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Art. 1986 TUIR

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152 provvedimenti

Fondo rischi scissione: quando non è tassabile
Una sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che un fondo rischi scissione, se costituito con risorse già tassate e non da accantonamenti dedotti, non genera una sopravvenienza attiva imponibile quando il suo scopo originario viene meno. Il caso riguardava un'azienda speciale di servizi pubblici che, a seguito di una scissione, aveva creato tale fondo. L'Amministrazione Finanziaria lo aveva ritenuto tassabile, ma la Corte ha dato ragione alla società, sottolineando la natura di 'fondo tassato' e il principio di neutralità fiscale nelle operazioni straordinarie.
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Sopravvenienza attiva: quando va tassato un credito?
Una società ottiene una sentenza favorevole contro un istituto di credito. L'Agenzia delle Entrate contesta il mancato inserimento del credito come sopravvenienza attiva nell'anno di deposito della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Ufficio, stabilendo che il momento impositivo sorge con il deposito della sentenza che rende il credito certo e determinabile, a meno che la sua esecutività non sia sospesa, senza dover attendere il passaggio in giudicato.
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Sopravvenienza attiva: tassazione al deposito sentenza
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla tassazione della sopravvenienza attiva derivante da un credito riconosciuto in giudizio. Con l'ordinanza n. 11919/2025, i giudici hanno stabilito che il momento impositivo coincide con l'anno di deposito della sentenza che accerta il credito, e non con il momento in cui la stessa diventa definitiva. La condizione è che l'efficacia esecutiva della decisione non sia stata sospesa. Il caso riguardava la restituzione di interessi anatocistici da parte di una banca a una società, il cui reddito è stato poi imputato per trasparenza ai soci.
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Sopravvenienza attiva: quando tassare un credito?
Una società ha ottenuto un risarcimento da un istituto di credito a seguito di una causa per interessi anatocistici. La Corte di Cassazione ha stabilito che la conseguente sopravvenienza attiva deve essere tassata nell'anno in cui la sentenza di condanna viene depositata, e non quando diventa definitiva, a condizione che la sua esecutività non sia stata sospesa. Con questa ordinanza, la Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, fissando un principio fondamentale sul momento impositivo dei proventi derivanti da contenziosi legali.
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Società di Fatto: Inammissibile il Ricorso del Fisco
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate relativo a un accertamento fiscale basato su una presunta società di fatto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché contestava la valutazione dei fatti del giudice di merito senza dimostrare vizi di legge. La Corte ha stabilito che, in assenza di prove concrete sulla qualità di socio del contribuente, l'appello del Fisco non poteva essere accolto, rendendo irrilevante anche la questione del litisconsorzio necessario.
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Litisconsorzio necessario: nullità del giudizio
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza tributaria perché il giudizio si era svolto senza la partecipazione della società e di tutti i soci. L'ordinanza ribadisce il principio del litisconsorzio necessario nei casi di accertamento di redditi di società di persone, imputati per trasparenza ai soci. La violazione di tale principio determina la nullità insanabile dell'intero procedimento, che deve essere rinviato al giudice di primo grado per integrare il contraddittorio.
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Motivazione apparente: sentenza fiscale annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza tributaria per motivazione apparente. Il caso riguardava un avviso di accertamento per maggiori redditi Irpef basato sulla presunzione di distribuzione di utili occulti da parte di una società a ristretta base partecipativa. I giudici di secondo grado avevano confermato l'accertamento con un ragionamento ritenuto troppo generico e superficiale. La Suprema Corte ha stabilito che una motivazione è solo apparente quando non consente di comprendere l'iter logico-giuridico seguito dal giudice, determinando la nullità della decisione e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Inerenza dei costi: la Cassazione chiarisce l’onere
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, chiarendo il principio di inerenza dei costi. Sebbene spetti al contribuente dimostrare che una spesa è collegata all'attività d'impresa, l'Amministrazione Finanziaria non può contestare la deducibilità di un costo basandosi su una valutazione di mera convenienza economica. La sentenza sottolinea che l'antieconomicità può essere un indizio, ma non una prova, della mancanza di inerenza, salvaguardando così l'autonomia delle scelte imprenditoriali.
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Motivazione apparente: quando la sentenza è valida?
Una società si è vista negare la deducibilità di alcuni costi a causa di fatture generiche. Dopo aver perso in appello, ha fatto ricorso in Cassazione lamentando una motivazione apparente da parte dei giudici di secondo grado. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che una motivazione, seppur sintetica, è valida se permette di comprendere il ragionamento del giudice. In questo caso, la genericità della documentazione è stata ritenuta una ragione sufficiente per negare la deducibilità dei costi, escludendo quindi il vizio di motivazione apparente.
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Definizione agevolata: Cassazione sospende il giudizio
Una società in liquidazione ha impugnato un avviso di accertamento per IRES e IRAP relativo a una presunta sopravvenienza attiva. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società ha aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie. La Corte di Cassazione, preso atto della procedura di definizione agevolata in corso, ha sospeso il giudizio, rinviando la causa a una data successiva per verificare il completamento dei pagamenti, da cui dipenderà l'estinzione del processo.
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Raddoppio dei termini: basta l’obbligo di denuncia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 666/2025, ha ribadito un principio fondamentale in materia di accertamento fiscale: il raddoppio dei termini per la notifica degli avvisi è legittimo quando sussistono seri indizi di reato che impongono l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'effettiva presentazione della stessa o dal suo esito. Il caso riguardava un avviso di accertamento IRPEF notificato a un amministratore di fatto di una società, basato su utili non contabilizzati. I giudici di merito avevano annullato l'atto ritenendolo tardivo, ma la Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza e rinviando il caso alla corte territoriale per un nuovo esame basato sulla corretta interpretazione della normativa sul raddoppio dei termini.
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Decadenza accertamento elusione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, in tema di decadenza accertamento elusione, ha chiarito che il termine per l'accertamento di un'operazione elusiva con effetti pluriennali decorre dall'anno in cui si manifesta il vantaggio fiscale e non dall'anno in cui l'atto è stato compiuto. Nel caso specifico, pur accogliendo in astratto questo principio a favore del Fisco, la Corte ha rigettato il ricorso perché la valutazione sulla non abusività della fusione contestata, operata dal giudice di merito, costituiva un insindacabile accertamento di fatto.
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Spese di sponsorizzazione: i limiti alla deducibilità
Una società si è vista contestare la deducibilità di costi per la sponsorizzazione di un'associazione sportiva. L'Agenzia delle Entrate sosteneva la mancanza di inerenza della spesa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha chiarito che, per la deducibilità delle spese di sponsorizzazione, è sufficiente che la spesa sia idonea a generare un ritorno economico, senza che il contribuente debba fornire la prova concreta di tale ritorno.
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Litisconsorzio necessario: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza in materia fiscale a causa della violazione del principio del litisconsorzio necessario. La controversia, relativa a un avviso di accertamento per redditi di partecipazione emesso nei confronti di una socia di una s.a.s. estinta, si era svolta senza la partecipazione di tutti i soci. La Corte ha stabilito che nei contenziosi sui redditi delle società di persone, la presenza in giudizio della società e di tutti i soci è obbligatoria. Di conseguenza, ha dichiarato la nullità dell'intero procedimento e ha rinviato la causa al giudice di primo grado per un nuovo esame, previa integrazione del contraddittorio.
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Rinuncia al ricorso: quando diventa inammissibile?
Un contribuente, dopo aver ricevuto contributi regionali per la ristrutturazione di un immobile destinato ad agriturismo, contesta un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate sul corretto ammortamento dei costi. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, propone ricorso in Cassazione. Successivamente, comunica la volontà di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, pur rilevando che la rinuncia non è stata formalmente notificata alla controparte, dichiara l'inammissibilità sopravvenuta del ricorso, ritenendola un'indicazione chiara del venir meno dell'interesse alla decisione.
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Motivazione apparente: annullata la sentenza tributaria
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza che annullava accertamenti fiscali verso una società di persone e i suoi soci. Alcuni soci hanno aderito alla definizione agevolata, estinguendo la loro posizione. Per la socia rimanente, la Cassazione ha annullato la decisione d'appello per motivazione apparente, poiché i giudici avevano usato formule generiche senza analizzare le prove specifiche, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Utili extracontabili: notifica e presunzione
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un avviso di accertamento IRPEF a carico di un socio per utili extracontabili di una S.r.l. a ristretta base partecipativa. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, stabilendo la validità della notifica dell'atto presupposto presso la sede sociale, anche se ritirato da un mero "collaboratore", e ribadendo che la presunzione di distribuzione dei profitti non richiede la definitività dell'accertamento societario. Inoltre, ha chiarito che gli utili "in nero" vengono tassati per intero al socio, senza la mitigazione del 40%.
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Litisconsorzio necessario: nullità della sentenza
L'Agenzia delle Entrate accertava un maggior reddito a una società di persone e, di conseguenza, ai suoi due soci. La società non impugnava l'avviso, che diventava definitivo, mentre i soci proponevano ricorso. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dei soci, ha dichiarato la nullità dell'intero giudizio per violazione del litisconsorzio necessario. Ha affermato che nei contenziosi sul reddito delle società di persone, la partecipazione congiunta della società e di tutti i soci è obbligatoria, pena la nullità del procedimento, e ha rinviato la causa al giudice di primo grado.
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Reddito illecito: soci responsabili anche se ignari
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce la responsabilità fiscale dei soci di una società di persone. In caso di reddito illecito prodotto da uno solo dei soci, l'obbligazione tributaria si estende a tutti i membri della società in base al principio di trasparenza fiscale. La Corte ha stabilito che l'estraneità di un socio alla condotta criminosa non lo esonera dal pagamento delle imposte sui proventi generati, poiché il reddito è imputato alla società e, di conseguenza, a tutti i soci pro quota.
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Deducibilità spese trasferta: quando è integrale?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la deducibilità delle spese di trasferta rimborsate da un'associazione professionale ai propri soci per l'uso delle loro auto personali è integrale e non limitata al 40%. La Corte ha chiarito che il limite previsto dall'art. 164 del TUIR si applica solo ai veicoli di proprietà o strumentali all'associazione stessa, mentre i rimborsi per le auto dei soci rientrano nel principio generale di inerenza e sono pienamente deducibili se strettamente legati all'attività professionale.
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