LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2033 Codice Civile — Anno 2025

Pagina 3 di 22

430 provvedimenti

Altri anni per Art. 2033 Codice Civile

Prescrizione del credito: il diritto si estingue
Un ente previdenziale ha tentato di recuperare somme indebitamente erogate a un dipendente dopo oltre dieci anni. La Cassazione ha confermato l'estinzione del diritto per prescrizione del credito, dichiarando inammissibile il ricorso dell'ente perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La decisione sottolinea che il termine per agire decorre dal momento in cui il diritto può essere fatto valere.
Continua »
Prescrizione recupero stipendio: la parola alla Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ente previdenziale relativo alla prescrizione del suo diritto di recuperare un assegno personale pagato a una dipendente. La Corte ha confermato che il termine di prescrizione decennale decorre dal momento in cui il diritto può essere esercitato, in questo caso alla scadenza di un accordo sindacale di sospensione di un anno, e non da una proroga successiva non provata in giudizio. Il ricorso è stato respinto in quanto considerato un tentativo di riesaminare i fatti.
Continua »
Ricalcolo pensione avvocati: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un professionista che chiedeva il ricalcolo della propria pensione. La controversia verteva sul corretto coefficiente di rivalutazione ISTAT da applicare ai redditi e sulle conseguenze del versamento di contributi inferiori al dovuto. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: la pensione deve essere calcolata in base ai contributi effettivamente versati. Pertanto, se la rivalutazione applicata era inferiore a quella corretta e i contributi sono stati pagati su quella base ridotta, anche il ricalcolo pensione avvocati dovrà tenere conto del minor reddito coperto da contribuzione. La Corte ha inoltre affrontato la questione della prescrizione del diritto al ricalcolo.
Continua »
Responsabilità civile datore di lavoro: la Cassazione
Un'associazione criminale organizzava finte selezioni di lavoro per un istituto di credito, truffando numerosi candidati. La Corte di Cassazione ha confermato le condanne penali, ma ha annullato la decisione d'appello che escludeva la responsabilità civile dell'istituto. La Corte ha sancito che il giudice di secondo grado non aveva adeguatamente motivato la riforma della sentenza di primo grado, violando l'obbligo di motivazione rafforzata in tema di responsabilità civile del datore di lavoro. La questione è stata rinviata a un giudice civile.
Continua »
Rimborso accise energia: a chi chiederlo?
Un cliente ha citato in giudizio il proprio fornitore di energia per ottenere il rimborso di un'addizionale provinciale sull'energia elettrica, successivamente dichiarata illegittima. Il fornitore si è difeso sostenendo che la richiesta dovesse essere rivolta a una società di factoring a cui aveva ceduto le fatture. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il soggetto tenuto al rimborso accise energia è il fornitore, in quanto considerato il destinatario effettivo del pagamento (accipiens), soprattutto in assenza di prove contrarie come il contratto di factoring.
Continua »
Ripetizione indebito accise: come ottenere il rimborso
Un'azienda ha citato in giudizio il proprio fornitore di energia per ottenere la restituzione dell'addizionale provinciale sulle accise, ritenuta contraria al diritto UE. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fornitore, confermando il diritto al rimborso del cliente. La decisione si fonda su una precedente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma istitutiva dell'addizionale, facendo venire meno la causa giustificatrice del pagamento e legittimando l'azione di ripetizione indebito accise.
Continua »
Ripetizione addizionale accisa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul diritto alla ripetizione dell'addizionale provinciale sull'accisa per l'energia elettrica. A seguito di una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma istitutiva del tributo per contrasto con il diritto UE, la Cassazione ha confermato che il consumatore finale ha diritto a richiedere il rimborso direttamente al fornitore di energia. Quest'ultimo potrà poi rivalersi sullo Stato. La sentenza chiarisce che la dichiarazione di incostituzionalità fa venir meno retroattivamente la causa del pagamento, fondando l'azione di ripetizione addizionale accisa.
Continua »
Imposta di registro fissa per nullità contratto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32137/2025, ha stabilito che una sentenza che dichiara la nullità di clausole di un contratto bancario e condanna l'istituto di credito alla restituzione di somme è soggetta a imposta di registro fissa e non proporzionale. La decisione si fonda sulla natura dichiarativa della nullità dell'atto, che prevale sulla condanna restitutoria. Viene chiarito che il principio di alternatività IVA/Registro non si applica a queste fattispecie, consolidando un importante orientamento in materia fiscale.
Continua »
Addizionale energia elettrica: la Cassazione decide
Un'impresa cliente ha richiesto e ottenuto nei primi due gradi di giudizio il rimborso dell'addizionale provinciale sull'energia elettrica versata a una società fornitrice. Quest'ultima ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, basando la sua decisione su una recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma istitutiva dell'addizionale. La decisione conferma definitivamente il diritto al rimborso per l'addizionale energia elettrica non dovuta.
Continua »
Addizionale provinciale energia: rimborso illegittimo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un fornitore di energia, confermando il diritto di un'azienda cliente a ottenere il rimborso dell'addizionale provinciale energia. La decisione si fonda su una precedente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità di tale imposta, considerata un pagamento non dovuto (indebito oggettivo).
Continua »
Interessi legali maggiorati: serve la menzione in sentenza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31910/2025, ha stabilito un principio fondamentale riguardo gli interessi legali maggiorati (ex art. 1284, c. 4, c.c.). Se un titolo esecutivo giudiziale, come una sentenza, condanna al pagamento di una somma con i generici "interessi legali" senza specificare l'applicazione del tasso più elevato previsto per le transazioni commerciali, in fase di esecuzione si applicherà solo il tasso legale ordinario. Il giudice dell'esecuzione non può integrare o correggere il titolo. La richiesta e la concessione degli interessi legali maggiorati devono avvenire espressamente nel giudizio di merito.
Continua »
Rimesse solutorie: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito la distinzione fondamentale tra apertura di credito e 'castelletto di sconto' ai fini della prescrizione per le azioni di ripetizione. La Corte ha stabilito che i versamenti su conti anticipi (castelletti) hanno natura di rimesse solutorie, con la prescrizione che decorre da ogni singola operazione e non dalla chiusura del conto, a differenza di quanto avviene per il fido di cassa. La sentenza di merito, che aveva unificato le diverse forme di affidamento, è stata cassata con rinvio.
Continua »
Rimesse solutorie: come si calcola la prescrizione
Una società ha citato in giudizio il proprio istituto di credito per la restituzione di addebiti illegittimi su un conto corrente. La banca si è difesa eccependo la prescrizione. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio cruciale: per identificare quali versamenti (le cosiddette rimesse solutorie) facciano scattare il termine di prescrizione, è necessario prima ricalcolare il saldo del conto eliminando tutte le voci addebitate illegittimamente, come interessi anatocistici o commissioni non dovute. La Corte d'Appello aveva commesso un errore basando la propria decisione sugli estratti conto originali della banca, senza effettuare questa preliminare 'depurazione'.
Continua »
Prescrizione conto corrente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in assenza di un formale contratto di affidamento, il termine di prescrizione conto corrente per la ripetizione dell'indebito decorre da ogni singolo versamento con natura solutoria, e non dalla chiusura del rapporto. L'ordinanza analizza un caso in cui un'imprenditrice contestava usura e addebiti illegittimi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le contestazioni si basavano su accertamenti di fatto, non sindacabili in sede di legittimità, circa la mancata prova di una linea di credito prima di una certa data.
Continua »
Ripetizione di indebito: la Cassazione sul conto aperto
Una società correntista ha citato in giudizio un istituto di credito per addebiti illegittimi sul proprio conto corrente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31772/2025, ha rigettato il ricorso della banca, stabilendo principi fondamentali sulla ripetizione di indebito a conto aperto. La Corte ha chiarito che l'azione del correntista è ammissibile anche senza la produzione integrale degli estratti conto, potendo la prova derivare da altri elementi. Inoltre, ha ribadito che l'azione su un conto aperto mira alla rettifica del saldo e non a una restituzione immediata, distinguendola dall'azione di mero accertamento della nullità delle clausole.
Continua »
Onere della prova fido di fatto: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31766/2025, ha stabilito che in un'azione di ripetizione di indebito bancario, l'onere della prova del fido di fatto grava sul correntista. La semplice tolleranza della banca verso gli sconfinamenti non è sufficiente a dimostrare l'esistenza di un'apertura di credito, elemento cruciale per contrastare l'eccezione di prescrizione sollevata dall'istituto di credito. La Corte ha quindi respinto il ricorso del fallimento di una società, confermando la decisione d'appello che aveva negato il rimborso delle somme ritenute prescritte.
Continua »
Accertamento conto corrente: si può agire senza chiuderlo?
Una società citava in giudizio il proprio istituto di credito per l'applicazione di interessi e commissioni illegittime su due conti correnti. La Corte d'Appello respingeva la domanda di accertamento del conto corrente perché il cliente non aveva provato se i conti fossero ancora aperti o chiusi. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che il correntista ha sempre interesse a ottenere una sentenza che determini il saldo esatto, indipendentemente dal fatto che il rapporto bancario sia ancora in corso.
Continua »
Prescrizione azione di ripetizione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di ripetizione di indebito contro un istituto di credito, chiarendo i principi sulla prescrizione azione di ripetizione e sulla validità delle clausole anatocistiche. La Corte stabilisce che per eccepire la prescrizione, alla banca basta allegare l'inerzia del titolare, spettando poi al correntista l'onere di provare la natura non solutoria delle rimesse. Viene inoltre confermato che le vecchie clausole anatocistiche, nulle, necessitano di una nuova pattuizione scritta per essere valide. La sentenza è cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
Continua »
Rimborso accise: sì all’azione contro il fornitore fallito
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31648/2025, ha stabilito che il consumatore finale ha diritto a chiedere il rimborso delle accise non dovute direttamente al fornitore di energia, anche se quest'ultimo è stato dichiarato fallito. L'azione diretta verso lo Stato è una facoltà aggiuntiva e non un obbligo, pertanto il consumatore può legittimamente insinuarsi al passivo del fallimento per recuperare le somme indebitamente versate. La Corte chiarisce che il rapporto tra consumatore e fornitore è di natura civilistica e l'azione esperibile è quella di ripetizione dell'indebito.
Continua »
Rimborso accise energia: azione contro il fornitore
La Corte di Cassazione chiarisce che, in caso di fallimento del fornitore, il consumatore ha diritto al rimborso accise energia presentando domanda di ammissione al passivo. L'azione diretta verso lo Stato è una facoltà alternativa e non un obbligo, preservando così il diritto del consumatore di agire contro il fornitore insolvente per la restituzione delle somme indebitamente versate.
Continua »