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Art. 1988 Codice Civile — Anno 2023

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89 provvedimenti

Altri anni per Art. 1988 Codice Civile

Transazione e prestazioni sanitarie extra-budget
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da uno studio di fisiokinesiterapia contro un'Azienda Sanitaria Provinciale. Il contenzioso riguardava il pagamento di prestazioni sanitarie extra-budget. L'ente pubblico aveva proposto una transazione per una somma ridotta, condizionata alla rinuncia a ogni lite. La struttura privata, avendo inizialmente contestato i conteggi, è stata considerata rinunciataria rispetto alla proposta. La Suprema Corte ha chiarito che la proposta dell'ente non costituiva un riconoscimento di debito incondizionato, ma un'offerta contrattuale non perfezionata per mancanza di accettazione tempestiva, rendendo legittimo il diniego del pagamento integrale.
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Compensazione legale e limiti dell’opposizione
Una parte acquirente ha proposto opposizione al precetto per il pagamento del prezzo di una compravendita immobiliare, invocando la compensazione legale con un controcredito derivante da un assegno in bianco. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la compensazione legale deve essere eccepita durante il giudizio di merito o di opposizione al decreto ingiuntivo se il credito era già esistente. Poiché il fatto estintivo era anteriore alla definitività del titolo giudiziale, esso è coperto dal giudicato e non può essere sollevato in sede di esecuzione.
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Leasing finanziario: stop alla retroattività
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri di applicazione della normativa sul leasing finanziario in caso di fallimento dell'utilizzatore. La controversia riguardava l'ammissione al passivo di numerosi contratti risolti prima dell'entrata in vigore della Legge 124/2017. I giudici hanno stabilito che la nuova legge non ha effetti retroattivi. Pertanto, per i contratti risolti precedentemente, rimane valida la distinzione tra leasing traslativo e di godimento, con l'applicazione dell'Art. 1526 c.c. per la prima tipologia, garantendo un equilibrio nelle restituzioni tra le parti.
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Ricognizione di debito: valore negli accordi ereditari
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una zia che contestava la validità di una ricognizione di debito di 110.000 euro a favore della nipote, sostenendo si trattasse di una donazione nulla per mancanza di forma solenne. I giudici hanno confermato che l'atto non costituiva una liberalità, bensì un impegno collegato a un complesso accordo di divisione ereditaria. La firma della ricognizione di debito ha determinato l'inversione dell'onere della prova, ponendo a carico della zia l'onere, non assolto, di dimostrare l'inesistenza di una causa valida sottostante.
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Ricognizione di debito: onere della prova e validità
La Corte di Cassazione ha analizzato il valore della Ricognizione di debito in un contesto di esecuzione forzata. Un debitore contestava il credito vantato da diversi istituti bancari, sostenendo l'invalidità del rapporto originario per anatocismo, basandosi su una perizia svolta in un precedente giudizio. La Corte ha stabilito che il riconoscimento del debito tramite atto notarile sposta l'onere della prova interamente sul debitore. Poiché i documenti contabili a supporto della perizia non sono stati prodotti nel nuovo giudizio, il debito è stato confermato. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso sulle spese legali, stabilendo che devono essere calcolate sui singoli crediti e non sulla somma totale in caso di più creditori.
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Assegno bancario e prova del credito nel fallimento
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società creditrice esclusa dallo stato passivo fallimentare. Il credito era fondato su un assegno bancario munito di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento. Il Tribunale aveva erroneamente ritenuto il titolo inopponibile alla curatela. Gli Ermellini hanno invece chiarito che l'assegno bancario, nei rapporti diretti tra le parti, opera come promessa di pagamento ai sensi dell'art. 1988 c.c., facendo presumere l'esistenza del rapporto fondamentale. Spetta dunque al curatore fallimentare l'onere di fornire la prova contraria per negare l'ammissione del credito.
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Insinuazione al passivo e compensi professionali
Un professionista legale ha contestato il parziale rigetto della propria domanda di insinuazione al passivo per compensi professionali maturati verso una società poi ammessa all'amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha confermato che l'impugnazione di un lodo arbitrale durante il concordato preventivo costituisce atto di straordinaria amministrazione e richiede l'autorizzazione del giudice delegato. Inoltre, l'inserimento del credito nell'elenco dei creditori della società non ha valore di confessione verso la procedura concorsuale, essendo il commissario un soggetto terzo.
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Riconoscimento di debito e fallimento: le regole
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un professionista che richiedeva l'ammissione al passivo fallimentare di ingenti crediti per prestazioni contabili e straordinarie. Il cuore della controversia riguardava l'efficacia di un riconoscimento di debito sottoscritto dalla società prima del fallimento. Il Tribunale aveva respinto la domanda per i crediti straordinari poiché la scrittura era indirizzata allo studio associato e non al singolo professionista, risultando generica. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del professionista, sottolineando che quando una decisione si fonda su più ragioni indipendenti, il ricorrente deve contestarle tutte con successo per ottenere l'annullamento della sentenza.
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Promessa di pagamento e fallimento: la prova del debito
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società immobiliare esclusa dallo stato passivo di un fallimento. Il tribunale di merito aveva ritenuto che le cambiali e la scrittura ricognitiva non provassero il credito, gravando il creditore dell onere di dimostrare il rapporto sottostante. La Suprema Corte ha invece stabilito che la promessa di pagamento contenuta in titoli con data certa anteriore al fallimento è pienamente opponibile alla massa. Tale titolo genera una presunzione di esistenza del debito, spostando sul curatore l onere di provare l eventuale inesistenza o invalidità del rapporto fondamentale.
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Ricognizione di debito e fallimento: le nuove regole
La Corte di Cassazione ha stabilito che la ricognizione di debito contenuta in titoli cambiari con data certa è pienamente opponibile al fallimento. Nel caso di specie, un creditore aveva richiesto l'ammissione al passivo basandosi su cambiali protestate prima del fallimento della società debitrice. Il Tribunale aveva respinto la domanda, sostenendo che il creditore dovesse provare il rapporto causale sottostante. La Suprema Corte ha cassato la decisione, chiarendo che, ai sensi dell'art. 1988 c.c., la promessa di pagamento inverte l'onere della prova: spetta al curatore fallimentare dimostrare l'eventuale inesistenza del debito, non al creditore provarne l'origine.
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Ricognizione di debito: no tassa registro in giudizio
La Corte di Cassazione ha stabilito che la ricognizione di debito prodotta in sede giudiziaria per ottenere un decreto ingiuntivo non configura il 'caso d'uso' ai fini dell'imposta di registro. Poiché l'atto ha natura meramente ricognitiva e non crea nuovi rapporti obbligatori, non è soggetto alla tassazione proporzionale dell'1%, ma esclusivamente all'imposta fissa. La decisione recepisce l'orientamento delle Sezioni Unite, tutelando il diritto di difesa del contribuente ed evitando che il deposito di documenti a fini probatori diventi un presupposto per l'imposizione fiscale.
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Ricognizione di debito: tassazione fissa o variabile?
Una società operante nel settore energetico ha ricevuto beni immobili come prestazione in luogo di adempimento, includendo nell'atto una ricognizione di debito. L'amministrazione finanziaria ha preteso l'applicazione dell'imposta di registro proporzionale (1%) su tale riconoscimento, anziché quella fissa. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione alla società, definendo l'atto come una mera dichiarazione di scienza non patrimoniale. La Corte di Cassazione, preso atto della rinuncia al ricorso da parte dell'ente impositore a seguito di un chiarimento delle Sezioni Unite, ha confermato l'estinzione del giudizio, consolidando il principio della tassazione fissa per la ricognizione di debito.
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Ricognizione di debito e fallimento: la guida
La Corte di Cassazione ha stabilito che la ricognizione di debito, se contenuta in un atto con data certa anteriore al fallimento, è pienamente opponibile alla curatela. Tale atto determina un'inversione dell'onere della prova, obbligando il curatore a dimostrare l'eventuale inesistenza o invalidità del rapporto sottostante. La sentenza affronta anche il tema della consegna delle merci, confermando che, in assenza di patti contrari, il venditore si libera dall'obbligo consegnando i beni al vettore. La decisione di merito è stata cassata per carenza di motivazione sulla quantificazione del credito ammesso al passivo.
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Ricognizione di debito: opponibilità al fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che la ricognizione di debito con data certa anteriore al fallimento è pienamente opponibile alla curatela. Tale atto determina una presunzione di esistenza del rapporto fondamentale, sollevando il creditore dall'onere della prova. Spetta dunque al curatore fallimentare dimostrare l'eventuale inesistenza o invalidità del debito. Inoltre, la Corte ha chiarito che nella vendita di beni da trasportare, la consegna al vettore libera il venditore, a meno che non esista un patto contrario chiaro e univoco che preveda la consegna a destinazione.
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Ricognizione di debito: opponibilità nel fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che la ricognizione di debito contenuta in un accordo con data certa anteriore al fallimento è pienamente opponibile alla massa dei creditori. Tale atto determina un'inversione dell'onere della prova: non spetta al creditore dimostrare il rapporto sottostante, ma al curatore fallimentare provarne l'eventuale inesistenza o invalidità. La decisione sottolinea che il curatore non può essere considerato un terzo estraneo rispetto agli effetti dell'art. 1988 c.c., garantendo così maggiore tutela ai creditori muniti di documentazione certa.
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Ricognizione di debito e fallimento: le nuove regole
La Corte di Cassazione ha stabilito che la ricognizione di debito con data certa anteriore al fallimento è pienamente opponibile alla curatela. Tale atto determina un'inversione dell'onere della prova: spetta al curatore dimostrare l'inesistenza del rapporto sottostante. La sentenza chiarisce inoltre che la consegna di merci presso un consorzio terzo non deroga necessariamente alla regola della liberazione del venditore al momento della consegna al vettore, salvo accordi espliciti contrari.
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Ricognizione di debito: opponibilità nel fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che la ricognizione di debito avente data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento è pienamente opponibile alla curatela. Tale atto non è equiparabile a una confessione stragiudiziale, ma genera una presunzione legale di esistenza del credito ai sensi dell'art. 1988 c.c. Di conseguenza, spetta al curatore fallimentare l'onere di fornire la prova contraria per dimostrare l'inesistenza o l'invalidità del rapporto sottostante, non potendo egli essere considerato terzo rispetto a tale presunzione.
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Ricognizione di debito: opponibilità al fallimento
La Corte di Cassazione ha chiarito che la ricognizione di debito con data certa anteriore al fallimento è pienamente opponibile alla curatela. Tale atto produce un'inversione dell'onere della prova: spetta al curatore dimostrare l'inesistenza del rapporto sottostante. La decisione sottolinea che il curatore non è un terzo rispetto alla presunzione legale di esistenza del debito prevista dal codice civile, facilitando così l'insinuazione al passivo per i creditori muniti di tale documentazione.
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Ricognizione di debito e fallimento: le nuove regole
La Corte di Cassazione ha stabilito che la ricognizione di debito, se contenuta in un atto con data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento, è pienamente opponibile alla curatela. Tale atto determina un'inversione dell'onere della prova ai sensi dell'art. 1988 c.c., dispensando il creditore dal dover dimostrare il rapporto sottostante. Spetta dunque al curatore fallimentare l'onere di provare l'eventuale inesistenza o invalidità del credito vantato. La decisione sottolinea la distinzione tra confessione e riconoscimento, confermando che il curatore, pur essendo terzo rispetto al fallito, subentra nei rapporti obbligatori pregressi e deve sottostare alle presunzioni legali derivanti da atti negoziali validi.
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Ricognizione di debito: opponibilità al fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che la ricognizione di debito con data certa anteriore al fallimento è opponibile alla massa dei creditori. Tale atto dispensa il creditore dall'onere di provare il rapporto fondamentale, poiché spetta al curatore fallimentare dimostrare l'eventuale inesistenza del debito. La sentenza chiarisce inoltre che la consegna di merci presso un consorzio terzo non implica automaticamente una deroga alla disciplina della vendita con spedizione, confermando la presunzione che il venditore si liberi dall'obbligo consegnando i beni al vettore.
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