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Art. 2059 Codice Civile — Anno 2025

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100 provvedimenti

Altri anni per Art. 2059 Codice Civile

Legittimazione passiva: Stato e Ministeri, chi paga?
Un cittadino ha citato in giudizio lo Stato per ottenere un risarcimento a seguito della mancata attuazione di una direttiva europea. La Corte di Cassazione ha chiarito che in questi casi la legittimazione passiva spetta esclusivamente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, in quanto rappresenta l'unitarietà dello Stato. Citare in giudizio un singolo Ministero è un errore che, se eccepito, porta al rigetto della domanda nei suoi confronti. La Corte ha quindi respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti.
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Danno da usura psico-fisica: pausa negata e risarcimento
Un'azienda sanitaria è stata condannata a risarcire i dipendenti per il danno da usura psico-fisica causato dalla sistematica mancata concessione della pausa di 10 minuti in turni superiori a sei ore. La Cassazione ha ritenuto provato il danno tramite presunzioni, basandosi sulla prolungata e illecita condotta del datore di lavoro.
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Interesse ad agire: quando un ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di respingimento. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse ad agire, dato che il ricorrente aveva nel frattempo ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari. La Corte ha inoltre sottolineato che, quando una sentenza si basa su più ragioni autonome, il ricorrente deve contestarle tutte, pena l'inammissibilità del ricorso.
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Decorrenza prescrizione: quando inizia a contare?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito la regola sulla decorrenza prescrizione per il risarcimento di un danno derivante da un'operazione bancaria non autorizzata. La Corte ha stabilito che il termine inizia a decorrere dal momento del compimento dell'illecito, e non dalla successiva scoperta da parte del cliente, qualora il danno fosse accertabile fin da subito tramite l'uso dell'ordinaria diligenza, come la consultazione degli estratti conto.
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Concorso di colpa investitore: la Cassazione decide
Un investitore, dopo aver consegnato le proprie credenziali di accesso on-line a presunti consulenti finanziari, subiva la sottrazione di ingenti somme dal proprio conto. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha stabilito che tale condotta costituisce un decisivo concorso di colpa dell'investitore. Questa negligenza è idonea a interrompere il nesso di causalità e, di conseguenza, a escludere o limitare la responsabilità dell'istituto di credito e dell'intermediario finanziario. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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Diffamazione a mezzo stampa: il limite della verità
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione a mezzo stampa a carico di una società editrice, del suo direttore e di un giornalista. Il caso riguardava un articolo che descriveva una 'perquisizione' presso una società, quando in realtà si era trattato di una semplice richiesta di consegna di documenti. La Corte ha stabilito che tale inesattezza non è marginale, ma altera sostanzialmente la percezione dei fatti, ledendo la reputazione della società e superando i limiti del diritto di cronaca.
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Danno conseguenza: prova essenziale nella diffamazione
Un professionista ha citato in giudizio un giornalista e il suo intervistato per diffamazione. La Corte d'Appello aveva concesso un risarcimento, ma la Corte di Cassazione ha annullato la decisione. Il motivo fondamentale è che il danneggiato non ha fornito prove specifiche del pregiudizio subito. La sentenza ribadisce che il danno conseguenza derivante da una diffamazione non può essere presunto, ma deve essere allegato e dimostrato concretamente dalla parte lesa.
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Diritto di cronaca: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunta diffamazione a mezzo stampa, originato da articoli pubblicati su un noto quotidiano. Il ricorrente, dopo aver visto la sua richiesta di risarcimento respinta in Appello, ha adito la Suprema Corte. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di giudicare la corretta applicazione della legge. La decisione sottolinea come il dibattito sui limiti del diritto di cronaca non possa trasformare il giudizio di legittimità in un terzo grado di merito.
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Risarcimento danno diffamazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di risarcimento danno diffamazione a mezzo stampa. Una professionista aveva citato in giudizio un giornalista e il direttore di un quotidiano per un articolo che le attribuiva falsamente gravi indizi di corruzione. La Corte d'Appello aveva condannato il solo giornalista a un risarcimento di 10.000 euro. La Cassazione ha rigettato sia il ricorso della danneggiata, che chiedeva un risarcimento maggiore e la condanna del direttore, sia quello del giornalista, che contestava la sua responsabilità. La sentenza conferma che la prova del danno alla reputazione può essere presuntiva e che la mancata richiesta di rettifica da parte della vittima non esclude né riduce il diritto al risarcimento.
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Recesso periodo di prova: niente reintegra senza motivo
Un lavoratore, licenziato durante il periodo di prova, ha impugnato il recesso per mancanza di motivazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che il recesso periodo di prova, sebbene illegittimo perché immotivato, è comunque efficace a terminare il rapporto di lavoro. Al lavoratore spetta unicamente il risarcimento del danno e non la reintegrazione nel posto di lavoro, poiché la mancanza di motivazione costituisce un vizio funzionale e non un vizio genetico del patto.
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Condotta imprevedibile: esclusa la colpa del guidatore
La Corte di Cassazione conferma l'assoluzione di un autista di autocarro per omicidio stradale, a seguito di un incidente mortale avvenuto in una corsia di pedaggio automatizzato. La decisione si fonda sulla condotta imprevedibile della vittima, un motociclista che ha tentato di sorpassare il mezzo pesante in uno spazio ristretto senza averne diritto. La Suprema Corte ha stabilito che tale manovra, essendo eccezionale e repentina, interrompe il nesso causale e non può essere addebitata a titolo di colpa al conducente del veicolo più grande.
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Disservizio telefonico: risarcimento per professionisti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10201/2025, ha stabilito che il disservizio telefonico sulla linea di uno studio professionale può causare un danno risarcibile non solo patrimoniale, sotto forma di perdita di chance, ma anche non patrimoniale per lesione della reputazione. La Corte ha chiarito che, per il danno da perdita di nuovi clienti, non è necessaria la prova di un calo di fatturato tramite documenti fiscali, potendo il giudice liquidare il danno in via equitativa. Viene così ribaltata la decisione della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento.
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Esimente art 598: quando l’offesa in giudizio non è reato
Un professionista ha citato in giudizio un ospedale e il suo avvocato per un presunto danno alla reputazione, causato da un documento prodotto in un precedente processo. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando l'applicazione dell'esimente art. 598 c.p. Questa norma protegge le parti e i difensori da accuse di diffamazione per scritti e discorsi pronunciati in un procedimento, a condizione che le espressioni siano pertinenti all'oggetto della causa. La Corte ha chiarito che tale valutazione di pertinenza deve essere effettuata "ex ante", cioè al momento della produzione dell'atto, e non in base alla sua successiva valutazione di decisività da parte del giudice.
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Mobilità volontaria: inquadramento e limiti
Un lavoratore, a seguito della privatizzazione di un'azienda statale di telecomunicazioni, ha esercitato l'opzione per la mobilità volontaria nel pubblico impiego. Trasferito dopo anni presso un ente pubblico, ha contestato il nuovo inquadramento ritenendolo deteriore rispetto a quello posseduto in precedenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che chi accetta la mobilità volontaria accetta anche la valutazione dell'ente di destinazione sulla corrispondenza tra profili professionali, senza poter successivamente pretendere un inquadramento superiore basato sulle mansioni pregresse. La mobilità volontaria si basa su una scelta del lavoratore e non su un trasferimento d'ufficio per passaggio di competenze.
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Diffamazione online: la competenza del tribunale
Un noto personaggio pubblico è stato condannato per diffamazione online ai danni di un sindaco. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo i criteri per determinare la competenza territoriale. In caso di diffamazione online, se non è possibile individuare il luogo dove il contenuto è stato caricato (upload), la competenza spetta al giudice del luogo di residenza dell'imputato al momento del fatto.
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Revoca incarico dirigente: illegittima se pretestuosa
Un dirigente sanitario ha subito la revoca anticipata del suo incarico, ufficialmente legata alla nomina di un nuovo vertice aziendale, seguita a breve dal suo collocamento in quiescenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che la revoca dell'incarico del dirigente sanitario era illegittima e che il successivo pensionamento non può sanare l'illegittimità dell'atto. La normativa che vieta di attribuire nuovi incarichi a personale in pensione non si applica al mantenimento di un contratto già in essere. Di conseguenza, il dirigente ha diritto a una nuova valutazione in merito alla reintegra o al risarcimento del danno.
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Diffamazione online: quando un post diventa reato?
La Corte Suprema ha confermato la condanna per diffamazione online aggravata nei confronti di un soggetto per aver pubblicato post offensivi sui social network. La sentenza chiarisce che la diffusione tramite internet costituisce un'aggravante per l'ampia e rapida propagazione del messaggio lesivo. Alla vittima è stato riconosciuto il risarcimento del danno.
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Risarcimento danni diffamazione: limiti al critica
Una società, dopo aver segnalato un medico all'Ordine per presunti certificati di malattia compiacenti, è stata condannata per diffamazione. La Cassazione conferma la condanna al risarcimento danni diffamazione, respingendo l'appello della società che invocava il diritto di critica. La Corte ha stabilito che la valutazione dei fatti e la quantificazione del danno spettano ai giudici di merito e ha accolto parzialmente il ricorso del medico per un ricalcolo delle spese legali.
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Risarcimento per trattenimento illegittimo: cosa fare
Un cittadino straniero, il cui trattenimento in un centro di identificazione era stato prorogato senza garantirgli il diritto di essere ascoltato, ha ottenuto in primo e secondo grado il risarcimento del danno. Lo Stato, ricorrendo in Cassazione, ha sostenuto che il cittadino avrebbe dovuto prima impugnare i provvedimenti di proroga e solo dopo chiedere i danni. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'importanza e la novità della questione, ha trasmesso il caso alle Sezioni Unite per decidere se l'esaurimento dei rimedi specifici sia un presupposto indispensabile per l'azione di risarcimento per trattenimento illegittimo.
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Perdita di chance: come si calcola la rivalutazione?
Un progettista partecipa a un concorso pubblico per un'importante opera regionale, ma la gara viene truccata dalla commissione. Dopo un lungo percorso giudiziario, viene riconosciuto il suo diritto al risarcimento per la perdita di chance di vittoria. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, stabilisce un principio fondamentale: la rivalutazione monetaria del danno, trattandosi di un debito di valore, deve essere calcolata fino alla data della sentenza finale che liquida l'importo, e non a una data precedente. La Corte accoglie così il ricorso del progettista su questo specifico punto, garantendo un risarcimento pienamente adeguato al valore attuale.
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