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Art. 190 Codice di Procedura Civile — Sezione Sesta Civile

8 provvedimenti

Altri anni per Art. 190 Codice di Procedura Civile

Servitù di passaggio: senza opere visibili il diritto decade
I proprietari di un fondo hanno citato in giudizio i vicini per ottenere il riconoscimento di una servitù di passaggio carrabile e l'abbattimento di un manufatto che ne ostacolava il transito verso la via pubblica. I convenuti hanno negato l'esistenza del diritto per totale assenza di opere visibili sul terreno. Dopo alterne decisioni nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei richiedenti. I giudici supremi hanno ribadito che la costituzione del diritto per destinazione del padre di famiglia esige la presenza manifesta di elementi visibili e permanenti destinati al passaggio. La prova dell'apparenza del vincolo costituisce un accertamento di fatto che compete solo ai giudici di merito. I ricorrenti hanno perso definitivamente il giudizio e devono pagare le spese legali alla parte resistente.
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Interruzione del processo per fallimento: regola sui termini
Una società ha proposto appello contro un'altra impresa commerciale. Nel corso del giudizio, la società rivale è stata dichiarata fallita. Il difensore della parte fallita ha notificato la sentenza di fallimento dopo l'udienza di precisazione delle conclusioni, ma prima della scadenza dei termini per il deposito delle memorie di replica. Nessuna parte ha provveduto a riassumere la causa nel termine di legge. La Corte d'Appello ha quindi dichiarato l'estinzione del procedimento. La società ha impugnato la decisione in Cassazione sostenendo l'illegittimità dello stop del processo. La Corte di Cassazione ha confermato che la interruzione del processo per fallimento si verifica anche se notificata dopo l'udienza finale, purché avvenga prima della scadenza dei termini per le memorie difensive. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Incapacità naturale e vendita della casa: rogito annullato
L'amministratore di sostegno di un'anziana proprietaria ha chiesto l'annullamento della vendita immobiliare stipulata tramite procuratrice. La donna versava in stato di alterazione mentale già al momento del rilascio della procura. L'acquirente ha impugnato la decisione di merito che accoglieva l'azione. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso dell'acquirente, confermando l'annullamento della vendita. I giudici hanno stabilito che l'annullamento per incapacità naturale opera quando gli elementi essenziali dell'affare sono prefissati nella procura e la persona versa in stato di incapacità al momento della delega.
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Indennità di Esproprio: Ricorso Tardivo, Comune Condannato alle Spese
Un Comune aveva espropriato un terreno per un piano di edilizia popolare. I proprietari avevano ottenuto in appello un'indennità di esproprio di 386.535 euro, senza la riduzione del 25% richiesta dal Comune. Il Comune ha presentato ricorso in Cassazione, contestando sia la procedura sia il calcolo delle spese legali. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché notificato oltre il termine perentorio di 60 giorni dalla notifica della sentenza di appello tramite PEC. Il Comune è stato quindi condannato a pagare le spese legali ai proprietari del terreno.
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Regolamento di competenza: ordinanza interlocutoria e limiti
Una Cittadina ha avviato una causa civile contro diversi enti pubblici e privati. Il Tribunale di primo grado ha trattenuto la causa per la decisione finale. Il giudice ha quindi concesso i termini per depositare le ultime memorie difensive. La Cittadina ha impugnato questa decisione dinanzi alla Corte di Cassazione tramite regolamento di competenza. Secondo la ricorrente, il giudice aveva implicitamente dichiarato la propria competenza territoriale a danno del foro erariale designato dalla legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Il semplice passaggio della causa in decisione non costituisce una pronuncia definitiva sul foro competente. Di conseguenza, il provvedimento impugnato resta un atto meramente preparatorio.
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Abbandono delle istanze istruttorie: no al rigetto automatico
Il Contribuente ha proposto querela di falso contro le attestazioni di un avviso di ricevimento postale dell'Amministrazione Finanziaria. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda ritenendo che il Contribuente avesse rinunciato alle prove non avendole riproposte specificamente all'udienza di precisazione delle conclusioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, stabilendo che la presunzione di abbandono delle istanze istruttorie non è assoluta. Il giudice di merito deve compiere una valutazione complessiva della condotta processuale della parte e dei suoi scritti difensivi per verificare se emerga una reale volontà di rinunciare alle prove o se, al contrario, vi sia l'intenzione di insistere su di esse. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Giudice decide in anticipo: scatta la nullità della sentenza
Una società impugna una sentenza d'appello sfavorevole. La Corte di Cassazione, però, non esamina il merito della lite societaria, ma si concentra su un grave errore procedurale. I giudici d'appello avevano emesso la loro decisione prima della scadenza del termine concesso alle parti per depositare le memorie finali di replica. Questo ha impedito alla società di esercitare pienamente il proprio diritto di difesa. La Cassazione ha quindi dichiarato la nullità della sentenza per violazione del contraddittorio, annullando la decisione e disponendo un nuovo processo d'appello.
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Caparra confirmatoria: l’assegno nullo non paga
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prova dell'invalidità degli assegni dati come caparra confirmatoria è "indispensabile" e deve essere ammessa in appello, anche se prodotta tardivamente. In un caso di compravendita immobiliare, i promittenti venditori erano stati condannati a pagare il doppio di una caparra mai incassata. La Suprema Corte ha annullato la decisione, affermando che l'effetto della caparra si perfeziona solo con l'effettiva riscossione della somma. Pertanto, la prova che gli assegni erano inesigibili era decisiva per l'esito della lite.
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