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Art. 2055 Codice Civile — Anno 2022

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48 provvedimenti

Altri anni per Art. 2055 Codice Civile

Danni da infiltrazioni in condominio: paga il singolo custode
Un condomino subisce gravi danni causati dall'otturazione del pluviale di una terrazza a livello di proprietà esclusiva del vicino sovrastante. Il danneggiato decide di citare in giudizio soltanto il proprietario della terrazza. La Corte d'Appello dichiara nullo il giudizio per non aver coinvolto tutti gli altri condomini dello stabile. La Corte di Cassazione ribalta questa decisione. I giudici stabiliscono che per i danni da infiltrazioni in condominio derivanti da terrazze in uso esclusivo si applica la responsabilità da cose in custodia. Questa responsabilità ha natura solidale tra il custode esclusivo e il condominio. Di conseguenza, il danneggiato può agire anche contro un solo responsabile, senza l'obbligo di citare in giudizio l'intero condominio. La sentenza d'appello viene quindi cassata con rinvio.
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Responsabilità degli amministratori: rimborsi ai soci e creditori
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento dei danni nei confronti dell'Amministratore formale e dell'Amministratore di fatto di una società fallita. I giudici hanno accertato la responsabilità degli amministratori per aver rimborsato i finanziamenti dei soci anziché pagare i creditori terzi, tra cui una dipendente licenziata, azzerando il capitale sociale tramite la vendita dell'unico bene aziendale (un'imbarcazione). La Corte ha ribadito che la figura dell'amministratore di fatto richiede un inserimento sistematico nella gestione aziendale, provato nel caso specifico da testimonianze e movimentazioni bancarie. Inoltre, la responsabilità dei gestori ha carattere solidale, consentendo alla curatela di chiedere l'intero risarcimento a ciascun responsabile, a prescindere da transazioni parziali con altri soggetti.
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Risarcimento danni per smottamento: paga il Comune
I proprietari di una casa hanno subito gravi danni strutturali e lo smottamento del terreno a causa di scavi invasivi eseguiti per conto del Comune per realizzare un parcheggio. Il cantiere ha tagliato la scarpata di protezione senza realizzare subito opere di contenimento. La Corte d'Appello ha condannato il Comune e il progettista-direttore dei lavori a risarcire oltre 385.000 euro. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando i ricorsi delle controparti. I giudici hanno chiarito che il risarcimento danni per smottamento deve coprire l'intero costo delle opere necessarie a stabilizzare il pendio e ripristinare la sicurezza dell'immobile, anche se tale importo supera la differenza del valore commerciale della casa prima e dopo il crollo.
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Riproduzione non autorizzata di opere d’arte: vincono gli eredi
Gli Eredi di un celebre pittore hanno fatto causa a una Fondazione per la riproduzione non autorizzata di opere d'arte, consistente nella pubblicazione di un catalogo informatico contenente oltre 24.000 immagini delle opere dell'artista. La Corte d'appello aveva ritenuto lecita la pubblicazione, considerandola una libera utilizzazione per scopi di ricerca scientifica. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso degli Eredi, stabilendo che la riproduzione integrale delle opere, anche se in scala ridotta, non rientra nei limiti della citazione o della libera utilizzazione e si pone in concorrenza con i diritti di sfruttamento economico dell'autore. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità da cose in custodia: alluvione o colpa pubblica?
A seguito di un violento allagamento che ha causato il crollo di un muro e danni ad alcuni appartamenti, i proprietari hanno chiesto il risarcimento all'Ente Pubblico e alla Società Costruttrice. La Corte d'Appello ha condannato entrambi i soggetti, escludendo il caso fortuito a causa della mancanza di adeguati sistemi di deflusso delle acque. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. I giudici hanno chiarito che, in tema di responsabilità da cose in custodia, la diligenza del custode non rileva. Per escludere la responsabilità serve la prova del caso fortuito, che va valutato su base puramente scientifica e statistica tramite i dati pluviometrici di lungo periodo. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Risarcimento danni da reato associativo: paga anche chi non firma
L'Amministrazione Finanziaria ha chiesto il risarcimento dei danni subiti a causa di rimborsi IVA indebiti, erogati nell'ambito di una complessa frode fiscale. I soggetti coinvolti, tra cui un funzionario pubblico e un avvocato, facevano parte di un'associazione a delinquere. La Corte di Cassazione ha confermato la loro condanna a risarcire oltre 600.000 euro. La Corte ha stabilito che per il risarcimento danni da reato associativo basta la semplice partecipazione all'associazione criminosa. Non rileva che il singolo membro non abbia materialmente compiuto le specifiche frodi o che queste siano avvenute in uffici diversi da quello in cui operava. La struttura associativa stessa agevola i singoli reati, creando un nesso causale che rende tutti i membri civilmente responsabili dei danni complessivi.
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Risarcimento danni da investimenti: banca vince sul ricalcolo
Alcuni risparmiatori hanno citato in giudizio un istituto di credito chiedendo il risarcimento danni da investimenti per l'acquisto di obbligazioni argentine, lamentando la violazione degli obblighi informativi. La banca ha chiamato in causa il proprio funzionario per essere manlevata. La Corte d'Appello ha accertato la responsabilità della banca (per due terzi) e del dipendente (per un terzo), calcolando il danno sulla base del valore dei titoli al momento della domanda giudiziale (2006). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della banca e del funzionario sul calcolo del danno: il valore dei titoli deve essere accertato al momento della decisione finale e non della domanda. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per ricalcolare il risarcimento.
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Amianto e strade: chi paga il risarcimento danni da inquinamento?
Un Ente Pubblico ha richiesto il risarcimento danni da inquinamento causato dall'utilizzo di pietrisco contaminato da amianto per la manutenzione di strade locali. L'Appaltatore, incaricato della manutenzione ferroviaria, invece di smaltire i rifiuti pericolosi, li ha rivenduti tramite il proprio Capocantiere a soggetti terzi. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno condannato i responsabili in solido al risarcimento. La Corte di Cassazione, rilevando questioni di particolare importanza interpretativa, ha rimesso la causa alla pubblica udienza per una decisione definitiva.
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