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Art. 2059 Codice Civile — Anno 2025

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100 provvedimenti

Altri anni per Art. 2059 Codice Civile

Danno non patrimoniale persone giuridiche: Cassazione
Una società per azioni si è vista negare dalla Corte d'Appello il risarcimento per l'eccessiva durata di un processo, motivando il diniego con la solidità patrimoniale dell'ente e con il cambio dei suoi amministratori nel corso della causa. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il danno non patrimoniale persone giuridiche sussiste e va risarcito. Ha chiarito che il disagio psicologico degli organi gestionali è presunto e che il cambio degli amministratori è irrilevante ai fini del riconoscimento del diritto.
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Protesto illegittimo: quando il risarcimento è negato
Un imprenditore cita in giudizio una banca per un protesto illegittimo, chiedendo il risarcimento per danni patrimoniali alla sua azienda e non patrimoniali a sé stesso. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La sentenza sottolinea che, per ottenere un risarcimento, non basta subire un'ingiustizia, ma è necessario allegare e provare in modo specifico la natura dei danni e il nesso di causalità, oltre a formulare correttamente i motivi di impugnazione.
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Danno da durata irragionevole: diritto delle società
Tre società hanno richiesto un indennizzo per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare. La Corte d'Appello aveva limitato il risarcimento al periodo di carica degli amministratori, legando il danno al loro stress personale. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che il danno da durata irragionevole del processo si presume in capo alla società stessa, come entità autonoma, per l'intero periodo di ritardo. Spetta allo Stato, se mai, provare l'assenza di tale danno.
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Delibera condominiale: maggioranze e lavori
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva convalidato una delibera condominiale per lavori di manutenzione straordinaria. La Corte ha stabilito che per opere di notevole entità economica è sempre necessaria la maggioranza qualificata, ovvero la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell'edificio. La delibera era stata approvata con una maggioranza inferiore, rendendola invalida. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Inquadramento superiore: quando spetta la promozione?
Un farmacista, impiegato stagionalmente come direttore di succursale, ha richiesto il riconoscimento dell'inquadramento superiore. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha stabilito che le assegnazioni a mansioni superiori, se reiterate e programmate dal datore di lavoro, anche se non continuative, devono essere cumulate. Se il periodo totale supera la soglia prevista dal contratto collettivo, il lavoratore ha diritto alla promozione definitiva. Il caso chiarisce che la sistematicità dell'incarico, e non la mera sostituzione, è decisiva per ottenere l'inquadramento superiore.
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Risarcimento danno calunnia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la condanna a un risarcimento danno calunnia per un cittadino che aveva sporto una denuncia per abusivismo edilizio, rivelatasi infondata e presentata con la consapevolezza dell'innocenza dell'accusato. La lite, nata tra vicini per un gazebo, si è conclusa con il rigetto del ricorso del denunciante, il quale sosteneva che il nesso causale fosse stato interrotto dall'azione del PM. La Corte ha stabilito che i giudici di merito hanno correttamente ravvisato il dolo e liquidato il danno morale in via equitativa, sulla base di presunzioni.
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Danno non patrimoniale: quando è inammissibile
Un consumatore ha citato in giudizio una compagnia telefonica per addebiti non conformi e per l'utilizzo di un contratto con firma apocrifa. Dopo una vittoria in primo grado, la decisione è stata ribaltata in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il successivo ricorso del consumatore inammissibile, evidenziando come i motivi del ricorso non affrontassero adeguatamente la 'ratio decidendi' della sentenza d'appello. In particolare, è stato chiarito che per il risarcimento del danno non patrimoniale non basta l'astratta configurabilità di un reato o un illecito trattamento di dati, ma è necessaria la prova di una concreta lesione a un diritto costituzionalmente protetto, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Danno da demansionamento: onere della prova e risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11586/2025, interviene su un caso di presunto danno da demansionamento. Una lavoratrice, dopo aver ottenuto in appello il riconoscimento di un inquadramento superiore e il risarcimento, vede la sentenza parzialmente annullata. La Suprema Corte ribadisce che il danno da demansionamento non è automatico (in re ipsa), ma deve essere allegato e provato dal lavoratore, anche tramite presunzioni. Il giudice non può liquidarlo equitativamente basandosi solo sulla dequalificazione, ma deve indicare gli elementi di fatto concreti che dimostrano l'esistenza di un pregiudizio.
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Demansionamento infermieri: limiti e risarcimento danni
Una struttura sanitaria ha assegnato sistematicamente a un'infermiera mansioni inferiori, proprie del personale di supporto. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale pratica, stabilendo che l'assegnazione di compiti inferiori, se non marginale, deve essere puramente occasionale. È stato quindi confermato il risarcimento del danno alla dignità professionale, poiché il demansionamento infermieri costante e sistematico costituisce una violazione dei diritti del lavoratore.
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Demansionamento infermiere: quando è risarcibile
Un infermiere veniva sistematicamente assegnato a mansioni inferiori proprie di un operatore sociosanitario. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale pratica, chiarendo che il demansionamento infermiere è illegittimo quando l'assegnazione a compiti inferiori è costante e sistematica, anche se le mansioni qualificanti restano prevalenti. Tale condotta lede la dignità professionale e dà diritto a un risarcimento del danno, liquidato in via equitativa.
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Demansionamento infermieri: limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12138/2025, ha affrontato il caso di demansionamento infermieri, stabilendo che l'assegnazione sistematica e non marginale a mansioni inferiori (tipiche degli OSS) è illegittima, anche se le mansioni principali restano prevalenti. La Corte ha confermato il diritto al risarcimento del danno alla professionalità, che può essere provato anche tramite presunzioni basate sulla durata e natura delle mansioni dequalificanti.
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Danno in re ipsa: la Cassazione cambia orientamento
Una proprietaria cita in giudizio il vicino per aver sopraelevato il proprio edificio, violando le distanze legali e ostruendo la veduta dal suo terrazzo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12879/2025, interviene su un punto cruciale: il risarcimento del danno. Pur confermando la violazione, la Corte rigetta il concetto di 'danno in re ipsa', secondo cui il danno sarebbe implicito nella violazione stessa. Richiamando un'importante sentenza delle Sezioni Unite, stabilisce che chi subisce il danno deve allegare e, se contestato, provare un pregiudizio concreto per ottenere il risarcimento. La violazione della norma non è più sufficiente per un indennizzo automatico.
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Segnalazione illegittima: prova del danno necessaria
Una società e i suoi garanti hanno citato in giudizio un istituto di credito per un'illegittima segnalazione negativa alla Centrale Rischi. Dopo una vittoria iniziale, la Corte d'Appello ha annullato il risarcimento per danni non patrimoniali, affermando che tale danno deve essere specificamente provato e non è automatico. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Il principio chiave riaffermato è che il danno da una segnalazione illegittima Centrale Rischi è un "danno-conseguenza", il che significa che il richiedente ha l'onere di dimostrarne l'esistenza e l'entità.
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Peculato gioco lecito: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la condanna per peculato gioco lecito a carico dell'amministratore di una società di gestione che si era appropriato delle somme dovute a titolo di Prelievo Unico Erariale (PREU). La sentenza chiarisce che tali somme appartengono alla Pubblica Amministrazione sin dal momento della riscossione. Tuttavia, viene annullata la condanna al risarcimento del danno morale in favore della società concessionaria, poiché quest'ultima, pur essendo danneggiata patrimonialmente, non è la vittima del reato, ruolo che spetta esclusivamente allo Stato. La Corte ha inoltre respinto la richiesta di riqualificare il fatto nel nuovo reato di indebita destinazione di denaro.
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Sanzione conservativa CCNL: quando è illegittimo
Un lavoratore, licenziato per negligenza, ha impugnato il provvedimento sostenendo la sua sproporzionalità. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice di merito deve sempre verificare se la condotta contestata rientri nelle ipotesi punite dal contratto collettivo con una sanzione conservativa CCNL, anche se descritte in clausole generali. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva escluso tale valutazione, rinviando per un nuovo esame del caso.
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Risarcimento del danno: la NASpI non si detrae
La Corte di Cassazione ha stabilito che la NASpI, indennità di disoccupazione, non può essere sottratta dal risarcimento del danno spettante al lavoratore per licenziamento illegittimo. La Corte ha rigettato il ricorso di una cooperativa, confermando che le somme percepite a titolo di NASpI non costituiscono 'aliunde perceptum', ma prestazioni del sistema di sicurezza sociale, eventualmente ripetibili dall'INPS.
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Indennizzo vittime reati violenti: la Cassazione
Le figlie di una vittima di omicidio hanno citato lo Stato per la mancata attuazione di una direttiva UE. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il loro ricorso, confermando la riduzione dell'indennizzo vittime reati violenti operata in appello. La Corte ha distinto tra l'indennizzo statale, che non deve essere meramente simbolico, e il pieno risarcimento del danno dovuto dall'autore del reato.
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Risarcimento frode sportiva: onere della prova
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di risarcimento frode sportiva derivante da un noto scandalo calcistico. La Corte ha rigettato le richieste di due società, una per un vizio procedurale di tardiva riassunzione del giudizio, l'altra per non aver provato il nesso di causalità tra la frode e la retrocessione subita. L'ordinanza chiarisce che spetta al danneggiato dimostrare che, senza l'illecito, l'esito del campionato sarebbe stato diverso, e ribadisce l'inammissibilità della richiesta di danni da parte del socio per un pregiudizio diretto alla società (danno riflesso).
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Risarcimento danno reputazione: no a prove in re ipsa
La Corte di Cassazione conferma la condanna per due condomini che avevano accusato l'amministratore di appropriazione indebita in un ricorso. Si stabilisce che il risarcimento danno reputazione non è automatico (non è 'in re ipsa'), ma può essere provato tramite presunzioni basate sulla gravità dell'accusa, la sua diffusione e il ruolo professionale della vittima. L'accusa, sebbene basata su un'operazione contabile reale, è stata ritenuta diffamatoria perché presentata in modo strumentale e allusivo, eccedendo le necessità difensive.
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Errore di fatto revocatorio: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo la distinzione tra un errore di fatto revocatorio e un errore di giudizio. Il caso nasce da una controversia tra un avvocato e un medico legale, in cui l'avvocato, dopo aver perso in tutti i gradi di giudizio, ha tentato la revocazione sostenendo che la Corte non avesse letto correttamente i suoi atti. La Corte ha stabilito che la presunta omessa lettura di documenti processuali non costituisce un errore di fatto, bensì una critica all'attività valutativa del giudice, e come tale non può fondare una richiesta di revocazione.
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