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Art. 2 Codice Penale — Anno 2025

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288 provvedimenti

Altri anni per Art. 2 Codice Penale

Abrogazione reddito di cittadinanza: reati passati
Un soggetto condannato per omessa comunicazione di redditi da gioco mentre percepiva il reddito di cittadinanza ha impugnato la sentenza, sostenendo l'intervenuta abrogazione del reddito di cittadinanza e della relativa norma incriminatrice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, spiegando che la legge di abrogazione ha escluso l'applicazione retroattiva della norma più favorevole per i fatti commessi fino all'esaurimento del beneficio, per garantire continuità nella tutela penale.
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Sanzioni sostitutive: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per la mancata richiesta tempestiva delle sanzioni sostitutive in appello. La Corte sottolinea che, anche se la richiesta fosse stata tempestiva, i precedenti penali dell'imputato ne avrebbero comunque giustificato il diniego, dimostrando la sua immeritevolezza del beneficio.
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Termine pene sostitutive: quando decorre? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione di pene sostitutive. La richiesta era stata presentata oltre il termine di 30 giorni. La Corte ha stabilito che il termine pene sostitutive decorre dall'irrevocabilità della sentenza e non dal momento in cui l'interessato ne ha effettiva conoscenza, sottolineando l'onere di diligenza a carico del ricorrente e del suo difensore.
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Estradizione ritirata: Cassazione annulla la sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che concedeva l'estradizione di una cittadina polacca verso la Svizzera. La decisione è stata presa perché lo Stato svizzero ha ufficialmente ritirato la domanda di estradizione, avendo accertato l'estinzione della pena per prescrizione secondo la propria legge. Di conseguenza, venendo meno il presupposto stesso del procedimento, la Corte ha annullato la decisione precedente senza necessità di un nuovo giudizio.
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Regime 41-bis: è retroattivo? La Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4993/2025, ha rigettato il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. Il ricorrente sosteneva l'illegittimità dell'applicazione retroattiva di tale regime a reati commessi prima della sua introduzione. La Corte ha stabilito che il regime 41-bis incide esclusivamente sulle modalità di esecuzione della pena e non sulla sua natura sostanziale. Di conseguenza, si applica il principio "tempus regit actum" e non il divieto di retroattività della legge penale sfavorevole, confermando la legittimità della proroga.
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Successione leggi penali e reddito di cittadinanza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato per indebita percezione del reddito di cittadinanza. La difesa sosteneva l'abolizione del reato, ma la Corte ha stabilito che si tratta di una successione leggi penali, poiché la condotta è ancora punita dalla nuova normativa sul reddito di inclusione, confermando la condanna.
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Difetto di querela: annullamento senza rinvio
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputate. La prima, condannata per danneggiamento, ha ottenuto l'annullamento della sentenza per un difetto di querela, reso rilevante da una nuova legge più favorevole. La seconda, condannata per ricettazione aggravata, ha visto il suo ricorso dichiarato inammissibile perché le motivazioni contro la negazione delle attenuanti generiche e l'aumento di pena sono state ritenute infondate e aspecifiche.
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Confisca per equivalente e reati su accise: limiti
Un imprenditore, condannato per evasione di accise su carburanti, ha impugnato la sentenza che disponeva la confisca per equivalente dei suoi beni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la normativa che consente la confisca per equivalente in materia di accise non può essere applicata retroattivamente a fatti commessi prima della sua entrata in vigore nel 2019. La Corte ha chiarito che, per i fatti antecedenti, è ammissibile solo la confisca diretta del profitto del reato, inteso come risparmio di spesa, ai sensi dell'art. 240 del codice penale.
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Collusione militare: la Cassazione annulla l’assoluzione
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l'assoluzione di un ufficiale della Guardia di Finanza dall'accusa di collusione militare. La Corte ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, ritenendo che la Corte d'Appello non avesse adempiuto al proprio dovere di rivalutare in modo completo i fatti, come indicato in una precedente sentenza di annullamento. Secondo i giudici supremi, per il reato di collusione militare è sufficiente il semplice accordo illecito, a prescindere dal raggiungimento del fine fraudolento. È stato invece dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato contro la condanna per accesso abusivo a sistema informatico.
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Retroattività pene sostitutive: no per sentenze definitive
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che chiedeva di applicare le norme sulla retroattività pene sostitutive, introdotte dalla Riforma Cartabia, a una sua condanna divenuta definitiva prima dell'entrata in vigore della legge. La Corte ha stabilito che il principio del giudicato prevale, impedendo l'applicazione retroattiva delle nuove, più favorevoli, disposizioni in materia di pene.
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Reddito di cittadinanza: dichiarazione falsa è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per una persona che aveva omesso di dichiarare la condanna definitiva del coniuge per ottenere il reddito di cittadinanza. La sentenza chiarisce che il reato sussiste anche se il richiedente avrebbe avuto diritto a un beneficio di importo inferiore, e che la recente abrogazione della misura non cancella i reati commessi in passato, configurandosi come una successione di leggi e non come abolitio criminis.
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Pene sostitutive: la Cassazione chiarisce le regole
Un individuo condannato per truffa online si è visto accogliere parzialmente il ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, pur confermando la sua responsabilità penale, ha annullato la sentenza d'appello riguardo al diniego delle pene sostitutive. La Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato inammissibile la richiesta perché presentata dal difensore senza procura speciale, applicando in modo errato le norme processuali succedutesi nel tempo. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione sulle sanzioni.
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Confisca di sproporzione: sì alla retroattività
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'imputata per riciclaggio, il cui reato era stato dichiarato prescritto in appello. La Corte ha confermato la confisca di sproporzione sui suoi beni, stabilendo che non si tratta di una sanzione penale, ma di una misura di sicurezza. In quanto tale, ad essa si applica il principio del "tempus regit actum", consentendo l'applicazione retroattiva della norma (art. 578-bis c.p.p.) che permette la confisca anche in caso di prescrizione, purché la sua applicabilità fosse prevedibile al momento della commissione del reato.
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Rapina impropria: quando il reato è consumato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina impropria consumata nei confronti di una donna che, dopo aver indossato dei capi in un negozio, ha usato violenza per tentare la fuga. La Corte ha chiarito che per la consumazione del reato è sufficiente la violenza esercitata per assicurarsi il possesso della refurtiva, non essendo necessario l'effettivo impossessamento. È stato inoltre discusso il principio del 'favor rei' riguardo le pene sostitutive, sebbene il ricorso sia stato rigettato per altri motivi.
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Pericolosità sociale: motivazione apparente annulla misura
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che applicava una misura di sicurezza basata sulla pericolosità sociale di un individuo. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale di Sorveglianza 'apparente' e generica, poiché fondata su informative di polizia non circostanziate e sulla gravità di reati passati, senza un'analisi concreta e attuale degli elementi che dimostrassero un effettivo pericolo. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio che dovrà basarsi su prove concrete e non su mere presunzioni.
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Prescrizione usura: il no della Cassazione al riesame
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per un reato di usura. Viene confermato che la prescrizione usura decorre dall'ultimo pagamento di capitale o interessi. La Corte ribadisce inoltre il suo consolidato principio di non poter riesaminare nel merito le prove e i fatti, confermando la condanna dell'imputato e il suo obbligo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Bancarotta fraudolenta extraneus: dolo e prescrizione
La Corte di Cassazione, con la sentenza 334/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore, condannato per concorso in bancarotta fraudolenta extraneus. Il caso riguarda la vendita di capannoni di una società, poi fallita, a un prezzo irrisorio, e la successiva rivendita a una società collegata agli amministratori della prima. La Corte ha confermato che per il dolo dell'extraneus è sufficiente la consapevolezza di partecipare a un'operazione che depaupera il patrimonio sociale, senza necessità di conoscere lo stato di dissesto. Inoltre, ha ribadito che la prescrizione per la bancarotta fraudolenta decorre dalla data della sentenza di fallimento e non dal compimento degli atti distrattivi.
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Prescrizione guida senza patente: le regole Orlando
Un automobilista, condannato per guida senza patente recidiva, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta estinzione del reato. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che per i reati commessi nel 2019, la prescrizione per guida senza patente è soggetta alle sospensioni introdotte dalla Riforma Orlando, che ne posticipano significativamente la scadenza. La sentenza ha inoltre escluso l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la natura abituale della condotta.
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Peculato continuato: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per peculato continuato a carico di un commissario liquidatore che si era appropriato di ingenti somme di due società in liquidazione coatta. L'appello, basato sulla presunta errata qualificazione del reato e sulla mancanza di motivazione, è stato dichiarato inammissibile perché i motivi erano una mera ripetizione di quanto già deciso in appello e manifestamente infondati.
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Contributi malattia spettacolo: quando spetta il rimborso
Una società operante nel settore dello spettacolo ha richiesto il rimborso dei contributi malattia spettacolo versati all'ente previdenziale, sostenendo di aver corrisposto direttamente la retribuzione ai propri dipendenti durante i periodi di assenza per malattia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la Corte d'Appello aveva errato nel non verificare l'esistenza di una norma, nel regime speciale dei lavoratori dello spettacolo, equivalente a quella del regime generale. Tale norma, individuata in un contratto collettivo del 1934, esonera dal versamento dei contributi il datore di lavoro che si fa carico del trattamento economico di malattia, rendendolo 'fungibile' con la prestazione dell'ente. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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