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Art. 2059 Codice Civile — Anno 2022

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48 provvedimenti

Altri anni per Art. 2059 Codice Civile

Risarcimento danno usura psico-fisica: no al pagamento automatico
Alcuni dipendenti comunali hanno chiesto al datore di lavoro il pagamento di maggiorazioni per il lavoro domenicale e il risarcimento danno usura psico-fisica per aver lavorato sette giorni su sette senza riposo compensativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno chiarito che il danno alla salute non può essere presunto in modo automatico. Anche quando si lavora di domenica o oltre i limiti ordinari, il dipendente deve allegare e dimostrare concretamente il pregiudizio subito e la mancata fruizione dei riposi secondo i turni aziendali. Non basta affermare di aver lavorato di più per ottenere un indennizzo automatico.
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Falsa denuncia di smarrimento assegno: da garanzia a calunnia
L'Amministratrice di un bar ha consegnato un assegno personale a titolo di garanzia alla Società Fornitrice di slot-machine. Lo stesso giorno in cui è avvenuto il furto del macchinario cambiamonete, la donna ha presentato una falsa denuncia di smarrimento assegno per impedire l'incasso del titolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputata, confermando la condanna per il reato di calunnia. I giudici hanno stabilito che la consapevolezza dell'avvenuta consegna del titolo rende dolosa la denuncia. Inoltre, la Corte ha confermato il risarcimento del danno non patrimoniale in favore della parte civile, liquidato in via equitativa utilizzando come parametro l'importo dell'assegno rimasto insoluto. L'imputata è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Risarcimento danni per infortunio: nulle le spese di lite
Un militare di guardia cade da una piattaforma di quattro metri per il crollo del parapetto, riportando gravi lesioni. Dopo una transazione parziale con le strutture sanitarie coinvolte, il Ministero della Difesa viene condannato a risarcire un terzo del danno. La Corte d'Appello ridetermina il risarcimento danni per infortunio, ma liquida le spese di lite in modo del tutto incomprensibile. Il danneggiato ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara inammissibili i motivi sul danno esistenziale, ma accoglie il ricorso per quanto riguarda le spese legali. La decisione sulle spese viene annullata per totale mancanza di motivazione logica e la causa viene rinviata a un'altra sezione della Corte d'Appello per una corretta quantificazione.
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Danno da vacanza rovinata: l’agenzia non paga per l’hotel
Un viaggiatore ha chiesto il risarcimento per il danno da vacanza rovinata all'agenzia di viaggi presso cui aveva acquistato un pacchetto tutto compreso per la Tunisia, lamentando gravi disservizi in hotel e nei trasporti. L'agenzia si è difesa sostenendo di aver agito come semplice intermediario e che la responsabilità fosse del tour operator organizzatore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del viaggiatore, confermando che l'intermediario risponde solo dei propri specifici doveri di mandato (come la trasmissione delle prenotazioni) e non dei disservizi del soggiorno, salvo che fosse a conoscenza dell'inaffidabilità dell'organizzatore. Il viaggiatore perde la causa e deve pagare le spese.
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Risarcimento danni per diffamazione: la reputazione non basta
Un musicista ha chiesto il risarcimento danni per diffamazione a una società produttrice e a una casa editrice per essere stato accostato a ideologie estremiste in un documentario. Il tribunale ha inizialmente accolto la domanda, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione per mancata specificazione dei danni professionali subiti. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la richiesta di risarcimento danni per diffamazione esige l'allegazione precisa e dettagliata dei pregiudizi concreti. La semplice affermazione generica di non aver ricevuto più ingaggi musicali non soddisfa l'onere probatorio, rendendo impossibile anche la valutazione equitativa del danno da parte del giudice. Il musicista ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Cremazione senza consenso: la Cassazione difende il culto dei defunti
La vicenda nasce dalla richiesta di risarcimento danni avanzata da una familiare contro la società concessionaria dei servizi cimiteriali. La società aveva proceduto alla cremazione senza consenso dei resti del padre dopo l'esumazione. La concessionaria aveva inviato una raccomandata a un vecchio indirizzo senza fare verifiche anagrafiche, ritenendo poi i parenti disinteressati. La Corte d'Appello ha condannato la società al risarcimento del danno non patrimoniale, stabilendo che il silenzio dei parenti non equivale ad assenso. La Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di precedenti specifici e la delicatezza del tema che contrappone il culto dei defunti alle esigenze di gestione dei cimiteri, ha rimesso la causa alla pubblica udienza per una decisione di fondamentale importanza.
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Illegittimo trattenimento: lo Stato deve risarcire lo straniero
Una cittadina straniera è stata trattenuta ingiustamente presso il Centro di Identificazione ed Espulsione (C.I.E.) di Bologna per 79 giorni. La Corte d'Appello ha condannato il Ministero dell'Interno al risarcimento del danno, quantificato in oltre 18.000 euro applicando per analogia i parametri dell'ingiusta detenzione. Il Ministero ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la propria legittimazione passiva e l'applicabilità di tali parametri. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'eccezione sulla legittimazione era tardiva e ha confermato che l'illegittimo trattenimento lede la libertà personale, diritto inviolabile della Costituzione. Di conseguenza, è corretto calcolare il danno non patrimoniale usando in via analogica le norme sulla riparazione per ingiusta detenzione.
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Risarcimento danni per trattenimento illegittimo: lo Stato paga
Un cittadino straniero, titolare di un regolare permesso di soggiorno per motivi umanitari, è stato trattenuto ingiustamente presso un centro di identificazione ed espulsione a seguito di una rinuncia alla protezione firmata senza interprete. Il Giudice di Pace ha successivamente annullato il decreto di espulsione. La Corte d'Appello ha condannato il Ministero dell'Interno al risarcimento del danno non patrimoniale per la privazione della libertà personale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del Ministero. La Suprema Corte ha stabilito che l'illegittimità del trattenimento e la colpa della Pubblica Amministrazione determinano il diritto al risarcimento danni per trattenimento illegittimo, confermando la condanna dello Stato al pagamento delle spese processuali e del danno subito dallo straniero.
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