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Art. 2105 Codice Civile

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139 provvedimenti

Patto di non concorrenza: quando è nullo per legge?
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un patto di non concorrenza stipulato tra un istituto bancario e un suo ex dipendente, un private banker. La decisione si fonda sulla indeterminatezza sia del corrispettivo, che poteva essere unilateralmente interrotto dalla banca in caso di cambio mansioni, sia dell'ambito territoriale, non definito con precisione al momento della firma. La Corte ha stabilito che tali elementi, essenziali per la validità del patto, devono essere determinati o almeno determinabili 'ex ante', ovvero al momento della stipula, per consentire al lavoratore di valutare il sacrificio richiesto. La conseguente nullità dell'intero accordo ha portato al rigetto della richiesta di risarcimento danni avanzata dalla banca.
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Patto di non concorrenza: valido se il compenso è certo
Una società ha citato in giudizio un ex dipendente per la violazione di un patto di non concorrenza, chiedendo la restituzione del corrispettivo versato. Il lavoratore sosteneva la nullità dell'accordo, in particolare per l'incertezza del compenso, erogato mensilmente durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato la validità del patto di non concorrenza, stabilendo che un corrispettivo mensile è legittimo se il criterio di calcolo è determinato fin dall'inizio, consentendo al lavoratore di conoscerne l'entità progressiva. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, inclusi quelli relativi all'onere della prova e alla prescrizione.
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Licenziamento per omessa vigilanza: la proporzionalità
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per omessa vigilanza di una responsabile di filiale. Sebbene la colpa della lavoratrice sia stata accertata, la sanzione espulsiva è stata giudicata sproporzionata rispetto alla gravità del fatto. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione sulla proporzionalità tra addebito e sanzione è di competenza esclusiva dei giudici di merito e ha respinto sia il ricorso della lavoratrice che quello dell'azienda, confermando il diritto della dipendente a un'indennità risarcitoria.
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Licenziamento disciplinare per accessi abusivi: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a un dipendente per migliaia di accessi abusivi ai sistemi informatici aziendali. La sentenza chiarisce che il principio del 'ne bis in idem' non si applica se le condotte, seppur simili, sono distinte nel tempo. Inoltre, la Corte ribadisce che il principio di immediatezza della contestazione è relativo e va valutato in base alla complessità degli accertamenti necessari per scoprire l'illecito.
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Licenziamento per sonno: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità del licenziamento per sonno di un portiere di notte. La decisione si fonda sul principio che se la contrattazione collettiva prevede una sanzione conservativa per la sospensione del lavoro, il datore di lavoro non può infliggere il licenziamento, essendo vincolato alla previsione più favorevole per il dipendente. Il caso evidenzia l'importanza di valutare la proporzionalità della sanzione e le specifiche previsioni del CCNL prima di procedere con un recesso.
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Critica del dipendente: i limiti sui social network
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una sanzione disciplinare contro una dipendente di un ente di ricerca per aver pubblicato post critici su un social network. La sentenza chiarisce che la critica del dipendente, anche se espressa fuori dall'orario di lavoro, è soggetta ai limiti della continenza e della verità dei fatti, soprattutto quando la qualifica professionale del lavoratore può ledere l'immagine del datore di lavoro.
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Concorrenza sleale: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per concorrenza sleale e storno di clientela. La decisione non entra nel merito della vicenda, ma si fonda su vizi procedurali del ricorso, che mirava a una rivalutazione dei fatti, compito precluso alla Suprema Corte. Viene confermata la sentenza d'appello che aveva respinto la domanda di risarcimento danni avanzata da due società contro un ex dipendente e un'azienda concorrente.
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Compatibilità libera professione: il no della banca
Un dipendente di un istituto di credito si è visto negare l'autorizzazione a svolgere la libera professione di commercialista. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del diniego, basandosi sul dovere di fedeltà del lavoratore e sulla genericità della sua richiesta, che non permetteva alla banca di escludere un potenziale conflitto di interessi. La sentenza sottolinea un principio chiave sulla compatibilità libera professione in ambito bancario.
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Licenziamento disciplinare: potere del nuovo datore
Un lavoratore è stato licenziato per giusta causa dalla nuova società acquirente per un grave inadempimento commesso prima della cessione d'azienda da una procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, stabilendo che il nuovo datore può sanzionare fatti antecedenti la cessione se ne è venuto a conoscenza solo dopo l'acquisizione. Il caso verteva sull'uso improprio di beni aziendali per scopi personali, un fatto ritenuto lesivo del vincolo fiduciario.
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Lavoro in malattia: quando il licenziamento è giusto
Un autista, in assenza per infortunio sul lavoro, viene licenziato dopo essere stato sorpreso a svolgere un'attività di noleggio con conducente. La Corte d'Appello conferma la legittimità del licenziamento, ritenendo che il secondo lavoro in malattia, essendo simile al primo, potesse ritardare la guarigione e violasse l'obbligo di fedeltà, ledendo il vincolo fiduciario con il datore di lavoro.
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Permesso sindacale illegittimo: licenziamento valido
Un dirigente sindacale viene licenziato per aver utilizzato due giorni di permesso retribuito per motivi personali anziché per attività sindacale. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del licenziamento, stabilendo che un permesso sindacale illegittimo, usato per scopi fraudolenti, costituisce una violazione talmente grave da rompere in modo irreparabile il vincolo di fiducia con il datore di lavoro, giustificando la massima sanzione disciplinare.
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Controlli difensivi: chat aziendale e licenziamento
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento basato su conversazioni avvenute in una chat aziendale. La sentenza chiarisce che se la chat è qualificata come strumento di lavoro e l'azienda ha fornito una policy chiara sul suo utilizzo, i dati possono essere usati a fini disciplinari. Il ricorso del lavoratore è stato dichiarato inammissibile perché non ha contestato questa specifica motivazione (ratio decidendi), concentrandosi solo sulla disciplina dei controlli difensivi, che costituisce un presupposto diverso e alternativo per la legittimità del controllo datoriale.
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Licenziamento disciplinare: controlli e proporzionalità
Un dipendente con ruolo apicale è stato licenziato per pause prolungate e sistematiche. La Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, ritenendo validi i controlli investigativi esterni e proporzionata la sanzione data la gravità della condotta e il danno all'immagine aziendale.
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Sanzione disciplinare: il rifiuto porta a nuove sanzioni
Un lavoratore si è ripetutamente rifiutato di eseguire una sanzione disciplinare di sospensione, presentandosi al lavoro. L'azienda ha irrogato due nuove e più gravi sanzioni per questa insubordinazione. Il Tribunale del Lavoro ha parzialmente ridotto la prima nuova sanzione per il principio di proporzionalità, ma ha confermato integralmente la seconda, ritenendo il comportamento del dipendente una grave violazione dei doveri di subordinazione. Il caso chiarisce che ignorare una sanzione disciplinare costituisce un'autonoma e grave infrazione.
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Conflitto di interessi dirigente: licenziamento valido
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa di un dirigente di un'azienda speciale a partecipazione pubblica. Il licenziamento è stato motivato dal grave conflitto di interessi dirigente, sorto quando il manager ha assunto contemporaneamente la carica di amministratore delegato in una società privata, di cui era anche socio. Secondo la Corte, tale doppio ruolo ha violato l'obbligo di fedeltà e ha irrimediabilmente compromesso il vincolo fiduciario, data la natura pubblica degli interessi perseguiti dal datore di lavoro.
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Proselitismo sindacale: i limiti dell’uomo-sandwich
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sanzione disciplinare (sospensione di otto giorni) inflitta a un lavoratore che, durante l'orario di servizio, aveva svolto attività di proselitismo sindacale indossando due grandi volantini sul petto e sulla schiena, come un "uomo-sandwich". Secondo la Corte, tale modalità, per la sua natura impositiva e di costante visibilità, costituisce una fonte di distrazione continua che pregiudica il normale svolgimento dell'attività aziendale, superando i limiti previsti dalla legge per la libertà di espressione sindacale sul luogo di lavoro.
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Normativa antiriciclaggio: licenziamento legittimo
Un operatore di sportello bancario è stato licenziato per aver violato la normativa antiriciclaggio, aprendo rapporti per clienti mai incontrati di persona. I tribunali di merito avevano ritenuto il licenziamento sproporzionato. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la violazione di un obbligo così specifico, vigente all'epoca dei fatti, lede irrimediabilmente la fiducia e giustifica il licenziamento per giusta causa, indipendentemente dal dolo specifico o dal danno effettivo.
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Licenziamento disciplinare: la Cassazione si pronuncia
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a un dipendente di un'azienda di servizi postali. Il lavoratore era stato licenziato per non aver registrato la consegna di una raccomandata e, soprattutto, per aver esercitato pressioni su una cliente affinché firmasse una dichiarazione non veritiera per coprire l'errore. La Corte ha ritenuto tale comportamento una violazione talmente grave del vincolo fiduciario da costituire giusta causa di recesso, respingendo il ricorso del dipendente e confermando le sentenze dei gradi precedenti.
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Licenziamento sproporzionato: Cassazione e indennità
Una società ha licenziato un dipendente per presunta slealtà. La Corte d'Appello ha ritenuto il licenziamento sproporzionato. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'azienda. Ha ribadito che la valutazione della proporzionalità è di competenza del giudice di merito e che il calcolo dell'indennità deve seguire le norme del Jobs Act come interpretate dalla Corte Costituzionale.
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Prova presuntiva: la Cassazione sul nesso causale
Una società di ingegneria ha citato in giudizio un suo ex dirigente per ottenere il risarcimento dei danni, sostenendo che quest'ultimo avesse ricevuto una tangente da una società di consulenza pagata dalla stessa azienda. Le corti di merito avevano respinto la domanda per mancanza di prova certa sul nesso causale tra la condotta del dirigente e il danno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che la corte d'appello ha errato nel richiedere una prova certa. Per la prova presuntiva, infatti, non è necessaria un'inferenza assoluta, ma è sufficiente un giudizio di alta probabilità basato sulla valutazione complessiva di tutti gli indizi (gravi, precisi e concordanti). Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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