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Art. 2 Costituzione

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1055 provvedimenti

Esenzione IMU immobili misti: obbligo dichiarazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20290/2024, ha confermato che per beneficiare dell'esenzione IMU su immobili a uso misto, gli enti non commerciali devono presentare un'apposita dichiarazione. In assenza di tale adempimento, l'esenzione IMU per immobili misti non può essere riconosciuta, anche se la parte commerciale è minoritaria. La sentenza ha rigettato il ricorso di un ente ecclesiastico contro un avviso di accertamento del Comune, ribadendo che la dichiarazione specifica è un onere informativo imprescindibile per il contribuente.
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Diritto di cronaca: limiti e diffamazione a mezzo stampa
Un professionista ha citato in giudizio una testata giornalistica per diffamazione, a seguito della pubblicazione di alcuni articoli che lo associavano a un'organizzazione criminale basandosi su un'ordinanza di custodia cautelare. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo la prevalenza del diritto di cronaca quando la notizia si fonda su atti giudiziari veritieri e le espressioni utilizzate, seppur aspre, sono contestualizzate nell'ambito dell'ipotesi accusatoria.
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Blocco stipendi PA: si applica a contratti privati?
Un lavoratore, dipendente di un Comune ma con contratto del settore privato edile, ha richiesto gli aumenti retributivi negati a causa del blocco stipendi PA. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta, privilegiando la natura pubblica del datore di lavoro. La Corte di Cassazione, ritenendo la questione inedita e di particolare importanza, ha rinviato la decisione a una pubblica udienza per definire l'applicabilità del blocco a questi rapporti di lavoro ibridi.
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Impegno di spesa: No a pagamenti senza delibera
Un'associazione no-profit ha richiesto a un Comune il pagamento per servizi di trasporto disabili. La Cassazione ha respinto la richiesta, confermando che senza un formale impegno di spesa, l'ente locale non è tenuto a pagare. La responsabilità ricade sul funzionario che ha autorizzato la spesa.
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Servitù coattiva: quando si può ampliare il passaggio?
Un proprietario ha richiesto l'ampliamento di un accesso, necessitando di una piccola porzione del giardino del vicino. Quest'ultimo si è opposto, ma la Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che una servitù coattiva può essere concessa per esigenze abitative, non solo per necessità assolute, e può interessare anche giardini, a fronte di un'attenta ponderazione degli interessi e del pagamento di un'indennità.
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Danno da cose in custodia: quando la colpa è tua
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una conduttrice caduta sulle scale condominiali, invocando il principio del danno da cose in custodia. La Corte ha stabilito che il comportamento imprudente della danneggiata, consapevole dello stato dei luoghi (assenza di corrimano e possibile scivolosità), ha interrotto il nesso causale, escludendo la responsabilità del custode.
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Composizione del collegio: sentenza nulla se cambia
Un avvocato ricorre in Cassazione per il mancato pagamento di onorari. La Corte accoglie il ricorso non nel merito della questione, ma per un vizio procedurale fondamentale: la diversa composizione del collegio giudicante tra l'udienza di precisazione delle conclusioni e la delibera. La sentenza d'appello è stata annullata con rinvio, affermando il principio di immutabilità del giudice come garanzia di un giusto processo.
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Prelazione agraria: quando è valida? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni acquirenti di un terreno agricolo contro i proprietari confinanti che avevano esercitato il diritto di riscatto. La Corte ha stabilito che le censure relative alla qualifica di coltivatore diretto e all'effettiva finalità agricola dell'operazione costituiscono un tentativo di riesaminare il merito della causa, inammissibile in sede di legittimità. La decisione riafferma che il controllo della Cassazione è limitato alla violazione di legge e ai vizi di motivazione radicali, non potendo trasformarsi in un terzo grado di giudizio sui fatti. La questione centrale è quindi il limite del sindacato sul diritto di prelazione agraria.
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Accertamento con adesione: quando è inattaccabile?
Una società di trasporto aereo, dopo aver firmato un accertamento con adesione per ridurre un debito fiscale milionario, ha citato in giudizio l'Agenzia fiscale per danni, sostenendo che l'accordo fosse viziato da pressioni indebite. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la validità dell'accordo. La Corte ha stabilito che, essendo stato negoziato con l'assistenza di professionisti e avendo portato vantaggi concreti (come lo sblocco di rimborsi IVA), l'accordo non poteva essere considerato frutto di coercizione.
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Ordine di demolizione: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La sentenza stabilisce che la 'fiscalizzazione' non si applica a opere senza permesso e che il diritto all'abitazione non può legittimare un illecito edilizio, confermando la piena esecutività dell'ordine di demolizione.
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Frazionamento del credito nel leasing: è lecito?
Una società di leasing ha ottenuto prima un'ingiunzione per la restituzione di un escavatore e poi una seconda per i canoni non pagati. I debitori hanno contestato questa pratica come un illegittimo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che il diritto alla restituzione del bene e quello al pagamento dei canoni sono diritti distinti, anche se derivanti dallo stesso contratto, e possono quindi essere perseguiti con azioni legali separate e successive.
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Robin Hood Tax: no rimborso per i periodi passati
Una società del settore energetico ha richiesto il rimborso della cosiddetta "Robin Hood Tax" per un periodo d'imposta conclusosi prima che la norma fosse dichiarata incostituzionale, ma versata successivamente. La Corte di Cassazione ha negato il diritto al rimborso, stabilendo che il momento rilevante è quello in cui sorge l'obbligazione tributaria, ovvero la chiusura del periodo d'imposta, e non la data del pagamento. Poiché l'obbligazione è sorta quando la legge era in vigore, e la declaratoria di incostituzionalità ha avuto effetti solo per il futuro, il versamento era dovuto.
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Calcolo TFS dirigenti: la retribuzione reale vince
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17804/2024, ha stabilito un principio fondamentale per il calcolo TFS dirigenti pubblici. Il caso riguardava un dirigente medico in aspettativa, che aveva assunto un incarico esterno con una retribuzione superiore. L'INPS aveva calcolato il suo Trattamento di Fine Servizio (TFS) sulla base della retribuzione 'virtuale' che avrebbe percepito nel suo ruolo originario. La Suprema Corte ha ribaltato le decisioni dei giudici di merito, affermando che il TFS deve essere calcolato sulla retribuzione effettivamente percepita e sulla quale sono stati versati i contributi, in virtù di un rinvio normativo che estende la disciplina prevista per i vertici delle ASL.
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Responsabilità custode: no risarcimento se la buca è nota
La Corte di Appello di Salerno ha negato il risarcimento a una cittadina caduta a causa di una buca sul marciapiede. La decisione si fonda sul principio della responsabilità custode (art. 2051 c.c.), escludendola in questo caso. I giudici hanno ritenuto che la condotta imprudente della danneggiata, che viveva vicino al luogo dell'incidente e avrebbe potuto notare il pericolo nonostante la luce fioca, abbia interrotto il nesso di causalità, configurando un caso fortuito e sollevando così l'ente comunale da ogni responsabilità.
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Rimborso spese produzione frutti: quali sono utili?
Una società agricola ha chiesto il rimborso per lavori di coltivazione su un vigneto, il cui raccolto è stato effettuato dai nuovi proprietari. La Corte di Cassazione ha stabilito che il rimborso spese produzione frutti è dovuto solo per i costi effettivamente utili e necessari, escludendo quelli superflui o eccessivi. La decisione si fonda sul principio di evitare l'arricchimento senza causa, limitando il rimborso all'effettivo vantaggio economico ottenuto da chi raccoglie i frutti.
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Ripetizione di indebito: la PA può agire sul dipendente
Un ex dirigente di un ente locale si è opposto alla richiesta di restituzione di emolumenti percepiti e ritenuti non dovuti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17324/2024, ha respinto il ricorso, confermando che la Pubblica Amministrazione può agire con l'azione di ripetizione di indebito per recuperare somme erogate senza una valida base normativa o contrattuale, anche se il lavoro è stato svolto.
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Danno da dequalificazione: la prova spetta al lavoratore
Un lavoratore ha citato in giudizio un'azienda automobilistica per dequalificazione professionale. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta di risarcimento, sostenendo che non erano stati allegati fatti specifici a sostegno del danno subito. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile e sottolineando che per ottenere un risarcimento per danno da dequalificazione è fondamentale fornire fin dall'inizio allegazioni precise sul pregiudizio patito, non essendo sufficiente la sola prova del demansionamento.
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Lavoro straordinario: pagamento anche senza autorizzazione
Un operatore sanitario ha prestato ore extra per un servizio di "dialisi estiva" senza essere retribuito per un certo periodo. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale attività costituisce lavoro straordinario e deve essere compensata, in quanto svolta con il consenso del datore di lavoro, anche in assenza di autorizzazione formale. Il diritto alla giusta retribuzione, sancito dall'art. 36 della Costituzione, prevale sulle irregolarità procedurali.
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Controllo investigativo dipendenti: i limiti del datore
Un lavoratore è stato licenziato dopo un'indagine privata. La Cassazione ha stabilito che il controllo investigativo dipendenti non può riguardare l'adempimento della prestazione lavorativa, ma solo la scoperta di illeciti. La sentenza d'appello è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Clausola risolutiva espressa: la buona fede prevale
Un lavoratore, dopo aver stipulato una transazione con il datore di lavoro, ha tollerato un lieve ritardo nel pagamento di una rata, accettando le successive. Dopo essere stato licenziato per altre ragioni, ha tentato di invocare la clausola risolutiva espressa prevista nell'accordo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il comportamento del lavoratore costituiva una rinuncia tacita all'uso della clausola, in applicazione del principio di buona fede e correttezza contrattuale. Il licenziamento è stato inoltre ritenuto legittimo.
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