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Art. 190 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

27 provvedimenti

Altri anni per Art. 190 Codice di Procedura Civile

Cessazione della materia del contendere: vale l’accordo tardivo
Una società gestrice di impianti ippici cita in giudizio il Ministero chiedendo compensi aggiuntivi per la gestione dell'ippodromo e contestando decurtazioni. Durante la causa, il Ministero deposita un accordo di transazione firmato dalle parti. La società contesta il deposito perché avvenuto oltre i termini di legge. La Corte di Cassazione stabilisce che il giudice può rilevare d'ufficio la cessazione della materia del contendere anche se l'accordo viene presentato in ritardo. Infatti, il venir meno dell'interesse ad agire riguarda una condizione dell'azione rilevabile in ogni stato e grado del giudizio. La Cassazione rigetta il ricorso della società, confermando la piena validità della decisione d'appello e condannandola al pagamento delle spese legali.
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Senza la forma scritta del contratto non c’è compenso
Una società di consulenza ha chiesto a un Fondo Interprofessionale oltre 600.000 euro come compenso per attività di marketing e reclutamento di aziende. La società sosteneva di aver operato per anni in forza di un incarico verbale. I giudici di merito hanno rigettato sia la domanda di pagamento sia quella subordinata di indebito arricchimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, evidenziando che per la validità degli accordi con enti pubblici è indispensabile la forma scritta del contratto. La corrispondenza via e-mail o i comportamenti di fatto non possono sostituire il documento contrattuale ufficiale. Inoltre, la Cassazione ha ritenuto inammissibili le contestazioni della società relative alla mancata ammissione delle prove. La società di consulenza ha perso definitivamente la causa ed è stata condannata al versamento del doppio del contributo unificato.
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Violazione del contraddittorio: annullata la sentenza di appello
Una società acquirente compra un complesso immobiliare da una società venditrice, riscontrando altezze interne difformi e locali non abitabili. Chiede la riduzione del prezzo e il risarcimento. In grado di appello, il giudice impone d'ufficio la decisione orale immediata, negando i termini per lo scambio delle memorie scritte conclusive, nonostante la formale opposizione della società acquirente. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società acquirente, stabilendo che negare i termini per le difese scritte configura una grave violazione del contraddittorio e del diritto di difesa. Questo errore determina la nullità automatica della sentenza di appello, senza necessità di dimostrare uno specifico danno difensivo.
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Cessazione della materia del contendere: il giudice deve avvisare
Una società finanziaria ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato la cessazione della materia del contendere a seguito di un accordo transattivo tra la banca creditrice e gli eredi del debitore. L'accordo era stato depositato solo alla fine del processo. La Cassazione ha accolto il ricorso della società finanziaria, stabilendo che il giudice non può dichiarare d'ufficio la cessazione della materia del contendere senza prima assegnare alle parti un termine per discutere e difendersi su tale novità. Le memorie finali non bastano a garantire il diritto di difesa. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio.
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Risoluzione del contratto di appalto: l’impresa perde il ricorso
Un'associazione temporanea di imprese riceveva l'appalto per costruire un policlinico universitario. Successivamente, la stazione appaltante deliberava la risoluzione del contratto di appalto per gravi inadempienze dell'impresa. L'appaltatore contestava la decisione, lamentando carenze del progetto, ritardi nella consegna delle aree e nei pagamenti. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello rigettavano le domande dell'impresa, ritenendo prevalenti le sue colpe. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Curatore del fallimento dell'impresa. I giudici hanno chiarito che non è possibile chiedere una rivalutazione dei fatti già accertati nei gradi precedenti, specialmente in presenza di una doppia decisione conforme. Inoltre, i documenti presentati tardivamente con la comparsa conclusionale non possono essere presi in considerazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Distanze legali tra edifici: l’errore del giudice riapre il caso
I Proprietari di un immobile avviano una causa contro l'Impresa Costruttrice e il Condominio confinante per violazione delle distanze legali tra edifici. Dopo una prima decisione della Cassazione, la Corte d'Appello di Milano, quale giudice di rinvio, riapre il caso per chiedere chiarimenti sullo stato dei luoghi. Tuttavia, subito dopo l'udienza di chiarimento, il giudice decide la causa senza concedere alle parti i termini di legge per presentare gli scritti difensivi finali. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei Proprietari, stabilendo che l'omessa concessione dei termini per le comparse conclusionali viola gravemente il diritto di difesa e rende nulla la sentenza. La causa viene quindi rinviata nuovamente alla Corte d'Appello per una corretta decisione.
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Contratto autonomo di garanzia: firma vincolante e ricorso perso
Il Garante ha chiesto di dichiarare estinta una garanzia prestata a favore di una banca. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno respinto la domanda, qualificando il rapporto come contratto autonomo di garanzia e non come semplice fideiussione. Il Garante ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando violazioni procedurali e l'invalidità della garanzia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, quando una sentenza si fonda su più ragioni autonome e una di queste (la qualificazione della garanzia) non viene contestata in modo specifico, i motivi di ricorso diventano inefficaci. Di conseguenza, il Garante perde definitivamente la causa ed è condannato a pagare le spese processuali.
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Diritto di difesa violato: la Cassazione annulla la sentenza
L'Acquirente di un immobile scopre sessantotto quintali di macerie nel sottotetto e chiede il rimborso delle spese di rimozione al Venditore. Il Tribunale d'appello respinge la domanda, ma pubblica la sentenza lo stesso giorno in cui scadono i termini per il deposito delle memorie di replica. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Acquirente, evidenziando che decidere la causa prima della scadenza dei termini difensivi viola gravemente il diritto di difesa e il principio del contraddittorio. Questa violazione determina la nullità insanabile della sentenza, senza che la parte debba dimostrare il concreto pregiudizio subito. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione, rinviando la causa al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Errore di notifica? Sentenza nulla per violazione del contraddittorio
Un agricoltore agisce in giudizio per esercitare il diritto di prelazione su un fondo, sostenendo che una donazione mascherasse in realtà una vendita. La Corte d'Appello gli dà ragione, ma la controparte ricorre in Cassazione. La Suprema Corte non esamina il merito della prelazione, ma si concentra su un vizio procedurale: la mancata comunicazione a una delle parti dei termini per depositare le difese finali. Questo errore determina la nullità della sentenza per violazione del contraddittorio. Di conseguenza, la decisione d'appello viene annullata e il processo dovrà essere celebrato nuovamente, ripartendo da zero.
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Competenza giudice espropriazione: la legge usata dall’Ente decide
Una società proprietaria di un terreno si opponeva all'indennità offerta da un ente pubblico per un'espropriazione. La causa è arrivata in Corte d'Appello, ma l'ente ha eccepito un vizio di procedura. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'ente, stabilendo un principio fondamentale sulla competenza del giudice in materia di espropriazione. La scelta del giudice competente (Tribunale o Corte d'Appello) non è libera, ma dipende strettamente dalla specifica legge che l'ente ha deciso di applicare per l'esproprio. In questo caso, la procedura seguita imponeva di iniziare la causa in Tribunale. Di conseguenza, la sentenza della Corte d'Appello è stata annullata e il processo dovrà ricominciare da capo davanti al giudice corretto.
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Cambio di rito in appello: annullato per violazione del contraddittorio
Un'Acquirente cita in giudizio un Notaio per la tardiva trascrizione di un atto di compravendita. Il caso arriva in Appello, dove il giudice inizialmente sceglie un rito semplificato ma poi, inaspettatamente, passa a quello ordinario. Tuttavia, non concede alle parti i termini di legge per depositare le difese scritte finali. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che il cambio di rito ha causato una grave violazione del contraddittorio. Il diritto di difesa non può essere sacrificato per esigenze di velocità. Il processo dovrà essere celebrato di nuovo.
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Nullità mutuo: tassi e TAEG in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso riguardante la presunta nullità mutuo per usura e indicazione errata del TAEG. La decisione chiarisce che l'errata indicazione dell'indicatore di costo non comporta la sostituzione automatica dei tassi se i costi sono comunque desumibili dal contratto.
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Frazionamento del Credito: Chiede Meno, Perde il Resto per Sempre
Un imprenditore, dopo aver vinto una causa contro la sua banca per la restituzione di somme indebitamente addebitate, avvia un secondo giudizio per ottenere la differenza tra quanto richiesto e una somma maggiore accertata dal perito nel primo processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato la nuova domanda inammissibile, ribadendo il divieto di frazionamento del credito. Questo principio impedisce di dividere una pretesa economica derivante da un unico rapporto in più azioni legali. La prima sentenza, diventata definitiva, ha chiuso ogni questione, precludendo ulteriori richieste. La Corte ha sottolineato che non si può disarticolare la tutela giurisdizionale per lo stesso credito.
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Opposizione a verbali del codice della strada: rito e nullità
Un automobilista ha impugnato diversi verbali per eccesso di velocità. Il Tribunale, in grado di appello, ha confermato la decisione del Giudice di Pace rigettando il gravame. Tuttavia, il giudice di secondo grado ha seguito le regole del rito ordinario, assegnando termini per memorie scritte invece di leggere il dispositivo in udienza. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha stabilito che per l'opposizione a verbali del codice della strada è obbligatorio il rito del lavoro. L'omessa lettura del dispositivo al termine della discussione comporta la nullità insanabile della sentenza, poiché viola i principi di concentrazione e immutabilità della decisione. La sentenza è stata cassata con rinvio al Tribunale in diversa composizione.
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Risoluzione Contratto Preliminare: Domanda non ripetuta non è persa
Un promissario acquirente aveva chiesto in via principale il trasferimento di un immobile e, in subordine, la risoluzione del contratto preliminare per inadempimento della società venditrice. La Corte d'Appello aveva considerato abbandonata la domanda di risoluzione perché non ripetuta nelle conclusioni finali. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: la mancata riproposizione di una domanda in sede di precisazione delle conclusioni non equivale a una rinuncia automatica. La volontà di abbandonare la richiesta deve emergere in modo chiaro e inequivocabile dalla condotta processuale complessiva della parte. Il caso è stato quindi rinviato per un nuovo esame sulla domanda di risoluzione.
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Giudicato esterno e validità del contratto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di trasporti che contestava la validità di un contratto di manutenzione per mancanza di evidenza pubblica. La Corte ha stabilito che un precedente decreto ingiuntivo non opposto, riguardante prestazioni dello stesso contratto, costituisce giudicato esterno. Tale giudicato conferma non solo il credito specifico, ma anche la validità del rapporto giuridico sottostante, impedendo alla parte di sollevare eccezioni di nullità in giudizi successivi relativi a diverse mensilità del medesimo rapporto.
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Valutazione equitativa danno: limiti e ammissioni
La Corte di Cassazione ha chiarito che la valutazione equitativa danno non può essere negata se la controparte ha già ammesso il valore economico di alcuni beni. Nel caso analizzato, un'impresa non aveva ottenuto la detrazione del valore di alcune aree immobiliari perché il consulente tecnico non riusciva a stimarle, nonostante i proprietari avessero riconosciuto un valore di diecimila euro nelle proprie difese.
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Contumacia errata: la Cassazione annulla la sentenza
Una contribuente ha impugnato una sentenza tributaria che l'aveva dichiarata erroneamente in contumacia, nonostante si fosse regolarmente costituita. La Corte di Cassazione ha stabilito che la contumacia errata lede il principio del contraddittorio, rendendo la sentenza nulla senza necessità di provare un pregiudizio specifico.
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Violazione del contraddittorio e nullità della sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato nullo un decreto del Tribunale in merito all'opposizione allo stato passivo a causa della violazione del contraddittorio. Il giudice di merito, pur avendo concesso alle parti dei termini per il deposito di memorie difensive, ha emesso la decisione prima della loro naturale scadenza. La Suprema Corte ha ribadito che il diritto di difesa deve essere garantito in modo effettivo durante tutto il processo, rendendo irrilevante la natura discrezionale dei termini concessi.
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Incarico professionale: quando la custodia non è gestione
Una società ha citato in giudizio il proprio studio commercialista per non aver riscosso i dividendi relativi a delle azioni tenute in custodia, sostenendo che tale attività rientrasse nell'incarico professionale. I giudici di merito e la Cassazione hanno respinto la richiesta, specificando che la semplice custodia dei titoli non comporta automaticamente un mandato per la loro gestione attiva. La dicitura generica 'prestazioni fiscali e societarie' sulle fatture non è stata ritenuta una prova sufficiente per dimostrare un incarico professionale più ampio.
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