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Art. 2 Convenzione EDU

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122 provvedimenti

Trasferimento Dublino: il diritto all’informazione
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di trasferimento Dublino di un cittadino afghano verso la Germania. La Corte ha stabilito che la violazione dell'obbligo di informare il richiedente asilo sulla procedura, in una lingua a lui comprensibile, costituisce un vizio fondamentale che invalida la decisione di trasferimento. È stato chiarito che tali vizi procedurali possono essere sollevati anche dopo il ricorso iniziale, data la natura speciale e accelerata del procedimento.
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Sorveglianza speciale: quando non si rivaluta?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36069/2024, ha stabilito che la misura di prevenzione della sorveglianza speciale, se sospesa per un lungo periodo di custodia cautelare, riprende la sua efficacia alla cessazione della custodia senza che sia necessaria una nuova valutazione della pericolosità sociale del soggetto. Questo principio differenzia la custodia cautelare dall'espiazione di una pena detentiva ultra-biennale, per la quale invece la legge prevede tale rivalutazione. La Corte ha quindi confermato la condanna per guida con patente revocata di un individuo sottoposto a tale misura.
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Estradizione in Ucraina: Rischio guerra non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di concedere l'estradizione in Ucraina di un cittadino accusato di un reato stradale con esito mortale. Il ricorso, basato sui rischi derivanti dal conflitto bellico e sulla presunta violazione dei diritti fondamentali, è stato respinto. La Corte ha ritenuto sufficienti le garanzie fornite dalle autorità ucraine riguardo la detenzione in una zona sicura del Paese, lontana dai combattimenti, e il rispetto del diritto di difesa, giudicando il timore di un arruolamento forzato come generico ed eventuale.
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Bancarotta semplice documentale: colpa e responsabilità
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'amministratrice per bancarotta semplice documentale, chiarendo che per questo reato è sufficiente la semplice colpa. La sentenza stabilisce che la negligenza nel vigilare sulla corretta tenuta delle scritture contabili integra la responsabilità penale, anche per un amministratore senza deleghe operative. Viene inoltre respinta la tesi della particolare tenuità del fatto a causa del ruolo non marginale dell'imputata e di precedenti specifici.
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Pena sostitutiva e ritiro passaporto: è legittimo?
Un condannato a lavori di pubblica utilità si oppone al ritiro del passaporto. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, confermando che il ritiro passaporto per pena sostitutiva è una misura legittima e non modificabile dal giudice dell'esecuzione, in quanto la pena sostitutiva limita la libertà personale.
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Prescrizione e attenuanti: la Cassazione conferma
Un imputato per ricettazione ha sollevato una questione di legittimità costituzionale, sostenendo che il calcolo della prescrizione dovrebbe considerare le circostanze attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che, per una scelta di efficienza processuale del legislatore, la prescrizione si calcola solo sulla base della pena massima prevista per il reato, senza considerare le attenuanti. Questa decisione ribadisce la piena discrezionalità del legislatore in materia di prescrizione.
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Impugnazione archiviazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona offesa contro l'ordinanza che confermava l'archiviazione di un procedimento. Il fulcro della decisione risiede nel principio secondo cui, in base all'art. 410-bis c.p.p., l'impugnazione archiviazione tramite reclamo non è ulteriormente appellabile in Cassazione, salvo il caso eccezionale di 'abnormità' del provvedimento, non riscontrato nel caso di specie. La Corte ha ribadito che il rimedio per eventuali vizi procedurali è la richiesta di revoca, non il ricorso.
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Credito bancario e confisca: la buona fede si presume?
La Corte di Cassazione affronta il delicato rapporto tra credito bancario e confisca di prevenzione. Mentre viene confermata la pericolosità sociale di un imprenditore e la relativa confisca dei beni, la Corte annulla la decisione che negava a una banca il diritto di rivalersi su tali beni. Viene stabilito che per negare la buona fede dell'istituto di credito non basta una generica negligenza, ma serve la prova positiva che la banca avesse concreti indicatori della pericolosità del cliente al momento della concessione del finanziamento.
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Onere della prova amianto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. La decisione si fonda sulla mancata allegazione di fatti specifici e dettagliati riguardo le modalità di esposizione, confermando che l'onere della prova amianto ricade interamente sul ricorrente. Senza una descrizione precisa delle mansioni e delle circostanze di rischio, le richieste di prove testimoniali e consulenze tecniche sono state ritenute superflue.
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DASPO urbano: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per aver violato un divieto di accesso a determinate aree (noto come DASPO urbano). Il ricorso è stato respinto perché si limitava a riproporre argomentazioni già esaminate e disattese nei precedenti gradi di giudizio, tentando una nuova valutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità. La Corte ha confermato la condanna e ha inoltre sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: il Daspo Urbano e la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per la violazione di un provvedimento di allontanamento (c.d. "daspo urbano"). L'appello è stato giudicato una mera riproposizione di argomenti già vagliati. Tuttavia, la Corte ha escluso la colpa della ricorrente nella presentazione del ricorso, in virtù di una precedente e contrastante sentenza di assoluzione per un fatto analogo, condannandola così al solo pagamento delle spese processuali.
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Ricorso inammissibile: l’importanza dei fatti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un professionista contro una sanzione disciplinare. La decisione si fonda sulla carente esposizione dei fatti nell'atto di impugnazione, che non ha permesso alla Corte di valutare nel merito i 17 motivi di ricorso. L'ordinanza sottolinea l'importanza del requisito di autosufficienza dell'atto, che deve contenere una narrazione chiara e completa della vicenda processuale, senza costringere il giudice a consultare altre fonti. La sanzione originaria riguardava l'accettazione di un incarico professionale in assenza del requisito di anzianità di iscrizione all'albo.
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Cancellazione albo consulenti: la Cassazione riesamina
Un consulente finanziario viene cancellato dall'albo professionale dopo che la sua società di intermediazione è stata posta in amministrazione straordinaria. La Corte d'Appello conferma la cancellazione. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità delle questioni giuridiche, in particolare sulla giurisdizione e sul diritto di difesa del professionista, non decide in camera di consiglio ma rinvia il caso a una pubblica udienza per un esame approfondito. La questione centrale riguarda la natura del potere dell'Organismo di Vigilanza nella procedura di cancellazione albo consulenti.
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Convalida DASPO: legittimo il procedimento cartolare
Un soggetto, già in stato di detenzione, impugnava un provvedimento di DASPO, lamentando la violazione del diritto di difesa per i termini ristretti e l'incostituzionalità della procedura di convalida. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la procedura di convalida DASPO, pur essendo esclusivamente cartolare e con termini brevi, garantisce adeguatamente il diritto di difesa e risponde a legittime esigenze di celerità e sicurezza pubblica.
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Indennizzo vittime reati: la data del 30/06/2005
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di indennizzo presentata dal parente delle vittime di un duplice omicidio avvenuto nell'aprile 2005. Il rigetto si fonda sul limite temporale imposto dalla Direttiva Europea 2004/80/CE e dalle successive leggi italiane di attuazione, che riconoscono il diritto all'indennizzo vittime reati solo per i crimini commessi a partire dal 30 giugno 2005. La Corte ha stabilito che tale data costituisce un limite invalicabile, anche a fronte del tardivo recepimento della normativa da parte dello Stato italiano.
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Confisca per pericolosità sociale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro un decreto di confisca per pericolosità sociale. La sentenza ribadisce che, ai fini delle misure di prevenzione, il giudice può autonomamente valutare fatti emersi in procedimenti penali, anche se conclusi con proscioglimento. La Corte ha ritenuto adeguata la motivazione sulla pericolosità generica e qualificata del soggetto, nonché sulla sproporzione tra il patrimonio accumulato e i redditi leciti, confermando la legittimità della confisca.
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Decadenza permesso di costruire: demolizione per analogia
La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, ha stabilito l'inammissibilità del ricorso contro una decisione del Consiglio di Stato che confermava l'ordine di demolizione di un immobile. Il caso riguarda la decadenza del permesso di costruire, originariamente concesso a un imprenditore agricolo a condizione del mantenimento della destinazione d'uso. Venuta meno tale condizione, il Comune ha ordinato la demolizione. La Corte ha chiarito che l'applicazione analogica, da parte del giudice amministrativo, delle sanzioni previste per l'annullamento del titolo edilizio (art. 38 D.P.R. 380/2001) alla diversa ipotesi di decadenza del permesso di costruire non costituisce un eccesso di potere giurisdizionale, ma rientra nell'attività interpretativa, non sindacabile in sede di legittimità per motivi di giurisdizione.
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Equo indennizzo: la posta in gioco e le sanzioni
Una cittadina si è vista negare l'equo indennizzo per l'eccessiva durata di un processo relativo a una sanzione di 516 euro, poiché il valore della causa era stato ritenuto modesto. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che nel calcolo della 'posta in gioco' deve essere considerata anche la sanzione accessoria (in questo caso, il divieto temporaneo di emettere assegni), che aumenta il valore complessivo della controversia e giustifica la richiesta di indennizzo.
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Permesso premio: la Cassazione annulla diniego
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che negava un permesso premio a un detenuto condannato all'ergastolo per reati di mafia. La decisione è stata motivata da una valutazione incompleta da parte del tribunale, che non ha considerato tutti gli elementi indicativi dell'assenza di pericolosità sociale attuale del condannato. La Suprema Corte ha chiarito che, per la concessione del permesso premio, non è necessario il completamento del percorso di revisione critica del passato criminale, ma è sufficiente che tale percorso sia iniziato in modo significativo.
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DASPO durata: quando è illegittimo l’aumento?
Un tifoso ha ricevuto un DASPO della durata di 7 anni con obbligo di firma. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20757/2024, ha annullato parzialmente il provvedimento. Il punto cruciale riguarda la DASPO durata: l'aumento della sanzione è illegittimo se si basa su un precedente DASPO emesso *dopo* il compimento del nuovo illecito. La decisione si fonda sul principio di prevedibilità, secondo cui le conseguenze di un'azione devono essere prevedibili al momento in cui viene commessa.
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