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Art. 1988 Codice Civile — Anno 2025

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133 provvedimenti

Altri anni per Art. 1988 Codice Civile

Riconoscimento del debito: ricorso inammissibile
Un debitore si opponeva a un'esecuzione forzata sostenendo di aver estinto il debito. La Corte d'Appello ribaltava la decisione di primo grado, valorizzando un successivo riconoscimento del debito non disconosciuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del debitore per gravi vizi procedurali, tra cui il difetto di autosufficienza, confermando l'efficacia del riconoscimento del debito e l'irrilevanza dei pagamenti anteriori.
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Bancarotta preferenziale e onere della prova del danno
In un caso di richiesta di risarcimento danni derivante da una condanna per bancarotta preferenziale, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale dei creditori che quelli incidentali dei debitori. La Corte ha ribadito che i creditori devono fornire prova rigorosa del danno subito e che non è possibile sollevare questioni giuridiche nuove in sede di legittimità. Ha inoltre confermato la correttezza della liquidazione equitativa del danno operata dal giudice di merito, data la difficoltà di calcolare l'esatto ammontare in pendenza di una procedura fallimentare.
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Tardiva notifica decreto ingiuntivo: quando è valida?
Un fideiussore ha impugnato in Cassazione un'ordinanza, lamentando l'inefficacia di un decreto ingiuntivo a causa della sua tardiva notifica. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la reiterata irreperibilità del destinatario costituisce una "circostanza eccezionale" che giustifica il ritardo. La tardiva notifica del decreto ingiuntivo, quindi, non ha comportato l'inefficacia del provvedimento, in quanto il ritardo non era imputabile al creditore.
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Legittimazione creditore nel fallimento: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di una società dichiarata fallita, chiarendo i presupposti per la legittimazione creditore. È stato confermato che, per avviare la procedura fallimentare, non è necessario un accertamento definitivo del credito, essendo sufficiente una verifica incidentale da parte del giudice, soprattutto se il credito è già supportato da un decreto ingiuntivo e una sentenza. La Corte ha inoltre ribadito i requisiti di specificità che l'atto di reclamo deve possedere per essere considerato ammissibile.
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Azione pauliana: il credito deve essere valido
Un professionista ha intentato un'azione pauliana per revocare la vendita di un immobile, sostenendo che l'atto ledeva il suo diritto a una provvigione e al risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, non essendo il professionista iscritto all'albo dei mediatori, non aveva diritto ad alcuna provvigione. Di conseguenza, mancava il presupposto fondamentale per l'azione pauliana: un credito certo ed esigibile da tutelare. Anche la pretesa risarcitoria è stata ritenuta infondata, in quanto derivante dalla perdita di una provvigione mai sorta.
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Soglia di fallimento: nuove prove in appello tardive
Una società, dichiarata fallita, ha impugnato la decisione sostenendo che i suoi debiti fossero inferiori alla soglia di fallimento legale a causa di pagamenti e prescrizioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: le prove che dimostrano il mancato superamento della soglia di fallimento non possono essere presentate per la prima volta in appello se la società non ha partecipato al giudizio di primo grado. La mancata costituzione iniziale preclude la possibilità di introdurre nuovi elementi di prova in una fase successiva.
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Prestazioni extra budget: no al pagamento senza contratto
Una struttura sanitaria ha richiesto il pagamento per prestazioni extra budget fornite in regime di proroga di un vecchio contratto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che senza un nuovo contratto scritto per l'anno di riferimento, non sorge alcun diritto al compenso per le prestazioni erogate, né è possibile agire per indebito arricchimento. La decisione sottolinea il requisito fondamentale della forma scritta nei contratti tra strutture sanitarie e Servizio Sanitario Regionale.
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Contratto pubblica amministrazione: forma scritta e valore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un professionista che chiedeva il pagamento per consulenze fornite a diversi Comuni. La Corte ha ribadito che un contratto con la pubblica amministrazione richiede inderogabilmente la forma scritta, intesa come un documento che formalizzi l'incontro delle volontà delle parti (proposta e accettazione) e contenga gli elementi essenziali come l'oggetto e il corrispettivo. Una delibera interna dell'ente o una successiva richiesta di informazioni non sono sufficienti a perfezionare il vincolo contrattuale né a configurare una valida ricognizione di debito.
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Sale and lease back: nullo senza consegna del bene
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto di sale and lease back perde la sua causa concreta e diventa nullo se il bene oggetto del contratto non viene mai consegnato all'utilizzatore. Nel caso specifico, una società aveva stipulato un contratto per macchinari radiologici che sono rimasti nella disponibilità del precedente utilizzatore. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, affermando che la mancata consegna definitiva rende la prestazione inutilizzabile e fa venire meno l'obbligo di pagare i canoni, a prescindere da accordi iniziali che tolleravano un ritardo.
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Remissione del debito: quando l’errore la annulla?
Una società finanziaria concede una remissione del debito a un cliente per un finanziamento legato a un impianto fotovoltaico, credendo erroneamente che non fosse stato installato. Scoperto l'errore, cerca di revocare la remissione. La Corte di Cassazione stabilisce che la dichiarazione, seppur irrevocabile, può essere annullata se l'errore del creditore è essenziale e riconoscibile, cassando la sentenza precedente e rinviando la causa al Tribunale per una nuova valutazione.
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Rateizzazione del debito sana la notifica mancata
Un contribuente contesta una richiesta di pagamento per mancata notifica della cartella esattoriale. La Corte di Cassazione stabilisce che la precedente richiesta di rateizzazione del debito da parte dello stesso contribuente prova la conoscenza dell'atto, rendendo inefficace la successiva contestazione sulla notifica.
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Compenso professionista: spetta anche dopo il recesso
La Corte di Cassazione conferma il diritto di un professionista a ricevere il compenso per le attività svolte fino al momento del suo recesso dall'incarico. La sentenza chiarisce che il compenso professionista pattuito per chiudere le pendenze passate è dovuto, e spetta al cliente dimostrare tempestivamente in giudizio l'eventuale inadempimento del professionista per paralizzare la richiesta di pagamento.
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Inammissibilità ricorso cassazione: l’onere dei fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso avverso una sentenza della Corte d'Appello che confermava un decreto ingiuntivo. La decisione si fonda sulla mancata osservanza del requisito dell'esposizione sommaria dei fatti, previsto a pena di inammissibilità dall'art. 366, comma 1, n. 3, c.p.c. Secondo la Corte, la carente ricostruzione della vicenda processuale impedisce al giudice di legittimità di comprendere la controversia e valutare le censure, rendendo così impossibile l'esame nel merito del ricorso.
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Prova del credito e motivazione contraddittoria
Una società creditrice si è vista negare l'ammissione al passivo di un fallimento per tre diverse tipologie di crediti. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, annullando la decisione del Tribunale su uno dei crediti per motivazione contraddittoria. Il giudice di merito, pur riconoscendo la prova di erogazioni parziali, aveva concluso per la mancata prova del credito nella sua interezza. La Suprema Corte ha sottolineato come questo vizio logico renda nulla la decisione, rinviando il caso per un nuovo esame sulla specifica questione della prova del credito.
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Atto interruttivo prescrizione: i requisiti essenziali
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13430/2025, ha stabilito che un atto interruttivo prescrizione deve contenere elementi specifici per essere valido. Nel caso esaminato, le lettere inviate da un professionista a una compagnia assicurativa per richiedere il pagamento di compensi sono state giudicate troppo generiche e, pertanto, inidonee a interrompere la decorrenza della prescrizione. La Corte ha rigettato il ricorso del professionista, confermando che la richiesta deve permettere al debitore di identificare con esattezza l'oggetto della pretesa per essere efficace.
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Canone depurazione non dovuto: onere della prova
Una società di gestione idrica è stata condannata a rimborsare agli utenti il canone di depurazione non dovuto a causa di un servizio inefficiente. La società ha impugnato la decisione sostenendo che gli utenti non avessero provato i pagamenti e che la responsabilità fosse di altri enti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che spetta alla società convenuta provare i fatti che potrebbero ridurre il rimborso dovuto, confermando così il diritto degli utenti alla restituzione.
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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
Un contribuente impugna in Cassazione una cartella di pagamento per IVA. Durante il giudizio, aderisce a una definizione agevolata, saldando integralmente il debito. La Corte Suprema, preso atto del pagamento, dichiara l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, con spese a carico della parte che le ha anticipate, come previsto dalla normativa speciale sulla sanatoria fiscale.
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Ricognizione di debito: effetti e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, rigetta il ricorso degli eredi di un debitore, confermando che la ricognizione di debito comporta un'inversione dell'onere della prova. Non è sufficiente contestare il rapporto sottostante; spetta al debitore che ha firmato la ricognizione dimostrare l'inesistenza o l'estinzione del debito. La Corte ha ritenuto inammissibili o infondati tutti i motivi di ricorso, ribadendo i principi consolidati in materia di astrazione processuale e valutazione delle prove.
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Compenso avvocato forma scritta: la Cassazione decide
Una cliente ha impugnato un decreto ingiuntivo per parcelle legali, sostenendo la nullità dell'accordo per assenza di forma scritta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che il compenso dell'avvocato richiede la forma scritta per la validità, invalidando così qualsiasi patto verbale. Di conseguenza, atti collegati come una promessa di pagamento o una delegazione di pagamento perdono la loro efficacia. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Inadempimento e prove tardive: la Cassazione decide
Una società nel settore della cantieristica navale è stata condannata a saldare il prezzo di macchinari industriali, nonostante avesse lamentato difetti e ritardi. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, giudicando inammissibili i motivi di impugnazione, tra cui la contestazione sull'utilizzo di prove tardive, poiché non sollevati nel corretto grado di giudizio. La decisione sottolinea il rigore delle regole processuali e l'importanza di contestare tempestivamente ogni vizio del procedimento.
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