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Art. 2033 Codice Civile — Anno 2025

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430 provvedimenti

Altri anni per Art. 2033 Codice Civile

Contributo di solidarietà: la Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una cassa previdenziale, confermando che il contributo di solidarietà applicato sulla pensione di una professionista era illegittimo. La Corte ha ribadito che solo una legge dello Stato, e non una delibera autonoma dell'ente, può imporre un prelievo di natura patrimoniale. È stato inoltre confermato il diritto al rimborso entro il termine di prescrizione di dieci anni.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa previdenziale contro un suo iscritto, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà prelevato sulla pensione. La Corte ha stabilito che tale prelievo, essendo una prestazione patrimoniale imposta, richiede una base legale specifica che la cassa non possiede. È stato inoltre ribadito che il diritto al rimborso si prescrive in dieci anni e non in cinque, con interessi dovuti da ogni singola trattenuta.
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Onere della prova estratti conto: la Cassazione decide
Un'azienda ha citato in giudizio una banca per la restituzione di somme indebitamente addebitate sul conto corrente. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda per la mancanza di alcuni estratti conto. La Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la carenza documentale non giustifica il rigetto totale. Il giudice deve valutare la domanda sulla base della documentazione prodotta, anche se incompleta, chiarendo l'onere della prova per gli estratti conto mancanti.
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Prescrizione rimesse solutorie: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12955/2025, interviene su un contenzioso bancario relativo alla restituzione di somme indebitamente pagate (ripetizione d'indebito). La Corte ha accolto i motivi di ricorso della banca, stabilendo principi chiave sulla prescrizione rimesse solutorie. È stato chiarito che spetta al correntista, e non alla banca, l'onere di provare l'esistenza di un contratto di affidamento che renda le rimesse 'ripristinatorie' e quindi non soggette alla prescrizione decennale. La banca deve solo sollevare l'eccezione di prescrizione, senza dover specificare le singole rimesse. La Corte ha inoltre ritenuto non tardive le contestazioni alla perizia tecnica (CTU) sollevate dopo i termini previsti, purché non costituiscano eccezioni di nullità. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Arricchimento senza causa: limiti della prova in appello
Un uomo ha citato in giudizio la sua ex convivente per ottenere la restituzione di un immobile o, in subordine, un indennizzo per arricchimento senza causa per le spese sostenute. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la valutazione delle prove, come i messaggi WhatsApp, spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità. Inoltre, ha confermato che non è possibile modificare la qualificazione giuridica della domanda in corso di causa.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se da casse private
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa di previdenza privata, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto a un suo iscritto. La Corte ha ribadito che, in base all'art. 23 della Costituzione, solo una legge statale può introdurre prestazioni patrimoniali obbligatorie, e le casse non hanno questo potere. È stato inoltre confermato il termine di prescrizione decennale per la restituzione delle somme illegittimamente trattenute.
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Restituzione investimenti: le nuove regole della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4133/2025, affronta il tema della restituzione investimenti a seguito della risoluzione di un contratto per inadempimento dell'intermediario. La Corte stabilisce che, per evitare ingiustificati arricchimenti, la restituzione delle somme e dei frutti (come le cedole) deve essere reciproca e avere decorrenza dal momento dell'originaria esecuzione della prestazione, e non dalla data della domanda giudiziale. Viene così superato il criterio basato sulla buona o mala fede del ricevente, privilegiando un ripristino completo ed equo delle posizioni patrimoniali delle parti.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non per legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa di previdenza privata contro la sentenza che annullava l'imposizione di un contributo di solidarietà sulla pensione di un iscritto. La Corte ha ribadito che l'introduzione di prelievi obbligatori è una prerogativa esclusiva del legislatore, non rientrando nei poteri autonomi degli enti previdenziali, confermando l'illegittimità della trattenuta e il diritto del pensionato alla restituzione delle somme.
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Ripetizione indebito: ricorso inammissibile se errato
Un contribuente paga un debito ritenuto prescritto per ottenere la cancellazione di un'ipoteca e ne chiede la restituzione. La Cassazione dichiara il suo ricorso per la ripetizione indebito inammissibile perché l'atto di appello non contestava tutte le ragioni della decisione di primo grado. L'analisi del caso e le implicazioni procedurali.
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Abuso di delega bancaria: quando restituire i soldi
La Corte di Cassazione ha stabilito che un prelievo di 100.000 euro, sebbene effettuato tramite una delega bancaria formalmente valida, costituisce un illecito se manca una valida giustificazione, come una donazione formalizzata con atto pubblico. Questo caso chiarisce i limiti della delega e configura l'appropriazione indebita come un abuso di delega bancaria, obbligando alla restituzione delle somme all'erede del titolare del conto.
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Indennità di occupazione e risoluzione del contratto
Un contratto preliminare di vendita immobiliare viene risolto per inadempimento del venditore. Nonostante ciò, la Cassazione conferma che il promissario acquirente, avendo avuto la disponibilità anticipata del bene, è tenuto a versare un'indennità di occupazione. Questa non è un risarcimento del danno, ma un'obbligazione restitutoria derivante dall'efficacia retroattiva della risoluzione, volta a riequilibrare le posizioni patrimoniali delle parti.
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Doppia pronuncia conforme: il ricorso inammissibile
Una società committente ha impugnato una sentenza di pagamento, sostenendo di aver versato somme in eccesso tramite assegni, distinti da pagamenti già quietanzati. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la tesi. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile applicando il principio della 'doppia pronuncia conforme', poiché il ricorrente non ha dimostrato che le due sentenze di merito si fondassero su ricostruzioni dei fatti differenti.
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Garanzia per vizi: la parola del venditore conta
In una compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha stabilito che la dichiarazione verbale del venditore sull'assenza di difetti rende operativa la garanzia per vizi, anche se questi erano facilmente riconoscibili. La Corte ha confermato la condanna del venditore alla riduzione del prezzo, chiarendo che la clausola di vendita "nello stato in cui si trova" è una mera clausola di stile e che una lettera di messa in mora è sufficiente a interrompere la prescrizione annuale dell'azione.
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Indebito oggettivo: P.A. e recupero stipendi
La Corte di Cassazione ha stabilito che la Pubblica Amministrazione ha il dovere di recuperare le maggiori retribuzioni corrisposte a dipendenti in base a una progressione di carriera successivamente annullata da una sentenza definitiva. In questo caso di indebito oggettivo, la buona fede dei lavoratori non è sufficiente a escludere l'obbligo di restituzione, poiché prevale il principio di ripristino della legalità violata. Eventuali conflitti tra giudicati non impediscono l'azione di recupero se uno di essi ha già modificato in modo definitivo la situazione giuridica.
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Conflitto tra giudicati: la sentenza che annulla vince
Un dipendente pubblico, demansionato a seguito di una sentenza che annullava la sua promozione, si opponeva basandosi su un'altra sentenza favorevole successiva. La Cassazione ha affrontato il tema del conflitto tra giudicati, stabilendo che una sentenza costitutiva che annulla un atto crea una realtà giuridica irreversibile. Di conseguenza, la seconda sentenza era inefficace e il demansionamento legittimo, accogliendo il ricorso dell'Amministrazione.
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Compensazione spese di lite: errore INPS è decisivo
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione sulla compensazione spese di lite perché basata su una motivazione contraddittoria. Una corte d'appello aveva compensato le spese affermando che un ente previdenziale non aveva commesso errori, ma allo stesso tempo aveva applicato una norma che presuppone proprio un errore dell'ente per non far restituire le somme al cittadino. La Cassazione ha ritenuto questa motivazione illogica, stabilendo che la decisione sulle spese deve essere coerente con le ragioni della sentenza.
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Gestione Separata: obbligo per amministratori di società
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'attività di amministratore di società di capitali comporta l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS, a prescindere da una precedente cancellazione volontaria. La Corte ha respinto il ricorso di un amministratore che chiedeva il rimborso dei contributi versati, affermando che è la natura oggettiva dell'attività svolta a determinare l'obbligo contributivo, qualificandola come rapporto di collaborazione coordinata e continuativa.
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Contributo solidarietà: illegittimo se senza legge
Una cassa di previdenza privata ha imposto un contributo di solidarietà sulle pensioni dei suoi iscritti. Un pensionato ha contestato la trattenuta, ottenendo ragione sia in primo grado che in appello. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni, dichiarando il ricorso dell'ente inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito che il potere regolamentare delle casse private non consente di introdurre prestazioni patrimoniali imposte, come il contributo di solidarietà, in assenza di una specifica base legale. Ha inoltre confermato la prescrizione decennale per la restituzione delle somme e la decorrenza degli interessi da ogni singola trattenuta.
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Discriminazione part-time: no a carriera più lenta
La Corte di Cassazione ha stabilito che negare a una lavoratrice part-time la stessa progressione di carriera prevista per i colleghi a tempo pieno costituisce una forma di discriminazione part-time. La sentenza analizzata chiarisce che la progressione di carriera rientra tra le "condizioni di impiego" tutelate dal principio di non discriminazione di derivazione europea. Di conseguenza, un'interpretazione del contratto collettivo che escluda i lavoratori part-time dagli avanzamenti di livello automatici, basandosi sulla presunzione di una minore professionalità acquisita, è illegittima. La Corte ha cassato la decisione precedente, affermando il diritto della lavoratrice al corretto inquadramento e alle relative differenze retributive.
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Contributo di solidarietà: illegittimo per le Casse
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata sulle pensioni dei suoi iscritti. La Corte ha stabilito che solo lo Stato può imporre prelievi di natura patrimoniale, ribadendo che l'autonomia gestionale delle casse non consente di decurtare trattamenti pensionistici già liquidati. La sentenza ha inoltre confermato la prescrizione decennale per la richiesta di rimborso delle somme illegittimamente trattenute.
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