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Art. 1988 Codice Civile — Anno 2025

133 provvedimenti

Altri anni per Art. 1988 Codice Civile

Sospensione feriale termini: no per l’esecuzione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso perché depositato tardivamente. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: nei procedimenti di opposizione all'esecuzione, non si applica la sospensione feriale dei termini. Il caso riguardava dei creditori che, dopo aver ottenuto una condanna contro una società poi estinta, avevano agito contro gli ex soci. Questi ultimi si erano opposti all'esecuzione e il ricorso dei creditori contro la loro vittoria è stato giudicato tardivo proprio per l'errato calcolo dei termini, che non dovevano tener conto della pausa estiva.
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Possesso ad usucapionem: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un proprietario che rivendicava il possesso ad usucapionem di una porzione di terrazzo. L'uso del bene è stato qualificato come un semplice comodato precario, ovvero una concessione gratuita e temporanea basata su rapporti di buon vicinato, e non come un possesso utile a far acquisire la proprietà. La Corte ha inoltre sanzionato il ricorrente per abuso del processo, avendo presentato un'impugnazione manifestamente infondata.
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Classamento catastale funivie: quando è trasporto
La Corte di Cassazione conferma il classamento catastale funivie nella categoria E/1, rigettando il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. La sentenza stabilisce che se un impianto, pur avendo un uso turistico, svolge una funzione di trasporto pubblico strategico e di collegamento internazionale, non può essere classificato nella categoria D/8, riservata a impianti con finalità esclusivamente commerciali o ludico-sportive.
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Promessa di contributo: è vincolante per una fondazione?
Una fondazione erogante aveva promesso un contributo annuale a un ente formativo, per poi corrisponderlo solo in parte adducendo difficoltà economiche. La Corte di Cassazione ha stabilito che la promessa di contributo, una volta deliberata dal consiglio e comunicata al beneficiario, non costituisce un mero atto di liberalità, ma un'obbligazione giuridicamente vincolante. La sua causa risiede nell'adempimento dello scopo statutario della fondazione stessa, creando un legittimo affidamento nel beneficiario.
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Annullamento atti amministrativi e contratto: le regole
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale nel rapporto tra procedimento amministrativo e contratto. A seguito dell'annullamento degli atti amministrativi che hanno portato all'affidamento di un servizio pubblico, il contratto stipulato a valle non è automaticamente nullo. La vicenda riguardava una concessione per il servizio idrico, dove le delibere iniziali erano state annullate dal giudice amministrativo. Le corti di merito avevano dichiarato nullo il contratto per un presunto automatismo. La Cassazione ha cassato la decisione, affermando che il giudice civile deve valutare in concreto la gravità della violazione e le sue conseguenze sul contratto, senza applicare una regola di caducazione automatica. Viene quindi respinta la tesi dell'automatismo tra invalidità dell'atto e nullità del contratto.
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Compenso professionale: quando è gratuito?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso professionale di un avvocato può essere considerato gratuito se esistono prove sufficienti, come una lunga relazione sentimentale con il cliente. Nel caso specifico, un legale ha richiesto il pagamento per anni di assistenza legale solo dopo la fine della sua relazione con la cliente. I giudici hanno respinto il ricorso, confermando che la presunzione di onerosità della prestazione può essere superata da elementi indiziari gravi, precisi e concordanti che dimostrano un patto di gratuità, anche non scritto.
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Gratuità del patrocinio: la prova nel rapporto affettivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un avvocato che chiedeva il pagamento di compensi professionali alla sua ex partner. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo provata la gratuità del patrocinio sulla base di una serie di indizi, tra cui la lunga relazione sentimentale tra le parti e l'assenza di richieste di pagamento per anni. Secondo la Corte, sebbene la prestazione legale si presuma onerosa, il cliente può dimostrare la gratuità attraverso prove presuntive, come in questo caso.
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Compenso avvocato: quando la difesa è gratuita?
La Corte di Cassazione conferma che il compenso di un avvocato può essere ritenuto gratuito sulla base di prove presuntive, come una lunga relazione sentimentale tra legale e cliente. Anche senza un accordo scritto, la gratuità della prestazione può essere desunta da elementi come la mancanza di richieste di pagamento per anni, superando la normale presunzione di onerosità del mandato professionale.
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Presunzione di gratuità: avvocato e cliente legati
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il compenso a un avvocato per l'attività svolta in favore di un'ex partner. La lunga relazione sentimentale e l'assenza di richieste di pagamento per anni hanno fatto scattare una presunzione di gratuità, superando la normale onerosità della prestazione professionale. La Corte ha stabilito che la prova della gratuità, a carico del cliente, può essere fornita anche tramite presunzioni gravi, precise e concordanti.
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Compenso Avvocato: quando la prestazione è gratuita?
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei compensi a una sua ex partner, assistita in una causa di divorzio. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda, confermando le decisioni dei giudici di merito. Si è stabilito che, sebbene il compenso avvocato sia la norma, la gratuità della prestazione può essere provata tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come l'esistenza di una lunga relazione sentimentale e l'assenza di richieste di pagamento per anni.
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Prestazione gratuita avvocato: quando non è dovuto
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei compensi professionali a una sua ex cliente, con cui aveva avuto una lunga relazione sentimentale, solo dopo la fine del loro rapporto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando la richiesta dell'avvocato. È stato stabilito che la prestazione gratuita dell'avvocato era stata provata tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come la durata quasi decennale della relazione e l'assenza di richieste di pagamento per tutto quel periodo, superando così la normale presunzione di onerosità della professione legale.
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Compenso avvocato: quando la prestazione è gratuita?
Un avvocato ha richiesto il pagamento di compensi professionali a una ex cliente, con la quale aveva avuto una lunga relazione sentimentale. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando la decisione dei giudici di merito. Secondo la Corte, la gratuità della prestazione è stata correttamente presunta sulla base di plurimi elementi indiziari, tra cui la durata del rapporto personale e l'assenza di richieste di pagamento per anni. Questa ordinanza sottolinea come il compenso avvocato non sia dovuto se il cliente riesce a dimostrare, anche tramite presunzioni, l'esistenza di un accordo per una prestazione a titolo gratuito.
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Compenso professionale gratuito: quando è presunto?
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei compensi professionali a una ex cliente, con cui aveva avuto una lunga relazione sentimentale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il diritto al compenso, ritenendo provato il carattere gratuito della prestazione. La Corte ha valorizzato una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come la durata decennale del rapporto affettivo e l'assenza di richieste di pagamento prima della rottura, stabilendo che in questi casi si può superare la normale onerosità della prestazione professionale.
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Compenso professionale gratuito: quando si presume?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un avvocato che chiedeva il pagamento di compensi per prestazioni professionali svolte a favore della sua ex-partner. La Corte ha stabilito che, nonostante la prestazione d'opera intellettuale si presuma onerosa, è possibile dimostrare la sua gratuità attraverso prove presuntive. In questo caso, la lunga relazione sentimentale, l'assenza di richieste di pagamento per quasi un decennio e la notevole mole di lavoro svolto sono stati considerati elementi sufficienti a superare la presunzione di onerosità, confermando la natura di compenso professionale gratuito del rapporto.
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Riconoscimento di debito: come si tassa? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito il regime fiscale del riconoscimento di debito ai fini dell'imposta di registro. A seguito del ricorso di un contribuente contro una presunta triplice tassazione, la Corte ha stabilito che una scrittura privata di mero riconoscimento di debito, non avendo contenuto patrimoniale, è soggetta solo a imposta fissa in caso d'uso e non a tassazione proporzionale. La decisione si allinea a un precedente intervento delle Sezioni Unite, annullando la sentenza impugnata e rinviando il caso alla corte di merito.
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Ricognizione di debito: imposta fissa o proporzionale?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che la ricognizione di debito, essendo un atto meramente dichiarativo e non un atto con autonomo contenuto patrimoniale, è soggetta a imposta di registro in misura fissa e solo in caso d'uso. Questa decisione, basata su un precedente delle Sezioni Unite, ha annullato la pretesa dell'Agenzia delle Entrate di applicare un'imposta proporzionale del 3%, accogliendo il ricorso di una società contribuente.
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Ricognizione di debito: tassazione e imposta fissa
Una società di leasing si opponeva alla pretesa dell'Agenzia Fiscale di applicare un'imposta di registro proporzionale su una ricognizione di debito enunciata in un decreto ingiuntivo. La Corte di Cassazione, uniformandosi a un precedente delle Sezioni Unite, ha stabilito che la ricognizione di debito, essendo un atto meramente dichiarativo e non un atto con contenuto patrimoniale, è soggetta a imposta di registro in misura fissa e solo in 'caso d'uso', escludendo che il deposito in giudizio integri tale fattispecie. Di conseguenza, il ricorso della società è stato accolto e l'avviso di liquidazione annullato.
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Ricognizione di debito: imposta fissa, non proporzionale
Una società ha contestato un avviso di liquidazione che applicava l'imposta di registro proporzionale a una ricognizione di debito. La Corte di Cassazione, richiamando un principio delle Sezioni Unite, ha stabilito che la scrittura privata non autenticata di ricognizione di debito è soggetta a imposta in misura fissa e solo in 'caso d'uso', annullando la pretesa fiscale.
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Copia fotostatica disconosciuta: no valore in causa
La Corte di Cassazione conferma che una copia fotostatica disconosciuta non ha valore probatorio se la parte che l'ha prodotta non deposita l'originale e non avvia la procedura di verificazione entro i termini del primo grado di giudizio. Il ricorso è stato respinto perché i ricorrenti hanno tentato di produrre il documento originale solo in fase di appello, una mossa proceduralmente tardiva che ha reso la prova inutilizzabile.
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Ricognizione di debito: inammissibile il ricorso
Un debitore impugna una sentenza d'appello basata su una ricognizione di debito. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per la mancata esposizione sommaria dei fatti, un requisito formale essenziale. La Corte ribadisce che la ricognizione di debito inverte l'onere della prova, dispensando il creditore dal dimostrare il rapporto sottostante.
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