazione del giudicato interno sulla questione.
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Termine impugnazione Cassazione: Rito Fornero e PEC
Un lavoratore, licenziato per giustificato motivo oggettivo a seguito di un'operazione di esternalizzazione, ha impugnato la decisione della Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo. La sentenza chiarisce che, nel Rito Fornero, il termine impugnazione Cassazione di 60 giorni decorre dalla semplice comunicazione telematica (PEC) della sentenza da parte della cancelleria, rendendo irrilevante la notifica formale.
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Fondo di Garanzia TFR: l’obbligo INPS non si ferma
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia TFR gestito dall'INPS deve intervenire per pagare il trattamento di fine rapporto a un lavoratore di un'azienda fallita, anche in presenza di un'altra società solvibile, coobbligata in solido a seguito di una scissione societaria. La sentenza sottolinea che la tutela del lavoratore è diretta e immediata, non subordinata alla preventiva azione contro altri debitori. L'obiettivo è garantire una protezione tempestiva ed efficace del credito del lavoratore.
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Concordato in continuità e nomina del liquidatore
La Cassazione chiarisce che in un concordato in continuità misto, se il piano aziendale è vago sulle modalità di vendita dei beni non essenziali, il tribunale può legittimamente nominare un liquidatore giudiziale per garantire una procedura competitiva e tutelare i creditori, applicando in via sussidiaria l'art. 182 della Legge Fallimentare.
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Licenziamento cambio appalto: obbligo di repêchage
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1382/2025, ha stabilito che in caso di licenziamento per cambio appalto, l'azienda uscente conserva l'obbligo di repêchage anche se il lavoratore viene immediatamente riassunto dalla nuova azienda appaltatrice. La riassunzione è una tutela aggiuntiva e non sostituisce gli obblighi del precedente datore di lavoro, il cui recesso è soggetto alle regole del licenziamento individuale e non a quelle del licenziamento collettivo.
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Retribuzione variabile: illegittima la riduzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda sanitaria che aveva ridotto la retribuzione variabile di un dirigente medico a seguito di una fusione. La Suprema Corte ha confermato che tale riduzione è illegittima se unilaterale e non basata su valutazioni negative, come previsto dal contratto collettivo. La limitatezza del budget non può giustificare il taglio di componenti salariali già maturate.
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Responsabilità solidale: conferimento d’azienda
La Corte di Cassazione stabilisce che la responsabilità solidale per i debiti fiscali si applica anche al conferimento d'azienda, equiparandolo alla cessione, persino per operazioni antecedenti alla modifica legislativa del 2016. La Corte ha ritenuto che la norma del 2016 avesse natura meramente interpretativa e non innovativa, cassando la decisione di merito che aveva escluso tale responsabilità per una società che aveva ricevuto un'azienda tramite conferimento.
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Fondo di Garanzia: No TFR se l’azienda è ceduta
Un lavoratore, il cui datore di lavoro originario è fallito dopo aver ceduto l'azienda a una nuova società, ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per TFR e stipendi arretrati. La Corte di Cassazione ha negato tale diritto, poiché il rapporto di lavoro era proseguito con il nuovo datore di lavoro solvente. La Corte ha stabilito che la condizione essenziale per l'intervento del Fondo è la cessazione del rapporto di lavoro con un datore insolvente, condizione non verificatasi in questo caso.
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Fondo di Garanzia TFR: quando non interviene?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia TFR gestito dall'INPS non è tenuto a intervenire per le quote di TFR destinate alla previdenza complementare e non versate dal datore di lavoro fallito, qualora il rapporto di lavoro prosegua con un'altra società a seguito di una cessione d'azienda. In questo scenario, l'obbligo di pagamento si trasferisce al nuovo datore di lavoro. L'intervento del Fondo è subordinato alla cessazione del rapporto di lavoro e all'insolvenza del datore di lavoro esistente in quel momento.
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Fondo di Garanzia INPS: No se il lavoro continua
La Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori non possono accedere al Fondo di Garanzia INPS per il TFR e i crediti maturati con il precedente datore di lavoro, se, in seguito a una cessione d'azienda in amministrazione straordinaria, il loro rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con l'impresa acquirente. La continuità lavorativa esclude il presupposto essenziale per l'intervento del Fondo, ovvero la cessazione del rapporto con il datore insolvente.
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Fondo di Garanzia INPS: obbligo di escussione?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2292/2025, ha stabilito che un lavoratore, il cui datore di lavoro sia fallito, ha diritto di accedere direttamente al Fondo di Garanzia INPS per il pagamento del TFR, senza dover prima agire contro altri soggetti solidalmente responsabili, come la società scissa ancora in bonis. La Corte ha chiarito che la legge non prevede un beneficio di escussione a favore del Fondo, garantendo così una tutela rapida ed efficace al lavoratore. L'INPS potrà poi surrogarsi nei diritti del lavoratore per recuperare le somme.
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Responsabilità solidale appalti: le tutele del lavoratore
Un lavoratore ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, l'appaltatore e il committente per ottenere il pagamento di differenze retributive e altre indennità. La Corte di Cassazione, intervenendo sul caso, ha stabilito principi fondamentali in materia di responsabilità solidale negli appalti. Ha chiarito che invocare la normativa specifica per gli appalti pubblici (D.Lgs. 163/2006) invece di quella generale non costituisce una domanda nuova, ma una mera precisazione che il giudice deve valutare. Inoltre, ha confermato che l'abolizione del 'beneficium excussionis' ha effetto immediato anche sui crediti sorti in precedenza. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Nullità del termine: onere della prova del datore
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione di contratti di lavoro a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato per alcuni dipendenti di una compagnia aerea. La decisione si fonda sulla nullità del termine apposto ai contratti, in quanto la società non è riuscita a dimostrare di aver rispettato i limiti quantitativi (clausola di contingentamento) previsti dalla legge. L'ordinanza ribadisce che l'onere della prova in questi casi spetta esclusivamente al datore di lavoro.
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Cessione di ramo d’azienda: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito i criteri per distinguere una cessione di ramo d'azienda da una semplice vendita di beni. Il caso riguardava una società che aveva trasferito beni e alcuni dipendenti a una nuova entità. L'Amministrazione Finanziaria aveva riqualificato l'operazione come cessione di ramo d'azienda, soggetta a imposta di registro. La Corte ha dato ragione al Fisco, stabilendo che per la qualificazione è sufficiente la potenziale attitudine del complesso dei beni a costituire un'impresa, anche se il ramo non era formalmente autonomo prima del trasferimento. La decisione del giudice di secondo grado è stata annullata con rinvio.
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Trasferimento dipendenti pubblici: quale contratto si applica?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un trasferimento di dipendenti pubblici da un'amministrazione statale a una regionale. I lavoratori chiedevano l'applicazione di un contratto collettivo più favorevole, sostenendo che la data del loro trasferimento dovesse essere retrodatata all'entrata in vigore della legge di riorganizzazione. La Corte ha stabilito che la data effettiva del trasferimento coincide con quella degli atti formali di inquadramento e non con quella della norma, applicando quindi il contratto collettivo vigente al momento del passaggio formale. Questa ordinanza chiarisce un punto cruciale nel diritto del lavoro pubblico riguardo al trasferimento di dipendenti pubblici.
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