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Art. 2043 Codice Civile — Anno 2024

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713 provvedimenti

Altri anni per Art. 2043 Codice Civile

Concessione abusiva credito: quando la banca è responsabile?
Due acquirenti, dopo aver ricevuto un prestito ponte da una banca per l'acquisto di un immobile da una società poi fallita, hanno accusato l'istituto di concessione abusiva di credito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il loro ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La Corte ha chiarito che il solo stato di insolvenza del soggetto finanziato non è sufficiente a provare l'abuso; è necessario dimostrare anche una violazione specifica delle regole di valutazione del merito creditizio da parte della banca.
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Stravolgimento contrattuale: niente riserve se i lavori cambiano
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11491/2024, chiarisce che in un contratto di appalto, se le modifiche richieste dal committente sono così radicali da causare uno stravolgimento contrattuale, la richiesta di maggior compenso da parte dell'appaltatore non è soggetta al rigido regime delle riserve. Il caso riguardava un progetto il cui valore è passato da 460.000 a oltre 2,4 milioni di euro. La Corte ha stabilito che tali opere costituiscono di fatto un nuovo appalto, rendendo inapplicabile la clausola sulle riserve del contratto originario e affermando il diritto dell'appaltatore a un giusto compenso per i lavori extra.
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Appalto opere pubbliche: recesso e risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha stabilito che in un appalto opere pubbliche, se il contratto prevede specificamente la possibilità di una consegna frazionata dei lavori e offre all'appaltatore la facoltà di recesso come unico rimedio per i ritardi, l'impresa che non esercita tale diritto non può successivamente richiedere un risarcimento per i danni subiti. Il caso riguardava una società di costruzioni che, a fronte di ritardi nella consegna delle aree per la ristrutturazione di un ospedale, aveva richiesto un indennizzo. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la clausola contrattuale specifica prevale sulla disciplina generale dell'inadempimento.
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Crollo muro comune: la guida su chi paga i danni
La Corte di Cassazione interviene sul caso del crollo di un muro comune, crollato a seguito di una pioggia torrenziale. Alcuni comproprietari avevano in precedenza eseguito lavori di ricarica del terreno, aggravando il carico sulla struttura. La Corte ha stabilito che l'onere di provare la sicurezza di tali interventi spetta a chi li ha eseguiti. Non è possibile ridurre la propria responsabilità attribuendo parte della colpa a cause naturali se l'intervento umano ha creato una situazione di criticità. Di conseguenza, la sentenza che aveva limitato la responsabilità al 20% è stata annullata con rinvio, ribadendo che chi modifica una struttura comune deve garantirne la stabilità, pena l'accollo totale delle spese di ripristino.
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Indennizzo erede fallito: quando spetta iure proprio?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11442/2024, ha stabilito che l'indennizzo erede fallito per l'eccessiva durata di una procedura concorsuale non spetta automaticamente 'iure proprio'. L'erede deve dimostrare una partecipazione attiva e un interesse giuridicamente rilevante al procedimento, non essendo sufficiente la mera prosecuzione della procedura nei suoi confronti dopo il decesso del fallito. La Corte ha accolto il ricorso del Ministero della Giustizia, cassando la decisione di merito che aveva riconosciuto l'indennizzo in via automatica e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Risarcimento del danno: rivalutazione e interessi
Una società ha citato in giudizio un'altra azienda per contraffazione brevettuale. La Corte d'Appello, pur riconoscendo il danno, ha omesso di calcolare la rivalutazione monetaria e gli interessi compensativi, limitandosi a dimezzare l'importo richiesto. La Corte di Cassazione ha annullato questa parte della decisione, stabilendo che per un integrale risarcimento del danno è obbligatorio includere tali voci accessorie per adeguare la somma al valore attuale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova e corretta liquidazione.
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Appropriazione indebita liquidatore: la condanna civile
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità civile di un liquidatore per appropriazione indebita, nonostante la prescrizione del reato. La sentenza chiarisce che una serie di operazioni gestionali, apparentemente legittime ma sistematicamente dannose per la società, configurano una spoliazione del patrimonio e non un'attività discrezionale. Il liquidatore è quindi tenuto al risarcimento del danno causato da incarichi esterni sproporzionati, investimenti svantaggiosi e autoliquidazione di compensi eccessivi.
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Danno da fauna selvatica: onere della prova e art. 2052
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12714/2024, interviene su un caso di danno da fauna selvatica causato da un capriolo. La Corte ha stabilito che la responsabilità dell'ente pubblico non va inquadrata nell'art. 2043 c.c. (illecito generico), ma nell'art. 2052 c.c. (danno cagionato da animali). Di conseguenza, l'onere della prova si inverte: il danneggiato deve solo dimostrare il nesso causale tra l'animale e il danno, mentre spetta all'ente provare il caso fortuito per essere esonerato da responsabilità. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente addossato l'onere della prova interamente sul cittadino.
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Inadempimento contratto preliminare: le conseguenze
In un caso di compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha affrontato le conseguenze dell'inadempimento del contratto preliminare da parte del venditore. La Corte ha rigettato il ricorso del venditore, confermando il suo inadempimento, e ha accolto quello del compratore, stabilendo che gli interessi sul saldo prezzo sono dovuti solo dal momento in cui la sentenza di trasferimento coattivo passa in giudicato, e non dall'inizio della causa, poiché il rifiuto del compratore di stipulare era legittimo.
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Diffamazione a mezzo stampa: quando un articolo è lesivo
Un giornalista ricorre in Cassazione dopo una condanna per aver diffamato un ex sindaco. La Corte Suprema rigetta il ricorso, confermando la condanna e chiarendo i principi sulla diffamazione a mezzo stampa. Viene sottolineato che un articolo è diffamatorio anche senza nominare direttamente una persona, se questa è chiaramente identificabile dal contesto. La Corte ha inoltre ribadito i rigorosi oneri procedurali per il ricorso, in particolare il principio di autosufficienza.
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Appello parte civile: sì alla condanna civile
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una dipendente, assolta in primo grado ma condannata al risarcimento in appello. La sentenza chiarisce che l'appello parte civile permette una valutazione autonoma della responsabilità civile, anche se l'assoluzione penale è definitiva e interviene la prescrizione. La Corte ha ritenuto corretta la decisione dei giudici di merito di condannare la ricorrente ai soli effetti civili per i danni causati all'ente pubblico datore di lavoro.
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Strada vicinale: chi paga le spese di manutenzione?
Una proprietaria immobiliare ha citato in giudizio un condominio per lavori eseguiti su una strada che rivendicava come propria. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. È stato stabilito che, in assenza di un titolo di proprietà chiaro, una strada vicinale utilizzata da tutti i proprietari frontisti si presume di proprietà comune. Di conseguenza, la ricorrente è tenuta a contribuire alle spese di manutenzione, poiché la strada non era inclusa nel suo atto di acquisto.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso del curatore fallimentare di una fondazione sanitaria che chiedeva il pagamento di prestazioni socio-sanitarie fornite a una Regione e a un'Azienda Sanitaria. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda principale per mancanza di un valido accreditamento e di una convenzione. La Cassazione, pur confermando la decisione sulla domanda principale, ha annullato la sentenza con rinvio per quanto riguarda le domande subordinate (responsabilità da contatto sociale ed extracontrattuale). Il motivo è la presenza di una motivazione apparente, in quanto il giudice d'appello si era limitato a un generico rinvio alle argomentazioni usate per la domanda principale, senza spiegare perché queste escludessero anche le altre forme di responsabilità invocate.
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Estinzione del giudizio: l’accordo tra le parti
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio in un caso complesso di violazione delle distanze tra costruzioni. A seguito di un ricorso basato su nove motivi, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, portando alla rinuncia del ricorso e alla sua accettazione. La decisione evidenzia come la volontà delle parti possa porre fine a una controversia in qualsiasi fase del processo, anche davanti alla Suprema Corte.
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Ingiusta detenzione: niente risarcimento se sei già in pena
La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento per ingiusta detenzione a un uomo che, già in affidamento in prova per una condanna precedente, era tornato in carcere a causa di una nuova accusa di furto da cui è stato poi assolto. La Suprema Corte ha stabilito che la detenzione non era cautelare ma l'esecuzione della pena preesistente, escludendo così il diritto alla riparazione monetaria.
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Nesso di causalità: collaudo mancato e responsabilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12148/2024, ha stabilito che la mancata esecuzione del collaudo finale da parte di un installatore su un impianto idraulico costituisce un evento che interrompe il nesso di causalità tra il difetto del materiale, fornito da un'azienda produttrice, e il danno conseguente. Tale omissione rende l'installatore unico responsabile, in quanto una corretta verifica avrebbe permesso di individuare il vizio e prevenire il danno.
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Azione negatoria: la Cassazione sui rimedi del proprietario
Il caso analizza un'azione negatoria promossa da un proprietario per l'allargamento abusivo di un viottolo sul suo terreno. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'azione negatoria è imprescrittibile e che il proprietario del fondo che trae vantaggio dall'abuso è tenuto sia al ripristino dei luoghi sia al risarcimento del danno, a prescindere da chi sia stato l'autore materiale dell'illecito. L'uso del terreno invaso costituisce di per sé la turbativa che giustifica la condanna.
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Servitù di passaggio: limiti del ricorso in Cassazione
Una proprietaria ricorre in Cassazione lamentando la restrizione di una servitù di passaggio a causa di un muro e un cancello costruiti dalla vicina. La Corte Suprema rigetta il ricorso, sottolineando la propria impossibilità di riesaminare i fatti e la valutazione delle prove operata dai giudici di merito. L'ordinanza ribadisce che il ricorso per cassazione può censurare solo errori di diritto o vizi di motivazione, non una ricostruzione dei fatti diversa da quella dei gradi precedenti. Anche la domanda di risarcimento danni è stata ritenuta inammissibile per un errore procedurale nella formulazione del motivo.
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Diritto di critica sindacale: quando è legittimo?
Un rappresentante sindacale accusa il presidente di una cooperativa di aver falsificato un documento. Condannato per diffamazione ai soli fini civili in appello, la Corte di Cassazione annulla la sentenza, riconoscendo la piena legittimità dell'azione del sindacalista. La Corte ha ritenuto che l'accusa rientrasse nell'esercizio del diritto di critica sindacale, in quanto basata su elementi fattuali che rendevano la sua convinzione della falsificazione ragionevole e giustificabile (verità putativa).
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Spese legali chiamata in causa: quando paga il convenuto
Un professionista, risultato vittorioso in una causa di responsabilità professionale, è stato comunque condannato a pagare le spese legali dei terzi da lui chiamati in garanzia (cliente e assicurazione). La Corte di Cassazione, dichiarando il ricorso inammissibile, ha confermato che le spese legali della chiamata in causa ricadono sul convenuto se questa si rivela manifestamente infondata o arbitraria, applicando un'eccezione al principio generale di causalità.
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