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Art. 190 Codice di Procedura Civile

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635 provvedimenti

Contratto di subappalto: quando è nullo?
La Corte d'Appello di Bari conferma la nullità di un contratto qualificato come subappalto non autorizzato, respingendo la tesi della semplice fornitura con posa in opera. Il caso riguarda la realizzazione di un impianto di depurazione, dove l'oggetto della prestazione non era la mera vendita di componenti, ma la complessa realizzazione di un'opera nuova. La decisione evidenzia che, per distinguere le due figure contrattuali, è decisiva la prevalenza del 'fare' (l'esecuzione dell'opera) sul 'dare' (la fornitura dei materiali). La sentenza di primo grado viene parzialmente riformata solo in merito alla ripartizione delle spese legali.
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Eccezione di prescrizione: quando è valida in banca?
Una recente sentenza della Corte di Appello di Bari analizza in dettaglio l'eccezione di prescrizione sollevata da un istituto di credito in una causa di ripetizione di indebito promossa da un correntista. La Corte rigetta l'appello principale della banca, confermando la continuità di un rapporto di conto corrente nonostante un cambio di numerazione, e accoglie parzialmente l'appello incidentale del cliente, modificando la data di decorrenza degli interessi legali sulla somma da restituire. La decisione si sofferma sui requisiti di validità dell'atto interruttivo della prescrizione e sull'onere della prova relativo alle rimesse solutorie.
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Danno da perdita parentale: il concorso di colpa
La Corte d'Appello si pronuncia su un caso di risarcimento per la morte di un passeggero in un incidente stradale. La sentenza riforma parzialmente la decisione di primo grado, riconoscendo il diritto dei familiari al risarcimento del danno da perdita parentale. Tuttavia, l'importo viene ridotto del 50% a causa del concorso di colpa della vittima, che presumibilmente non indossava la cintura di sicurezza. La Corte ha inoltre rigettato la richiesta di risarcimento per lucro cessante per mancanza di prove adeguate.
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Cessione d’azienda e debiti: chi risponde?
Una recente sentenza della Corte d'Appello chiarisce la responsabilità dell'imprenditore a seguito di una cessione d'azienda. Il caso riguardava un contratto di associazione in partecipazione per un progetto immobiliare. L'imprenditore individuale ha poi conferito la sua azienda in una nuova società. La Corte ha stabilito che, in caso di cessione d'azienda, per i contratti non ancora esauriti si applica l'art. 2558 c.c., che prevede la successione automatica del cessionario nel contratto, liberando così il cedente da responsabilità personali per le obbligazioni future. La responsabilità del cedente per debiti pregressi (art. 2560 c.c.) si applica solo a debiti già consolidati al momento della cessione.
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Responsabilità appaltatore: danni e lite temeraria
Una società appaltatrice, incaricata di lavori di demolizione, ha causato gravi danni strutturali all'immobile della committente. La Corte d'Appello ha confermato la sentenza di primo grado, rigettando le difese dell'appaltatore basate sul presunto degrado preesistente della struttura e su uno squilibrio contrattuale. La sentenza ribadisce la piena responsabilità dell'appaltatore per l'esecuzione negligente dei lavori e conferma la condanna per lite temeraria a causa del comportamento processuale ostruzionistico, inclusa la mancata adesione a una proposta conciliativa.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: limiti e giudicato
Un garante ha impugnato una sentenza che respingeva la sua opposizione a un'esecuzione forzata basata su un decreto ingiuntivo definitivo. Le sue contestazioni riguardavano la presunta nullità della fideiussione per violazione della normativa antitrust e la prescrizione del credito. La Corte d'Appello ha rigettato l'appello, stabilendo che nell'ambito di un'opposizione a decreto ingiuntivo divenuto definitivo, non si possono sollevare eccezioni che dovevano essere fatte valere nel giudizio di opposizione al decreto stesso, in virtù del principio del giudicato. Inoltre, ha confermato che l'istanza di ammissione al passivo nel fallimento di un coobbligato interrompe la prescrizione per tutti gli altri, condannando l'appellante per lite temeraria.
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Prescrizione contratto preliminare: le regole del PCT
Una Corte d'Appello ha confermato la prescrizione del contratto preliminare di compravendita immobiliare, stipulato quasi vent'anni prima dell'azione legale. La sentenza chiarisce un punto cruciale del Processo Civile Telematico: un atto depositato telematicamente alle 21:01 del giorno di scadenza è valido e tempestivo, poiché il deposito si perfeziona con la ricevuta di consegna generata entro la mezzanotte. L'appello del promissario acquirente è stato quindi respinto.
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Prescrizione vizi immobile: quando l’azione scade
Una sentenza della Corte d'Appello di Bari analizza un caso di compravendita immobiliare con gravi difetti costruttivi. La Corte riforma parzialmente la decisione di primo grado, dichiarando la prescrizione dei vizi dell'immobile per gran parte delle richieste, in quanto l'azione legale è stata intrapresa tardivamente rispetto alla scoperta dei problemi. Viene confermata la responsabilità solo per i vizi acustici, con una significativa riduzione del risarcimento e l'esclusione di responsabilità per uno dei professionisti coinvolti.
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Difetto di fabbricazione cucina: risarcimento del danno
La Corte d'Appello di Bari ha confermato il diritto al risarcimento per un difetto di fabbricazione di una cucina, il cui legno era ingiallito a causa di un'errata verniciatura. La sentenza ha rigettato la tesi del venditore secondo cui si trattava di naturale invecchiamento del legno, basandosi sulle conclusioni della perizia tecnica. È stato inoltre stabilito che l'IVA deve essere inclusa nell'importo del risarcimento, in quanto costo effettivo per la riparazione del bene.
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Disconoscimento Scrittura Privata: l’Errore Fatale
Un venditore ha impugnato una sentenza che respingeva la sua richiesta di risoluzione contrattuale. La Corte d'Appello ha rigettato l'appello, evidenziando come l'errato disconoscimento della scrittura privata attestante il pagamento abbia reso la prova valida. La parte aveva contestato il contenuto del documento ma non l'autenticità della firma, un errore procedurale decisivo. La Corte ha confermato che il pagamento era avvenuto e l'acquirente non era inadempiente.
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Caparra confirmatoria: l’assegno nullo non paga
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prova dell'invalidità degli assegni dati come caparra confirmatoria è "indispensabile" e deve essere ammessa in appello, anche se prodotta tardivamente. In un caso di compravendita immobiliare, i promittenti venditori erano stati condannati a pagare il doppio di una caparra mai incassata. La Suprema Corte ha annullato la decisione, affermando che l'effetto della caparra si perfeziona solo con l'effettiva riscossione della somma. Pertanto, la prova che gli assegni erano inesigibili era decisiva per l'esito della lite.
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Sconto in fattura: contratto verbale e onere della prova
Il Tribunale di Firenze ha revocato due decreti ingiuntivi emessi a favore di un'impresa edile. La controversia riguardava dei lavori di ristrutturazione per i quali i committenti sostenevano di aver pattuito verbalmente uno "sconto in fattura" del 50%, mai applicato dall'impresa. Basandosi su prove testimoniali, in particolare quella di un direttore di banca, il giudice ha ritenuto provato l'accordo verbale. Ha inoltre constatato l'inadempimento dell'impresa, che aveva abbandonato il cantiere, e l'ha condannata a risarcire parte dei danni subiti dai committenti. La sentenza chiarisce la validità dei patti verbali nel contratto di appalto e l'onere della prova in caso di opposizione a decreto ingiuntivo.
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Vizio della fornitura: risarcimento e riduzione prezzo
Una sentenza analizza un caso di vizio della fornitura di calzature, dove l'acquirente contestava difetti a un modello specifico. Il Tribunale, qualificando il rapporto come appalto e non vendita, ha riconosciuto un difetto parziale, accordando una riduzione del prezzo solo sulla parte di merce difettosa. Ha inoltre concesso un risarcimento per il danno reputazionale liquidato in via equitativa, ma ha respinto la richiesta di risarcimento per lucro cessante per mancanza di prove adeguate. La decisione finale bilancia il diritto del fornitore al pagamento con il diritto dell'acquirente a un prodotto conforme, operando una compensazione tra i rispettivi crediti.
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Personalizzazione danno biologico: la sentenza di Firenze
Una donna di 32 anni, investita su strisce pedonali, ottiene un risarcimento che va oltre le tabelle standard. Il Tribunale di Firenze ha applicato la personalizzazione del danno biologico, riconoscendo l'impatto specifico dell'incidente sulla vita relazionale, lavorativa ed estetica della vittima. La sentenza distingue tra danno biologico base, danno morale e le conseguenze 'peculiari' che giustificano un aumento del risarcimento, come il danno estetico e la maggiore fatica nello svolgere il lavoro (cenestesi lavorativa).
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Prova del danno: la caduta non basta per il risarcimento
Un inquilino ha citato in giudizio l'ente gestore di un immobile per i danni subiti a seguito di una caduta sulle scale, attribuita alla rottura di un gradino. Il Tribunale di Firenze ha respinto la domanda. La decisione si fonda sulle numerose e insanabili contraddizioni nelle versioni dei fatti fornite dall'attore nel tempo (caduta all'indietro, caduta in avanti, caduta per scale bagnate). Tale incertezza ha impedito di stabilire la prova del danno e il nesso di causalità tra la presunta rottura del gradino e l'infortunio, elemento indispensabile per la responsabilità da cose in custodia (art. 2051 c.c.).
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Opposizione a decreto ingiuntivo e onere della prova
Una sentenza del Tribunale di Firenze analizza un caso di opposizione a decreto ingiuntivo per una fornitura di capi di abbigliamento. Il Giudice ha rigettato l'opposizione, confermando il decreto. La decisione si fonda sull'inversione dell'onere della prova, per cui il creditore (opposto) ha dimostrato il proprio credito, mentre il debitore (opponente) non ha provato fatti estintivi, come la restituzione totale della merce. Viene inoltre sottolineata l'importanza della partecipazione effettiva alla mediazione obbligatoria, la cui assenza ingiustificata è stata valutata negativamente dal Tribunale.
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Ricalcolo conto corrente: commissioni e oneri illegittimi
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per presunte irregolarità su due conti correnti, contestando la nullità dei contratti e l'addebito di oneri illegittimi. Il Tribunale di Milano, a seguito di una perizia tecnica (CTU), ha accolto parzialmente la domanda. La decisione ha disposto il ricalcolo del conto corrente, eliminando le commissioni di disponibilità fondi (CDF) e di istruttoria veloce (CIV) per il periodo in cui non risultavano pattuite. Di conseguenza, il debito del correntista è stato ridotto. Le contestazioni relative all'anatocismo e all'usura sono state invece respinte.
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Contratto preliminare e art. 2932: i requisiti
Un promissario acquirente ha richiesto il trasferimento di un immobile tramite un'azione ex art. 2932 c.c., basata su un contratto preliminare. Il Tribunale ha dichiarato la domanda improcedibile. La causa è la mancanza delle dichiarazioni di conformità urbanistica e catastale, considerate condizioni essenziali dell'azione. Senza questi requisiti, il giudice non può emettere una sentenza che trasferisca la proprietà.
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Usucapione immobile familiare: prova rigorosa richiesta
Un padre rivendica l'usucapione di un immobile intestato alla figlia, sostenendo di averlo sempre gestito come proprietario. La Corte d'Appello respinge la richiesta, confermando la decisione di primo grado. Il tribunale stabilisce che, nel contesto di un usucapione immobile familiare, atti come il pagamento delle spese non sono sufficienti. A causa del legame familiare, si presume che tali azioni derivino dalla tolleranza del proprietario e non da un possesso finalizzato all'acquisizione della proprietà.
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Impossibilità sopravvenuta: matrimonio e Covid-19
La Corte d'Appello ha stabilito che l'annullamento di un ricevimento di nozze a causa delle restrizioni per il Covid-19 costituisce un caso di impossibilità sopravvenuta della prestazione, non di eccessiva onerosità. Di conseguenza, i futuri sposi hanno diritto alla restituzione integrale dell'acconto versato, poiché la data del ricevimento era un termine essenziale e l'offerta di un voucher o di un rinvio non soddisfa l'interesse originario delle parti. La sentenza ha riformato la decisione di primo grado, condannando la società organizzatrice al rimborso totale.
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